giovedì 2 dicembre 2021

Wu Wei. Ichinen and spontaneity - Wu Wei. Ichinen e spontaneità



We all act spontaneously, always, everyone puts into practice what he feels. There is an aura that proves it, there is a smell that announces it. You cannot behave differently than your thoughts indicate. How and where do your thoughts arise? Who chooses them? Who decides one course of action rather than another? Maybe the desire? Perhaps the will to reach an end? And where do you reach anything if not in the world of appearances, in the dream of existence?

Hence the theory of karma which places man inside a wheel. The same wheel we see in hamster cages. It moves because the hamster inside makes it move. In itself the wheel is inert. Therefore, both in Taoism and in Advaita it proclaims "not acting", in the sense of not carrying out actions with the aim of an achievement.

But, in all sincerity with yourself, take action, don't shy away from action out of fear. Krishna himself said to Arjuna: "If you shy away from acting, your very nature will push you to do the actions that are due to you." Therefore act according to your "Dharma / Karma" and leave the results to "Heaven" ...

And now a deepening: The Taoist "emptiness" - ... If the true Tao appears to our determinist perception as a nothing, which for us corresponds to the emptiness of the self (of the individual conscience), in truth it marks the blissful return to the matrix silent, which attracts and projects the experience of empirical thought and then reabsorbs it into the nothingness from which it comes. This kenosis of the Tao proceeds by its own nature and does not presuppose any creative or destructive will. And from here we understand the Taoist indifference to a personal God.

The manifesto is only an appearance, a propensity appears in the mind because that is the nature of the mind. Accept it and move on. Live moment by moment observing everything that happens. Gradually you will realize that you will not perform the actions by making an effort or in reaction to those of others, but they will be spontaneous responses, without seeking a definite "outcome".

According to the Taoist psychologist Alessandro Mahony for the Taoists there is therefore not so much a cause and effect but rather a synchronicity: "Not what it is, but what does it mean for me now".

“All our reasoning is based on the law of cause and effect, which operates as a succession. Something happens now, because something else happened then. Chinese sages do not think so much according to this horizontal line, which goes from the past to the future, through the present, they think vertically, from what is in one place now to what is in another place now. In other words, they do not ask why, or for what past causes, a certain order of what is happening now; they ask: What is the significance of the things happening together right now? The word Tao is the answer to this question ». (Alan Watts, The Meaning of Happiness [109])

So a Taoist reasons according to a concept that could be called synchronicity.

And again: «when a Westerner feels he is thinking, he believes that such a fact is due to a kind of fatalism or determinism. [...] The first illusion is to believe that what is happening is happening to him and that he is therefore a victim of circumstances. But if we are immersed in original ignorance there is no you other than the thing that is happening. So it's not happening to us, it just happens. [...] The second illusion is to believe that what is happening now is the consequence of an event from the past. [...] We have to be really naïve to believe that the past causes what happens today. The past is similar to the trail left by a ship. Eventually every trace disappears. [...] It is a simple motion: everything begins now, therefore it is spontaneous: it is not determined [...], it is not even accidental [...]. The Tao is a certain type of order [...] which however is not precisely what we call order when we arrange an object in a geometric order, in boxes or in rows. If we look at a bamboo plant it is perfectly clear that the plant has its own order. [...] The Chinese call him Li [...]. Everyone tries to express the essence of Li. But the interesting thing is that although we know what it is, there is no way to define it ». (Alan Watts, The meaning of happiness [111] p. 17-18).

Is it difficult to reconcile the two concepts or not?

In truth Alan Watts is a great admirer of the Tao and has managed very well to identify its salient points, he stated: "every form of control ultimately falls on the controller". In fact, in the Taoist tradition "Man conforms to the Earth, the Earth conforms to Heaven, Heaven conforms to the Tao, the Tao conforms to spontaneity". Spontaneity is synonymous with naturalness, a subversive category in the artificial world of social contractualism and the techno-scientific domain.

So what is the significance of performing "virtuous" actions with the intent of achieving? It obviously doesn't make sense to a Taoist. But it makes sense to "credit" a hypothetical personal "will" ("Ichinen" is called in Japanese). However, the thought takes a form, whenever desired, with more or less force according to the intensity. But this process in Taoism - as in Advaita - is considered a form of "illusion", of immersion in the "dream" of becoming (Samsara).

The fact remains that the dream exists, as long as you sleep, and even if it is not "true" it is still "real" for the time it lasts ... until the moment of Awakening arrives.

Paolo D'Arpini



Testo italiano:

Tutti  agiamo in modo spontaneo, sempre, ognuno mette in pratica quel che sente. C'è un'aura che lo dimostra, c'è un odore che lo annuncia. Tu non puoi comportarti diversamente da come i tuoi pensieri indicano. Come e da dove sorgono i tuoi pensieri? Chi li sceglie? Chi decide una via di azione piuttosto che un'altra? Forse il desiderio? Forse la volontà di raggiungere un fine? E dove si raggiunge qualcosa se non nel mondo delle apparenze, nel sogno dell'esistenza?

Da qui la teoria del karma che pone l'uomo all'interno di una ruota. La stessa ruota che vediamo nelle gabbiette dei criceti. Si muove perché il criceto che ci sta dentro la fa muovere. In se stessa la ruota è inerte. Perciò sia nel taoismo che nell'advaita si proclama "il non agire", nel senso di non compiere azioni con la finalità di un raggiungimento.

Però, in tutta sincerità con te stesso, agisci, non rifuggire dall'azione per paura. Lo stesso Krishna ad Arjuna disse: "Se rifuggi dall'agire la tua stessa natura ti spingerà a compiere le azioni che sono a te dovute". Perciò agisci conformemente al tuo "Dharma/Karma" e lascia i risultati al "Cielo"...

Ed ora un approfondimento: Il “vuoto” taoista - ... Se il vero Tao al nostro percepire determinista appare come un nulla, che per noi corrisponde al vuoto del sé (della coscienza individuale),  in verità esso segna il ritorno beato nella matrice silenziosa, che attira e proietta l’esperienza del pensiero empirico e poi lo riassorbe nel nulla da cui proviene. Questa kenosi del Tao procede per sua propria natura e non presuppone alcuna volontà creatrice o distruttrice. E da qui si comprende l'indifferenza  taoista per un Dio personale.

Il manifesto è solo una apparenza, appare nella mente una propensione perché così è nella natura della mente. Accettala e passa oltre. Vivi momento per momento osservando tutto ciò che avviene. Pian piano ti accorgerai che non compirai le azioni sforzandoti o in reazione a quelle degli altri, ma saranno spontanee risposte, senza ricerca di un "esito" definito.

Secondo lo psicologo taoista Alessandro Mahony per i taoisti non esisterebbe quindi tanto una causa effetto ma piuttosto una sincronicità: "Non che cosa è, ma che significato ha per me, ora".

«Tutto il nostro ragionamento si basa sulla legge di causa ed effetto, che opera come una successione. Qualcosa accade ora, perché qualcos'altro è accaduto allora. I  saggi cinesi non ragionano tanto secondo questa linea orizzontale, che va dal passato al futuro, attraverso il presente, essi  ragionano verticalmente, da ciò che è in un posto ora a ciò che è in un altro posto ora. In altre parole non si chiedono perché, o per quali cause passate, un certo ordine di cosa avvenga ora; si chiedono: Qual è il significato delle cose che avvengono insieme in questo momento? La parola Tao è la risposta a questa domanda». (Alan Watts, Il significato della felicità [109])

Quindi un Taoista ragiona secondo un concetto che potrebbe essere chiamato sincronicità.

Ed ancora: «quando un occidentale sente di pensare, crede che un tal fatto sia dovuto ad una specie di fatalismo o determinismo. [...] La prima illusione è quella di credere che ciò che sta accadendo accada a lui e che quindi sia vittima delle circostanze. Ma se siamo immersi nell'ignoranza originaria non esiste un tu diverso dalla cosa che sta accadendo. Quindi la cosa non sta succedendo a noi, succede e basta. [...] La seconda illusione è quella di credere che ciò che sta accadendo ora è la conseguenza di un evento del passato. [...] Dobbiamo essere davvero ingenui per credere che il passato provochi quanto avviene oggi. Il passato è simile alla scia lasciata da una nave. Alla fine ogni traccia scompare. [...] È moto semplice: tutto comincia adesso, perciò è spontaneo: non è determinato [...], non è nemmeno casuale [...]. Il Tao è un certo tipo di ordine [...] che però non è precisamente ciò che noi definiamo ordine quando disponiamo un oggetto in un ordine geometrico, in scatole od in file. Se osserviamo un pianta di bambù ci è perfettamente chiaro che la pianta possiede un suo ordine. [...] I cinesi lo chiamano Li [...]. Tutti cercano di esprimere l'essenza del Li. Ma la cosa interessante è che nonostante si sappia cosa sia, non c'è modo di definirla». (Alan Watts, Il significato della felicità [111] pag. 17-18).

E' difficile conciliare i due concetti o no?

In verità Alan Watts è un grande estimatore del Tao ed è riuscito molto bene ad individuarne i punti salienti, egli affermò: "ogni forma di controllo ricade infine sul controllore". Infatti nella tradizione Taoista «L’uomo si conforma alla Terra, la Terra si conforma al Cielo, il Cielo si conforma al Tao, il Tao si conforma alla spontaneità». La spontaneità è sinonimo di naturalezza, categoria eversiva nel mondo artificiale del contrattualismo sociale e del dominio tecno-scientifico.

Ed allora che significato ha compiere azioni "virtuose" con l'intento di un raggiungimento? Evidentemente non ha un senso per un taoista. Però ha un senso per "accreditare" un'ipotetica "volontà" personale ("Ichinen" si chiama in giapponese). Comunque il pensiero assume una forma, ogni qualvolta lo si desidera, con più o meno forza secondo l'intensità. Ma questo processo nel taoismo - come nell'advaita - è ritenuto una forma di "illusione", di immersione nel  "sogno" del divenire (Samsara).

Ciò non toglie che il il sogno esiste, finché si dorme, e pur non essendo "vero" è comunque "reale" per il tempo che dura... finché non giunge il momento del Risveglio.

Paolo D'Arpini

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