domenica 15 luglio 2018

The mind is a mirror that reflects the light of consciousness... - La mente è uno specchio che riflette la luce della coscienza...


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The mind is a mirror that reflects the light of consciousness to direct it to external objects, these objects are identified through the emission and intensity of the mirror. As a child I loved playing with a mirror stolen from my mother, with it I captured the sunlight and directed it, through a small window, into a dark cellar. Only what was illuminated by the light beam was visible while the rest of the walls and things piled on the floor remained obscure. Exactly the mind works, which illuminates the external world.

By analogy we see that the source of light, the sun, is like the supreme consciousness while the mirror is the mind. But the mind itself, in fact, is conscious, it is the reflective aspect of consciousness. I say "reflective" to indicate its propensity to turn to the outside. The mind is nothing but the capacity of consciousness to exteriorize itself.

This projective process can be observed during the dream, in which the mind from itself and in itself creates an entire world, with various entities in relationship among them including a character identified by the dreamer as himself. This is the game of the mind that makes the form of the self and of the other appear. At this point the doubt arises "how is it possible that awareness can be trapped and limited by the mind?". In truth, the limitation of consciousness is not real, in the same way that the light of the sun is not compromised or maimed by the mirror, likewise pure awareness is unconscious and not divided by the imaginary workings of the individual mind.

Where are they internal and external to the supreme consciousness that both penetrates and surpasses them? In reality, the only idea of such a separation is unthinkable in the source of light that it alone is. Take for example the dreamer who is not impaired or compromised by his dream, being himself every thing projected into the dream and at the same time not being any, the individual consciousness and pure awareness are placed in the same terms of relationship.

Once, in answer  to the question "what prevents the undifferentiated light of consciousness from revealing itself directly to the individual who ignores it", the sage Ramana Maharshi replied "how water in a pot reflects the sun in the narrow limits of the container, thus the latent tendencies (mental predispositions), which act as a reflective medium, capture the all-pervading and infinite light of consciousness, presenting itself in the form of the phenomenon called the mind ". This  sage's response makes us perceive how the mind is nothing more than an agglomeration of thoughts, in which the "I" thinking excels from which the false notion of a separate individual arises, which is in fact illusory as much as the alleged separation of a character dreamed about the dreamer.

Take care, however, consider that the attempt to understand intellectually this process is only one aspect of the "dream" and not the truth. In fact, the sages indicate the truth as ineffable and incomprehensible to the mind (meaning the separative and externalized mind), as much as the image reflected in the mirror can not understand or substitute for the person who is reflected in it. A reflection is only reflected is not substance.

And so how is it possible to reach the "substance" that we are?

The observer, being in himself consciousness, can never become an "object". Objectification is a component of outsourced dualism: "knower, known". But this duality can be recomposed into a "unicum" in which, by disappearing diversification (or the reflecting element addressed to exteriorization) the simple "knowledge" remains. This is the undifferentiated awareness to get which Ramana Maharshi advises: "When the ego (ego or mind) turns its attention to its source, the accumulated mental tendencies or predispositions are extinguished and in the absence of these (which are the reflecting medium ) also the phenomenon originating from "reflection", that is the mind, disappears and is absorbed in the Light of the only Reality (the Heart) ".

Yet despite being basically simple and direct self-knowledge remains a test alien to most. People refuse to know each other, prefer mystery and ignorance, evidently because of those famous mental tendencies accumulated by the mind, crammed into memory and imagination.

Paolo D'Arpini

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Testo italiano:

La mente è uno specchio che riflette la luce della coscienza per dirigerla verso gli oggetti esterni, questi oggetti vengono identificati tramite la capacità di emissione ed intensità dello specchio. Da bambino adoravo giocare con uno specchietto rubato a mia madre, con esso catturavo la luce solare e la dirigevo, attraverso una finestrella, dentro una cantina buia. Solo ciò che era illuminato dal fascio luminoso era visibile mentre il resto delle pareti e delle cose accatastate sul pavimento restava oscuro. Esattamente allo stesso modo funziona la mente, che illumina il mondo esterno.
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Per analogia vediamo che la sorgente di luce, il sole, è come la consapevolezza suprema mentre lo specchietto è la mente. Ma la mente stessa, in effetti, è cosciente, essa è l’aspetto riflettente della coscienza. Dico “riflettente” per indicare la sua propensione a rivolgersi verso l’esterno. La mente non è altro che la capacità della coscienza di esteriorizzare se stessa.
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Questo processo proiettivo lo possiamo osservare durante il sogno, in cui la mente da se stessa ed in se stessa crea un intero mondo, con varie entità in rapporto fra loro incluso un personaggio identificato dal sognatore come se stesso. Questo è il gioco della mente che fa apparire la forma dell’io e dell’altro. A questo punto il dubbio sorge “com’è possibile che la consapevolezza possa venire intrappolata e limitata dalla mente?”. In verità la limitazione della coscienza non è reale, allo stesso modo in cui la luce del sole non risulta compromessa o menomata dallo specchio, parimenti la pura consapevolezza è intonsa e non divisa dall’operato immaginario della mente individuale.
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Dove sono interno ed esterno per la coscienza suprema che entrambi li compenetra e li supera? In realtà la sola idea di una tale separazione è impensabile nella sorgente di luce che unicamente è. Prendiamo ad esempio il sognatore che non viene menomato o compromesso dal suo sogno, essendo lui stesso ogni cosa proiettata nel sogno ed allo stesso tempo non essendone alcuna, parimenti la coscienza individuale e la pura consapevolezza si pongono negli stessi termini di relazione.
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Una volta, in risposata alla domanda “cosa impedisce all’indifferenziata luce della coscienza di rivelarsi direttamente all’individuo che l’ignora”, il saggio Ramana Maharshi rispose “come l’acqua in una pentola riflette il sole nei limiti ristretti del contenitore, così le tendenze latenti (predisposizioni mentali), che agiscono da mezzo riflettente, catturano l’onnipervadente ed infinita luce della coscienza presentandosi nella forma del fenomeno chiamato mente”. Questa risposta del saggio ci fa percepire come la mente non sia altro che un agglomerato di pensieri, in cui primeggia il pensiero “io” dal quale sorge la falsa nozione di un individuo separato, che in realtà è illusorio tanto quanto la presunta separazione di un personaggio sognato rispetto al sognatore.
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Attenzione, consideriamo però che il tentativo di comprendere intellettualmente questo processo è solo uno degli aspetti del “sogno” e non la verità. Infatti i saggi indicano la verità come ineffabile ed incomprensibile alla mente (intendendo la mente separativa ed esteriorizzata), tanto quanto l’immagine riflessa nello specchio non può capire o sostituirsi alla persona che vi si riflette. Un riflesso è solo riflesso non è sostanza.
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E dunque com’è possibile giungere alla “sostanza” che noi siamo?
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Colui che osserva, essendo in se stesso coscienza, non può mai divenire un “oggetto”. L’oggettivazione è una componente del dualismo esternalizzato: “conoscitore, conosciuto”. Ma questa dualità può essere ricomposta in un “unicum” in cui, scomparendo la diversificazione (ovvero l’elemento riflettente rivolto all’esteriorizzazione) permane la semplice “conoscenza”. Questa è la consapevolezza indifferenziata per ottenere la quale Ramana Maharshi consiglia: “Quando l’io (ego o mente) rivolge la propria attenzione alla sua sorgente, le tendenze o predisposizioni mentali accumulate si estinguono ed in assenza di queste (che sono il mezzo riflettente) anche il fenomeno originato dalla “riflessione”, ossia la mente, scompare e viene assorbito nella Luce della sola Realtà (il Cuore)”.
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Eppure malgrado sia in fondo semplice e diretta l’auto-conoscenza resta un esame alieno ai più. La gente rifiuta di conoscersi, preferisce il mistero e l’ignoranza, evidentemente a causa di quelle famose tendenze mentali accumulate dalla mente, stipate nella memoria e nell’immaginazione.
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Paolo D’Arpini 

giovedì 12 luglio 2018

The will and the criterion of choice - La volontà ed il criterio della scelta


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There is a substantial difference in our inner attitude, if we believe that we have chosen the fulfillment of a certain action (o course of actions) or if we simply feel like being facing contingencies (if we respond to the stimulus of the events in progress). In the first case we feel responsible and we have defined expectations towards the results of our actions, in the second we know that our energy moves in harmony with the conditions in which we find ourselves and we do not calculate how to fulfill a precise end. It is clear that in the first case we may experience a sense of constraint, disappointment or hope, while in the second our behavior it looks like a child's play. We know well that the detachment and the inner peace are an important factor for success, so be it that at the time of passing an exam we do everything to feel relax, even if - in truth - the effort itself does not produces the desired effect... Yet, in the world we talk about "Success" in quite other terms and we always try to put the accent on our "personal effort". But let us return to the first case, in which we define ours act a "free choice", acting as bulldozers and following rules precise self-imposed or suffered, stating "this is ours decision" and following it with blind faith. Maybe we are not aware that in the second case we could easily float -or swim- following the current and that our will correspond spontaneously to our innate disposition. Let's see now that the results obtained in the first case are for us the result of concern and discouragement whereas in the second case, sailing on sight, every result is a discovery, every landing a enrichment. But-weirdness of the case- we hear affirmation in the world "...that's a self-made, one-piece, successful man fighting with the nails and with the teeth..." and on the other hand "...that person is a simpleton who lives in blissful innocence, without interests and does not know not even what is good and what is bad...". And at this point I would like to ask you, were not driven out Adam and Eve from the earthly paradise just for having tasted the fruit of goodness and evil? And yet of all the Genesis this, which seems to me the most significant passage, it is often described as a fairy tale... in reality it is an allegory of the exit from the harmony of unity primigenia and the entry into the hell of dualism and separation. Fortunately we do not have to wait long (nor many ... nor even one life, just a moment) to understand the trick of illusion, of the dual ego projection, since unity in consciousness is never decreased, it is right here and now ... and not then or tomorrow... Heaven and hell are only paradigms of the mind, in becoming. Eric Fromm wondered: "to be or to have?" Paolo D'Arpini




Testo italiano: 

C’è una sostanziale differenza, nell’atteggiamento interiore, se noi
crediamo di aver scelto il compimento di una determinata azione (o
corso di azioni) oppure se noi semplicemente sentiamo di star
affrontando delle contingenze (se rispondiamo cioè allo stimolo degli
eventi in corso). Nel primo caso ci sentiamo responsabili ed abbiamo
precise aspettative verso i risultati del nostro agire, nel secondo
sappiamo che la nostra energia si muove in sintonia con le condizioni
in cui ci troviamo e non calcoliamo di dover adempiere ad un preciso
fine.

E’ evidente che nel primo caso sperimentiamo un senso di costrizione,
delusione o speranza, mentre nel secondo il nostro comportamento molto
somiglia ad un gioco infantile. Sappiamo bene che il distacco e la
quiete interiore sono un fattore importante per la riuscita, tant’è
che al momento di superare un esame facciamo di tutto per sentirci
rilassati, anche se –in verità- lo sforzo stesso di rilassarci non
produce l’effetto desiderato…..Eppure, nel mondo parliamo di
“riuscita” in ben altri termini e cerchiamo sempre di porre l’accento
sul nostro “sforzo personale”.

Ma torniamo a considerare il primo caso, in cui definiamo il nostro
agire una “libera scelta”, agendo come bulldozers e seguendo regole
precise auto-imposte o subite, affermando “questa è la nostra
decisione” e seguendola con fede cieca. Magari non siamo consapevoli
che nel secondo caso potremmo facilmente galleggiare -o nuotare-
seguendo la corrente e che la nostra volontà corrisponderebbe
spontaneamente alla nostra disposizione innata.

Vediamo ora che i risultati ottenuti nel primo caso sono per noi
frutto di preoccupazione e sconforto mentre nel secondo caso,
navigando a vista, ogni risultato è una scoperta, ogni approdo un
arricchimento. Ma –stranezza del caso- sentiamo affermare nel mondo
“…quello è un uomo tutto d’un pezzo e di successo che si è fatto da sé
lottando con le unghie e coi denti…” e per contro “…quella persona è
un sempliciotto che vive in beata innocenza, senza interessi e non sa
nemmeno cosa è bene e cosa è male…”.

Ed a questo punto vorrei chiedervi, non furono cacciati Adamo ed Eva
dal paradiso terrestre proprio per aver assaggiato il frutto del bene
e del male? Eppure di tutta la Genesi questo, che mi sembra il
passaggio più significativo, viene spesso descritto come una favola…
in realtà è un’allegoria dell’uscita dall’armonia dell’unità
primigenia e l’entrata nell’inferno  del dualismo e della separazione.

Per fortuna non dobbiamo aspettare molto (né tante .. e neppure una
vita, basta un momento) per capire il trucco dell’illusione, della
proiezione egoica duale, giacché l’unità nella coscienza non è mai
venuta meno, è proprio qui ed ora… e non allora o domani… Paradiso ed
inferno son solo paradigmi della mente, nel divenire.

Si chiedeva Eric Fromm: “essere o avere?”

Paolo D’Arpini

lunedì 9 luglio 2018

I remain as I am... - Io rimango come sono...


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"I let my human nature develop, in the way that its destiny wants it, I remain as I am." And this was the sensation lived in front of Nisargadatta Maharaj, a man was observed that did not differ from behavior anyone else, in expressing what it was, without hesitation or adjustment. And then what is there to fix? What can obscure the self-awareness once you get that experience? What is the purpose of that experience? Simply to remind us who we really are: Pure Awareness And once we have that experience, that satori, we should let "human nature develop, in the way that its destiny wants it".

On the other hand if it is destiny to want it as we could oppose it? We can only bother and reject what we are experiencing, but in refusing there is suffering. In acceptance there is peace. Some say they can not simply "observe" the events that flow before their eyes but it is not correct because they are able to describe what they have observed, even if the observation is stained with "prejudice".

In the end things happen, despite everything and beyond our will. Sai Baba of Shirdi said that the only freedom we have is to accept what we are given to live ortry to reject it, it is from this different attitude that the propensity to live a new "karma" arises.

And finally what to choose? There is no scale of values, everything is manifested simultaneously and in the same condition, what we like and what we do not like, what we are in the flesh and what we are in the spirit. Because, as the Buddhists say "the buddha is present in the ten worlds of manifestation, from the underworld to the buddha".Is there a superior ego to be conquered, a lower self to lose? ... There is nothing in truth that "loses", not even the identified ego which is still an aspect of Reality. Therefore, as the vate said: "love your dream even  if it torments you!"

Paolo D'Arpini 

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P.S. Nisargadatta reports that Siddharameshwar Maharaj, his teacher, told him: "You are the absolute, believe my words and act accordingly", I stood at his words with faith and perseverance and finally realized their truth"





Testo Italiano:

"Ho lasciato che la mia natura umana si sviluppi, nel modo in cui il suo destino lo vuole, io rimango come sono.”. E questa era la sensazione vissuta di fronte a  Nisargadatta Maharaj, si osservava un uomo che dal comportamento non differiva assolutamente da chiunque altro, nell'esprimere ciò che era, senza remore o aggiustamenti. D'altronde cosa c'è da aggiustare? Cosa può oscurare la consapevolezza di Sé una volta ottenuta quell'esperienza? A cosa serve quell'esperienza?  Semplicemente a ricordarci chi siamo veramente:  pura consapevolezza. Ed una volta avuta quell'esperienza, quel satori, dovremmo lasciare che "la natura umana si sviluppi, nel modo in cui il suo destino lo vuole". 

D'altronde se è il destino a volerlo come potremmo opporci? Possiamo solo arrovellarci e rifiutare ciò che stiamo vivendo. Nel rifiuto c'è sofferenza. Nell'accettazione c'è pace. Alcuni dicono di non poter "osservare" con distacco gli eventi che scorrono davanti ai loro occhi ma non è corretto poiché  essi sono in grado di descrivere ciò che hanno osservato, anche se l'osservazione è macchiata di "pregiudizio". 

Infine le cose succedono, malgrado tutto e aldilà della nostra volontà. Diceva Sai Baba di Shirdi che l'unica libertà che abbiamo è accettare ciò che ci è dato vivere o tentare di rifiutarlo,  è da questo diverso  atteggiamento che sorge la propensione a vivere un nuovo "karma".

Ed infine cosa scegliere? Non esiste una scala di valori, tutto si manifesta contemporaneamente e nella stessa condizione, quel che ci piace e quel che non ci piace, quel che siamo nella carne e quel che siamo nello spirito. Perché, come dicono i buddhisti  "il buddha è presente nei dieci mondi della manifestazione, dagli inferi alla buddhità". 

C'è un Io superiore da conquistare, un io inferiore da perdere?... Non c’è nulla in verità che si “perde”, nemmeno l’io individuato che è pur sempre un aspetto della Realtà. Pertanto, come disse il vate: "ama il tuo sogno se pur ti tormenta!"

Paolo D'Arpini


 P.S. Nisargadatta riferisce che Siddarameshwar Maharaj,  il suo maestro, gli disse: "Tu sei l'assoluto, credi alle mie parole ed agisci di conseguenza", io stetti alle sue parole con fede e perseveranza e infine realizzai la loro verità"

mercoledì 4 luglio 2018

Coming back home - La via del ritorno


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The "recognition" of our true nature takes place as in the passage from dream to waking, it is natural and intrinsic in each of us. When we dream we are immersed in the dream and that is the only reality for us ... 

When the moment of awakening comes, there are signs that make us perceive the imminent change of state. In other words, we have a sense of the imminent exit from the illusion of the dream. Of course this is a simple analogy because in the dream and in the wake, which are mental conditions, there is no true illumination and realization. That "awakening" of which I speak is the intimate, indivisible essence, unapproachable by the mind, but its reality is in the inner intuition (insight) and perceivable (experiential) in the state of pure awareness.

In the process of return that impels every single being towards that pure awareness various miracles and mysterious changes occur. Adaptation to new states of consciousness always involves the whole mass body of the species, but in our human dimension we are accustomed to locomotive functioning, that is two steps forward and one behind, also called growth by trial and error. 

For this reason it seems that evolution is lacking in linearity and continuity. In our civilization we lived several moments that seemed heavenly, but lacked a holistic understanding. A bit like what happens in the animal world in which spontaneity reigns supreme but consciousness is lacking in self-awareness and in reason.In short, we must be able to integrate intuition and reason in our functioning and this fact we can proceed to forget the experimental process in order to fully experience the experience in itself. 

Observer and observed can not be separated.In order to obtain this result, the religions advise the way "to love your neighbor as yourself" while the Gnostic philosophies direct towards self-knowledge. We do not separate these two ways, keeping them tight like two oars of our boat that help us to get out of the quagmire of "dualism".  After all, how can we consider that something is outside of ourselves?

Paolo D'Arpini




Testo Italiano


Il  "riconoscimento" della nostra vera natura avviene come nel passaggio dal sogno alla veglia, è naturale ed  intrinseco in ognuno di noi. Quando sogniamo siamo immersi nel sogno e quella è per noi la sola realtà… Quando giunge il momento del risveglio ci sono delle avvisaglie che ci fanno percepire l’imminente cambiamento di stato. Come dire, abbiamo sentore dell’imminente uscita dall’illusione del sogno. Certo questa è semplice analogia poiché nel sogno e nella veglia, che sono condizioni mentali, non vi è vera illuminazione e realizzazione. Quel “risveglio” di cui parlo è l’intima essenza indivisibile, inavvicinabile dalla mente, ma la sua realtà è intuibile e sperimentabile nello stato di pura consapevolezza.

Nel processo di ritorno che sospinge ogni singolo essere verso quella pura consapevolezza avvengono vari miracoli e misteriosi cambiamenti. L’adattamento ai nuovi stati di coscienza coinvolge sempre e comunque tutto il corpo massa della specie, ma nella nostra dimensione umana noi siamo abituati al funzionamento a locomotiva, ovvero due passi avanti ed uno indietro, anche definito crescita per tentativi ed errori. Per questa ragione sembra che l’evoluzione manchi di linearità e continuità. Nella nostra civiltà abbiamo vissuto vari momenti che sembravano paradisiaci, che mancavano però di una comprensione olistica. Un po’ come avviene nel mondo animale in cui la spontaneità  regna sovrana ma la coscienza è carente nella auto-consapevolezza e nella ragione.

Insomma dobbiamo poter integrare l’intuizione e la ragione  nel nostro funzionamento e ciò fatto possiamo procedere a dimenticare il processo sperimentale per poter vivere integralmente l’esperienza in se stessa. Osservatore ed osservato non possono essere separati.

Per ottenere questo risultato le religioni consigliano la via “dell’amare il prossimo tuo come te stesso” mentre le filosofie gnostiche indirizzano verso l’auto-conoscenza.

Non scindiamo queste due vie, teniamole strette come due remi della nostra barca che ci aiutano ad uscir fuori dal pantano del “dualismo”.
  
In fondo, come possiamo considerare che qualcosa sia al di fuori di noi stessi? 

Paolo D'Arpini