domenica 3 maggio 2026

Taoismo come Spiritualità Laica...


Chi vede cosa?


La Spiritualità Laica è la prima forma di riconoscimento spirituale nell’uomo, che affonda le sue radici nello psichismo naturalistico, nell’intuizione analogica,  nelle espressioni sacre della coscienza prima dell’avvento di ogni religione.

Naturalmente è  possibile individuare  in alcune pseudo  religioni del passato questa “spiritualità naturale” priva di dogmi, di libri sacri e di preghiere.

Sono realmente esistite nell’evoluzione del pensiero umano almeno  tre forme “pseudo-religiose”  prive del concetto di un “Dio creatore”  ma che mantengono la verità di un’unica matrice per tutte le cose. Questa matrice  è definita Tao o  Senza Nome, nel taoismo; Brahman o Assoluto Non-duale nell’Advaita Vedanta;  Sunya o Vuoto nel buddismo.

In precedenza mi sono occupato sovente dell’Advaita e del Buddismo, sento ora giunto il momento di parlare un po' più estensivamente del Taoismo,  talvolta descritto come  la “dottrina degli umili o dei semplici”, ed in tal senso il termine “laico” abbinato a tale sentire mi sembra estremamente consono. Infatti il significato originario di laico è proprio “semplice, umile,  fuori da ogni contesto ordinativo  sociale e religioso”.

Il padre riconosciuto di questa “filosofia di vita”  fu Lao Tse.  Cominciamo con il dire che nel pensiero di Lao Tse troviamo quella condanna dell’orgoglio e del raggiungimento, fondamentale in ogni spiritualità laica.  Sullo stesso filone si pone anche  il pensiero di Nisargadatta Maharaj,  saggio laico advaita…. ma anche nel proto-cristianesimo si può avvertire  un simile intendere, ad esempio nelle parole riferite a Gesù: “Tutto ciò che è eccelso fra gli uomini è abominazione dinanzi a Dio”.  

L’orgoglio, questa follia di grandezza ascritta all’individuo,  è semplicemente un’illusione dell’uomo… poiché di fronte al Tao ogni grandezza umana è da considerarsi nient’altro che vana. E qui si comprende anche  la causa sottile della  differenza ideologica tra  Confucianesimo e Taoismo,  ma di questo argomento magari parleremo in una prossima occasione. 

Nei detti di  Lao Tse spesso e spesso ritroviamo la disapprovazione dell’orgoglio e del criterio di raggiungimento personale e ciò in virtù della legge di concatenazione dei contrari, l’alternanza dello Yang e dello Yin che è la manifestazione cinetica del Tao. Infatti allorché la forza Yang, attiva, trova il suo culmine automaticamente è sospinta verso il suo contrario Yin, passivo.  

La punizione per l’orgoglio è quindi in Lao Tse una sorta di legge naturale. “Un gran vento -egli dice- non può durare più dello spazio di un mattino. Una bufera cessa col giorno. L’armata gloriosa non vincerà in eterno. L’albero elevato sarà abbattuto”  Egli spiega nel Tao Te King  come l’orgoglio stesso sia il presagio della caduta: “Colui che si alza sulla punta dei piedi non sta ritto.  Colui che marcia a passi gloriosi non farà un lungo cammino. Colui che si esibisce non brilla.  Colui che si esalta è senza onore. Colui che si prevale del suo talento è senza merito.  Colui che fa pompa dei suoi successi non vi si mantiene.  Questi sono per il Tao eccessi di nutrimento  e umori superflui.  Tutto ciò che è sotto il Cielo ne prende nausea. E l’uomo del Tao non rivolge loro nemmeno uno sguardo!”

Questa legge fondamentale non impedisce però a Lao Tse di mantenere un atteggiamento equanime e corretto  nei confronti delle cosiddette “vie del mondo”.  “La via del Cielo –egli dice- toglie all’eccedente per compensare il mancante ma la via degli uomini meschini toglie all’indigente per aumentare il ricco” . La via del Cielo, dirà successivamente Lie Tseu (un altro taoista), è la via dell’umiltà e la via degli uomini meschini è quella dell’arroganza.  Simile concetto viene espresso  nel Libro dei Proverbi, annunciando la caduta di Babilonia: “L’arroganza precede la rovina e l’orgoglio precede la caduta”.

Ma la disistima  per l’orgoglio e la considerazione per l’umiltà  non esauriscono la “dottrina” taoista.  Lao Tse considera il Tao una sorta di Madre che genera, nutre e protegge tutti gli esseri dell’universo.  In verità  è difficile affermare se il Tao “è”  o “non è”. Nella metafisica del Tao la kenosi originaria è priva di ogni sostanziale processo,  forma  o sostanza. Ne consegue che agli occhi del nostro pensiero determinista  la “pienezza” del Tao appare simile al “vuoto”.  Il Tao è visto come un abisso senza fondo e ciò non dimeno esso dà origine a tutte le cose, un vortice caotico da cui sorge ogni armonia.

Quindi se il vero Tao  al nostro percepire determinista  appare  come un nulla, che per noi  corrisponde alla corsa verso il vuoto del sé,  esso  segna il ritorno beato  nella  matrice silenziosa, che attira  e proietta  l’esperienza del pensiero  empirico  e poi lo riassorbe nel nulla da cui proviene.  Questa kenosi del Tao procede per sua propria natura e non presuppone alcuna volontà creatrice o distruttrice. E da qui si comprende la non  valutazione taoista per un Dio personale. 

Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica

giovedì 30 aprile 2026

Il Bioregionalismo secondo Paolo Portoghesi...

 



La  parola "Bioregionalismo"  è un neologismo che  contraddistingue, più ancora che un progetto istituzionale, un modo di pensare e studiare che muove dall'esigenza profonda di riallacciare un rapporto sacrale con la terra, un rapporto che implica rispetto, ammirazione, timore e che inibisce ogni forma di rapina e di spreco.

Questo rapporto si conquista a partire dalla volontà di capire il luogo in cui viviamo, in cui la nostra esistenza ha luogo, e si sviluppa quando, a partire da un luogo, si cerca di identificare un'area che presenta caratteri di relativa omogeneità sia rispetto alla realtà fisica del territorio, sia rispetto alle comunità umane che la abitano e a tutte le altre forme di vita che la caratterizzano.

Una bioregione non è un recinto di cui si definiscono stabilmente i confini ma una sorta di campo magnetico distinguibile dai campi vicini solo per la intensità decrescente delle caratteristiche che formano la sua identità.
Questa natura flessibile e problematica spiega perché un programma così ambizioso e coinvolgente non abbia ancora al suo attivo esperienze istituzionali esemplari. Di fatto più che un programma politico il bioregionalismo tenta di introdurre nella società moderna un modo di pensare e di "appartenere" che potrebbe gradualmente rivelarsi rivoluzionario, potrebbe cioé (sulla base di riflessioni che riguardano il benessere e l' utilità pratica evidente di certe decisioni) produrre una reazione a catena capace di ridimensionare il potere incontrastato della tecnica e dell'economia globalizzatrice che oggi ha il primato rispetto a qualunque altra esigenza umana. 

Che senso può avere - è lecito domandarsi - un modello di azione bioregionale in un mondo in cui sempre più la popolazione si accumula nelle grandi conurbazioni, dove lo stesso concetto di luogo entra in crisi rispetto ai rituali di una società che nega il valore della memoria? In un certo senso il bioregionalismo è una fede e come tutte le fedi non si misura con l'immediatezza ma con il flusso del tempo e alimenta la sua speranza di successo facendo assegnamento su processi in atto di lunga durata, non meno concreti di quelli che derivano dal primato dell'economia. 

Tra questi da una parte il processo di degrado dell'ambiente che impone ed imporrà all'umanità svolte decisive, dall'altra i sintomi dell'affermazione di un nuovo paradigma scientifico aperto a riconoscere (attraverso la visione olistica e l'approccio sistemico) la complessità delle scienze della natura, liberate dal fascino di una razionalità chiusa e dal mito di un adempimento finale, e che la conoscenza dovrebbe raggiungere per riconoscersi signora dell'universo. Si sono aperte -come scrive Prigogine- al dialogo con la natura che non può più essere dominata con un colpo d'occhio teorico, ma solo esplorata; al dialogo con un mondo aperto al quale noi stessi apparteniamo, alla costruzione del quale partecipiamo.

Il modo di pensare bioecologico d'altronde non nega il significato e il valore delle città ma ne contesta il mito dell'autosufficienza e della insularità, vedendo in esse il frutto di un mutevole delicato rapporto con la sua "regione" e il resto del mondo. Vivere in sintonia con la propria città diventa allora conoscere l'insieme di relazioni che ne definiscono il ruolo, spesso parassitario, rispetto al territorio, impegnandosi in un riequilibrio necessario per la sua sopravvivenza. 

Il bioregionalismo è allo stesso tempo molto semplice e molto complicato. Molto semplice, perché le sue componenti sono presenti e manifeste intorno a noi, proprio dove viviamo... Molto complicato perché è in contraddizione con i punti di vista convenzionali dei nostri giorni. Per cui è fin troppo facile considerarlo limitato, provinciale, nostalgico, utopistico o semplicemente irrilevante. Ci vorrà un po' di tempo prima che la gente capisca che il familiarizzarsi con il luogo non è nostalgico né utopistico ma piuttosto un modo 'realistico', ed alla portata di tutti, per creare possibilità pratiche ed immediate, capaci di rovesciare la tendenza al disastro ed all'incoscienza. 

Paolo Portoghesi

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Il prof. Paolo Portoghesi a Calcata


Intervento tenuto al Convegno  "Bioregionalismo ed Economia Sostenibile", organizzato dal Circolo Vegetariano VV.TT. a Calcata (Vt)  il 10 maggio 2003 e pubblicato nel libro "Riciclaggio della Memoria" a cura di Paolo D'Arpini.
 

Info: bioregionalismo.treia@gmail.com


mercoledì 29 aprile 2026

Manuale di sopravvivenza spicciola...

 


La vera sopravvivenza della nostra specie non è garantita dalle multinazionali che  proseguono nella distruzione del patrimonio genetico delle essenze naturali, portata avanti con l'immissione degli OGM, bensì dalla conoscenza e conservazione dei valori nutritivi delle piante spontanee presenti in natura. La propagazione di questa conoscenza è quel che tentò di fare Linneo, il botanico che amava la natura.

L'analisi sistematica delle specie vegetali presenti nel mondo iniziò nella fredda Svezia nella metà del '700, dove Linneo e la schiera dei suoi discepoli si presero la briga di raccogliere informazioni sulle specie arboree, sistemando un catalogo botanico di tutto ciò che cresce sulla faccia della Terra. Potremmo dire che Linneo avviò la prima "banca del seme" egli era un ricercatore amante della natura e la sua opera era a vantaggio di tutta l'umanità. Oggi, strano a dirsi, l'onere della conservazione delle erbe commestibili ed officinali è passata dai ricercatori erboristici alle multinazionali (fra cui Monsanto e Syngenta, i due colossi del geneticamente modificato), infatti in un luogo freddo come la patria di Linneo, nell'isola di Spitzbergen nel mare di Barents, esse  hanno costruito una mastodontica superbanca di tutte le sementi presenti nel mondo. Una banca scavata nel granito, con speciali aeratori, portelloni e muraglie in cemento armato a prova di bomba.

Forse ci si aspetta la fine del mondo? Oppure semplicemente si cerca attraverso i brevetti di appropriarsi dei diritti d'autore della vita sul pianeta? Non voglio però assumere un atteggiamento catastrofista, poiché di situazioni drammatiche il pianeta Terra ne ha vissute ben altre. Quello che conta è il mantenimento dell'intelligenza e della capacità di sopravvivenza e tale capacità, come abbiamo visto accadere nell'isola di Bikini, sede degli esperimenti nucleari francesi, ha una forza inimmaginabile. Infatti lì dove ci si aspettava la morte si è invece scoperto un ecosistema eccezionalmente vitale e prospero, soprattutto in "assenza" dell'uomo.

L'isola dei "pazzi stranamore" di Spitsbergen sarà come la torre di Babele, ne son certo, in quel fortilizio del "valore aggiunto" resterà solo un accumulo morto di informazioni. La capacità elaborativa della vita si farà beffe dell'arroganza "scientifica" e, malgrado l'apparente cecità, l'uomo non potrà distruggere la vita (di cui egli stesso è emanazione). E questo nonostante la sterile ricerca umana di "gossip", che ha preso il sopravvento sulla capacità di riscoprire giorno per giorno la freschezza della vita, alla fine la capacità di conservazione saprà "affermarsi". Lo vedo in quel che succede negli interstizi dell'asfalto, in mezzo alle immondizie, tra i veleni più pestilenziali di questa società opulenta e un po' tonta... 


Eppure l'uomo è la somma di una complicata rete di complessi, psicosi, nevrosi, istinti, fissazioni e intuizioni. Sapete  come le scimmie vengono prese in trappola? Si mette nella foresta una gabbietta inchiodata al suolo in cui è ben visibile un grosso frutto, la scimmia l'afferra con la mano ma poi non può più estrarla, se non lasciando il frutto, ma la sua avidità è talmente tanta che preferisce restar lì finché arriva l'ideatore della trappola e afferra la scimmia per la collottola....


Vediamo cosa succede all'uomo!

Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana

martedì 28 aprile 2026

Psico-spiritualità. Empatia e compassione...

Nell’analisi psicologica dei soggetti trattati, secondo me, occorre tener presente che la comprensione degli stati psichici esaminati nell’individuo “osservato” necessitano di una buona dose di commistione ed empatia, ovvero lo psicologo deve essere anche un po’ “intrigante e speculativo”.

Intrigante deriva da intrigo (macchinazione, trama, intesa, etc.) questa parola esprime un sacco di doppi sensi, a volte viene usata nell’accezione positiva, in quanto una cosa intrigante è interessante, varia, divertente, attraente… oppure nel senso negativo il che significa confusa, cunning, con risvolti celati, etc.

Il termine "speculazione" esprime un altro aspetto tipico dell’analisi, oltre quello dello specchiarsi… anche indagine, ricerca, riflessione, pretesto…

L’empatia e la compassione sono necessari per la comprensione dei giochi della mente, la compartecipazione ed il riconoscimento di condividere tutti gli aspetti esaminati, questo è il solo modo -secondo me- per poter trovare soluzioni agli squilibri ed alle disfunzioni della psiche.

Perciò lo psicoterapeuta dovrebbe svolgere anche una funzione sacerdotale, sciamanica… e questo non è un atteggiamento eretico… anzi proprio questo atteggiamento consente di apportare elementi di guarigione… All’inverso dove c’è assunzione di sanità nell’osservatore e riconoscimento di insanità nell’osservato, subentra una sorta di strumentalizzazione della “malattia” e di uso medico-terapeutico falsato…

Tutti gli essere umani sono uguali, nessuno ha il diritto di considerarsi un essere umano superiore ad un altro. Chi riveste un ruolo istituzionale è sempre una persona, alla pari di ogni altra.

Quel che è in noi è anche nell'altro, altrimenti non potremmo riconoscerlo. Anche chi giudica può essere giudicato e chi riveste ruoli di rappresentanza di un'intera categoria dovrebbe rispettare per primo i principi di cui si fa garante. Possiamo essere pedanti psichiatri tecnicisti e passivi e continuare a lamentarci che la conoscenza della mente è un aspetto della fisiologia oppure essere elementi attivi, costruttori di un sistema olistico, consapevoli che corpo, mente e spirito sono un tutt'uno inseparabile!

Queste riflessioni sono una integrazione al discorso sul come superare le "tendenze innate" senza cadere vittime di nuove "tendenze correttive".... (nel qual caso il karma si ripete, sia pur modificato).

Paolo D'Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica




sabato 25 aprile 2026

"Buone notizie dal vaticano" - Verso la fusione della triade e nascita della nuova fanta-religione sincretica "sion-muslim-cristica"

 


"Buone notizie dal vaticano", è il titolo di un racconto breve di fantascienza in cui si immagina l’elezione del primo papa “bionico”, anzi un vero e proprio robot.  Questo nuovo papa, secondo l'autore,  sarebbe stato il garante di una nuova dottrina sincretica, un vero papa "giusto", poiché essendo una “macchina” poteva assicurare la necessaria equanimità religiosa.

Certo che alla fantascienza religiosa ci stiamo sempre più avvicinando. L’ultimo annuncio è quello  relativo alla ritrovata fratellanza con i padri israeliti  nonché  all'accettazione teologica della dottrina del cugino Maometto.

Altri osservatori ritengono che le  "aperture" dottrinali  della Chiesa di Roma  sottintendano  la formazione di una nuova forma di religiosità... che molto si discosta dalla tradizionale fede cattolica, fino al punto di spingersi verso quella fantascientifica  "chiesa sincretica" che unisca i fratelli  musulmani, cristiani e giudei.
Ma  se ciò dovesse avvenire sarebbe  necessario che il papa  si spogliasse delle vesti di papa… adattandosi ad una posizione secondaria, se non terziaria….
Questo significa che la chiesa cattolica dovrebbe rinunciare ad ogni supremazia gerarchica,  ad ogni struttura organizzata in veste economica e statale, ad ogni imposizione teologica e dottrinale, lasciando tale gestione ai "fratelli maggiori", i veri eredi del credo biblico, insediati saldamente nel Nuovo Tempio a Gerusalemme.
Ed i laici, in tale marasma, che fine faranno?

 Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica


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giovedì 23 aprile 2026

La “religione” è basata sul senso del peccato, soprattutto in chiave sessuale...


“I predicatori religiosi hanno convinto il mondo intero: “Voi siete peccatori!”. E ciò va bene per loro, poiché se non ne foste convinti i loro affari non potrebbero prosperare.  Dovete essere peccatori,  solo così continueranno ad esistere chiese, moschee e templi.” (Osho)


Alla base della riproduzione c’è il rapporto sessuale ma la sessualità non si ferma lì… Così avviene che per molti uomini e donne, con variegata scala di intensità e in diversi stadi della vita, possano manifestarsi pulsioni sessuali “altre” da quelle eterofile.

Ed è normale che sia così.  Il danno delle religioni sta nel fatto che hanno voluto condannare queste pulsioni creando il senso del peccato.  Alcune religioni hanno esteso il senso del peccato persino alla normale eterofilia, se non consacrata da un vincolo religioso e questa è stata una grande tragedia per tutta l’umanità.

Le religioni hanno poco o nulla di buono, quel poco di buono che forse hanno avuto in passato, ovvero la spiritualità naturale e spontanea tesa alla conoscenza di Sé (chiamalo “dio” se vuoi), è stata cancellata per interessi di mantenimento del potere acquisito sulle masse. Sommergendo le masse di norme etiche e morali che sono a volte impossibili da soddisfare, consentendo però che venissero trasgredite purché “confessate” come peccati, di cui pentirsi…

Di tale ipocrisia e finzione ne abbiamo avuto abbastanza ed il recupero di una laicità spirituale, a tutto campo, compresa una laicità sessuale, è l’unico modo per riscattare l’uomo dalle gabbie in cui volente o nolente è stato rinchiuso dalle religioni e dalle ideologie…

Paolo D’Arpini  - Comitato per la Spiritualità Laica

domenica 19 aprile 2026

La vera storia di Saul Arpino e del suo Giornaletto...

 


Nel 2006 mi lasciai convincere dal caro amico Peter Boom di farmi regalare un computer e di collegarmi su internet. La cosa mi costrinse anche a fare l’allaccio all’Enel poiché in quel periodo stavo facendo un esperimento di sopravvivenza bruta, andavo a candele.

Precedentemente, dagli anni ‘90 al 2000, mi ero occupato moltissimo di comunicazione ed informazione, avendo collaborato con numerosi giornali e radiotelevisioni, infatti per circa un ventennio fui sulla cresta dell’onda ed ogni fax inviato alle agenzie di stampa ed ai quotidiani ed alle emittenti tv veniva prontamente accolto e utilizzato per trarne articoli e servizi.

Tra l’altro io stesso mi ero fatto “imprenditore” avendo diretto alcuni giornali locali (fra cui: Etruria, supplemento di Mondo Sabino, ed il Provinciale, supplemento di Notizie Verdi). Ovviamente il giornale che ritenevo più “importante” era il notiziario emesso dal nostro Circolo Vegetariano VV.TT.: “Bullettin”. Si trattava di un trimestrale cartaceo di cui l’ultima edizione risale al 2003, fu anche pubblicata su internet a cura dell’amico Gondrano: http://www.gondrano.it/agric/lab/bioreg.htm.

Dicevo che sino al 2006 non utilizzavo internet ma non è propriamente vero, infatti mio fratello Alessandro aveva aperto un sito a metà degli anni ‘90 del secolo scorso denominato “Calcata.net” in cui comparivano le notizie relative al Circolo. A quel tempo era cosa rara, la Rete appena appena muoveva i primi passi. Ricordo che facemmo anche una presentazione ufficiale del sito, nell’Atelier di Cinzia Modiano, a Roma, con la partecipazione di diversi giornalisti ed amici importanti, la cosa fu riportata anche a livello nazionale. Il fatto è che nel 2004, esattamente allo scadere dei vent’anni dalla fondazione del Circolo, presi la palla al balzo, pensando che più di un ventennio non si potesse stare in cima… e così mi ritirai in una piccola stamberga a fare l’eremita, abbandonando ogni idea di vita mondana e sociale…

Solo per l’insistenza di alcuni amici affezionati, come il suddetto compianto Peter Boom, o l’allora vicepresidente del Circolo Roberto Caivano ed altri, mi decisi infine di riprendere ad occuparmi delle “cose del mondo”. Cominciai un po’ impacciato a inviare le prime email e ben presto, dietro la spinta di Cristina De Simone, aprii un nuovo sito: http://www.circolovegetarianocalcata.it/ – questo avvenne nell’anno 2007. A quel tempo già avevo iniziato ad inviare una “lettera collettiva” ai soci e simpatizzanti, prima a firma di Sauro Arpino (da dino-sauro) e quasi subito dopo con lo pseudonimo “migliorato” di Saul Arpino (Saul è il nome ebreo per Paolo). Queste informative, che chiamai il Giornaletto di Saul, furono pubblicate per un breve periodo nella lista di Ecologia Peacelink (http://lists.peacelink.it/ecologia/2009/10/msg00019.html) e subito dopo nel nuovo blog (appositamente aperto): http://saul-arpino.blogspot.it/.

Così dal 2009 -si può dire- che il Giornaletto di Saul, è diventato una News Letter “ufficiale”, per dare informazione politica, sociale, economica, culturale, spirituale, ecologista… etc. a tutti i simpatizzanti del Circolo Vegetariano VV.TT. e della Rete Bioregionale Italiana.

Da poco, oltre alla pubblicazione sullo specifico blog menzionato ed all’invio come email all’indirizzario raccolto, pubblico il Giornaletto anche nel sito del Circolo Vegetariano, ed ora con Caterina Regazzi, la mia adorata compagna e preziosa collaboratrice, abbiamo deciso di aprire anche uno specifico gruppo su facebook per la divulgazione “urbi et orbi” del Giornaletto di Saul… E l’avventura continua….

Paolo D’Arpini / Saul Arpino

 

L'autore a Calcata nel 2006 

Per leggere il Giornaletto di Saul su Facebook:
https://www.facebook.com/groups/171694546355215/

Per leggerlo nel blog di Saul Arpino:  http://saul-arpino.blogspot.it/

Per leggerlo nel sito del Circolo Vegetariano Treia:  https://circolovegetarianotreia.wordpress.com/ 

Per iscriversi al Google Group del Giornaletto di Saul:    https://groups.google.com/forum/#!myforums