venerdì 6 marzo 2026
L’Intelligenza Artificiale esiste...?
martedì 3 marzo 2026
“Post Mortem”... ed illusioni dure a morire
Rende più un cadavere che un vivente, questa è la realtà che si è
andata formando in millenni di ipotesi sulla morte. Certo non si
spendono più cifre "faraoniche" per la costruzione di piramidi e
mausolei, ma in compenso la spesa funeraria è andata
"democraticamente" uniformandosi alla massa. E gli affari non si fanno
solo sul cadavere ma anche sull’anima del cadavere, che viene
allettata da varie religioni a compartecipare ai variegati paradisi ed
inferni.
Per i "credenti" ci sono le messe di suffragio, le preghiere pro
defunti, le cerimonie per gli avi, magari pure il
martirio-assicurazione di salvezza. Sapete che furono i cinesi ad
inventarsi la prima cartamoneta? Ma non serviva per le transizioni
commerciali fra esseri viventi, no, era utilizzabile solo nel post
mortem, dove c’erano apposite banche di scambio che finanziavano i
piaceri dei cari estinti nei vari paradisi buddisti, taoisti,
confuciani od animisti.
Roba da mettersi le mani nei capelli…(se ancora resistessero nelle
tombe) oppure da sganasciarsi dalle risate (dipende dalle propensioni
filosofiche).
Suvvia, oggi viviamo nel secolo della tecnologia e della scienza, per
cui certi progetti sull’oltretomba (paradisi, inferni, limbi,
purgatori, etc.) hanno meno appeal e trattandosi di un secolo
"materialista" ecco quindi che molti degli affari si fanno sul
cadavere, imbellettato, profumato, con esequie first class, bare e
sarcofagi sontuosi, forni e fornetti, per non parlare di depositi
crioenergetici in standby, ipotesi di sepoltura nello spazio,
cremazioni con fiori di gelsomino, mourning e processioni a pagamento
e vai col vento!
La morte è il più grosso affare della storia umana. Soprattutto oggi!
Dai tempi più remoti, da quando cioè ci si illuse che è possibile
"ingannarsi" sulla scomparsa dell’io individuale o sulla
procrastinazione della vita corporale, l’uomo ha continuato a seguire
il mito della lunga vita o della vita oltre la vita. Pian piano
offuscato il miraggio della immortalità fisica (ma ancora ci si prova
con i trapianti, etc.) ecco che l’uomo si è adattato a credere nella
continuazione dell’io in un aldilà.
Le varie leggende narrano di come gli eroi della specie abbiano
tentato il tutto per tutto per sopravvivere a se stessi ed ove non
bastava il medico, lo stregone od il dio miracolante, ci pensava
l’imbalsamatore a preservare quel simulacro corporale buono almeno ad
illudere i superstiti, i sopravvissuti in attesa di… Ogni civiltà ha
avuto il suo stile nell’affrontare la morte ma la fede verso un
oltretomba ha continuato e continua a consolare frotte di morienti.
Vediamo ora come mai è così importante per l’uomo voler allungare la
propria vita od al meglio illudersi che non sia finita con il decesso.
La paura della morte è della scomparsa di sé, la perdita
dell’auto-consapevolezza riferita ad una specifica forma e nome.
Chiaramente la brama esistenziale è alla base di questo processo, ciò
è riscontrabile non solo nel caso di desiderio di prolungamento della
vita fisica ma anche nella speranza della continuazione in altra
dimensione. Paradossalmente questo è il caso anche dei suicidi che
apparentemente rifiutano la vita ma sostanzialmente sperano in un
prosieguo più sopportabile (non solo i kamikaze ma pure i disperati
che si buttano dal ponte). In effetti nel momento in cui la morte si
avvicina l’attenzione si fa più vivida e non si percepiscono gli stati
di sofferenza ma si sperimenta una forte pulsione adrenalinica in cui
non c’è percezione di angoscia o sgomento (questa è l’esperienza
raccontata dai sopravvissuti ad incidenti, etc.).
Il vero dramma della morte è invece vissuto nei momenti in cui più
forte è la bramosia per la vita. Più l’esistenza ci appare
desiderabile, e la paura di perderla è più forte, maggiore è l’amaro
sapore della morte in bocca.
La morte a volte appare nel bacio appassionato dell’amante che ci fa
temere la sua improvvisa fuga, nel sorriso di un bimbo che mette
malinconia per la sua impermanenza.. o nel profumo d’un fiore, nello
sguardo perso del guerriero, nella poesia estatica che ci solleva dal
mondo, nel frutto che stiamo addentando… La morte in realtà è dietro
ad ogni azione della nostra vita, essa non è altro che la sete di
vita, mai soddisfatta, e di cui sempre angosciosamente si teme la
perdita. La morte è nel nostro desiderio di prolungare il piacere o di
scansare il dolore.
Eh sì, cara morte, tu sei la compagna più fedele dell’uomo!
Ma torniamo all’analisi iniziale e vediamo come è stato possibile, ed
è ancora possibile, che alcuni uomini possano superare questo timore
ancestrale e scansare la speculazione sulla dipartita. Questi uomini,
chiamiamoli saggi, rappresentano il picco evolutivo dell’umanità, la
meta che è il fiore della natura umana. Essi ci insegnano a guardare
oltre le apparenze, ad osservare quel processo "automatico" che ci
porta ad identificarci con quel "corpo" o quella "mente" –ed infatti
anche la mente è una gabbia egoica- ed i saggi non riconoscono alcuna
entità mentale o fisica separata dal tutto che possa andare o venire e
sopravvivere a se stessa. Ed allora cosa resta? Il nulla il vuoto?
Niente affatto… è un "pieno" perfetto che resta, che era è sarà, in
quanto non condizionato dal concetto spazio-temporale.
Il messaggio dei saggi è univoco ed assoluto ed è presente nella
coscienza di ognuno ed è sufficiente riconoscerlo in noi stessi per
scoprirne la verità e la perenne presenza. E poi, dove sono e chi sono
questi "saggi" ove esiste quella unica coscienza indivisa?
A volte si usa il paragone della trasmutazione dell’acqua in ghiaccio
e del ghiaccio in acqua per significare l’apparente trasformazione
della stessa sostanza. L’ipotetica differenza è solo nella densità
mentale dell’osservatore, basta poco calore (od "intelligenza") per
sciogliere quel ghiaccio… e riconoscerlo per quel che sempre è stato:
acqua nell’acqua. Il solo problema è l’illusione mentale che spinge
l’uomo a riconoscersi in ciò che non è ed a continuare ad illudersi di
poter perpetuare la sua condizione di ghiaccio ed a soffrirne
conseguentemente ed inutilmente.
Ma cosa sarà di questo "mondo" allorché la "conoscenza" avrà raggiunto
tutte le cellule dell’organismo universale? Come faremo a divertirci
nel tramandare la storia vissuta dalle genti? Niente paura, il
bagaglio genetico è sufficiente memoria, inoltre esiste una branca di
ricerca (e se non esistesse me la invento in questo momento) che viene
definita "genetica psichica", una catalogazione del processo mentale
cristallizzato nella materia.
Questa trasmissione avviene un po’ come per la memoria dell’acqua,
ogni pensiero, azione, propensione, etc. resta stipato in una sorta di
inconscio collettivo, od aura, in cui tutta la memoria passata
presente e futura risiede e da lì viene continuamente ritrasmessa e
resa viva attraverso ogni essere vivente.
Una storiella nella storia... vi ricordate di Gargantua e Pantagruel
che in visita al polo osservarono delle sfere fluttuanti? Esse erano
le parole ghiacciate pronunciate da tutti gli esseri viventi ed
infatti rompendone l’involucro immediatamente la parola risuonava
nell’aria, per –subito dopo- rapprendersi in un nuovo guscio.
Nulla va perduto nell’universo, neanche i pensieri. Perciò non occorre
preoccuparsi per preservare la nostra memoria ai posteri, anche loro
riceveranno qualcosa di noi e trasmetteranno qualcosa di sé. Magari
cambierà la forma delle "vestigia" esaminate o tramandate, che si
manifesteranno sostanzialmente in chiave psicosomatica conscia ed
inconscia… ma sarà sufficiente cambiar metodo di lettura, dallo studio
dei "reperti" si passerà all’esame dei "rapporti".
Paolo D'Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica
lunedì 2 marzo 2026
L’incontro fra il dio Sorano e la dea Vacuna...
Vacuna è la Madre e Sorano è il padre. Infatti nel voler coniugare la Sabina e l'Agro Falisco al monte Soratte c’era anche la simbologia dell’unione fra il maschile ed il femminile, fra la luce e le tenebre, fra lo Yang e lo Yin.
Sul cucuzzolo del Soratte c’è il Tempio di Apollo Sorano, la divinità solare, e durante il solstizio invernale, nei tempi andati, vi si compiva una cerimonia in onore di Vacuna, la dea vuota. Il luogo ove si riteneva abitasse la Dea ancora esiste e si chiama Vacone. L’adorazione simboleggiava il sole che, con il solstizio invernale, ritornava a crescere per fecondare la terra… A Vacone non c’era un tempio ma solo un bosco… Il maschile era rappresentato dal tempio (costruito come espressione di sacralità dall’uomo) mentre a Vacone c’era la semplice e spontanea natura… il femminile primordiale… Quale migliore simbologia per una salvifica unione?
Che la Sabina fosse la sede dell’adorazione della Dea Vacuna, la Grande Madre, in tutte le sue forme, non è una novità… resti di tale venerazione sono ancora presenti nei luoghi a lei dedicati. Il prof. Gianfranco Trovato, studioso del posto, mi ha raccontato dei riti magici che venivano compiuti nella profondità delle grotte consacrate alla Dea, questo sino ad anni recenti, e poi mi ha confermato dell’adorazione congiunta compiuta tra Vacuna e Surya.
Il culto del Sole, Surya in sanscrito, era invece molto vivo nella Tuscia, soprattutto nell’Agro Falisco, basti pensare al nome del Soratte stesso, ma anche Sutri, Sorano, etc. quindi è ragionevole ritenere che il tempio di Apollo Sorano, che insisteva sul cucuzzolo del Soratte, oggi occupato da un eremo cristiano dedicato a San Silvestro, fosse il simbolo solare “maschile” per antonomasia, data anche la luminosità del bianco del calcare del monte e del suo solitario ergersi nella valle di tufo.
Tra l’altro –una curiosità- il tempio di Apollo funse da prima “banca” dell’antichità, infatti i devoti che andavano a visitarlo in religioso pellegrinaggio non solo vi offrivano in dono oro ed argento ma lasciavano anche depositi di tali metalli preziosi in custodia ai sacerdoti per un successivo uso personale. Una specie di cassetta di sicurezza antesignana protetta direttamente dal Dio simbolo solare e quindi delle ricchezze.
Paolo D’Arpini - Rete Bioregionale Italiana
sabato 28 febbraio 2026
Montecassiano, 1 marzo 2026 - Presentazione di "Chi sei tu?" di Paolo D'Arpini
"Chi sei tu?" - I Ching, lo Zodiaco cinese e il sistema elementale indiano
Una ricerca comparata sugli aspetti archetipali e sulla conoscenza di sé
Sinossi
La realtà della vita è una per tutti ma l’esperienza è diversa in ognuno di noi. Le differenze individuali sono tante quanti sono gli esseri viventi ma qualunque possano essere le esperienze lo sperimentatore è sempre lo stesso: la coscienza. Attraverso un riconoscimento delle propensioni da noi incarnate saremo in grado di trovare la vera identità. Sia quella dell’apparato esteriore che quella del noumeno.
Questo libro è il risultato di uno studio, compiuto dall’autore nell’arco di oltre 40 anni, fondato sulla sua intuizione e sulla sua ricerca sulle correlazioni esistenti tra il metodo di auto-conoscenza cinese, basato sull’I Ching, e quello indiano, basato sui diversi aspetti elementali e yoga. Il testo è inoltre corroborato da una analisi comparata su vari sistemi archetipali e su varie filosofie, come il taoismo, il buddismo, il non-dualismo, ecc. Essenzialmente l’argomento trattato parte da un metodo analogico di ricerca, incentrato sull’individuazione delle caratteristiche relative alla persona.
Ognuno, con l’aiuto delle indicazioni qui contenute, potrà comporre il proprio autoritratto archetipale ed elementale. Una volta preso possesso della chiave sarà possibile penetrare nella stanza segreta del proprio “io”, scoprendo allo stesso tempo la vera identità che vi si cela. Seguendo passo passo questa mappa il lettore attento e discriminante potrà riconoscere il luogo ed il momento in cui si trova, non in forma ipotetica ma in “presenza”…
Autore
Paolo D’Arpini, nasce a Roma il 23 giugno del 1944. Nel 1970/71 fonda a Verona il Circolo culturale “Ex” e si dedica alla poesia concettuale. Nel 1972 parte per un epico viaggio che lo porta ad attraversare tutta l’Africa equatoriale con mezzi di fortuna. Nel 1973 raggiunge l’India dove risiede nell’Ashram del suo Guru Baba Muktananda, dal quale riceve l’iniziazione Shaktipat (risveglio della Kundalini). Nel 1975 incontra a Jillellamudi la sua Madre spirituale Anasuya Devi che continuerà a frequentare anno dopo anno sino alla sua dipartita. Conoscerà inoltre diversi altri saggi che lo guideranno sul percorso dell’auto-conoscenza. Dal 1976, nel suo eremitaggio di Calcata, riprende anche lo studio dell’I Ching, degli archetipi cinesi e delle correlazioni con il sistema elementale indiano e con altri sistemi analoghi. Come un san Tommaso si dedica alla ricerca di prove concrete sulla validità del suo sistema integrato, redigendo centinaia e centinaia di analisi zodiacali, tutte corroborate dai fatti. Negli anni seguenti tiene diversi corsi in vari luoghi d’Italia. Dal 2010 si trasferisce a Treia, in provincia di Macerata, ospite della sua compagna Caterina Regazzi, ed è a Treia che, finalmente, dopo tante insistenze, riesce a realizzare questo compendio, edito dall’amico Antonello Andreani di Ephemeria (Casa Editrice di Macerata).
mercoledì 25 febbraio 2026
La via del "ritorno" a ciò che siamo!...
sabato 21 febbraio 2026
Shabda Brahman. La coscienza è come una musica...
Ante Scriptum: "Shabda Brahman o Nada Brahman significa suono trascendentale o vibrazione sonora. Il Shabda Brahman (suono-coscienza) identifica l'universo come vibrazione primordiale, dove la coscienza suprema si manifesta attraverso il suono, come una musica sacra eterna. Questa vibrazione crea e sostiene la realtà, agendo come una risonanza sottile che riequilibra l'essere..."
coscienza, pubblicata in Physics of Life Reviews,
sostiene che la consapevolezza deriva dall’attività di livello più
profondo, di scala più fine, all’interno dei neuroni cerebrali.
La recente scoperta di vibrazioni quantiche nei “microtubuli”
all’interno dei neuroni cerebrali conferma questa teoria, secondo la
revisione degli autori Stuart Hameroff e Sir Roger Penrose. Essi
suggeriscono che i ritmi EEG (le onde cerebrali) derivano anche da
vibrazioni nei microtubuli al livello più profondo, e che da un punto
di vista pratico, trattare le vibrazioni dei microtubuli cerebrali
potrebbe dare benefici ad una serie di condizioni mentali,
neurologiche e cognitive.
La teoria, chiamata “riduzione oggettiva orchestrata” (Orch OR), è
stata proposta a metà degli anni ’90 dall’eminente fisico matematico
Sir Roger Penrose, FRS, del Mathematical Institute and Wadham College
dell’Università di Oxford, e dall’illustre anestesista Stuart
Hameroff, MD, del Centro Studi su Anestesiologia, Psicologia e
Coscienza della University of Arizona di Tucson. Essi suggeriscono che
i calcoli quantici vibrazionali nei microtubuli sono “orchestrati”
(“Orch”) dagli stimoli sinaptici e dalla memoria immagazzinata nei
microtubuli, e terminati dalla “riduzione oggettiva” (‘O’) di Penrose,
ecco perchè “Orch OR”. I microtubuli sono i principali componenti
dello scheletro strutturale della cellula.
La Orch OR è stata duramente criticata dal suo inizio, in quanto il
cervello era considerato troppo “caldo, umido, e rumoroso” per tali
processi quantici apparentemente delicati. Tuttavia, l’evidenza ha
dimostrato una coerenza quantica calda nella fotosintesi delle piante,
nella navigazione cerebrale degli uccelli, nel nostro senso
dell’olfatto, e nei microtubuli cerebrali.
La recente scoperta di vibrazioni quantiche a temperatura calda nei
microtubuli all’interno dei neuroni cerebrali, ottenuta dal gruppo di
ricerca guidato da Anirban Bandyopadhyay, PhD, dell’Istituto Nazionale
di Scienza dei Materiali di Tsukuba, in Giappone (e ora al MIT),
corrobora la teoria della coppia e suggerisce che i ritmi EEG derivano
anche da vibrazioni nei microtubuli a livello più profondo. Inoltre,
il lavoro del laboratorio di Roderick G. Eckenhoff, MD, all’Università
della Pennsylvania, suggerisce che l’anestesia, che cancella la
consapevolezza in modo selettivo, risparmiando l’attività del cervello
non cosciente, agisce attraverso i microtubuli nei neuroni cerebrali.
“L’origine della consapevolezza riflette il nostro posto
nell’universo, la natura della nostra esistenza. Forse la coscienza
evolve da calcoli complessi nei neuroni del cervello, come afferma la
maggior parte degli scienziati? O la coscienza, in un certo senso, è
lì da sempre, come sostengono gli approcci spirituali?” si chiedono
Hameroff e Penrose nella revisione corrente. “Questo apre un
potenziale vaso di Pandora, ma la nostra teoria concilia entrambi
questi punti di vista, suggerendo che la coscienza deriva da
vibrazioni quantiche nei microtubuli, polimeri proteici all’interno
dei neuroni cerebrali, che governano le funzioni neuronale e
sinaptica, e collegano i processi cerebrali ai processi di
auto-organizzazione nella struttura quantica ‘proto-cosciente’ della
realtà, di scala fine“.
Dopo 20 anni di critica scettica, “l’evidenza ora supporta chiaramente
la «Orch OR»“, continuano Hameroff e Penrose. “Il nostro nuovo studio
aggiorna le prove, chiarisce che i bit quantici Orch OR (“qubit”) sono
percorsi elicoidali nei reticoli di microtubuli, respinge critiche, e
rivede 20 previsioni verificabili sull’Orch OR pubblicate nel 1998; di
queste, sei sono confermate e nessuna confutata”.
Viene introdotto un nuovo aspetto importante della teoria. Le
vibrazioni quantiche nei microtubuli (es.: in megahertz) sembrano
interferire e produrre “frequenze di battito” EEG molto più lente.
Nonostante un secolo di uso clinico, le origini alla base dei ritmi
EEG sono rimaste misteriose. Gli studi clinici su brevi stimolazioni
cerebrali che puntano alla risonanza dei microtubuli con le vibrazioni
meccaniche megahertz, usando ultrasuoni transcranici, hanno mostrato
miglioramenti auto-riferiti dell’umore.
(Fonte: Elsevier)
venerdì 20 febbraio 2026
La donna come matrice della civiltà umana...
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I wish to clarify the original meaning of “lay spirituality” which has been misinterpreted and has been misused to define spiritual expre...
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The spiritual master is one who shows the way, who says “look inside yourself.” Within us is the truth, which is also embodied and reve...
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In 1935 Yogananda visited the advaitist Venkataraman Aiyer, known as Ramana Maharsi (Dasgupta 2006: 82). Yogananda brought his secreta...

