martedì 21 luglio 2026

Clash fra culture...

 


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Una comunità ideale non è qualificata dalla religione o dalla ideologia ma dall'umanità che essa rappresenta

In questo momento storico in cui assistiamo ad un “clash! fra varie culture, mi son trovato a mediare le opposte visioni e le opposizioni che si creano fra esseri umani. La tendenza è sempre quella di separare nel nome di un'ideologia, di una religione, le contrapposizioni  si manifestano a livello planetario.

Buddisti contro scintoisti, cristiani contro atei, ebrei contro musulmani, destri contro sinistri, etc. etc.

In Italia oggi c’è un grande fermento pseudo-religioso, da una parte alcuni si arroccano sulla difesa del cattolicesimo come ultima ratio di civiltà, altri fanno di tutto per dimostrare che invece è proprio lì il marcio, altri ancora si rivolgono a religioni più soft e ragionevoli o verso lo yoga o tendenze new age e neopagane.

Io cerco sempre di accogliere tutto bonariamente, con spirito laico e sincretico, ma in questi giorni ho notato a tratti alcune devianze un po’ deliranti.. in cui le accuse verso "altre" religioni  sono anche motivo di separazione e di spaccatura nel significato di comune appartenenza della specie umana (che spesso è il discorso anche di parecchi cosiddetti “atei" razionalisti oltre che di "credenti" ben definiti...)

Tempo fa nel nostro gruppo teatrale, il Cinabro, stavamo facendo le prove di tre atti unici di Jean Tardieu, un autore dell’assurdo, ed io mi trovavo a dover incarnare la parte folle e pretenziosa di un professore che ha fatto dell’istruzione libresca e della cultura una sorta di roccaforte per ergersi al di sopra dell’umanità… Questo succede a tutti coloro che si arrogano il diritto di insegnare un “loro” vangelo ed è ciò che fanno pedantemente tutti gli assuntori di una religione od ideologia, i padri della chiesa, i maestri della fede ed i docenti supremi della verità.

Ecco la mia riposta ai professori della fede (o della non fede): Cari professori, non sarete mica fessi (nel senso di spaccati), spero..! Queste idee separative della specie umana, basate su un pensiero, su un concetto religioso (o ateo), non hanno senso alcuno, come si può separare quello che non è mai stato diviso dalla natura e non è nemmeno divisibile? Prendete un cristiano, se lo accoppiate con un’animista prolificano; prendete un ebreo se lo accoppiate con una taoista, prolificano; prendete un musulmano se lo accoppiate con una atea, prolificano….

Le religioni e le fedi sono solo etichette messe lì da “satanasso” a creare scompiglio fra gli uomini, soprattutto fra quelli che amano pensare in termini separativi…. e che non hanno nient’altro da fare se non vedere differenze fra se stessi e gli altri… ed in questo ovviamente sono bravissimi anche i cristiani, i musulmani, gli ebrei, gli atei, i nazisti, i comunisti, i flippatisti… e tutti quelli che spaccano l’umanità in nome di un “nome”.

Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica



lunedì 20 luglio 2026

"La storia presente nella materia e nella psiche"...

 


La frase  descrive la profonda interconnessione tra l'evoluzione del mondo fisico e lo sviluppo della coscienza umana. La conoscenza dei fenomeni interni (psichici) si è storicamente strutturata e "calcata" su quella dei fenomeni esterni (materiali).


 La verità non può essere parziale, come non può essere sminuzzata l’integrità della nostra esistenza corporea. La verità storica dovrebbe corrispondere ad un interezza e questa interezza viene data solo da quella memoria sottile che resta impressa nelle forme in continua mutazione fenomenica. Questo “ricordo” a livello organico viene definito DNA ed a livello psichico io lo chiamo “psicostoria”, ovvero la capacità di lettura attraverso la memorizzazione automatica, presente nell’insieme dei processi vitali coinvolti negli eventi.

Il passato non è mai morto, ma vive costantemente nel nostro presente. A livello materiale (i luoghi che abitiamo, gli oggetti e il nostro stesso corpo) e nella psiche (nella memoria, nei traumi rimossi e nell'inconscio collettivo), la storia si sedimenta e continua a plasmare le nostre vite.

La Storia nella Materia:
Il corpo e l'evoluzione. Ogni cellula porta impresse le tracce biologiche degli adattamenti che l'essere umano ha sviluppato nel corso dei millenni.

La materia come memoria storica:
Tracce fisiche. Ogni elemento materiale conserva i segni del tempo passato.

Evoluzione biologica: 
Il corpo umano racchiude la storia filogenetica della specie.

Geologia e ambiente: Le rocce e i paesaggi registrano i mutamenti storici della Terra. 

La psiche come contenitore del passato:
Archetipi collettivi. La mente conserva simboli e miti ereditati dalle epoche arcaiche.

Linguaggio strutturante: 
I concetti astratti nascono da metafore modellate sul mondo concreto.

Inconscio e memoria: 
Le esperienze storiche collettive influenzano la psicologia individuale.

Il legame tra i due mondi:
La fisica e la psicologia differiscono per l'oggetto di studio, ma condividono la stessa radice esperienziale. La realtà esterna viene interiorizzata prima di essere razionalizzata. Questo processo crea un ponte continuo tra la concretezza della materia e l'astrazione della mente. 

Paolo D'Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica



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sabato 18 luglio 2026

"I filosofi e gli animali" di Gino Ditadi - Recensione




giovedì 16 luglio 2026

La comune matrice ecologica e spirituale… nella casa Terra…

 


In questi giorni in cui molti di noi sono scossi e senza parole, per la crisi economica e per gli eventi sempre più drammatici che stiamo vivendo, stanno ritornando in auge discorsi contrari al senso di comune appartenenza alla specie umana. Nord contro sud, est contro ovest… Anche nel piccolo la separazione e lo scollamento sociale divengono più evidenti… mentre la comunità sembra aver  perso la capacità di esprimere solidarietà  e collaborazione.  Ciò avviene persino fra compaesani... tutti sono oggi inequivocabilmente percepiti alieni  da ognuno di noi.

Perciò è evidente che lo “straniero” è addirittura visto come un invasore e questo comporta uno scontro continuo fra le parti. Extracomunitari che si coalizzano contro gli italiani ed il contrario. Come si può in tal modo costruire una società umana decente?    

Mentre non si riconosce più nemmeno un membro della famiglia come nostro proprio come possiamo accettare ed accogliere chi non conosciamo, o pensiamo di non conoscere?

Viviamo in un mondo di stranieri e noi stessi siamo stranieri in questo mondo. Eppure con la globalizzazione si presupponeva che il concetto di comune appartenenza alla Terra, divenisse un dato acquisito, una realtà. Purtroppo non è andata così, la mancanza di coesione nella società  è ormai evidente.

Non desta quindi meraviglia  l’avanzata dell’infiltrazione mafiosa  -che si propone come società alternativa- e  la colpa è solo della mancanza di solidarietà interna nella collettività. Dove non vi sono valori comuni  e si perde  il senso di appartenenza al luogo immediatamente subentrano gli interessi speculativi che cancellano ogni umanità e fratellanza. Nelle grandi città, come pure nei piccoli centri,   la gente vive nello stesso palazzo e  non si conosce o si ignora,  nemmeno si saluta né si interessa dei propri vicini, ognuno è  estraneo all’altro. Ecco il “contesto civile” nel quale ci siamo smarriti ed ora dobbiamo ritrovare la strada verso “casa”. La Casa di Tutti.

La società umana si dibatte  nella forsennata ricerca di una nuova identità e modus vivendi. Questo  mentre la “politica” ha fallito il suo scopo sociale   e  sembra acquistare impeto una nuova spinta centrifuga.  

La classe politica  e religiosa invece di emendarsi  per  riportare l’umanità al centro  cerca  soluzioni  esclusivamente  finanziarie al malessere. Il far cassa è la parola d’ordine,  appoggiandosi  ad un’economia basata sulla produttività amorfa (precariato, call center, veline, prostituzione in tutte le forme, corruzione, droga,  etc),   mentre le forze sociali sane cercano di scalfire il monolite dello Stato e percuotono le mura (senza porte) di una apparente legalità democratica che più non  regge le sorti della nazione.

Gli umani nel tentativo di uniformarsi alla globalità hanno perso il senso della dignità e del rispetto per la diversità. Ancora ed ancora si distingue e si  giudica. Non però nella pianificazione economica e sociale saldamente in mano a pochi “esperti”…

Ritengo comunque che per una opposta tendenza compensativa  succederà che questa “alienazione” sfocerà necessariamente al  ri-accostamento interiore e  dell’uomo  verso l’uomo e verso la Natura. In fondo quanto possiamo separarci da noi stessi senza perire? Ecco che l’allontanamento diviene  avvicinamento… la vita è  elastica e non può andare in una sola direzione. Ora  sorge la necessità di nuove forme di equilibrio, più radicate nella coscienza della comune appartenenza alla vita. Un avvicinamento alla coscienza universale. Infatti il senso di comune appartenenza porta alla condivisione,  ad atteggiamenti simbiotici e ad uno  stato di coscienza comunitario. 

L’evoluzione spirituale richiede  che le persone non si riconoscano più nelle mode, negli sport, nel glamour, nel colore della pelle, nelle religioni o ideologie, etc. La separazione  è solo un concetto per giustificare degli “indirizzi” personalistici ed egoici,   è una frattura radicale che spacca il mondo e l’essere in due. Il diritto di abitare nel “condominio terra”,   non può  essere codificato  dalla nascita, dall’etnia, dalla nazionalità o dalla condizione economica, etc. bensì dalla capacità di rapportarsi al luogo in cui si vive in  sintonia con l’esistente. 

L’uomo, la specie umana nella sua totalità, e l’ambiente vitale sono un’entità indivisibile.

Perciò il passo primo da compiere, per il “Ritorno a Casa”,  è  l’accettazione delle differenze, viste come fatti caratteriali che al massimo (in caso di persistente negligenza morale) possono essere ‘curate’ allo stesso modo di una idiosincrasia/malattia interna.

Ognuno sente il bisogno di riconoscersi ‘unico’  nella sua individualità, che assomiglia ad un cristallo di neve nella massa di neve,  ma nella coscienza di appartenere all’unica specie umana.  

Non passerà molto tempo -mi auguro- che le divisioni artificiali operate dalla mente speculativa scompariranno completamente ed al loro posto subentrerà un nuovo spirito di fratellanza, partendo dal presupposto delle reali somiglianze e della coesistenza pacifica. Queste somiglianze, in una società sempre più vicina,  renderanno l’uomo capace di capire il suo prossimo, in piena libertà, e di amarlo come realmente merita. Tutti abitanti dello stesso pianeta, tutti a casa!

Paolo D’Arpini - Rete Bioregionale Italiana



martedì 14 luglio 2026

Neuropsicofisiologia applicata e funzionamento dei due emisferi cerebrali...




Quello che segue è una sinossi sulla manifestazione energetica nel livello fisico  sottile:  

Già  negli anni ‘80  del secolo scorso  presentai alla comunità scientifica internazionale una teoria neuropsicofisiologica su come i due emisferi cerebrali codificano e decodificano le informazioni ricevute, mettendo in evidenza come la natura comunichi sulla base di scambi di informazioni le cui caratteristiche sono misurabili con la fisica.

La fisicità  delle informazioni agisce nello stesso modo dei “telecomandi” e spesso con lo stesso tipo di energia. Tali informazioni, con le loro caratteristiche fisiche, vengono riconosciute e identificate dalle aree primarie del cervello (relative ai cinque sensi) che sono dei veri e propri monitor dei segnali in arrivo. Ciò è valido anche per entrambi gli emisferi cerebrali.

Abbiamo poi le informazioni cosiddette culturali, rappresentate da tutti quei codici prodotti dall’evoluzione culturale che sono le varie forme di linguaggio con cui l’umanità interpreta, elabora e identifica la realtà. Tutte le forme di linguaggio prodotte dall’uomo vengono normalmente acquisite, memorizzate e interpretate dall’emisfero sinistro, mentre la natura, con la molteplicità dei suoi messaggi fisici costituiti da varie forme di energia, fornisce informazioni che vengono acquisite, identificate e interpretate dall’emisfero destro. Troviamo così all’interno dei due emisferi cerebrali due forme di coscienza: il destro interpreta e ricostruisce costantemente la realtà oggettiva e obiettiva, il sinistro ricostruisce con i codici culturali la logica interpretativa della realtà.

Quando l’interpretazione logica non corrisponde alla realtà si crea una separazione funzionale fra i due emisferi, ovvero i due emisferi non comunicano più fra loro costruendosi sul piano logico-formale una pseudo-verità che non corrisponde alla realtà: questa è la “realtà soggettiva”, che può essere trasferita agli altri costringendoli alla ripetitività logico-formale. In tal modo si perpetuano trasmissioni culturali che sul piano logico-formale sono perfette, ma sono dissociate dalla realtà oggettiva ed obiettiva. Il sogno si inserisce in questo contesto operando costantemente affinché la realtà soggettiva dell’emisfero sinistro tenda all’oggettività ed obiettività percepita dall’emisfero destro. Ovvero, tutti i giudizi e interpretazioni sbagliate operati dal sinistro devono essere rimossi per consentire alla persona di evolversi verso la ricerca della verità, che nasce sempre da una sintesi integrativa operata dai lobi frontali dei due emisferi: il lobo frontale destro opera la sintesi integrativa dei segnali oggettivi e obiettivi percepiti; il lobo frontale sinistro opera una sintesi logico-formale, nei vari codici linguistici, dei segnali provenienti dal lobo frontale destro.

La consapevolezza di tale funzionalità consente la nascita dell’Io cosciente, che è propria dell’individuo considerato saggio.  

Prof. Michele Trimarchi, neuropsicologo


Alcune considerazioni aggiunte:
In diverse occasioni ed in diversi incontri ho avuto il piacere di ascoltare le allocuzioni del prof. Michele Trimarchi  relative alla sua teoria della “neuropsicofisiologia applicata”. Al proposito  ho trovato estremamente interessante il suo discorso  sul funzionamento dei due emisferi cerebrali, che in qualche modo configura scientificamente la teoria dello Yin e dello Yang della filosofia confuciana e taoista. 

In particolare ricordo che durante la conferenza tenuta a Calcata l’8 novembre 2009,  a chiusura della manifestazione Il Ciclo della Vita, sono stati toccati  alcuni aspetti pratici “fisici” della teoria neuropsicofisiologica,  che sono poi quegli elementi di “pulsione energetica”  che si manifestano attraverso la funzione coscienziale dello stato di veglia,  del sogno, della meditazione, del sonno profondo e del pre-morte ed anche oltre questo stadio. Infatti l’energia psichica del pensiero mai si può dire che sia distrutta bensì trova diversa espressione a seconda della condizione esistenziale in cui l’io cosciente si trova.

Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica


Un libro in sintomia:

https://www.edizioniephemeria.it/prodotto/chi-sei-tu-di-paolo-darpini/

lunedì 13 luglio 2026

Emisferi cerebrali e intelligenza evolutiva (al maschile ed al femminile)...

 



"Il cervello si è visto essere formato da due parti collegate tra loro, chiamate emisferi cerebrali: quello sinistro è la parte piu razionale, quello destro la parte più sensibile e creativa". (Sperry R., 81; Trimarchi M., 82).

Vediamo meglio cosa dicono i recenti studi scientifici basati su tecnologie, dette ‘Brain imaging’, che permettono di vedere quali parti del cervello si mettono in funzione maggiormente durante certi pensieri, parole e azioni.

Da queste ‘mappe del cervello’ risulta che il pensiero razionale e il linguaggio attivano nella maggior parte dei casi l’emisfero sinistro, che è simile a un computer, in quanto accumula i dati delle esperienze in memoria e li ripete su richiesta. La parte destra del cervello è attivata dalla musica, dal linguaggio non-verbale, che è fatto di intonazioni della voce, sguardi, gesti, mimica facciale, ecc. e dalla creatività, che e’ la combinazione originale di elementi presenti in natura. Quindi l’emisfero sinistro memorizza in modo schematico attraverso modelli ripetitivi e categorie rigide e rifiuta quello che non riesce a incasellare in questi schemi. Questo emisfero è il più veloce e serve per la sopravvivenza in quanto non si può perdere tempo se si devono dare risposte rapide a stimoli, per es. in auto, in situazioni di rischio per la vita o di pericolo per la salute, il lavoro, ecc. o percepite come tali dall’individuo, questo aspetto è più sviluppato in genere negli uomini. L’emisfero destro non ha sviluppato il linguaggio verbale o esso è molto semplice e integra, cioè unisce, stimoli diversi in modo non ripetitivo, ma creativo e giusto in quel momento per l’individuo. Tuttavia per fare questo lavoro è più lento dell’altro nel dare una risposta. Esso prevale nei bambini, in cui il sinistro non si è ancora sviluppato, negli artisti che l’hanno sviluppato maggiormente, nelle persone sensibili.

Nelle donne si è visto che i due emisferi normalmente lavorano insieme, perché devono possedere sia la capacità di percepire sfumature di emozioni e situazioni per occuparsi dei bambini, che ancora non parlano, sia a volte essere veloce nella risposta, per proteggerli, oltre che  per difendere se stesse. Questo si ottiene con un maggior numero di fibre che collegano i due emisferi, tramite una parte centrale detta corpo calloso, circa il 20 % più degli uomini, queste cose spesso la scienza per maschilismo le ha finora trascurate.

Tutto questo vale naturalmente in generale, perché il cervello è anche plasmabile dall’ambiente a seconda delle circostanze, educazione, decisioni, ecc.

Così possiamo spiegarci come nelle persone in cui prevale per educazione, ecc. la parte sinistra del cervello la visione delle cose avviene per schemi, modelli, pregiudizi, molto rigidi e resistenti al cambiamento; mentre nelle persone in cui prevale l’emisfero destro la percezione del mondo avviene in modo libero e creativo con apertura al nuovo e al giusto, tuttavia spesso con difficolta’ di adattamento e ipersensibilità. Ciò spiega anche le difficoltà di comunicazione tra uomo e donna, tra persone con prevalente raziocinio o sensitività, tra bambini e adulti, ecc.

Il condizionamento in psicologia comportamentale è considerato una associazione tra uno stimolo neutro e uno piacevole o spiacevole, ripetuti, con una risposta, in seguito, anche di fronte allo stimolo neutro. Ad es. associazione ‘scuola’ – ‘paura del giudizio’,poi viene ansia anche se si entra in una istituzione simile, come universita’, ministeri, ecc.

Infatti più un pensiero o una abitudine si ripetono, più si rinforzano nel cervello e piu’ tempo e sforzo ci vuole per cambiare schemi diventati automatici e ripetitivi. Per gli anziani, che hanno rinforzato gli schemi avuti da giovani, è molto più difficile cambiarli. Per questo tutti dovremmo avere pazienza con noi stessi e con gli altri, poiché anche con la ‘volontà non si può fisiologicamente cambiare a piacimento da un giorno o da un mese all’altro, ma solo gradualmente e con costanza nel tempo.

Ad es. smettere di fumare o bere alcolici da un giorno all’altro o diete drastiche, provocano all’organismo una forte pressione che può sfociare in altri vizi o problemi in seguito, a volte così forti da non riuscire a controllarli (es. mangiare molto, uso di farmaci, malattie, ansie, ecc.) o anche frustrazione e bisogno di parlare male o rabbia verso chi si concede cose che la persona si è proibita con violenza (si tratta quindi di una repressione ).

Se si sono formati i condizionamenti nell’infanzia, solo in seguito, quando cresciamo, possiamo, spesso con grande sforzo, decidere di combattere le cattive abitudini che riconosciamo negative per noi e per gli altri, ma solo con ripetuto impegno, con contro-programmi positivi o alternativi e a piccoli passi. 

Applicando questo quindi all’alimentazione vegetariana non dovrebbe essere una moda, influsso di un modello socio-culturale, che poi si stabilizza o una imposizione a se stessi e poi agli altri… o una paura delle malattie o del peccato… a motivarne l’adesione, ma una profonda presa di coscienza dell’unità di tutti gli esseri viventi e che il benessere personale non può essere disgiunto da quello altrui e da quello dell’ambiente naturale e quindi animale… una espansione di coscienza che sta, per fortuna di tutti, prendendo piede nel mondo in innumerevoli associazioni e movimenti ecologici e spirituali, che dovrebbero poi cooperare e non combattersi a vicenda, secondo i meccanismi cerebrali automatici prima spiegati, per essere coerenti ed utili a tutto il Pianeta in difficoltà.


Ciro Aurigemma, psicologo

 

domenica 12 luglio 2026

Serve un amico spirituale...



Molto spesso parlando con amici del concetto di Spiritualità Laica mi son trovato a dover difendere quella che è la funzione del Guru in questo percorso. Solitamente, come spesso dichiarato dai due Kishnamurti (Jiddu e U.G.), sicuramente esponenti di un filone "anti-religioso", si intende che la ricerca spirituale debba essere indirizzata unicamente all'auto-conoscenza, intendendo che ciò che è fuori di noi è sicuramente anche dentro di noi, quindi non serve cercare all'esterno quel che abbiamo già all'interno.

Per conoscere se stessi -come diceva lo stesso Ramana Maharshi- non c'è bisogno di alcuna istruzione o azione, "il Guru può solo indicare la strada ma non può darti quello che già sei".  Ma c'è da dire che per le tendenze inveterate a rivolgersi verso l'esterno non siamo in grado di affondare e ricongiungerci nel Sé. Perciò sentiamo il bisogno di un aiuto, perlomeno un esempio, un gesto di simpatia e di amore che  ci incoraggi verso la meta.

La mia esperienza in tal senso, vissuta con il mio Guru, Baba Muktananda,   può forse risultare significativa per l'accorto lettore.   

Il mio rapporto Guru / Discepolo rappresentava una relazione molto "animale". 
Poco o nulla appariva sul piano dell'insegnamento "formale". Mi sentivo
stimolato ad avvicinarmi a lui con un approccio silenzioso, rivolto
all'osservazione, alla mimica, alle azioni compiute, alla leggerezza,
al calore dimostrato. In effetti era solo un gioco al "nascondino" in
cui spiavo da dietro l'angolo ogni suo gesto e movimento. In alcuni
momenti, quelli più intimi, mi sembrava che la conoscenza mi venisse
trasmessa attraverso queste forze giocose.

Mi viene in mente, per analogia, l'immagine di una mamma gatta che
gioca con il suo micio. Attraverso il gioco, le leccate, le zampate,
il rotolarsi, il ringhiare, il miagolare, la mamma gatta trasmette
conoscenza di sé...  Ed il gattino scopre la sua natura felina,
istintivamente,  in quel gioco amoroso. Altrettanto è avvenuto per il
risveglio interiore che si è manifestato spontaneamente al contatto
con il mio Guru.

Tutto succedeva senza pensarci, come effetto della presenza nello
stesso luogo e nello stesso tempo, vivendo situazioni comuni. La
conoscenza trasmessa in tal modo è intrisa di varie emozioni, talvolta
ribellione, talvolta affetto, gestualità, sguardi, odori, leggeri
tocchi, persino ironia e senso del ridicolo.  Alla fine il risultato
di quel fantastico rapporto, potrei definirlo d'amore, è la conoscenza
per sottile "induzione" (o intuizione?), per risveglio della memoria
ancestrale.. Il Guru non faceva altro che rappresentare quel che
anch'io sono..  E' come guardarsi allo specchio, una volta
riconosciuta la propria immagine non serve null'altro da aggiungere..
poiché "l'immagine"  dello spirito è permanente, non è mutevole come
quella di un volto che invecchia, lo spirito.., è eternamente giovane.

Questo il mio sentire.  Infatti la spiritualità laica è un percorso
che supera ogni concetto di religione e di comportamento, sta al di
fuori degli indirizzi morali ed anche di quelli immorali.

Ciò potrebbe dar adito a dubbi ed anche a fraintendimenti. In effetti
per come è stata descritta e giudicata, soprattutto nelle religioni di
matrice giudeo/cristiana, l’amoralità e l'immoralità vengono spesso
equiparate alla mancanza di coscienza spirituale. Ma questo pensiero è
dovuto al fatto che si è sovrimposta una norma di comportamento,
basata sull’etica e sulla morale religiosa, sullo stato naturale
dell’uomo e sulla sua genuina espressione spirituale.

La spiritualità laica non può essere un “atteggiamento” od il
risultato di un conformarsi alle norme scritte da qualcuno,
spiritualità laica è semplicemente essere consapevolmente quello che
si è, senza vergogna e senza modelli di sorta. Perciò la capacità del
Guru di “insegnare” attraverso la vita quotidiana, in termini
spirituali laici, sta nell'capacità intrinseca di “trasmettere” la
“verità” in tutto ciò che noi manifestiamo o che a noi si manifesta.

Il Guru non è una persona, quindi, o perlomeno non soltanto una
persona visto che comunque può apparire in ogni forma, bensì
l’intelligenza illuminante che ci libera dalle sovrastrutture mentali
e dalle finzioni religiose o morali.


Paolo D'Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica

Risultati immagini per un amico spirituale paolo d'arpini

All'ingresso della Stanzetta del Pastore di Calcata


Un commento ricevuto: 

"Sai caro amico, le poche volte che sono stato insieme a te, ed in particolare la prima volta che ti ho conosciuto, ho percepito le tue parole come se fossero state pesate, misurate, centellinate, come anche i tuoi atteggiamenti, quasi ci fosse stata in te una sorta di indifferenza nel nostro relazionarsi, ma tutto questo avveniva in modo naturale. Ho colto soltanto dopo certi tuoi delicati messaggi..."