giovedì 16 luglio 2026

La comune matrice ecologica e spirituale… nella casa Terra…

 


In questi giorni in cui molti di noi sono scossi e senza parole, per la crisi economica e per gli eventi sempre più drammatici che stiamo vivendo, stanno ritornando in auge discorsi contrari al senso di comune appartenenza alla specie umana. Nord contro sud, est contro ovest… Anche nel piccolo la separazione e lo scollamento sociale divengono più evidenti… mentre la comunità sembra aver  perso la capacità di esprimere solidarietà  e collaborazione.  Ciò avviene persino fra compaesani... tutti sono oggi inequivocabilmente percepiti alieni  da ognuno di noi.

Perciò è evidente che lo “straniero” è addirittura visto come un invasore e questo comporta uno scontro continuo fra le parti. Extracomunitari che si coalizzano contro gli italiani ed il contrario. Come si può in tal modo costruire una società umana decente?    

Mentre non si riconosce più nemmeno un membro della famiglia come nostro proprio come possiamo accettare ed accogliere chi non conosciamo, o pensiamo di non conoscere?

Viviamo in un mondo di stranieri e noi stessi siamo stranieri in questo mondo. Eppure con la globalizzazione si presupponeva che il concetto di comune appartenenza alla Terra, divenisse un dato acquisito, una realtà. Purtroppo non è andata così, la mancanza di coesione nella società  è ormai evidente.

Non desta quindi meraviglia  l’avanzata dell’infiltrazione mafiosa  -che si propone come società alternativa- e  la colpa è solo della mancanza di solidarietà interna nella collettività. Dove non vi sono valori comuni  e si perde  il senso di appartenenza al luogo immediatamente subentrano gli interessi speculativi che cancellano ogni umanità e fratellanza. Nelle grandi città, come pure nei piccoli centri,   la gente vive nello stesso palazzo e  non si conosce o si ignora,  nemmeno si saluta né si interessa dei propri vicini, ognuno è  estraneo all’altro. Ecco il “contesto civile” nel quale ci siamo smarriti ed ora dobbiamo ritrovare la strada verso “casa”. La Casa di Tutti.

La società umana si dibatte  nella forsennata ricerca di una nuova identità e modus vivendi. Questo  mentre la “politica” ha fallito il suo scopo sociale   e  sembra acquistare impeto una nuova spinta centrifuga.  

La classe politica  e religiosa invece di emendarsi  per  riportare l’umanità al centro  cerca  soluzioni  esclusivamente  finanziarie al malessere. Il far cassa è la parola d’ordine,  appoggiandosi  ad un’economia basata sulla produttività amorfa (precariato, call center, veline, prostituzione in tutte le forme, corruzione, droga,  etc),   mentre le forze sociali sane cercano di scalfire il monolite dello Stato e percuotono le mura (senza porte) di una apparente legalità democratica che più non  regge le sorti della nazione.

Gli umani nel tentativo di uniformarsi alla globalità hanno perso il senso della dignità e del rispetto per la diversità. Ancora ed ancora si distingue e si  giudica. Non però nella pianificazione economica e sociale saldamente in mano a pochi “esperti”…

Ritengo comunque che per una opposta tendenza compensativa  succederà che questa “alienazione” sfocerà necessariamente al  ri-accostamento interiore e  dell’uomo  verso l’uomo e verso la Natura. In fondo quanto possiamo separarci da noi stessi senza perire? Ecco che l’allontanamento diviene  avvicinamento… la vita è  elastica e non può andare in una sola direzione. Ora  sorge la necessità di nuove forme di equilibrio, più radicate nella coscienza della comune appartenenza alla vita. Un avvicinamento alla coscienza universale. Infatti il senso di comune appartenenza porta alla condivisione,  ad atteggiamenti simbiotici e ad uno  stato di coscienza comunitario. 

L’evoluzione spirituale richiede  che le persone non si riconoscano più nelle mode, negli sport, nel glamour, nel colore della pelle, nelle religioni o ideologie, etc. La separazione  è solo un concetto per giustificare degli “indirizzi” personalistici ed egoici,   è una frattura radicale che spacca il mondo e l’essere in due. Il diritto di abitare nel “condominio terra”,   non può  essere codificato  dalla nascita, dall’etnia, dalla nazionalità o dalla condizione economica, etc. bensì dalla capacità di rapportarsi al luogo in cui si vive in  sintonia con l’esistente. 

L’uomo, la specie umana nella sua totalità, e l’ambiente vitale sono un’entità indivisibile.

Perciò il passo primo da compiere, per il “Ritorno a Casa”,  è  l’accettazione delle differenze, viste come fatti caratteriali che al massimo (in caso di persistente negligenza morale) possono essere ‘curate’ allo stesso modo di una idiosincrasia/malattia interna.

Ognuno sente il bisogno di riconoscersi ‘unico’  nella sua individualità, che assomiglia ad un cristallo di neve nella massa di neve,  ma nella coscienza di appartenere all’unica specie umana.  

Non passerà molto tempo -mi auguro- che le divisioni artificiali operate dalla mente speculativa scompariranno completamente ed al loro posto subentrerà un nuovo spirito di fratellanza, partendo dal presupposto delle reali somiglianze e della coesistenza pacifica. Queste somiglianze, in una società sempre più vicina,  renderanno l’uomo capace di capire il suo prossimo, in piena libertà, e di amarlo come realmente merita. Tutti abitanti dello stesso pianeta, tutti a casa!

Paolo D’Arpini - Rete Bioregionale Italiana



martedì 14 luglio 2026

Neuropsicofisiologia applicata e funzionamento dei due emisferi cerebrali...




Quello che segue è una sinossi sulla manifestazione energetica nel livello fisico  sottile:  

Già  negli anni ‘80  del secolo scorso  presentai alla comunità scientifica internazionale una teoria neuropsicofisiologica su come i due emisferi cerebrali codificano e decodificano le informazioni ricevute, mettendo in evidenza come la natura comunichi sulla base di scambi di informazioni le cui caratteristiche sono misurabili con la fisica.

La fisicità  delle informazioni agisce nello stesso modo dei “telecomandi” e spesso con lo stesso tipo di energia. Tali informazioni, con le loro caratteristiche fisiche, vengono riconosciute e identificate dalle aree primarie del cervello (relative ai cinque sensi) che sono dei veri e propri monitor dei segnali in arrivo. Ciò è valido anche per entrambi gli emisferi cerebrali.

Abbiamo poi le informazioni cosiddette culturali, rappresentate da tutti quei codici prodotti dall’evoluzione culturale che sono le varie forme di linguaggio con cui l’umanità interpreta, elabora e identifica la realtà. Tutte le forme di linguaggio prodotte dall’uomo vengono normalmente acquisite, memorizzate e interpretate dall’emisfero sinistro, mentre la natura, con la molteplicità dei suoi messaggi fisici costituiti da varie forme di energia, fornisce informazioni che vengono acquisite, identificate e interpretate dall’emisfero destro. Troviamo così all’interno dei due emisferi cerebrali due forme di coscienza: il destro interpreta e ricostruisce costantemente la realtà oggettiva e obiettiva, il sinistro ricostruisce con i codici culturali la logica interpretativa della realtà.

Quando l’interpretazione logica non corrisponde alla realtà si crea una separazione funzionale fra i due emisferi, ovvero i due emisferi non comunicano più fra loro costruendosi sul piano logico-formale una pseudo-verità che non corrisponde alla realtà: questa è la “realtà soggettiva”, che può essere trasferita agli altri costringendoli alla ripetitività logico-formale. In tal modo si perpetuano trasmissioni culturali che sul piano logico-formale sono perfette, ma sono dissociate dalla realtà oggettiva ed obiettiva. Il sogno si inserisce in questo contesto operando costantemente affinché la realtà soggettiva dell’emisfero sinistro tenda all’oggettività ed obiettività percepita dall’emisfero destro. Ovvero, tutti i giudizi e interpretazioni sbagliate operati dal sinistro devono essere rimossi per consentire alla persona di evolversi verso la ricerca della verità, che nasce sempre da una sintesi integrativa operata dai lobi frontali dei due emisferi: il lobo frontale destro opera la sintesi integrativa dei segnali oggettivi e obiettivi percepiti; il lobo frontale sinistro opera una sintesi logico-formale, nei vari codici linguistici, dei segnali provenienti dal lobo frontale destro.

La consapevolezza di tale funzionalità consente la nascita dell’Io cosciente, che è propria dell’individuo considerato saggio.  

Prof. Michele Trimarchi, neuropsicologo


Alcune considerazioni aggiunte:
In diverse occasioni ed in diversi incontri ho avuto il piacere di ascoltare le allocuzioni del prof. Michele Trimarchi  relative alla sua teoria della “neuropsicofisiologia applicata”. Al proposito  ho trovato estremamente interessante il suo discorso  sul funzionamento dei due emisferi cerebrali, che in qualche modo configura scientificamente la teoria dello Yin e dello Yang della filosofia confuciana e taoista. 

In particolare ricordo che durante la conferenza tenuta a Calcata l’8 novembre 2009,  a chiusura della manifestazione Il Ciclo della Vita, sono stati toccati  alcuni aspetti pratici “fisici” della teoria neuropsicofisiologica,  che sono poi quegli elementi di “pulsione energetica”  che si manifestano attraverso la funzione coscienziale dello stato di veglia,  del sogno, della meditazione, del sonno profondo e del pre-morte ed anche oltre questo stadio. Infatti l’energia psichica del pensiero mai si può dire che sia distrutta bensì trova diversa espressione a seconda della condizione esistenziale in cui l’io cosciente si trova.

Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica


Un libro in sintomia:

https://www.edizioniephemeria.it/prodotto/chi-sei-tu-di-paolo-darpini/

lunedì 13 luglio 2026

Emisferi cerebrali e intelligenza evolutiva (al maschile ed al femminile)...

 



"Il cervello si è visto essere formato da due parti collegate tra loro, chiamate emisferi cerebrali: quello sinistro è la parte piu razionale, quello destro la parte più sensibile e creativa". (Sperry R., 81; Trimarchi M., 82).

Vediamo meglio cosa dicono i recenti studi scientifici basati su tecnologie, dette ‘Brain imaging’, che permettono di vedere quali parti del cervello si mettono in funzione maggiormente durante certi pensieri, parole e azioni.

Da queste ‘mappe del cervello’ risulta che il pensiero razionale e il linguaggio attivano nella maggior parte dei casi l’emisfero sinistro, che è simile a un computer, in quanto accumula i dati delle esperienze in memoria e li ripete su richiesta. La parte destra del cervello è attivata dalla musica, dal linguaggio non-verbale, che è fatto di intonazioni della voce, sguardi, gesti, mimica facciale, ecc. e dalla creatività, che e’ la combinazione originale di elementi presenti in natura. Quindi l’emisfero sinistro memorizza in modo schematico attraverso modelli ripetitivi e categorie rigide e rifiuta quello che non riesce a incasellare in questi schemi. Questo emisfero è il più veloce e serve per la sopravvivenza in quanto non si può perdere tempo se si devono dare risposte rapide a stimoli, per es. in auto, in situazioni di rischio per la vita o di pericolo per la salute, il lavoro, ecc. o percepite come tali dall’individuo, questo aspetto è più sviluppato in genere negli uomini. L’emisfero destro non ha sviluppato il linguaggio verbale o esso è molto semplice e integra, cioè unisce, stimoli diversi in modo non ripetitivo, ma creativo e giusto in quel momento per l’individuo. Tuttavia per fare questo lavoro è più lento dell’altro nel dare una risposta. Esso prevale nei bambini, in cui il sinistro non si è ancora sviluppato, negli artisti che l’hanno sviluppato maggiormente, nelle persone sensibili.

Nelle donne si è visto che i due emisferi normalmente lavorano insieme, perché devono possedere sia la capacità di percepire sfumature di emozioni e situazioni per occuparsi dei bambini, che ancora non parlano, sia a volte essere veloce nella risposta, per proteggerli, oltre che  per difendere se stesse. Questo si ottiene con un maggior numero di fibre che collegano i due emisferi, tramite una parte centrale detta corpo calloso, circa il 20 % più degli uomini, queste cose spesso la scienza per maschilismo le ha finora trascurate.

Tutto questo vale naturalmente in generale, perché il cervello è anche plasmabile dall’ambiente a seconda delle circostanze, educazione, decisioni, ecc.

Così possiamo spiegarci come nelle persone in cui prevale per educazione, ecc. la parte sinistra del cervello la visione delle cose avviene per schemi, modelli, pregiudizi, molto rigidi e resistenti al cambiamento; mentre nelle persone in cui prevale l’emisfero destro la percezione del mondo avviene in modo libero e creativo con apertura al nuovo e al giusto, tuttavia spesso con difficolta’ di adattamento e ipersensibilità. Ciò spiega anche le difficoltà di comunicazione tra uomo e donna, tra persone con prevalente raziocinio o sensitività, tra bambini e adulti, ecc.

Il condizionamento in psicologia comportamentale è considerato una associazione tra uno stimolo neutro e uno piacevole o spiacevole, ripetuti, con una risposta, in seguito, anche di fronte allo stimolo neutro. Ad es. associazione ‘scuola’ – ‘paura del giudizio’,poi viene ansia anche se si entra in una istituzione simile, come universita’, ministeri, ecc.

Infatti più un pensiero o una abitudine si ripetono, più si rinforzano nel cervello e piu’ tempo e sforzo ci vuole per cambiare schemi diventati automatici e ripetitivi. Per gli anziani, che hanno rinforzato gli schemi avuti da giovani, è molto più difficile cambiarli. Per questo tutti dovremmo avere pazienza con noi stessi e con gli altri, poiché anche con la ‘volontà non si può fisiologicamente cambiare a piacimento da un giorno o da un mese all’altro, ma solo gradualmente e con costanza nel tempo.

Ad es. smettere di fumare o bere alcolici da un giorno all’altro o diete drastiche, provocano all’organismo una forte pressione che può sfociare in altri vizi o problemi in seguito, a volte così forti da non riuscire a controllarli (es. mangiare molto, uso di farmaci, malattie, ansie, ecc.) o anche frustrazione e bisogno di parlare male o rabbia verso chi si concede cose che la persona si è proibita con violenza (si tratta quindi di una repressione ).

Se si sono formati i condizionamenti nell’infanzia, solo in seguito, quando cresciamo, possiamo, spesso con grande sforzo, decidere di combattere le cattive abitudini che riconosciamo negative per noi e per gli altri, ma solo con ripetuto impegno, con contro-programmi positivi o alternativi e a piccoli passi. 

Applicando questo quindi all’alimentazione vegetariana non dovrebbe essere una moda, influsso di un modello socio-culturale, che poi si stabilizza o una imposizione a se stessi e poi agli altri… o una paura delle malattie o del peccato… a motivarne l’adesione, ma una profonda presa di coscienza dell’unità di tutti gli esseri viventi e che il benessere personale non può essere disgiunto da quello altrui e da quello dell’ambiente naturale e quindi animale… una espansione di coscienza che sta, per fortuna di tutti, prendendo piede nel mondo in innumerevoli associazioni e movimenti ecologici e spirituali, che dovrebbero poi cooperare e non combattersi a vicenda, secondo i meccanismi cerebrali automatici prima spiegati, per essere coerenti ed utili a tutto il Pianeta in difficoltà.


Ciro Aurigemma, psicologo

 

domenica 12 luglio 2026

Serve un amico spirituale...



Molto spesso parlando con amici del concetto di Spiritualità Laica mi son trovato a dover difendere quella che è la funzione del Guru in questo percorso. Solitamente, come spesso dichiarato dai due Kishnamurti (Jiddu e U.G.), sicuramente esponenti di un filone "anti-religioso", si intende che la ricerca spirituale debba essere indirizzata unicamente all'auto-conoscenza, intendendo che ciò che è fuori di noi è sicuramente anche dentro di noi, quindi non serve cercare all'esterno quel che abbiamo già all'interno.

Per conoscere se stessi -come diceva lo stesso Ramana Maharshi- non c'è bisogno di alcuna istruzione o azione, "il Guru può solo indicare la strada ma non può darti quello che già sei".  Ma c'è da dire che per le tendenze inveterate a rivolgersi verso l'esterno non siamo in grado di affondare e ricongiungerci nel Sé. Perciò sentiamo il bisogno di un aiuto, perlomeno un esempio, un gesto di simpatia e di amore che  ci incoraggi verso la meta.

La mia esperienza in tal senso, vissuta con il mio Guru, Baba Muktananda,   può forse risultare significativa per l'accorto lettore.   

Il mio rapporto Guru / Discepolo rappresentava una relazione molto "animale". 
Poco o nulla appariva sul piano dell'insegnamento "formale". Mi sentivo
stimolato ad avvicinarmi a lui con un approccio silenzioso, rivolto
all'osservazione, alla mimica, alle azioni compiute, alla leggerezza,
al calore dimostrato. In effetti era solo un gioco al "nascondino" in
cui spiavo da dietro l'angolo ogni suo gesto e movimento. In alcuni
momenti, quelli più intimi, mi sembrava che la conoscenza mi venisse
trasmessa attraverso queste forze giocose.

Mi viene in mente, per analogia, l'immagine di una mamma gatta che
gioca con il suo micio. Attraverso il gioco, le leccate, le zampate,
il rotolarsi, il ringhiare, il miagolare, la mamma gatta trasmette
conoscenza di sé...  Ed il gattino scopre la sua natura felina,
istintivamente,  in quel gioco amoroso. Altrettanto è avvenuto per il
risveglio interiore che si è manifestato spontaneamente al contatto
con il mio Guru.

Tutto succedeva senza pensarci, come effetto della presenza nello
stesso luogo e nello stesso tempo, vivendo situazioni comuni. La
conoscenza trasmessa in tal modo è intrisa di varie emozioni, talvolta
ribellione, talvolta affetto, gestualità, sguardi, odori, leggeri
tocchi, persino ironia e senso del ridicolo.  Alla fine il risultato
di quel fantastico rapporto, potrei definirlo d'amore, è la conoscenza
per sottile "induzione" (o intuizione?), per risveglio della memoria
ancestrale.. Il Guru non faceva altro che rappresentare quel che
anch'io sono..  E' come guardarsi allo specchio, una volta
riconosciuta la propria immagine non serve null'altro da aggiungere..
poiché "l'immagine"  dello spirito è permanente, non è mutevole come
quella di un volto che invecchia, lo spirito.., è eternamente giovane.

Questo il mio sentire.  Infatti la spiritualità laica è un percorso
che supera ogni concetto di religione e di comportamento, sta al di
fuori degli indirizzi morali ed anche di quelli immorali.

Ciò potrebbe dar adito a dubbi ed anche a fraintendimenti. In effetti
per come è stata descritta e giudicata, soprattutto nelle religioni di
matrice giudeo/cristiana, l’amoralità e l'immoralità vengono spesso
equiparate alla mancanza di coscienza spirituale. Ma questo pensiero è
dovuto al fatto che si è sovrimposta una norma di comportamento,
basata sull’etica e sulla morale religiosa, sullo stato naturale
dell’uomo e sulla sua genuina espressione spirituale.

La spiritualità laica non può essere un “atteggiamento” od il
risultato di un conformarsi alle norme scritte da qualcuno,
spiritualità laica è semplicemente essere consapevolmente quello che
si è, senza vergogna e senza modelli di sorta. Perciò la capacità del
Guru di “insegnare” attraverso la vita quotidiana, in termini
spirituali laici, sta nell'capacità intrinseca di “trasmettere” la
“verità” in tutto ciò che noi manifestiamo o che a noi si manifesta.

Il Guru non è una persona, quindi, o perlomeno non soltanto una
persona visto che comunque può apparire in ogni forma, bensì
l’intelligenza illuminante che ci libera dalle sovrastrutture mentali
e dalle finzioni religiose o morali.


Paolo D'Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica

Risultati immagini per un amico spirituale paolo d'arpini

All'ingresso della Stanzetta del Pastore di Calcata


Un commento ricevuto: 

"Sai caro amico, le poche volte che sono stato insieme a te, ed in particolare la prima volta che ti ho conosciuto, ho percepito le tue parole come se fossero state pesate, misurate, centellinate, come anche i tuoi atteggiamenti, quasi ci fosse stata in te una sorta di indifferenza nel nostro relazionarsi, ma tutto questo avveniva in modo naturale. Ho colto soltanto dopo certi tuoi delicati messaggi..."



venerdì 10 luglio 2026

La vera spiritualità è sempre "laica"...

 



Oggi parlando con Caterina, la mia compagna,  le riferivo le parole di Nisargadatta, relative alla sua persona: "Ho lasciato che la mia natura umana si sviluppi, nel modo in cui il suo destino lo vuole, io rimango come sono.”

E questa era la sensazione vissuta di fronte a lui, si osservava un uomo che dal comportamento non differiva assolutamente da chiunque altro, nell'esprimere ciò che era, senza remore o aggiustamenti. D'altronde cosa c'è da aggiustare? Cosa può oscurare la consapevolezza di sé una volta ottenuta quell'esperienza? A cosa serve quell'esperienza? Forse semplicemente a ricordarci chi siamo veramente:  pura consapevolezza.

Ed una volta avuta quell'esperienza, quel satori, dovremmo lasciare che "la natura umana si sviluppi, nel modo in cui il suo destino lo vuole". D'altronde se è il destino a volerlo come potremmo opporci, possiamo solo arrovellarci e rifiutare ciò che stiamo vivendo. Nel rifiuto c'è sofferenza. Nell'accettazione c'è pace.

Qualcuno dice di non poter osservare con distacco ma non è corretto poiché  chiunque è in grado di descrivere ciò che ha osservato, anche se il suo pensiero è macchiato di "pregiudizio".  Insomma talvolta non ci piace il panorama, il film di questa esistenza che incarniamo. Ma le cose succedono, malgrado tutto e aldilà della nostra volontà.

Diceva Sai Baba di Shirdi che l'unica libertà che abbiamo è accettare ciò che ci è dato vivere o rifiutarlo,  è da questo diverso  atteggiamento che sorge la propensione a predisporre un nuovo "karma".

Ma infine cosa scegliere? Non esiste una scala di valori, tutto si manifesta contemporaneamente e nella stessa condizione, quel che ci piace e quel che non ci piace, quel che siamo nella carne e quel che siamo nello spirito. Perché, come dicono i buddhisti "il buddha è presente nei dieci mondi della manifestazione, dagli inferi alla buddhità".

C'è forse un Io superiore da conquistare, un io inferiore da perdere?... Non c’è nulla in verità che si “perde”, nemmeno l’io individuato che è pur sempre un aspetto della Realtà. Pertanto, come disse il vate: "ama il tuo sogno se pur ti tormenta!" -
 
Nisargadatta riferisce che Siddharameshwar Maharaj,  il suo maestro, gli disse: "Tu sei l'assoluto, credi alle mie parole ed agisci di conseguenza", io stetti alle sue parole con fede e perseveranza e infine realizzai la loro verità"

Anche il grande saggio Ramana Maharshi restò “laico” per tutta la vita, gettò via il cordone da bramano ma non si fece mai monaco, Ramana era uno stretto non-dualista, che rifiutò fino all’ultimo di entrare in un qualsiasi ordine religioso.

Paolo D'Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica




Ed a proposito di laicità universale propongo qui di seguito un articolo su questo tema, tradotto in tedesco, perché anche i tedeschi hanno diritto alla conoscenza della spiritualità laica, non si dica che li trascuriamo: “Ich möchte die Bedeutung des Ausdrucks „laizistisch” wörtlich, etymologisch und konzeptionell klären... - Continua: http://riciclaggiodellamemoria.blogspot.it/2015/07/uber-die-laizistische-spiritualitat.html




martedì 7 luglio 2026

La persona ed il ritorno alla Madre Universale...




Caro Paolo D’Arpini, mi ha fatto piacere leggere in un tuo articolo (*) un riferimento preciso al valore della persona “in quanto depositaria della prima scintilla di Coscienza dalla quale tutto deriva”. 
Evidentemente nell’ambito dell’ecologia profonda ci sono varie posizioni al riguardo. Per esempio, alcuni bioregionalisti dell’Associazione Eco-filosofica di Treviso sostengono che il concetto di persona conduce inevitabilmente all’antropocentrismo e che quindi deve essere combattuto.
Personalmente sono per una via mediana implicante la discriminazione: ci sono interpretazioni dei termini “persona” ed “antropocentrismo” che trovo deleteri, poiché pretendono di conferire agli uomini il diritto di sfruttare la Natura vivente quasi fosse un oggetto disanimato radicalmente distinto da sé. Se invece si pensa che la persona umana rappresenta il momento eminentemente coscienziale della Natura, fungendo da trait d’union tra il sensibile e il sovrasensibile, allora si possono comprendere espressioni quali “Custode, Amico dell’Esistenza” e non possono non apparirci in tutta la loro evidenza la sua grande responsabilità, unita alla sua spontanea devozione per la Madre dalla quale proviene e attraverso la quale deve necessariamente passare-ritornare per accedere a superiori stati dell’Essere.
Scrive il celebre pensatore Henry Corbin: “Mancando la persona, assente ciò che ne rende possibile la preminenza, ci troviamo di fronte al nichilismo agnostico: non c’è più nessuno; l’uomo è scomparso”. Si tratta di un argomento importante che non può essere esaurito in poche righe, bensì solo accennato. Per chi volesse approfondirlo, rimando ad un mio recente scritto “In difesa della Persona” comparso nella rivista di studi metafisici ed umanistici Atrium di Trento.
Ho apprezzato altresì i tuoi chiarimenti sulla “spiritualità laica”. Non posso che essere d’accordo con te laddove scrivi: “Lo spirito è libero e non è descrivibile od etichettabile, come potrebbe esserlo la mente od il corpo. Ed inoltre la spiritualità laica non è certo una nuova filosofia, assolutamente no! Semplicemente è un modo di esprimere qualcosa che c’era già, nella via personalizzata di ognuno del ritorno a casa”. Bisogna però tener presente che nella sua libertà lo Spirito può anche calarsi in modi o forme descrivibili; diversamente non sarebbe libero.
Per chi aspira a lasciarsi guidare dallo Spirito, ne deriva pertanto una capacità di guardare a tutti gli approcci al divino con comprensione ed accettazione, purché nessuno tra loro pretenda di detenere l’unica chiave di accesso al Vero in sé. In quest’ultimo caso, infatti, una credenza, una scuola, ecc., smettono di valere quale supporto legittimo e spesso benefico per diventare fonte di danno per sé e per tutti. Il mondo in cui viviamo è il risultato di un simile errore perpetrato soprattutto dalle tre principali religioni monoteistiche, le quali hanno un volto salvifico, che le radica nell’Originario atemporale, e un volto imprigionante.
Credere che certe cause non sfocino inevitabilmente nei corrispondenti effetti è come pretendere che un treno lanciato a folle corsa lungo un erto pendio, tagliato da un baratro, possa fermarsi.
Estendendo la metafora alla situazione politica attuale, mi appaiono perciò futili tutte le attività che si svolgono all’interno del treno (manutenzione, cambi del macchinista e del personale, lotte per privilegi o vendette, ecc.); la cosa fondamentale è trovare il modo di scendere dal treno prima che sia troppo tardi, indi risalire la china e imparare a guardare sé stessi, il mondo-universo, l’immanenza e la trascendenza con altri occhi (o forse, meglio, con quel Terzo che ci siamo dimenticati di avere).
Subramanyam

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(*) Articolo di riferimento: http://riciclaggiodellamemoria.blogspot.it/2015/03/coscienza-individuale-e-spiritualita.html

sabato 4 luglio 2026

Il destino dei popoli...

 


"Urlate, perché è vicino il giorno del Signore, esso viene come una devastazione... e il giorno del Signore arriva, crudele, ... per fare della terra un deserto e sterminare da essa i peccatori.... chiunque sarà incontrato, sarà trafitto, e chiunque sarà sorpreso, cadrà di spada. I loro piccoli saranno schiacciati davanti ai loro occhi, le loro case saranno saccheggiate le loro mogli violate" (Bibbia - Parole del Signore)


Spesso, durante  la mia permanenza in India, diverse persone ponevano domande ai vari maestri presso i quali andavo a soggiornare in merito al destino dei popoli, alla crudeltà di Hitler, alla persecuzione millenaria degli ebrei, alla distruzione delle civiltà  meso-americane, alle guerre civili e simili argomenti apocalittici. La riposta dei saggi era sempre più o meno la stessa: "Come esiste un destino individuale esiste anche un destino per le nazioni e per i popoli".

Insomma par di capire che la summa di atti e coinvolgimenti che videro diverse anime convergere in un particolare momento storico  non è altro che un aggiustamento karmico. Questo non significa che coloro che furono perseguitati come ebrei, ad esempio, sono  nati sempre in quella religione o razza, anzi parrebbe essere proprio il contrario, e cioè che l'entrata in un particolare karma collettivo sia necessario per un riequilibrio degli opposti. 

Ad esempio se diversi individui furono perseguitati durante la strage degli Ugonotti pareggiano il conto perseguitando a loro volta, in un'altra condizione, i nobili ed i preti durante  la rivoluzione francese. Oppure se le anime dei Maya cercano rivalsa si incarnano in Spagna e scatenano la guerra civile.  Quindi perseguitati e persecutori si scambiano le parti a seconda delle circostanze sino al compimento finale ed alla comprensione che son la stessa identica cosa, sono lo stesso sognatore che prende  varie forme.

Lasciando da parte questa analisi di causa effetto voglio solo soffermarmi un attimo sulla tendenza karmica che contraddistingue il popolo ebraico.
 
La chiave della comprensione del destino di questo popolo sta nel senso del sacrificio, della trasgressione e della punizione. "Occhio per occhio, dente per dente".  E quando ci si trova alle strette si preferisce la morte onorevole, come avvenne ai rivoluzionari di Masada che preferirono il suicidio collettivo piuttosto che cedere  ai Romani. Ma l'esempio più significativo di questa filosofia di vita collettiva è il famoso detto: "Muoia Sansone con tutti i Filistei". Che siano tutti morti è meglio che qualcuno salvato, soprattutto se quel qualcuno è un "altro".  Questo mi fa pensare a cosa succederà delle testate nucleari conservate da Israele... 

Il muoia Sansone con tutti i Filistei è un mito ricorrente, riusciranno gli israeliti a superarlo?...

Paolo D'Arpini - Comitato per la spirituaità laica





“...gli uomini non devono considerare garantite le loro idee, né fissarsi nelle loro abitudini, perché in tal caso perdono la capacità di adattarsi alla diversità ed al cambiamento. Quando si dimentica che le idee sono opinioni convenzionali, e le si scambiano per fatti obiettivi che “tutti riconoscono” e che nessuno mette in dubbio, allora possono svilupparsi i ciechi pregiudizi e la bigotteria più ristretta..” (Chen Jingyuan)