venerdì 9 ottobre 2026

Smerillo (FM) - Presentazione del libro "Chi sei tu?" - Dialogo tra l'autore Paolo D'Arpini e l'editore Antonello Andreani...

 

Appuntamento dedicato all'auto-conoscenza e all'esplorazione filosofica...


Sabato 24 Ottobre 2026, alle ore 17:00, a Cannabilla  avremo il piacere di ospitare Paolo D'Arpini per la presentazione del suo libro "Chi sei tu? I Ching, lo Zodiaco cinese e il sistema elementale indiano" (Edizioni Ephemeria). Durante l'incontro, l'autore dialogherà con l'editore Antonello Andreani.

Frutto di oltre quarant'anni di ricerche e intuizioni, questo libro rappresenta un affascinante percorso analogico attraverso le filosofie orientali.

D'Arpini esplora le profonde correlazioni tra il sistema di auto-conoscenza cinese, basato sull'I Ching, e quello indiano, legato agli aspetti elementali e allo yoga. Un'opera che offre una chiave per comporre il proprio "autoritratto archetipale ed elementale", guidando il lettore nella stanza segreta del proprio "io" per scoprire la propria vera identità in "presenza".

L'Autore:
Paolo D'Arpini ha dedicato la sua vita alla ricerca spirituale e filosofica. Dopo un viaggio nell'Africa equatoriale e anni trascorsi in India presso maestri spirituali, ha approfondito lo studio dell'I Ching e dei sistemi archetipali nel suo eremitaggio a Calcata. Dal 2010 risiede a Treia (MC), dove ha realizzato questo compendio.

Dettagli dell'evento:
Quando: Sabato 24 Ottobre 2026, ore 17:00
Dove: Cannabilla Factory Store, Contrada Val di Tenna 26, Smerillo (FM) -  Ingresso Libero

Un'occasione unica per confrontarsi, scoprire se stessi e immergersi in culture millenarie, circondati dalla tranquillità dei Monti Sibillini.




Recensione del libro:

"Chi sei tu?"

Il libro dedica la prima parte alla presentazione esplicita ed esaustiva dell’I Ching, del significato simbolico dei segni che lo rappresentano, di quello degli animali dello zodiaco cinese e anche dell’Advaita indiano a cui è necessario riferirsi per una opportuna lettura dell’oracolo, pronunciato dagli esagrammi del libro dei mutamenti. C’è materia per infilarsi nei frattali che, sorprendentemente, sono propri di ogni lettura magica del mondo.

Esamina da prima le parole,
rifletti a quello che esse intendono,
si manifesteranno allor le fisse norme.
Ma se tu non sei quegli che esser qui conviene,
il senso allora a te non si rivelerà.
 

La seconda parte del libro è più discorsiva e letteraria.

Entrambe non hanno un capo né una coda. Neppure una logica consequenziale. Una modalità che non rappresenta soltanto l’autore e il suo spirito, ma anche e principalmente quell’impossibilità di dividere l’intero, di crederlo narrabile attraverso una successione progressiva di dati. Un giogo proprio dell’esposizione logico-analitica del linguaggio ordinario che Paolo D’Arpini, a suo modo, mette all’angolo.

Tutto ciò non crea problemi in colui che ha colto il centro di sé. Lo può porre invece a chi è ancora in alto mare rispetto al proprio approdo. Chi ancora cerca fuori ciò che è dentro. Chi ancora non ha che i mezzi cumulativo-materialistici per elaborare la realtà. Chi ancora non ha il necessario per conoscere attraverso il sentire.

La capacità evolutiva è la capacità di rialzarsi dopo ogni caduta; rappresenta anche ogni inversione di rotta, l’autocritica, la conoscenza di sé: si voltano le spalle alla confusione dell’esteriorità (l’apparire, la ricchezza, ecc.) e si scorge il divino nel profondo dell’anima, ovvero l’Uno. 

Dunque il libro non è utile? Nessun libro è utile a trovare se stessi per una miriade di ragioni, tra cui una elementare: siamo universi diversi. Ognuno ha le sue galassie, i suoi poli. Ha perciò il suo peculiare percorso per giungere in vetta a se stesso. Esattamente come l’Occidente moderno e contemporaneo, così vicino alla storia, così lontano dal centro delle cose – dopo gli errori della scienza quale sola detentrice di verità – è arrivato a riconoscere quanto da millenni era noto. In fondo, con legittimità, in quanto l’esperienza non è trasmissibile. Se lo fosse, saremmo saggi da sempre. 

Ognuno è costretto entro se stesso, entro il proprio universo. Se proprio dovesse essere utile indicare qualcosa, come dice D’Arpini, si può serenamente affermare che chiunque – motivazione permettendo – sarà all’altezza della situazione. Sarà cioè in grado di trovare il proprio sé, disinquinare il proprio pensiero e esprimere la propria natura. Un processo che non mancherà a nessuno in grado di immaginare la vita lunga un solo istante.


Il mondo è dentro

Diversamente dalla comune convinzione, l’oracolo non implica superstizione. A dire il vero, se di superstizione si volesse trattare, non si potrebbe lasciare fuori la realtà tutta. Non sono le nostre suggestioni a crearla? Non sono le suggestioni collettive a parlare di oggettività? Non è la suggestione del materialismo a limitare la realtà a ciò che si misura? E il metro di Sèvres come può essere altro da un’arbitraria e autoreferenziale unità di misura, prima imposta e poi condivisa?

Il potere dell’oracolo dell’I Ching non appoggia dunque sulla superstizione, in quanto le forze sottili che sottendono alle nostre scelte sono tanto più informative e utili quanto più siamo idonei a sentirle, quindi a leggerle. Non solo. Si può dire che il metodo razionalista di comprimere in colonne di pro e di contro, credendole pure e scevre da suggestioni, sia più soggetto a occulte ideologie e incantesimi.

Nuovamente ritorna la necessità della consapevolezza del sé. Lei e solo lei può dirci chiaramente quali pregiudizi, pressioni, timori, interessi personali, soggezioni stanno agendo su noi e in che misura o se, invece, ce ne siamo liberati e quanto.

La consapevolezza di sé è condizione necessaria anche all’assunzione piena di responsabilità di tutto ciò che viviamo.

Noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati. 

Una specie di trucchetto per mantenere al massimo la nostra forza creativa, per alzare al massimo il rischio di consumare quell’istante se non nella beatitudine, quantomeno nella minima pena. Soltanto con quel trucchetto lutti, traumi e sofferenze vengono ridotte e superate.


La forza del cerchio

Di questo, con molti corollari affascinanti, parla Chi sei tu? Lo fa partendo dall’I Ching per concludere ricordandoci come il Tao, i Veda e il Buddhismo, a loro volta e con il loro stile, non facciano altro. Abbracciare qualcuna di quelle direzioni è legittimo e, volendo, può anche riferire la nostra natura, ma credere una via superiore alle altre è interrompere la ricerca e l’allenamento necessario per stare al centro. Un punto dal quale tutto è vero e tutto è maschera. Ma, nonostante le apparenze, non c’è dilemma, come la logica analitica imporrebbe. L’unione degli opposti è la visione che emerge in ognuno che ha scoperto chi è. Da quel centro non è più possibile identificarci con il nostro giudizio sul mondo, quantomeno non più inconsapevolmente. Da quel centro, tutti i binomi del mondo duale cessano di tirarci per il bavero.

Di questo ci parla Chi sei tu? che, sempre senza saccenza o dottrinalità – il maestro è meglio cessare di farlo esistere –, fornisce molte risposte a comuni e frequenti interrogativi che chiunque si stia mettendo in gioco cerca all’esterno di sé.

Chi sa non fa mostra della sua erudizione, chi fa mostra della sua erudizione non sa. 

Lo fa usando il lessico generato dall’esperienza. Ognuno, cercando la corrispondenza con il proprio sé, sta avviando la scoperta che il proprio lessico non era la verità, compiendo così un atto di personale ecologia evolutiva. Sotto le forme c’è una sola sostanza. Quando ciò sarà lapalissiano, potremo pensare di essere sulla via che porta in cima a noi stessi.

Lorenzo Merlo   (a destra nella foto con Paolo D'Arpini)

mercoledì 7 ottobre 2026

La macrobiotica bioregionale... Tra India, Cina e Giappone...

 




I due stati di mutamento cinesi (Yin e Yang), le tre qualità indiane (sattva, rajas e tamas) ed i cinque elementi cinesi (terra, metallo, acqua, legno e fuoco) e  l'unione delle parole greche: "makros" e "bios", danno origine al termine "macrobiotica", il cui significato è letteralmente:  grande vita, vita piena. E' un'antichissima filosofia  rivisitata con occhi moderni il cui orientamento di base è rappresentato da una visione olistica dell'uomo, dove ogni elemento è in equilibrio con gli altri, e per quanto riguarda il cibo, esso è considerato fondamentale per mantenere l'armonia tra la mente e il corpo.

Il propagatore di questa dieta in occidente fu il medico e filosofo giapponese Nyioti Sakurazawa, meglio conosciuto come George Ohsawa che fu un grande sostenitore della macrobiotica, alla quale dedicò parecchi studi e trattati, ispirandosi e osservando le regole alimentari dei monaci buddisti e basata su prodotti alimentari che crescono in estremo oriente.

Ma esiste anche una visione macrobiotica di carattere  bioregionale, ovvero l'alimentazione centrata sul consumo di alimenti prodotti nella propria stagione di maturazione e originari del luogo in cui si vive. Seguendo questa semplice indicazione è possibile equilibrare lo yin e lo yang con le stagioni e praticare una dieta macrobiotica senza sforzo, adatta al momento ed al luogo in cui viviamo.

Stagioni, organi, elementi e sapori

Primavera

Fegato Cistifellea. Corrisponde all’energia Legno/vegetale, la cui caratteristica principale è quella della crescita veloce di piante e frutti  nel pieno rinascere e rinverdire della natura. Vi vengono associati il colore verde ed il gusto acido/aspro.

Estate

Cuore, Intestino tenue. Corrisponde all’energia Fuoco; la caratteristica di questa stagione è la maturazione di gran parte dei cereali, legumi e  frutti, nei colori, nella luce e nel calore.  Vi vengono associati il colore rosso ed il gusto amaro.

Estate avanzata

Milza, Pancreas, Stomaco. Corrisponde all’energia Terra, al tempo della maturazione di ogni cosa, dalla frutta (che diventa dolcissima) e  al tempo delle ultime raccolte. Vi si associa il colore giallo e, naturalmente, il sapore dolce.

Autunno

Polmoni, Intestino crasso. Corrisponde all’energia Metallo, è il periodo in cui la parte affiorante dei fusti si dissecca, la natura si scolorisce e le foglie si seccano. Vi si associa il colore bianco e il sapore piccante.

Inverno

Reni, Vescica. Corrisponde all’energia Acqua: è il periodo del freddo, del ritrarsi completo della natura in se stessa per far riposare i semi nel proprio ventre. Vi si associa il colore blu/nero ed il sapore salato.


C'è poi, presa in prestito dalla dieta yogica, la corrispondenza tra alimenti e le tre qualità.

Satva

I cibi sattvici sono nutrienti, freschi e cucinati in modo semplice, evitando i sapori forti, Ovviamente la dieta sattvica esclude l'assunzione di carne e pesce. Oltre alla frutta e verdura considera l'uso di latte e latticini in quantità moderata e che non comporti lo sfruttamento degli animali. Questi alimenti favoriscono la meditazione.

Rajas

I cibi rajasici sono quelli molto ricchi di sapori e cucinati in modo elaborato, facendo uso di spezie e di carne, possibilmente di cacciagione e pesce. Favoriscono la spinta all'azione ed è l'alimento preferito dai guerrieri, dai governanti, dalle persone dedite ad attività sociali o dirigenziali intense.

Tamas

I cibi tamasici sono quelli stantii ed ottenebranti, dai sapori molto forti, con aggiunta di bevande alteranti e droghe. La carne di ogni tipo di animale ed il pesce sono componenti abituali di questa dieta che conduce a stati mentali negativi. Ovviamente una dieta ben equilibrata deve comprendere ed armonizzare le mutazioni energetiche yin e yang, i cinque elementi ed i cinque sapori ed anche considerare un corretto equilibrio fra le tre qualità. In considerazione delle necessità contingenti e delle attività a cui si è demandati.
 
Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana

lunedì 5 ottobre 2026

"Il topo sostituirà l'uomo?" - Veicoli e Dei nell'iconografia indiana...



Il dono di un veicolo è uno degli omaggi  rituali che vengono fatti al maestro spirituale, questo perché il veicolo è riconosciuto come un mezzo simbolico di trasmissione della sua grazia,  regalare   un carro, un elefante, un cavallo o -in tempi moderni- un’automobile significa che  ci si aspetta che il favore del maestro venga trasferito insomma “veicolato” all’offerente attraverso quel mezzo simbolico. Proprio seguendo questa tradizione capitò  -ad esempio- che Osho Rajneesh (ma non solo lui)  collezionasse  30 e più Rolls Royce…

Chi ha qualche dimestichezza con l’iconografia indiana ricorderà che ogni divinità ha un suo mezzo di trasporto,  che sta a significare il modo in cui l’energia del Dio viene trasmessa. Vediamo che  Vishnu, il preservatore,  ha per cavalcatura una grande aquila, essa simboleggia la capacità del Dio di scorgere nei minuti dettagli ciò che avviene nel mondo per scendere giù a velocità stratosferica  a punire i malvagi e sollevare le sorti dei devoti in difficoltà.

Brhama, il creatore, ha invece per “mount” un cigno bianco che rispecchia la capacità del cigno di dividere il latte (la saggezza) dall’acqua  nell’oceano primordiale della creazione.

Ma qui potremmo già cominciare a porci dei dubbi… infatti si può pure immaginare una grande aquila hymalayana, con apertura alare che raggiunge i dieci metri, trasportare un Dio nelle sue missioni del dharma (giustizia) ma un cigno… come fa a trasportare un Dio che -essendo creatore-  già ce lo immaginiamo un po’ pesante?  I punti interrogativi aumentano e la necessità di un chiarimento  si fa impellente quando infine osserviamo l’immagine di Ganesh, Dio di pesante stazza  con la testa da elefante, che è preposto a rimuovere gli ostacoli, sia in senso spirituale che materiale, che si frappongono sul nostro cammino. Il Dio Ganesh è dipinto con ai piedi la sua cavalcatura, un piccolo topo che sgranocchia beato un laddu (dolce di riso a palla).


Ebbene a questo punto ci è praticamente impossibile visualizzare l’enorme Ganesh che monta sul topolino, eppure leggiamo che il topo è il suo veicolo, come può succedere!?  E qui è necessario fare ulteriore chiarezza sulla simbologia del “veicolo” e soprattutto di quel che sta a significare il topo nella tradizione orientale, e questo non solo in India ma anche in Cina….

Allora l’immagine del topo serve a “veicolare” le qualità che vengono riconosciute a questo animale, che è anche un archetipo primordiale. Se pensiamo bene alle capacità miracolose del topo scopriamo che egli è un vero genio della sopravvivenza,  un maestro in se stesso nella rimozione di ogni ostacolo che si frappone fra lui e la vita. 

Un topo sa come arrampicarsi su una superficie verticale, purché vi sia la minima asperità,  persino meglio di una lucertola, di un geco od altri animali arrampicatori.  Se precipita da una grande altezza, anche mille volte superiore alla sua, ne esce perfettamente indenne, è un vero planatore in caduta libera.  Che dire poi della sua preveggenza che gli fa capire quando è ora di abbandonare la nave che affonda?  Egli è un ottimo nuotatore e sa come  salvarsi meglio di qualsiasi naufrago, ed infatti in ogni angolo del mondo prima degli umani sono arrivati i topi.  Anche nella sua vita sociale  è ben attrezzato, chi non conosce l’astuzia del topo nello sfuggire alle trappole? I sistemi di anti-rattizzazione sono impotenti contro le orde di roditori cittadini che dispongono di appositi assaggiatori,  vecchi e malandati elementi che fungono da cavie per testare i cibi sospetti, così la tribù si salva sempre.

Non basterebbe una biblioteca di psicologia animale per descrivere i suoi sotterfugi e le sue furbizie che gli garantiscono la sopravvivenza in ogni occasione, persino in caso di esplosione nucleare i topi saprebbero cavarsela meglio di noi.  Inoltre occorre specificare che in verità il topo è stato l’iniziatore della stessa specie umana, il capostipite primo (forse addirittura destinato a sostituirlo in un prossimo futuro),  non sto raccontando una balla (stavolta), state calmi…    

Accadde proprio quando ci fu il grande cataclisma che distrusse tutti i grandi rettili, che a quel tempo dominavano il pianeta,  e già era nato un piccolo roditore, il primo mammifero, per correttezza chiamiamola “mammifera”  la quale aveva la taglia di una pantegana (un po’ più piccola della nutria), e mentre attorno a lei c’era solo morte e nubi nere,  la saggia topa campò benissimo sui cadaveri e sul marciume, e di lì a pochi millenni diede vita a tutte le specie di mammiferi sulla terra, ivi compreso l’uomo.  

Che grande miracolo… in mezzo alla carneficina,  quella santa pantegana  trasformò gli ostacoli della distruzione  del mondo in vittoria…  la supremazia della sua  capacità di adattamento. Mi sa che saprebbe ancora farlo questo gioco, se l’uomo andrà avanti a sfidare la vita sul pianeta… sappiamo già chi è in grado di resistere all’olocausto.   

Ed allora perché meravigliarsi se il topo è stato scelto come veicolo di Ganesh?

Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana




domenica 4 ottobre 2026

Jiddu Krishnamurti e la sua storia...

 



Krishnamurti,  figlio di un vedovo con due figli giovanissimi, che sbarcava  a malapena il lunario, fu "adottato" e addestrato dal movimento teosofico per rappresentare la figura del jagadguru, l'insegnante universale. Questo titolo, tipicamente indiano, era anticamente esibito dai maestri che, come i sofisti dell'antica Grecia, riuscivano a vincere, in una tenzone dialettica tutti gli altri concorrenti, a qualsiasi credo essi aderissero. La teosofia nacque come  un tentativo di sintesi di tutte le religioni esistenti, non solo quelle orientali ma anche quelle occidentali. Centinaia di studiosi guidati dai fondatori, Leadbeater e Besant, crearono la nuova religione a tavolino scegliendo le parti più significative di ogni fede. Trattasi insomma  di una filosofia "razionale" universale, una sorta di esperanto religioso. Ma questo processo accorpativo, ovviamente, assomiglia alla costruzione di un Frankenstein sprovvisto di una reale anima. 

Ciò nonostante, avendo il prodotto finale affascinato la mente speculativa di migliaia di pensatori, il movimento teosofico decise - come era avvenuto per le altre religioni (cristianesimo, islamismo, buddismo, jainismo, ecc.) - di produrre un fondatore, rappresentativo del nuovo "credo". 

Furono così selezionati un certo numero di ragazzi che presentavano caratteristiche eccezionali di grande intelligenza e sensibilità, per istruirli compulsivamente su tutti gli aspetti della teosofia, caricandoli inoltre delle incombenze e delle pratiche necessarie a sviluppare specifiche qualità. Non tutti resistettero alla pressione esercitata, Nityananda, fratello maggiore di Jiddu Krishnamurti, che sembrava il più promettente, morì a 22 anni per lo sforzo patito. Altri prescelti  indiani furono richiamati dai loro genitori timorosi che potessero fare la stessa fine.  Uno dei selezionati, che era un tedesco, allorché si avvide che la scelta finale dei teosofi si stava indirizzando verso Jiddu Krishnamurti abbandonò il gruppo e, tornato in Germania, fondò un movimento alternativo, chiamato Antroposofia. Nel frattempo anche il padre di Jiddu tentò di riavere il figlio superstite e intentò una causa contro il movimento teosofico, presieduto da Annie Besant. Ma la donna era troppo potente e celebre a livello internazionale ed allorché la causa fu giunta al livello della corte suprema indiana  la Besant decise di appellarsi alla corte della corona di Inghilterra e portò con sé Jiddu, facendogli anche ottenere la cittadinanza inglese, in modo che non fosse più soggetto alla legge indiana. 

A questo punto  di lì a poco, nel 1925, venne indetta una conferenza mondiale della società teosofica, durante la quale Krishnamurti avrebbe dovuto dichiararsi "maestro universale". Ma evidentemente le cose non dovevano andare così, poiché il martoriato Jiddu, che sino a quel punto si era dimostrato remissivo alla volontà dei teosofi, si vendicò in modo eclatante e durante la conferenza che avrebbe dovuto incoronarlo jagadguru, dichiarò invece di non essere  maestro di nessuno e sciolse la congregazione denominata "La stella d'Oriente", costruita dal movimento teosofico come fulcro  per lo spargimento del suo messaggio, restituendo castelli, denari e tutti i possedimenti ai donatori dicendo: "Ho chiuso con tutto questo!". 

Le "torture mentali" dei teosofi nei confronti del giovane indiano, non ebbero quindi successo. In lui restò sempre un rancore profondo  verso i suoi  imbonitori. Malgrado tutto Krishnamurti, ormai famoso, assunse la figura di anti-guru e -comunque- svolse, di fatto, la funzione del guru, poiché non si astenne dal dare istruzioni, scrivere libri e tenere conferenze sulla sua "non gurità". Il suo motto era: "Non esiste alcun guru".

Questo non significa che il suo messaggio fosse vuoto di significati profondi. Anche se dal punto di vista spirituale Jiddu non può essere definito un "realizzato" egli comunque fu in grado, a livello intellettuale, di trasmettere molte utili conoscenze sul percorso della realizzazione. Un altro Krishnamurti, Uppaluri Gopala, da me incontrato a Roma nel 1974, e che lo conobbe personalmente e lo seguì per un certo periodo, disse di lui: "Jiddu era arrivato alle sponde dell'Oceano  ma lì si è fermato...".

Paolo D'Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica











Un pensiero di Jiddu Krishnamurti:

"Il cervello ha una capacità infinita, è davvero infinito. Questa capacità viene ora usata in ambito tecnologico. Essa è stata impiegata per la raccolta delle informazioni, per l’immagazzinamento della conoscenza scientifica, politica, sociale e religiosa. Il cervello è stato occupato in queste cose, ed è esattamente di questa funzione (di questa capacità tecnologica) che la macchina prenderà possesso. Quando questa sostituzione da parte della macchina avrà luogo, il cervello e la sua capacità si atrofizzeranno, così come farebbero le braccia se smettessimo di usarle. La domanda è: se il cervello non è attivo, se non funziona, se non pensa, cosa gli succederà? Si tufferà nel divertimento – e le religioni, i riti e le puja sono divertimento – oppure si volgerà alla indagine interiore. Questa indagine è un movimento infinito. Questa indagine è religione."


Nota: 

Jiddu Krishnamurti (in lingua telugu: జిడ్డు కృష్ణమూర్త; Madanapalle, 12 maggio 1895 – Ojai, 18 febbraio 1986) è stato un filosofo "apolide". Di origine indiana, non volle appartenere a nessuna organizzazione o religione. Non va confuso con Uppaluri Gopala Krishnamurti, anch'egli filosofo indiano.

sabato 3 ottobre 2026

I "sedicenti ebrei" torneranno in Khazaria...?

 


Gli studi di diversi ricercatori dimostrano che gli "ebrei" provenienti dall'Europa centrale, ovvero dal territorio che fu l'impero Khazaro (situato tra il Caucaso, l'attuale Ucraina e parte della russia meridionale)  rappresentano la comunità più grande degli immigrati israeliani, ma soffrono di razzismo e non hanno fiducia in un futuro luminoso. La migrazione inversa degli ebrei di lingua russa nella loro nuova patria acquisita in Palestina  interpreta seriamente la  strategia di assorbimento  israeliano. Molti affermano che la sola azione positiva di questa immigrazione è quella di ricevere la cittadinanza israeliana. Ma ora, dovuto all'eterno conflitto tra Israele ed i suoi vicini arabi e persiani, molti di questi "ebrei" sionisti stanno cercando vie di fuga tornando alla loro patria d'origine, ovvero l'area attualmente denominata Ucraina, da cui la diaspora iniziò.  

Saranno questi nuovi olim ad ascendere dalla pseudo diaspora ad un secondo stato di Israele in Europa, ripristinando  la Khazaria, come nuova terra promessa...? Questo è il dubbio di molti analisti che intravedono nel conflitto contro la  Russia,  fino all'ultimo ucraino,  un modo di eliminare al massimo la presenza slava per sostituirla con quella di "ritorno" dei "conversi" khazari.  Così da formare una seconda Israele nel cuore dell'Europa.

 Per comprendere meglio il significato di quanto qui espresso invito alla lettura di alcuni miei precedenti articoli:

https://paolodarpini.blogspot.com/2014/10/sionismo-ebraismo-olocausto-e-karma.html

http://paolodarpini.blogspot.it/2013/03/popolo-ebraico-non-esiste-lo-afferma.html

https://paolodarpini.blogspot.com/search?q=gli-ebrei-orientali-ashkenaziti-non


Paolo D'Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica


Sintesi degli argomenti trattati:

 La Khazaria è stato un importante e potente khanato (impero nomade) fiorito tra il VII e il X secolo d.C. nell'Eurasia meridionale, compresa tra il Mar Nero, il Mar Caspio, il Caucaso e il fiume Volga.

I Cazari erano una confederazione di tribù seminomadi di origine turcomanna proveniente dall'Asia centrale.
 Il loro impero copriva vaste aree dell'odierna Russia meridionale, dell'Ucraina, del Caucaso e del Kazakistan.
La capitale fu prima Balanjar, poi Samandar e infine Itil (situata sul delta del Volga).

La Conversione al Giudaismo, attraverso il così detto "ghiur",  avvenne  tra la fine dell'VIII e l'inizio del IX secolo, il re (khagan/bek) Bulan e l'aristocrazia khazara si convertirono all'ebraismo rabbinico -trasgredendo però la norma giudaica per cui  si è ebrei solo per via genetica, nascendo cioè da donne ebree-, successivamente  altri strati della popolazione khazara seguirono l'esempio dei loro capi, formando così la componente ashkenazita.

Dalla metà del X secolo l'impero subì gravi incursioni da parte dei Variaghi e della Rus' di Kiev. Nel 965-969 il principe Sviatoslav I di Kiev conquistò la capitale Itil e la fortezza di Sarkel, distruggendo il potere politico dei Cazari, che vennero in seguito assorbiti dalle popolazioni locali.
 
Paolo D'Arpini sostiene che il sionismo politico, sorto nella componente ashkenazita,  sia una deviazione rispetto all'ebraismo tradizionale e riprende la teoria secondo cui gli ebrei ashkenaziti discendano dai Khazari convertiti anziché dagli antichi ebrei biblici. Tant'è vero che le componenti tradizionali ebraiche condannano il sionismo e l'occupazione della Palestina per crearvi uno stato definito "ebraico".


Nei suoi scritti (pubblicati su vari blog di controinformazione e spiritualità come LaVeja e Controluce), l'autore afferma che il sionismo non rappresenterebbe la vera essenza genetica  ebraica, ma una costruzione politica di convenienza.

D'Arpini utilizza la teoria dell'origine cazara — l'antico regno dei Khazari, una popolazione di ceppo turco che nel Medioevo si convertì in parte al giudaismo — per sostenere che gli ebrei europei non avrebbero un legame genetico diretto con la terra d'Israele.

Storicamente, il movimento sionista è nato nell'Europa centrale e orientale alla fine del XIX secolo (con figure chiave come Theodor Herzl).

Sionisti sedicenti ebrei



venerdì 2 ottobre 2026

Ganesh, il simbolo della conciliazione fra matrismo e patriarcato...

 

mercoledì 30 settembre 2026

La questione del “Dio” nel buddhismo...

 



Da più di un secolo, i molti Occidentali a cui è stato insegnato il Buddismo, hanno acriticamente accettato che assolutamente e categoricamente non c’è alcun Dio, nessun Divino nel Buddhismo. Ma è abbastanza vero, questo? Non è forse il momento di riguardare ciò che in realtà questa grande religione sostiene in relazione all’idea di una possibile Divinità? In primo luogo, occorre che noi si definisca “Dio”. Un concetto chiave è quello dell’assoluta Realtà eterna. La “Cambridge Encyclopedia” (CUP, 1997 p. 460) dice: “Dio è concepito come ‘essere esso stesso’… assoluto, infinito, eterno, immutabile, incomprensibile… totalmente saggio (onnisciente), sempre presente in ogni dove (onnipresente), e totalmente buono (onni-benevolente)”. C’è un qualcosa che si avvicina a questo nel Buddismo? Sì! Guardiamo qualche piccolo dato della grande quantità di evidenze.

Nei suoi primi insegnamenti, il Buddha parlò del Nirvana (eterna pace) che è “non-nata, non-originata, non-creata” (Udana). Questo significa che il Nirvana non giunse in essere per una qualche causa: esso era là da sempre.     In seguito, nei suoi insegnamenti del Mahayana, il Buddha parla del Buddha come il “Re Santo” di questo reame misterioso di Nirvana. Nel Nirvana Sutra, afferma: “La dimora dell’insuperato Signore del Dharma, il Re Santo, è concordemente chiamata ‘Grande Nirvana’.” (Mahayana Mahaparinirvana Sutra, tradotta da K. Yamamoto, redatto da T. Page, Nirvana Publications, 2000, Vol. 7, p. 28). Il “Dharma” è il sostenere la cosmica Verità Ultima, ed il Buddha è l’incarnazione di questa Verità – il volto personalizzato dell’impersonale Assoluto.

Inoltre, si dice che il Buddha sia presente dappertutto. Di nuovo, nel Nirvana Sutra, il Buddha dichiara di sé: “… il Tathagata [cioè, il Buddha] pervade tutti i luoghi, proprio come lo spazio. La natura dello spazio non può essere vista; così similmente, il Tathagata non può realmente essere visto, eppure fa sì che tutti possano vederlo attraverso la sua sovranità. Tale sovranità è chiamata ‘il Grande Sé’. Quel Grande Sé è chiamato ‘il Grande Nirvana’. ” (ibid, p. 30). Così si afferma che Egli è “onnipresente”, invisibile, però in grado di manifestarsi attraverso la sua grande “sovranità”. Un ‘Sé’ sovrano, onnipresente, invisibile, increato, cioè il Dio Signore – non vi è familiare, tutto ciò? Non ha un qualche sentore della forma della Divinità?

Andiamo avanti. Il Buddha, nelle Istruzioni sul sutra ‘Non c’è Diminuzione e né Aumento’, rivela come la sua intima ed onnipresente natura – chiamata “Dharma-dhatu” (reame della Verità) – costituisce il Rifugio Eterno per tutte le creature ed il vero cuore di tutti gli esseri. Egli dice: “La Base di questo eterno, immobile, puro ed immutabile Rifugio, che è libero dal sorgere e dal cessare, l’inconcepibile puro Dharmadhatu, io lo chiamo ‘puro-essere’ [sat-tva].” Notiamo che questa “terra-di-base” dell’essere, del Buddha è “inconcepibile” o “incomprensibile” – che sono un’altra qualità associata con il Divino.

Ma c’è di più. Nel Lankavatara Sutra, il Buddha dice di come Egli è adorato sotto diversi nomi, come Verità (satyata), Nirvana, e “Dio” (“Isvara”), eppure non è compreso da coloro che lo adorano in queste varie modalità. Loro non riescono a vedere che l’uno-e-stesso increato, imperituro essere, è qui chiamato sotto una gran quantità di nomi. Alcuni pensano perfino che egli sia una non-entità, un non-esistente! I commenti di Buddha: “Essi mi prestano rispetto e mi donano offerte, ma non capiscono bene il significato delle parole, non distinguono le idee, e né il vero dal falso; attaccandosi alle parole degli insegnamenti, essi erroneamente discriminano che il Non-nato e l’Imperituro significhino la non-esistenza. Così loro non sono capaci di comprendere che il Tathagata [cioè, il Buddha] può essere conosciuto in molti diversi nomi e titoli”. (‘Studies in the Lankavatara Sutra’, del Dott. D. T. Suzuki, Motilal, 1999 p. 354).

Forse è questo il motivo per cui molte persone hanno frainteso un’importante area del Buddismo: dato che il Buddha parla di qualcosa che era Increato o Non-nato, molti hanno presunto erroneamente che ciò doveva significare che non c’è nulla del tutto, – poiché nulla è mai venuto ad esistere. Ma questo è mancare il punto centrale – e cioè, che la Realtà era, è, e non può mai essere creata: perciò essa È!

Infine, se il lettore ha ancora dubbi riguardo al Dio concepito nel Buddismo, provi ad ascoltare le parole del Buddha Primordiale, il cui nome è Samantabhadra – che guarda caso significa “Tutto-Buono”, una delle definizioni di Dio, il quale nel sutra “All Creating King (Il Re che Tutto-crea)”, rivela in termini maestosi e che ispirano il più alto timore riverenziale – che tutti gli esseri e i fenomeni sgorgano in nessun altro luogo che da essa – la cosmica Mente Risvegliata: “Io sono il centro di tutto ciò che esiste. Io sono il seme di tutti quelli che esistono. Io sono la causa di tutti gli esseri che esistono. Io sono il tronco di tutto ciò che esiste. Io sono la base di ogni esistenza. Io sono la radice stessa dell’esistenza. Io sono ‘il centro’,perché contengo tutti i fenomeni. Io sono ‘il seme’ perché genero tutto. Io sono ‘la causa’ perché tutti vengono fuori da me. Io sono ‘il tronco’perché le ramificazioni di ogni evento germogliano da me. Io sono ‘la base’ perché tutti dimorano in me. Io sono chiamato ‘la radice’ perché io sono Tutte-le Cose”. (Chogyal Namkhai Norbu, “La Suprema Fonte”, trad. di Adriano Clemente, Snow Lion Publications, 1999 p. 157). Questo Buddha è sicuramente come Dio – la fonte, sostenitore ed essenza di Tutte le Cose e Tutti gli Esseri. Perciò, non è forse giunto il momento di smettere di chiamare “ateo” il Buddhismo?

Tony Page



(Fonte: http://www.nirvanasutra.org.uk/index.htm Traduzione di Aliberth)