sabato 19 settembre 2026

Attuazione bioregionale - Noi la Terra e tutto ciò che vive siamo la stessa cosa...



Parecchi anni fa aiutai l'amico Peter Boom a rendere in italiano “2020 - Il nuovo Messia” un libricino di fanta-ecologia in cui si immagina la fine del mondo in seguito ad una serie di catastrofi ecologiche causate dall'uomo. A quel tempo, primi anni '90 del secolo scorso, già facevo parte del nascente filone bioregionale e della “deep ecology” (come allora si diceva), e trovai interessanti le tesi di Peter, che immaginava un goffo tentativo da parte dei potenti di salvarsi dalla distruzione planetaria per mezzo di “una nuova arca” (che accogliesse loro stessi e le loro donne) e finì miseramente in un boato atomico autodistruttivo. Insomma l'interrogativo era ed è se gli umani saranno in grado di ereditare la terra...

I mondi dell'uomo sono molteplici ma tutti nel pensiero... uno solo è reale: questa Terra. Se non siamo in grado di conservare la nostra vita onorevolmente sulla Terra come potremo sperare la salvezza emigrando su altri pianeti? Come potremo sperare di essere accolti nel consesso della vita universale extraterrestre se non siamo stati in grado nemmeno di mantenere la vita sul nostro piccolo pianeta?

Con ciò ritengo che l'esperimento della nostra sopravvivenza deve potersi avverare qui dove siamo... Inutile sperare in colonie sulla Luna, su Marte o su Venere...  inutile cercare l'acqua su quei mondi desolati se qui -dove ce ne è tanta- non siamo in grado di mantenerla pulita.

Eppure già ci furono diversi scienziati e spiritualisti illuminati che sin dagli albori della società dei consumi avvertivano l'uomo del rischio di uscir fuori dai binari dell'equilibrio scienza/vita. Oggi il treno umano sta deragliando con scintillio di schegge impazzite: OGM, avvelenamento chimico metodico della terra e dell'acqua, energia atomica sporca, deperimento sociale e morale, urbanizzazione selvaggia, distruzione delle risorse accumulate in millenni dalla natura, guerre, etc.

L'uomo nel corso della sua breve storia ha enormemente trasformato la faccia della Terra, perché egli può deliberatamente modificare quasi tutto quel che costituisce il suo ambiente naturale e controllare quel che cresce e vive in esso.

La trama della vita è però tanto delicata e tanto legati sono tra loro il clima, il terreno, le piante e gli animali, che se una componente di questo complesso viene violentemente modificato, se alcuni fili vengono tagliati all'improvviso, l'intero complesso subisce una modificazione. Questo è il significato intrinseco del Bioregionalismo e dell'Ecologia Profonda.

Per centinaia di anni -e soprattutto nell'ultimo secolo- l'uomo è stato la causa di deturpazioni, stermini ed alterazioni profonde... e questo malgrado la sua contemporanea capacità di creare abbellimento ed armonia. Il potere intellettivo che consente all'uomo di progettare e costruire è lo stesso che gli consente di distruggere.

Con l'aumento smisurato della popolazione umana la capacità di procurare danni materiali come  pure l'affinamento del pensiero e della riflessione sono cresciuti esponenzialmente.

Purtroppo questa nostra Terra non è un Paese di Bengodi od un corno dell'eterna abbondanza... le risorse del pianeta, pazientemente accumulate e risparmiate nel suo ventre, sono ora in fase di esaurimento. La biodiversità e la purezza del genoma vitale sono sempre più a rischio... molte specie animali resistono solo negli zoo o nei giardini botanici. In tutto il mondo moderno ogni nuova impresa economica e scientifica viene seguita da peste e malanni, lo sviluppo continuo equivale al consumo accelerato dei beni, nella incapacità di recupero ambientale e ripristino da parte della natura.

Occorre da subito e con la massima serietà e determinazione fermare la caduta, preservando le risorse residue e quel che rimane della vita selvatica, non solo per il mantenimento della bellezza naturalistica ma soprattutto perché l'armonia complessiva, cioè la reale sopravvivenza della comunità dei viventi (e dell'uomo stesso) dipende da quelle componenti.

Il futuro dell'umanità, infatti, non sta nella sua colonizzazione di altri pianeti del sistema solare bensì nella sua abilità di conservare la vita sul pianeta Terra.

Per questa ragione la biologia, l'ecologia profonda, la spiritualità della natura sono aspetti essenziali del nuovo paradigma coscienziale.

Uno dei più grandi misteri vitali, che abbiamo il dovere di affrontare e risolvere, è quello relativo alla nostra vera natura. Ma le religioni e la scienza non saranno mai in grado di darci una risposta se non cominciamo a cercarla direttamente in noi ed attorno a noi. Altrimenti non saremo in grado di uscire dal meccanismo ripetitivo delle guerre, dello sfruttamento insensibile, dei conflitti razziali e interspecisti.

Umanità non è solo simbolizzata da questi bipedi antropomorfi e non è solo un agglomerato organico definito “corpo”. Possiamo dire che Umanità è la capacità di riconoscersi con tutto ciò che vive e pulsa energeticamente dentro e fuori di noi.

La Terra è la nostra casa, l'abbiamo avuta in eredità da un lento e laborioso processo globale della vita, ma siamo sicuri di poterla lasciare a nostra volta alle generazioni future nella stessa integrità e opulenza nella quale noi l'abbiamo ricevuta? La dignità umana si gioca anche in questo, accettiamo dunque la sfida posta alla nostra intelligenza.

L'evoluzione ha una direzione univoca, la crescita della Coscienza, restiamo in essa!

Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana




mercoledì 16 settembre 2026

La coscienza e l'effetto cipolla...

 



"La metafora dell’effetto cipolla applicata alla coscienza descrive la mente umana come una struttura a strati sovrapposti. Per comprendere la natura della nostra consapevolezza, è necessario sbucciare questi livelli uno alla volta, partendo dalla superficie fino ad arrivare al nucleo più profondo. Questo modello viene utilizzato in psicologia, neuroscienze e filosofia per spiegare come la nostra identità e la percezione del mondo si strutturino su più dimensioni..."

Il fattore di individuazione personale è dato dall'ego, la coscienza separativa ed oggettivante della mente. Il fine della ricerca spirituale è quello di trascendere il senso dell'io individuale. La persona, ogni persona, è composta di vari "strati". Il primo è il corpo fisico stesso, poi c'è il corpo sottile, il corpo causale ed infine il sopracausale.

Questi quattro corpi corrispondono a quattro stati: quando uno è desto egli è nel corpo fisico, durante i sogni egli è nel corpo sottile, durante il sonno profondo (senza sogni) egli è nel corpo causale e durante la meditazione egli è nel corpo sopracausale.

Questi stati corrispondono ai quattro livelli di coscienza: quando uno è desto è nello stato di jagrat, quando dorme nello swapna, nel sonno profondo è in sushupti e nello stato trascendentale in turya. Il turiya è oltre la veglia, il sonno e il sonno profondo. Lo stato trascendentale del Sé, l'assoluto noumeno,   è definito turiyatita.

La Coscienza è la nostra vera natura  ed è il "misuratore" costantemente presente in ogni esperienza vissuta. La Coscienza è la matrice universale che consente il gioco dell'esistenza  duale: soggetto/oggetto.  Ognuno di noi, tramite la Coscienza,  sperimenta  se stesso in vari livelli di consapevolezza, dalle fasi più grossolane a quelle più sottili e profonde.

La Coscienza è come una cipolla composta di vari strati, pian piano che si sbuccia,  infine si scopre che non  c'è  "nulla". Per questo i buddisti definiscono la nostra vera ed ultima natura come "il Vuoto".  Lì ogni identificazione scompare resta solo la presenza/assenza assoluta, senza differenziazione. Uno scioglimento indescrivibile a parole ma sperimentabile e  riconoscibile come il nostro vero Sé.    

I saggi indiani che nella loro ricerca speculativa hanno cercato di fornire un'immagine, attraverso similitudini, di questo ritorno all'assoluta presenza/assenza, hanno descritto questo processo del "ritorno" alla nostra vera natura, utilizzando l'immagine della "cipolla" descrivendo strato dopo strato le varie forme coscienziali.

Ovviamente si parte dal senso dell'io fisiologico, quello che definiamo "ego", fino a raggiungere il "noumeno" ed infine la scomparsa di ogni identità concettuale separativa.

Finché l’osservatore si identifica con l'apparato fisiologico sensoriale esterno, ovvero di un "io" che si riconosce  con l’agente e con le sue azioni vissute nello stato di veglia e non realizza la sua costante presenza negli altri "strati dell'io", la sua consapevolezza è limitata al corpo-mente che si manifesta negli stati riconducibili alla mente.  Ma il momento -come già detto- che tale limitazione o  identificazione è superata l'ignoranza   scompare e subentra la conoscenza o realizzazione del vero Sé.  

La saggezza consiste nel rimanere immune dall'illusione dopo aver compresa e realizzata la verità. Il Sé è sempre stato presente ma nella recita dell'esistenza abbiamo "dimenticato" la nostra vera identità identificandoci con la "maschera" esteriore.

Il Ritorno alla completezza della nostra identità integrale ci consente  di osservare  gli eventi e le azioni svolgersi senza che vi sia alcuna propensione o intenzione o giudizio in noi. Spontaneamente ogni cosa avviene confacentemente e conseguentemente al “destino” designato. Il destino è la risposta alla naturale interazione (e predisposizione) dei vari elementi coinvolti… Siccome tutto succede automaticamente non vi è alcuna “preferenza” nell’agire del saggio.

Paolo D'Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica



domenica 13 settembre 2026

Il monopolio dell'aldilà...



Il discorso religioso si presenta come il più difficile da affrontare, dati i due significati completamente diversi che alla religione vengono attribuiti. Il primo è la convinzione profonda dell’esistenza di una legge superiore, mirabilmente coerente e che regola tutto l’universo. A tale legge nessuno può sottrarsi per effetto dell’ingegno umano. Esso quindi, per quella limitata possibilità di scelta che appare essergli concessa, altro non può che sforzarsi di pensare e agire conformemente a quella legge, per quanto i maggiori maestri possano apprenderne, osservando la natura che li circonda e di cui loro stessi fanno parte (conosci te stesso).

E’ chiaro però che non sia della religione così intesa che vi sia “tutto da rifare”, bensì di ciò che, in secoli e secoli di azione costante e pervicace sono riusciti a farne i professionisti dell’aldilà.

L’uomo ha paura della morte. Ne ha paura perché non può avere nozioni che di morte altrui, e perché i cadaveri assumono aspetto e odore repellente. Non si sa quale genio maligno abbia intuito che la paura della morte potesse rappresentare il più colossale affare della storia. Bastava “annunziare” che la morte era un fatto provvisorio e che era seguita dalla vita eterna. Precisando però che tale vita eterna sarebbe stata di godimenti ineffabili o di sofferenze atroci a seconda della soddisfazione dei “ministri di Dio”. Per i detti ministri fu un’autentica pacchia. E vi fu gente che abboccò fino all’eroismo, e molta di più che, in nome della bontà e dell’amore, commise le più efferate violenze e le più ignobili frodi.
Prendiamo il cristianesimo, o meglio i cristianesimi, sia perché siamo stati tutti doverosamente e anagraficamente cristianizzati prima ancora di sapere di esistere, sia perché, come Italiani, abbiamo scontato più severamente la colpa di aver permesso ad una genia di Ebrei dissidenti di spacciarsi addirittura per continuatrice della romanità e di fregiarsi delle sue glorie. La trovata si dimostrò così felice che prolificò gran copia di imitatori.
Non erano trascorsi due secoli dal supplizio subito (forse) sul Golgotha da alcuni ribelli Zeloti, uno dei quali noto come Joshua il Nazoreo, che si sviluppò in tutto l’impero una serie di culti incentrati su quel mitico profeta, ma diversamente forgiati dai rispettivi preti. L’imperatore Costantino commise a quel punto il fatale errore di pensare che l’estendersi di quelle superstizioni potesse divenire un elemento unificante dell’impero, ormai in grave crisi, purché – beninteso – la piantassero di litigare e accopparsi tra loro. Convocò allora (lui, pagano) i più significanti esponenti della molteplice setta, affinché trovassero in qualche modo un accordo mono-cristiano, in cambio del favore della corte imperiale.

Preghiamo il lettore di considerare questi fatti certi:

1) Che il vicario di Dio in terra, successore del Pietro nominato pretesamente dal Cristo (tu es Petrus, et super hanc petram…) a Nicea, dove tutte le controversie “teologiche” avrebbero dovuto essere risolte e dettati i dogmi definitivi della promettente religione, non ci mise piede. Si limitò a mandarci due umili diaconi, come osservatori, e nessuno degli accaniti litiganti chiese il suo parere.

2) Che le tesi rappresentate dai vari gruppi di vescovi (auto-nominatisi) erano talmente lontane tra loro da doversi seriamente dubitare che si trattasse di varietà di una stessa “fede”. La più accanita delle controversie, capeggiate da tale Ario e da tale Attanasio, vertevano su punti talmente incompatibili che, a parte il nome di Joshua, non si vede proprio che avessero in comune. Per tacere delle concezioni di Giustino, di Atenagora, di Teofilo, di Origene, di Tertulliano, ognuna delle quali, nel cinquecento, avrebbe assicurato un rogo pubblico in piazza. La controversia Ario-Attanasio, risoltasi a Nicea per scelta dell’imperatore a favore del secondo, si protrasse però per oltre cinquant’anni (conc. di Costantinopoli, 381) con alterne vicende. Insomma, per 50 anni almeno, i cristiani – fortunati destinatari della rivelazione operata da Dio stesso, non seppero neppure se il crocefisso del Golgotha fosse o meno figlio di Dio, o se il medesimo fosse o meno trino, o perché avesse atteso tanti secoli a rivelarsi a quattro gatti di pastori nomadi, lasciando nella totale ignoranza tutti i suoi “figli”, la quasi totalità dei quali sentì per la prima volta menzionare la morte-resurrezione del crocefisso da alcuni individui prepotenti col colletto bianco, armati fino ai denti, QUINDICI SECOLI più tardi.
3) Che, da allora ad oggi, il vicario di Dio sedente in Vaticano si è dato gran da fare a integrare con nuove “verità” quelle rozzamente rivelate dall’ antiquato Autore. Attendiamo un pontefice in zucchetto bianco, che, alla presenza di milioni di bigotti plaudenti, proclami che non si tratti di trinità, ma di quattrinità, facendone parte anche la “madre di Dio (!!!”). Anzi, per quanto attiene particolarmente ai cattolici e alla quantità di atti di culto dedicati a costei, i sacramenti saranno amministrati in nome della Madre, del Padre, Del Figlio e dello Spirito Santo (in funzione di chierichetto).
Davanti alla prova evidente che la sostanza dei vari cristianesimi non sia stata che un cumulo di stolte superstizioni, sovente in contraddizione tra loro, alimentata ad arte da alcuni fervidi ingegni, della stazza di un Saulo da Tarso, che riuscirono a fondarci sopra un potere immenso e quanto mai proficuo, ci si trova inevitabilmente a chiedersi come essi abbiano potuto infestare per quasi venti secoli buona parte del mondo, coinvolgendo anche personaggi di tutto rispetto sia sul piano morale che su quello intellettuale, insigni artisti e poeti, grandi demiurghi e condottieri, nature generose ed altruiste ovunque rispettate ed onorate.

A nostro avviso, tutto dipende da un fenomeno psicologico che ha sempre inficiato la cosiddetta libertà di pensiero. E’ l’abitudine mentale. L’attitudine cioè della nostra specie a credere in qualcosa semplicemente a forza di sentirla ripetere da tutti, travolgendo ogni barriera critica. E il cristianesimo fu il non plus ultra di una siffatta tecnica, applicata al neonato fin dal taglio del cordone ombelicale, subito sostituito da altro e più robusto cordone , destinato a restare fino alle esequie. In Italia, riuscì persino ad assicurarsi la tolleranza e la complicità dello Stato fascista, che pur possedeva ben chiari contenuti, non precisamente evangelici.

Ma al cristianesimo e ai suoi amministratori non va attribuito solo lo stato di incapacità proprio dell’uomo moderno occidentale. Va chiesto ragione degli orribili delitti commessi sin dalle sue prime affermazione. Di essi, naturalmente , i “buoni parroci” non fanno menzione ai fedeli, ma sono disponibili ricostruzioni storiografiche assai serie e meticolose.


Indichiamo al lettore quella che è certamente la più vasta e completa: si tratta dei dieci volumi della storia criminale del Cristianesimo (Kriminalgeschichte des Christientums, di Karlheiz Deschmer) pubblicata in Germania nel 1989, e in traduzione italiana dalle edizioni Ariele nel 2000. Le vittime della ferocia clericale, ogni qual volta le è occorso di disporre in qualche modo di una giustizia penale o di una forza militare, sono state milioni, donne e bambini compresi, e nessun fiore fu deposto sulle loro fosse, nessuna intercessione operò la Madonna in loro favore.

Oggi nello stato in cui i vari cristiani, avviati al sincretismo dal vergognoso calabrache del Consiglio Vaticano Secondo, sempre allo scopo di accumulare ricchezze e potere, hanno ridotto la Terra ricevuta in dono, non c’è più spazio a dubbi. La religione dell’amore, dell’umiltà, della povertà, la religione che si è appropriato Francesco D’Assisi e ha arso vivo Giordano Bruno, possiede oggi ricchezze smisurate, di cui non si ha neppure piena contezza, e tutto ciò che fa per gli umili e gli sventurati è di sollecitare oboli in cambio di Paradiso. E quelli continuano a seguire salmodiando processioni tutte colorate lunghe chilometri, spalleggiando gravosi e venerati pupazzi, per essere perdonati dei loro peccati dai monopolisti dell’al di là.

Non si scappa: se si vuol salvare l’Uomo e la Terra, dev’essere anatema contro la Chiesa che non è né santa né romana. L’aberrazione cristiana, piagnucolosa e feroce a un tempo dev’essere cancellata da tutte le coscienze. Ma basta farsi due passi per una qualsiasi città, borgo o villaggio, per sentirsi “tremar le vene e i polsi”! Basta toccare l’argomento, anche con rispettabilissime persone, e magari cari amici, per sentirsi assalire dallo sgomento. Basta poi contemplare le meraviglie d’arte di cui l’Italia è ridondante, tutte o quasi marchiate di cristianesimo, per dubitare che lo scopo sia oggettivamente raggiungibile. Occorre una decisione eroica.

Rutilio Sermonti





















Una memoria sul mio incontro con Rutilio Sermonti: 

"Avanti c’è posto..” - 24 agosto 2012 siamo saliti sul tram di Rutilio Sermonti... a Colli del Tronto: https://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2012/08/avanti-ce-posto-oggi-24-agosto-2012.html


sabato 12 settembre 2026

Spiritualità e religione sono cose diverse...




C'è una sostanziale differenza fra religione e spiritualità. La religione è l'aderenza alle norme e ai dogmi di una qualsiasi religione, quindi rappresenta un "atto di fede", cioè un "voler credere" e mettere in atto quei dogmi e quelle norme nella propria vita. Perciò essa appartiene al dominio della mente ed è opinabile. All'inverso la Spiritualità naturale è la scintilla cosciente che qualifica ogni essere vivente e che nell'uomo si manifesta in forma di "consapevolezza di sé". Quindi la Spiritualità è la vera natura dell'essere e non è condizionata da alcuna precondizione o adesione ad una etica, morale o dir si voglia. Nella tradizione Taoista questa spiritualità è definita "Tao", nella tradizione buddhista è chiamata "Sunya", nella tradizione nondualistica è denominata "Atma o Assoluto". 

Da ciò se ne deduce che la "spiritualità naturale", intesa correttamente, è per sua propria natura "laica" ovvero aldilà di ogni contestualizzazione religiosa. Quindi è impensabile che un membro di una religione possa esprimere "laicamente" la spiritualità relativa a quella religione. 

Vorrei ora chiarire il significato originario e concettuale di "spiritualità laica" che viene malamente indicato come un modo di esprimersi spiritualmente da parte di membri laici di una qualsiasi religione... In verità il termine laico derivante dal greco "laikos" sta a significare l'assoluta non appartenenza ad un modello religioso o filosofico, e persino politico. Perciò, ‘laico’ significa "al di fuori di ogni contesto socialmente strutturato". 

In verità la Spiritualità Laica sta ad indicare la "spiritualità naturale", la ricerca spontanea dell'uomo verso la sua origine, verso il significato misterioso della vita, tale anelito è indirizzato verso l'auto-conoscenza. Ad esempio la traduzione inglese di "laico" è "laymen" che significa "uomo comune" ed il termine inglese più prossimo ad esprimere il concetto di Spiritualità Laica è "awe" ovvero "meraviglia di Sé". 

Tanto per cominciare stabiliamo che "spirito" significa "sintesi fra intelligenza e coscienza". E quindi il suo "essere" non richiede alcuna conferma esterna. Ognuno afferma la propria esistenza sulla base della sua diretta esperienza di esistere e di averne coscienza. Non è necessario che alcuno ne dia conferma. 

Non è necessario "credere” nella propria esistenza per dire "io sono", lo sappiamo senza ombra di dubbio da noi stessi. Mentre per sentenziare l'assunzione di una fede o la mancanza di una fede non possiamo fare a meno di usare il termine "credo" oppure "non credo". Se ne deduce che l'essere ed esserne contemporaneamente coscienti è naturale ed inequivocabilmente vero, mentre sostenere qualcosa che ha il suo fondamento nel pensiero, cioè nella speculazione mentale, è solo un processo, un concettualizzare. 

Non voglio fare il difficile ma è ovvio che nessuno dirà mai "credo di esistere e di essere consapevole" mentre per qualsiasi altra affermazione (o forma pensiero astratta o concreta) dovrà sempre usare il termine "credo in questo od in quello … nella religione o nell'ateismo" od in qualsiasi altra cosa a cui si presta fede... 

"Io sono" è perciò la verità pura e semplice ed è qui vano spiegare le possibili ragioni di tale "essere" giacché questo procedimento esplicativo (o interpretazione) rientra solo nella speculazione ed è quindi opinabile. 

Affermare che la coscienza è il risultato della scintilla divina o il percorso casuale della materia che si trasforma in vita lasciamolo dire ai sofisti. "Io sono" è l'unico fatto incontrovertibile che non abbisogna di prova o discussione alcuna. Ed è su questa base che voglio restare. Non ha senso quindi mettersi a discutere sui "modi".....o sulle "ipotesi". Dico ciò per tacitare ed evitare qualsiasi contrapposizione sulla realtà del fatto contingente da me espresso (e tutti a mente serena possono esserne consapevoli). Questa è laicità dello spirito. 

La "Spiritualità", nel senso laico, è un semplice e banale "riconoscimento" dello stato spontaneo di ognuno di noi... coscienza o conoscenza di Sé. 

Non parlo della conoscenza empirica riferita al "piccolo sé" ovvero l'ego, il nome forma che crediamo di essere. Anche se conoscere le caratteristiche incarnate, saper individuare le pulsioni che contraddistinguono la nostra persona, è sicuramente utile per non farci imbrogliare dalla mente, per non cadere nella trappola della falsa identità. Infatti tutto ciò che può essere descritto non può essere “noi”, ma solo la struttura funzionale del corpo/mente (nella quale ci riconosciamo). 

Questo apparato psico-fisico è il risultato della commistione di forze naturali (od elementi) e di qualità psichiche (che degli elementi sono espressione). Nella multiforme interconnessione di queste energie gli infiniti esseri prendono forma…. Anche se –in verità- non si tratta di “forze” né di “esseri” bensì di una singola forza e di un solo essere che assume vari aspetti durante il suo svolgersi nello spazio-tempo. 

Ma qui occorre descrivere la “capacità separativa” (maya – yin e yang) che produce l’illusione della diversità. Essa è il primo concetto che si forma nella mente (in effetti è la mente stessa) contemporaneamente all’apparire del pensiero “io”. Attenzione non si tratta dell’Io-Assoluto, l’Essere, ed esserne coscienti aldilà di ogni identificazione, si tratta invece del primo riflesso cosciente (di siffatto Io) nella mente e che consente l’oggettivazione e la percezione dell’esteriorità attraverso i sensi. In tal modo si attua il meccanismo dissociativo di “io sono questo” e quel che viene osservato “è altro”. Così il dualismo assume una sembianza di realtà e viene corroborato dalla causalità consequenziale alle trasformazioni che si srotolano nello spazio/tempo. 

Il processo formativo duale è di facile individuazione da parte dell’accorto intelletto (nel senso di attento) ma questa considerazione è ancora all’interno del riflesso speculare della mente, per cui dal punto di vista della Conoscenza Assoluta anche questa spiegazione (o comprensione) è futile, forse in necessaria e magari addirittura fuorviante… (a causa della tendenza appropriativa del pensiero speculare) e qui ritorno alla necessità di conoscere la propria mente per non rimanere ingannati dalle sue elucubrazioni empiriche, tese cioè a dimostrare una realtà oggettiva. 

Qualcuno potrebbe chiedersi a questo punto: “…Allora perché scrivere tutto ciò? Perché leggerlo?” - Ma la risposta è banale, talvolta noi prima di gettare l’immondizia sentiamo il bisogno di esaminarla in ogni particolare, in modo da non aver rimpianti dopo… Purtroppo, in anni ed anni di volo basso, tutti noi abbiamo sviluppato un forte attaccamento alla zavorra…!


Paolo D'Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica




giovedì 10 settembre 2026

Ecologia del silenzio ed emotività naturale...

 


Dobbiamo partire dalla consapevolezza che prima di ogni espressione musicale o letteraria esiste il silenzio. Il silenzio non denota semplice assenza di suoni o di parole ma la condizione essenziale per mezzo della quale possono sorgere parole e suoni. Il vuoto mentale non è un vero "vuoto" ma lo spazio attraverso la quale l'invenzione letteraria o musicale assume una forma armonica e sensata. Ma c'è una differenza sostanziale tra la creazione musicale e quella letteraria. Quest'ultima sorge dal raziocinio dal lobo logico del cervello mentre la melodia musicale nasce dal lobo analogico, dall'emotività.

Trattandosi di argomento così differenziato, al fine di esprimere un senso compiuto almeno su uno dei due aspetti in esame, vorrei utilizzare la capacità descrittiva "delle parole" per illustrare -in termini empiricamente comprensibili - l'importanza della musica ecologica per la psiche umana. Non a caso nel confucianesimo uno degli aspetti conduttivi all'armonia sociale è la musica. Ma attenzione quando si parla di musica non si intende il rumore elettronico e cacofonico al quale ci hanno assuefatti i tecnologi moderni del suono.

Nel campo musicale dobbiamo invece far sì che gli studi sull’acustica abbiano un valore positivo. Quali sono i suoni che intendiamo privilegiare, conservare, moltiplicare? Per capire questo discorso dobbiamo imparare a scegliere il suono al quale sottoporci. Possiamo cominciare discriminando fra l’ascolto volontario della nostra melodia preferita ed il martellamento della musica indiretta. Questa presa di coscienza non ci potrà certo impedire l’ascolto della musica indiretta, spesso ammannitaci nelle forme più subdole come quando si va al supermercato o si ascoltano musiche strane su internet o televisioni (e dir si voglia), ma ci consentirà comunque di abituarci al distacco ed al discernimento in modo da non cadere vittime degli incantatori pubblicitari.

Infatti la sottomissione passiva (ignorante) alla musica indiretta è fonte di stravolgimento culturale e mutazione dei costumi (esattamente ciò che vuole la pubblicità..). Se restiamo vittime di questo influsso la musica, che è l’arte più vicina alla spirito (essendo nata proprio in funzione del nutrimento spirituale) ed orgoglio della nostra tradizione millenaria, smette di essere una cosa nata per “illuminare” la mente umana, allietando il nostro vivere, ma diventa fonte di confusione ed alienazione dalla vita.

Oggi nella società in cui tutto è consumo ed appropriazione materialistica anche la musica è una merce di cui “godere” senza ritegno sino alla nausea ed alla negazione dell’armonia. “Gli uomini, cosiddetti civilizzati, sono diventati feroci uditori ma in realtà non sanno più ascoltare! Usano il suono come una droga stordente dimenticando così di godere del significato e del valore di quanto viene ascoltato” (Walter Maioli, etnomusicologo).

Anche le culture aborigene sono minacciate dalla massificazione musicale in corso, la musica dolce e profonda dell’oriente, delle Americhe o d’Australia rischia di restare contaminata irrimediabilmente dall’ondata volgare di suoni elettronici e decadenti della musicaccia occidentale di taglio consumista. “E’ pur vero che le diverse civiltà possono crescere attraverso ibridazioni e contatti, ciò è sempre avvenuto in passato, ma dovrebbero poter continuare ad evolversi senza subire una colonizzazione assoluta e perciò inaccettabile” (Roman A. Vlad, musicista).

Nell’ascolto non si tratta perciò di mettere in contrapposizione la musica elaborata, ricca di significati simbolici, con quella popolare e primitiva… piuttosto, ai vari livelli, di sottolineare la profonda e radicale differenza delle finalità fra un prodotto di consumo ed opere in cui la ricerca estetica continua ad essere portata avanti.

E qui tocchiamo il problema dell’inquinamento acustico… (e non solo nelle città, poiché ormai esso impera ovunque) per scoprire che mentre un pubblico sempre più vasto si sottopone, più o meno volontariamente, ai prodotti musicali di consumo, s’impone per “l’ascoltatore” di qualità un eccessivo sforzo discriminatorio e di pazienza per non restare coinvolto e sconvolto dal rumore della diffusione di massa.

Occorre evitare che la capacità melodica, che fece sognare l’uomo per millenni e che è ormai una componente emozionale della sua vita spirituale, cada vittima dei “petrolieri” musicali. La melodia, che ha il silenzio come base, non deve infatti soccombere ad un’era perversa e sordida frastornata da ogni rumore. Il rischio inverso, dicevo sopra, è l’assuefazione inconscia al frastuono e la perdita totale della capacità di ascolto.

E vorrei ora ricordare ai convalescenti desiderosi di cure melodiose un qualcosa che possiamo fare per recuperare l’amore per i suoni naturali. Quando ci rechiamo in campagna, sulla riva di un fiume, in qualsiasi ambito naturale, abituiamo l’orecchio al vuoto, spegniamo ogni brusio tecnologico, non parliamo, lasciamo che la natura trasmetta i suoi messaggi: il ronzio di un’ape sui fiori, il guizzo d’ala di un passero, un refolo di vento tra le foglie, il fruscio dei nostri passi sul sentiero… In tal modo sentiremo nascere dentro di noi una nuova armonia, che parte dal cuore…

Paolo D’Arpini - Rete Bioregionale Italiana



martedì 8 settembre 2026

Estinzione di massa - La cosa è sicura... è solo questione di tempo...



La storia geologica del pianeta mostra cinque grandi estinzioni di massa causate da eventi naturali estremi:

Fine dell'Ordoviciano (445 milioni di anni fa): un'era glaciale ha cancellato l'85% delle specie marine.
Tardo Devoniano (375 milioni di anni fa): una crisi climatica ha distrutto la vita nei mari caldi.
Fine del Permiano (252 milioni di anni fa): la più grave di sempre, con la morte del 96% delle specie marine e terrestri a causa di enormi eruzioni vulcaniche.
Fine del Triassico (201 milioni di anni fa): i cambiamenti climatici hanno eliminato molte specie e favorito l'ascesa dei dinosauri.
Fine del Cretaceo (66 milioni di anni fa): l'impatto di un grande asteroide ha spazzato via i dinosauri non aviani e molte altre specie.

La sesta estinzione in corso:

Molti biologi ed ecologi avvertono che è già iniziata la sesta estinzione di massa:

Le piante e gli animali scompaiono a una velocità da cento a mille volte superiore alla media storica. I fattori principali sono l'attività umana, la distruzione degli habitat naturali, l'inquinamento, il riscaldamento globale, le guerre...

Anche se l'umanità riuscisse a proteggere la biodiversità, il destino della Terra è segnato, almeno così avevamo previsto nel 1994 Peter Boom ed io lavorando ad un libricino eco-fantasy-catastrofista titolato "Il Nuovo Messia" e pubblicato dall'amico Gianfranco Paris della B.I.G.. La fine era prevista per il 2020 ma pare che non abbiamo azzeccato l'anno, anche se i segnali dell'imminente fine ci sono tutti. Un abstract di quello che avevamo scritto è qui:    https://riciclaggiodellamemoria.blogspot.com/2016/03/2020-il-nuovo-messia-e-la-fine-del-mondo.html 

Paolo D'Arpini in veste catastrofista












Commenti e considerazioni aggiunte: 

"Caro Paolo, tempo addietro avevo annunciato che la fine è vicina e qui lo confermo,  aggiungendo che da calcoli da me effettuati tenendo conto di una indiscrezione spirituale, entro il 2027 si compirà la sorte dell’Umanità. Mi capita spesso di scrivere sull’argomento in oggetto e devo dire che mi capita anche di leggere commenti scettici e talvolta offensivi. I miei scritti sono motivati da seri avvertimenti provenienti dal mondo spirituale puro, ma ormai la distanza fra l’uomo e il divino è talmente grande che praticamente nessuno ascolta parole di avvertimento... Allora cito parole dette da  uomini definiti scienziati e quindi con maggior potenzialità di essere creduti dal volgo. Alcuni ricercatori delle più prestigiose università americane (Berkeley, Oakhland, Stanford, Yale, ecc.) hanno dichiarato congiuntamente  che siamo ormai prossimi alla 6a estinzione di massa. Le prime 5 sono state causate da eventi naturali come meteoriti, diluvi e simili, mentre la prossima è causata dall’uomo, cioè dalla sua mala gestione delle risorse della Terra. E questa autoestinzione avverrà, dicono, a breve. Guarda caso congruenti con il mio calcolo fatto a seguito di una rivelazione del 2005, supportata da un’altra rivelazione  dello scorso 8 giugno e intitolata: Ultimo Atto”. (M.B.)

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"Caro Paolo,  ci sono due fenomeni paralleli in atto, l'incremento di minaccia all'ambiente e l'incremento di complessità dei sistemi umani. Se prevale il primo ripartiamo da zero. Se prevale il secondo arriviamo al "salto di scala".
C'è una terza via?" (F.P.)

Mia rispostina: "Caro F.P.,  la perplessità purtroppo non sarà sufficiente deve tramutarsi in cambio abitudini e allontanamento sulla sudditanza al sistema. Si chiama "sopravvivenza bruta", cioè bisogna essere pronti a rinunciare in toto ad appoggiarsi a questa società consumista.  All'inizio sarà una ribellione di "cantina" ovvero basata solo sul non incremento della nostra adesione al sistema.. poi pian piano sarà necessario uno scollamento definitivo e non so se questo potrà avvenire a livello globale ma sicuramente deve avvenire a livello personale, per mettere in moto una premessa di cambiamento nella psiche collettiva (vedi: 
https://bioregionalismo.blogspot.com/2017/11/collective-psyche-and-pseudopod-theory.html)
Intanto si può cominciare da piccole cose: interrompere gli acquisti di qualsiasi bene innecessario, abiti, oggetti, macchine, vizi, etc. e limitarsi agli alimenti di sopravvivenza. Nel frattempo tentare di incrementare l'indipendenza alimentare attraverso piccoli orti, anche sui terrazzini di casa, raccolta erbe selvatiche, scelta vegetariana, etc.  Non so ancora per quanto avremo modo di continuare ad usare internet, forse bisognerà tornare alla posta cartacea oppure alla telepatia..." (P.D'A.)

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“Caro Paolo, io voto per la telepatia, a patto che... i pensieri veri e compresi siano poi confermati dall'utente... Altrimenti non è che si può intercomunicare sempre con se stessi. Io spero che il mondo prima o poi cambierà... Io spero dei cambiamenti anche per me, e mi auguro di cambiare, per la mia crescita e per quella del mondo” (N.I.)

Mia rispostina: “La telepatia esiste già... perché il pensiero ha la stessa matrice per tutti. Ne ebbi esperienza in momenti di totale apertura... e so che è vero!” (P.D'A.)

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Commento di "sconosciuto": "Il seme vegetale, animale, umano e cosmico ha nel proprio DNA la propria forma e evoluzione e questo è ben dimostrato dalla scienza. Il Messia è dentro ognuno di noi mettersi in ascolto è il problema, nel frattempo è solo Karma..."



venerdì 4 settembre 2026

Spirito e materia inseparabili - Alcune domande e una risposta



Su questo blog leggo spesso articoli che riguardano  aspetti spirituali e materiali dell'esistenza. Vorrei porre una domanda. Questa domanda mi assilla da tempo e la tua risposta, qualsiasi essa sarà, sono sicuro che mi aiuterà per trovare la mia risposta.

Ma prima vorrei fare una premessa  riguardo al mio sentire:
1) Io non sento il desiderio di dipendere da una religione e non sento il bisogno né credo alla esistenza di un Dio personale al quale ci possiamo rivolgere.
2) Non ho alcun dubbio che le religioni con i loro Dei sono state create dagli uomini nella speranza di essere aiutati a superare le terribili difficoltà della vita.
3) Sono convinto che alla morte del mio corpo, la sua energia che contiene, sia la mia memoria e sia l'evoluzione che sono riuscito a fare, essendo immortale, ritornerà a far parte dell'energia universale.
4) Considero l'uomo niente più che un mammifero abbastanza evoluto in questo nostro pianeta.
5) Perciò, per me, l'umanità fa parte, come tutto il resto, del movimento evolutivo di questo universo e noi dobbiamo soprattutto e probabilmente solo essere senza sosta infinitamente grati per essere vivi.

E queste sono  le mie domande:
Perché l'umanità si sta muovendo così lentamente verso una secolarizzazione, movimento che ho capito essere iniziato circa cento anni fa ma che a tutt'oggi è probabilmente solo intorno al 10% nelle popolazioni occidentali?
Perché l'umanità invece desidera questo ruolo impossibile e fonte di tanta sofferenza credendo di essere degli enti creati separatamente da tutto il resto e che sono simili a Dio ma solo nel lato spirituale. Non si rendono conto che vivono costantemente nel terrore del giudizio di Dio e nel rischio di finire in inferno?
Ed inoltre gli uomini si sono dedicati a  spaventosi massacri che da sempre sono avvenuti a causa delle religioni e che seguitano alla grande ancora oggi.
Come è possibile che non si rendano conto  delle dolorose conseguenze per l'impossibilità per le minoranze religiose di poter essere integrate e così vivere felici con tutto il resto della popolazione?
Smetto ma ci sarebbe moltissimo ancora da dire. In fondo vorrei tanto avere le capacità e le possibilità di dimostrare come semplice e stupenda è la mia vita senza il desiderio di un ruolo superiore che è sicuramente fonte di tanta infelicità.
Roberto Anastagi      
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Risposta:
Trovo interessante e utile questo discorso, che non esito a definire "laico".
Mi sovviene di una discussione avuta con il bioregionalista Stefano Panzarasa sulla presunta separazione fra spirito e materia nella cosiddetta "spiritualità religiosa".
La mia obiezione è che nella spiritualità laica (o naturale) tale separazione non esiste, anzi spirito e materia sono inscindibili l'uno dall'altro essendo espressioni della stessa  energia vitale. La materia è sostanza formativa (in fase di aggregazione) e lo spirito è  la coscienza dell'intelligenza che da essa emana. Come non c'è differenza fra la rosa ed il suo profumo, entrambi rappresentano la stessa realtà.
Ed ora una mia considerazione sugli interrogativi sollevati oggi. Con lo spaventoso aumento della popolazione mondiale e con la presenza sulla scena di milioni e milioni di anime (coscienze) "giovani", ovvero incarnazioni di animali che si avvicinano per la prima volta all'umanità, è inevitabile che il livello della consapevolezza generale sia massificato, anzi l'evoluzione stessa sembra arrestarsi. Ma questi rigonfiamenti e sgonfiamenti sono necessari per una evoluzione globale. Per questa ragione anche nella filosofia antica si parla delle  quattro ere dell'uomo, una scala per dar modo alle giovani anime di evolversi. Ed in questa era il processo è massivo. Non dimentichiamo che fino a cinquemila anni fa, prima dello sviluppo tecnologico, del senso della proprietà, della sperequazione fra generi ecc., la coscienza di un tutto inscindibile era presente nel cuore di ognuno.
Oggi questa comprensione non è più così estensiva e per questa ragione l'umanità ha sentito il bisogno di religioni (e anche di ideologie politiche) che in qualche modo impartiscono una legge comportamentale  e pongono l'uomo in soggezione. Ma fortunatamente non tutte le "anime" sul pianeta manifestano vibrazioni basse... ci sono anche anime nobili, infatti nel Buddismo si afferma che esiste un Buddha anche nell'inferno. E così deve essere. La naturale crescita che spetta ad ogni essere vivente troverà quindi il modo di svilupparsi in ognuno a tempo debito. Non è perciò il caso di preoccuparsi eccessivamente del percorso altrui meglio sviluppare le possibilità di crescita personali. Questo è il senso del Dharma (retto comportamento).. e seguendolo forniamo un esempio per i nostri compagni di viaggio che saranno anch'essi incentivati a seguirlo....
In un "discorso" analitico e discriminativo  è bene comunque riconoscere e indicare il male ove si manifesta, che sia in politica od in religione od anche in economia o nella scienza, ma questo senza "farsi prendere la mano" e cadere vittime del "giudizio" separativo. Anche in noi stessi, in fondo, c'è un misto di bene e male, per questo dobbiamo esaminare costantemente e scorgere i punti dolenti in noi in modo da poterli superare, e così facendo il nostro dovere è compiuto. 
Paolo D'Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica

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