C'è una sostanziale differenza fra religione e spiritualità. La religione è l'aderenza alle norme e ai dogmi di una qualsiasi religione, quindi rappresenta un "atto di fede", cioè un "voler credere" e mettere in atto quei dogmi e quelle norme nella propria vita. Perciò essa appartiene al dominio della mente ed è opinabile. All'inverso la Spiritualità naturale è la scintilla cosciente che qualifica ogni essere vivente e che nell'uomo si manifesta in forma di "consapevolezza di sé". Quindi la Spiritualità è la vera natura dell'essere e non è condizionata da alcuna precondizione o adesione ad una etica, morale o dir si voglia. Nella tradizione Taoista questa spiritualità è definita "Tao", nella tradizione buddhista è chiamata "Sunya", nella tradizione nondualistica è denominata "Atma o Assoluto".
Da ciò se ne deduce che la "spiritualità naturale", intesa correttamente, è per sua propria natura "laica" ovvero aldilà di ogni contestualizzazione religiosa. Quindi è impensabile che un membro di una religione possa esprimere "laicamente" la spiritualità relativa a quella religione.
Vorrei ora chiarire il significato originario e concettuale di "spiritualità laica" che viene malamente indicato come un modo di esprimersi spiritualmente da parte di membri laici di una qualsiasi religione... In verità il termine laico derivante dal greco "laikos" sta a significare l'assoluta non appartenenza ad un modello religioso o filosofico, e persino politico. Perciò, ‘laico’ significa "al di fuori di ogni contesto socialmente strutturato".
In verità la Spiritualità Laica sta ad indicare la "spiritualità naturale", la ricerca spontanea dell'uomo verso la sua origine, verso il significato misterioso della vita, tale anelito è indirizzato verso l'auto-conoscenza. Ad esempio la traduzione inglese di "laico" è "laymen" che significa "uomo comune" ed il termine inglese più prossimo ad esprimere il concetto di Spiritualità Laica è "awe" ovvero "meraviglia di Sé".
Tanto per cominciare stabiliamo che "spirito" significa "sintesi fra intelligenza e coscienza". E quindi il suo "essere" non richiede alcuna conferma esterna. Ognuno afferma la propria esistenza sulla base della sua diretta esperienza di esistere e di averne coscienza. Non è necessario che alcuno ne dia conferma.
Non è necessario "credere” nella propria esistenza per dire "io sono", lo sappiamo senza ombra di dubbio da noi stessi. Mentre per sentenziare l'assunzione di una fede o la mancanza di una fede non possiamo fare a meno di usare il termine "credo" oppure "non credo". Se ne deduce che l'essere ed esserne contemporaneamente coscienti è naturale ed inequivocabilmente vero, mentre sostenere qualcosa che ha il suo fondamento nel pensiero, cioè nella speculazione mentale, è solo un processo, un concettualizzare.
Non voglio fare il difficile ma è ovvio che nessuno dirà mai "credo di esistere e di essere consapevole" mentre per qualsiasi altra affermazione (o forma pensiero astratta o concreta) dovrà sempre usare il termine "credo in questo od in quello … nella religione o nell'ateismo" od in qualsiasi altra cosa a cui si presta fede...
"Io sono" è perciò la verità pura e semplice ed è qui vano spiegare le possibili ragioni di tale "essere" giacché questo procedimento esplicativo (o interpretazione) rientra solo nella speculazione ed è quindi opinabile.
Affermare che la coscienza è il risultato della scintilla divina o il percorso casuale della materia che si trasforma in vita lasciamolo dire ai sofisti. "Io sono" è l'unico fatto incontrovertibile che non abbisogna di prova o discussione alcuna. Ed è su questa base che voglio restare. Non ha senso quindi mettersi a discutere sui "modi".....o sulle "ipotesi". Dico ciò per tacitare ed evitare qualsiasi contrapposizione sulla realtà del fatto contingente da me espresso (e tutti a mente serena possono esserne consapevoli). Questa è laicità dello spirito.
La "Spiritualità", nel senso laico, è un semplice e banale "riconoscimento" dello stato spontaneo di ognuno di noi... coscienza o conoscenza di Sé.
Non parlo della conoscenza empirica riferita al "piccolo sé" ovvero l'ego, il nome forma che crediamo di essere. Anche se conoscere le caratteristiche incarnate, saper individuare le pulsioni che contraddistinguono la nostra persona, è sicuramente utile per non farci imbrogliare dalla mente, per non cadere nella trappola della falsa identità. Infatti tutto ciò che può essere descritto non può essere “noi”, ma solo la struttura funzionale del corpo/mente (nella quale ci riconosciamo).
Questo apparato psico-fisico è il risultato della commistione di forze naturali (od elementi) e di qualità psichiche (che degli elementi sono espressione). Nella multiforme interconnessione di queste energie gli infiniti esseri prendono forma…. Anche se –in verità- non si tratta di “forze” né di “esseri” bensì di una singola forza e di un solo essere che assume vari aspetti durante il suo svolgersi nello spazio-tempo.
Ma qui occorre descrivere la “capacità separativa” (maya – yin e yang) che produce l’illusione della diversità. Essa è il primo concetto che si forma nella mente (in effetti è la mente stessa) contemporaneamente all’apparire del pensiero “io”. Attenzione non si tratta dell’Io-Assoluto, l’Essere, ed esserne coscienti aldilà di ogni identificazione, si tratta invece del primo riflesso cosciente (di siffatto Io) nella mente e che consente l’oggettivazione e la percezione dell’esteriorità attraverso i sensi. In tal modo si attua il meccanismo dissociativo di “io sono questo” e quel che viene osservato “è altro”. Così il dualismo assume una sembianza di realtà e viene corroborato dalla causalità consequenziale alle trasformazioni che si srotolano nello spazio/tempo.
Il processo formativo duale è di facile individuazione da parte dell’accorto intelletto (nel senso di attento) ma questa considerazione è ancora all’interno del riflesso speculare della mente, per cui dal punto di vista della Conoscenza Assoluta anche questa spiegazione (o comprensione) è futile, forse in necessaria e magari addirittura fuorviante… (a causa della tendenza appropriativa del pensiero speculare) e qui ritorno alla necessità di conoscere la propria mente per non rimanere ingannati dalle sue elucubrazioni empiriche, tese cioè a dimostrare una realtà oggettiva.
Qualcuno potrebbe chiedersi a questo punto: “…Allora perché scrivere tutto ciò? Perché leggerlo?” - Ma la risposta è banale, talvolta noi prima di gettare l’immondizia sentiamo il bisogno di esaminarla in ogni particolare, in modo da non aver rimpianti dopo… Purtroppo, in anni ed anni di volo basso, tutti noi abbiamo sviluppato un forte attaccamento alla zavorra…!
Paolo D'Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica
sabato 12 settembre 2026
Spiritualità e religione sono cose diverse...
giovedì 10 settembre 2026
Ecologia del silenzio ed emotività naturale...
Dobbiamo partire dalla consapevolezza che prima di ogni espressione musicale o letteraria esiste il silenzio. Il silenzio non denota semplice assenza di suoni o di parole ma la condizione essenziale per mezzo della quale possono sorgere parole e suoni. Il vuoto mentale non è un vero "vuoto" ma lo spazio attraverso la quale l'invenzione letteraria o musicale assume una forma armonica e sensata. Ma c'è una differenza sostanziale tra la creazione musicale e quella letteraria. Quest'ultima sorge dal raziocinio dal lobo logico del cervello mentre la melodia musicale nasce dal lobo analogico, dall'emotività.
Trattandosi di argomento così differenziato, al fine di esprimere un senso compiuto almeno su uno dei due aspetti in esame, vorrei utilizzare la capacità descrittiva "delle parole" per illustrare -in termini empiricamente comprensibili - l'importanza della musica ecologica per la psiche umana. Non a caso nel confucianesimo uno degli aspetti conduttivi all'armonia sociale è la musica. Ma attenzione quando si parla di musica non si intende il rumore elettronico e cacofonico al quale ci hanno assuefatti i tecnologi moderni del suono.
Nel campo musicale dobbiamo invece far sì che gli studi sull’acustica abbiano un valore positivo. Quali sono i suoni che intendiamo privilegiare, conservare, moltiplicare? Per capire questo discorso dobbiamo imparare a scegliere il suono al quale sottoporci. Possiamo cominciare discriminando fra l’ascolto volontario della nostra melodia preferita ed il martellamento della musica indiretta. Questa presa di coscienza non ci potrà certo impedire l’ascolto della musica indiretta, spesso ammannitaci nelle forme più subdole come quando si va al supermercato o si ascoltano musiche strane su internet o televisioni (e dir si voglia), ma ci consentirà comunque di abituarci al distacco ed al discernimento in modo da non cadere vittime degli incantatori pubblicitari.
Infatti la sottomissione passiva (ignorante) alla musica indiretta è fonte di stravolgimento culturale e mutazione dei costumi (esattamente ciò che vuole la pubblicità..). Se restiamo vittime di questo influsso la musica, che è l’arte più vicina alla spirito (essendo nata proprio in funzione del nutrimento spirituale) ed orgoglio della nostra tradizione millenaria, smette di essere una cosa nata per “illuminare” la mente umana, allietando il nostro vivere, ma diventa fonte di confusione ed alienazione dalla vita.
Oggi nella società in cui tutto è consumo ed appropriazione materialistica anche la musica è una merce di cui “godere” senza ritegno sino alla nausea ed alla negazione dell’armonia. “Gli uomini, cosiddetti civilizzati, sono diventati feroci uditori ma in realtà non sanno più ascoltare! Usano il suono come una droga stordente dimenticando così di godere del significato e del valore di quanto viene ascoltato” (Walter Maioli, etnomusicologo).
Anche le culture aborigene sono minacciate dalla massificazione musicale in corso, la musica dolce e profonda dell’oriente, delle Americhe o d’Australia rischia di restare contaminata irrimediabilmente dall’ondata volgare di suoni elettronici e decadenti della musicaccia occidentale di taglio consumista. “E’ pur vero che le diverse civiltà possono crescere attraverso ibridazioni e contatti, ciò è sempre avvenuto in passato, ma dovrebbero poter continuare ad evolversi senza subire una colonizzazione assoluta e perciò inaccettabile” (Roman A. Vlad, musicista).
Nell’ascolto non si tratta perciò di mettere in contrapposizione la musica elaborata, ricca di significati simbolici, con quella popolare e primitiva… piuttosto, ai vari livelli, di sottolineare la profonda e radicale differenza delle finalità fra un prodotto di consumo ed opere in cui la ricerca estetica continua ad essere portata avanti.
E qui tocchiamo il problema dell’inquinamento acustico… (e non solo nelle città, poiché ormai esso impera ovunque) per scoprire che mentre un pubblico sempre più vasto si sottopone, più o meno volontariamente, ai prodotti musicali di consumo, s’impone per “l’ascoltatore” di qualità un eccessivo sforzo discriminatorio e di pazienza per non restare coinvolto e sconvolto dal rumore della diffusione di massa.
Occorre evitare che la capacità melodica, che fece sognare l’uomo per millenni e che è ormai una componente emozionale della sua vita spirituale, cada vittima dei “petrolieri” musicali. La melodia, che ha il silenzio come base, non deve infatti soccombere ad un’era perversa e sordida frastornata da ogni rumore. Il rischio inverso, dicevo sopra, è l’assuefazione inconscia al frastuono e la perdita totale della capacità di ascolto.
E vorrei ora ricordare ai convalescenti desiderosi di cure melodiose un qualcosa che possiamo fare per recuperare l’amore per i suoni naturali. Quando ci rechiamo in campagna, sulla riva di un fiume, in qualsiasi ambito naturale, abituiamo l’orecchio al vuoto, spegniamo ogni brusio tecnologico, non parliamo, lasciamo che la natura trasmetta i suoi messaggi: il ronzio di un’ape sui fiori, il guizzo d’ala di un passero, un refolo di vento tra le foglie, il fruscio dei nostri passi sul sentiero… In tal modo sentiremo nascere dentro di noi una nuova armonia, che parte dal cuore…
Paolo D’Arpini - Rete Bioregionale Italiana
martedì 8 settembre 2026
Estinzione di massa - La cosa è sicura... è solo questione di tempo...
Fine dell'Ordoviciano (445 milioni di anni fa): un'era glaciale ha cancellato l'85% delle specie marine.
Tardo Devoniano (375 milioni di anni fa): una crisi climatica ha distrutto la vita nei mari caldi.
Fine del Permiano (252 milioni di anni fa): la più grave di sempre, con la morte del 96% delle specie marine e terrestri a causa di enormi eruzioni vulcaniche.
Fine del Triassico (201 milioni di anni fa): i cambiamenti climatici hanno eliminato molte specie e favorito l'ascesa dei dinosauri.
Fine del Cretaceo (66 milioni di anni fa): l'impatto di un grande asteroide ha spazzato via i dinosauri non aviani e molte altre specie.
La sesta estinzione in corso:
Molti biologi ed ecologi avvertono che è già iniziata la sesta estinzione di massa:
Le piante e gli animali scompaiono a una velocità da cento a mille volte superiore alla media storica. I fattori principali sono l'attività umana, la distruzione degli habitat naturali, l'inquinamento, il riscaldamento globale, le guerre...
Anche se l'umanità riuscisse a proteggere la biodiversità, il destino della Terra è segnato, almeno così avevamo previsto nel 1994 Peter Boom ed io lavorando ad un libricino eco-fantasy-catastrofista titolato "Il Nuovo Messia" e pubblicato dall'amico Gianfranco Paris della B.I.G.. La fine era prevista per il 2020 ma pare che non abbiamo azzeccato l'anno, anche se i segnali dell'imminente fine ci sono tutti. Un abstract di quello che avevamo scritto è qui: https://riciclaggiodellamemoria.blogspot.com/2016/03/2020-il-nuovo-messia-e-la-fine-del-mondo.html
Paolo D'Arpini in veste catastrofista
"Caro Paolo, tempo addietro avevo annunciato che la fine è vicina e qui lo confermo, aggiungendo che da calcoli da me effettuati tenendo conto di una indiscrezione spirituale, entro il 2027 si compirà la sorte dell’Umanità. Mi capita spesso di scrivere sull’argomento in oggetto e devo dire che mi capita anche di leggere commenti scettici e talvolta offensivi. I miei scritti sono motivati da seri avvertimenti provenienti dal mondo spirituale puro, ma ormai la distanza fra l’uomo e il divino è talmente grande che praticamente nessuno ascolta parole di avvertimento... Allora cito parole dette da uomini definiti scienziati e quindi con maggior potenzialità di essere creduti dal volgo. Alcuni ricercatori delle più prestigiose università americane (Berkeley, Oakhland, Stanford, Yale, ecc.) hanno dichiarato congiuntamente che siamo ormai prossimi alla 6a estinzione di massa. Le prime 5 sono state causate da eventi naturali come meteoriti, diluvi e simili, mentre la prossima è causata dall’uomo, cioè dalla sua mala gestione delle risorse della Terra. E questa autoestinzione avverrà, dicono, a breve. Guarda caso congruenti con il mio calcolo fatto a seguito di una rivelazione del 2005, supportata da un’altra rivelazione dello scorso 8 giugno e intitolata: Ultimo Atto”. (M.B.)
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C'è una terza via?" (F.P.)
Mia rispostina: "Caro F.P., la perplessità purtroppo non sarà sufficiente deve tramutarsi in cambio abitudini e allontanamento sulla sudditanza al sistema. Si chiama "sopravvivenza bruta", cioè bisogna essere pronti a rinunciare in toto ad appoggiarsi a questa società consumista. All'inizio sarà una ribellione di "cantina" ovvero basata solo sul non incremento della nostra adesione al sistema.. poi pian piano sarà necessario uno scollamento definitivo e non so se questo potrà avvenire a livello globale ma sicuramente deve avvenire a livello personale, per mettere in moto una premessa di cambiamento nella psiche collettiva (vedi: https://bioregionalismo.blogspot.com/2017/11/collective-psyche-and-pseudopod-theory.html).
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“Caro Paolo, io voto per la telepatia, a patto che... i pensieri veri e compresi siano poi confermati dall'utente... Altrimenti non è che si può intercomunicare sempre con se stessi. Io spero che il mondo prima o poi cambierà... Io spero dei cambiamenti anche per me, e mi auguro di cambiare, per la mia crescita e per quella del mondo” (N.I.)
Mia rispostina: “La telepatia esiste già... perché il pensiero ha la stessa matrice per tutti. Ne ebbi esperienza in momenti di totale apertura... e so che è vero!” (P.D'A.)
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Commento di "sconosciuto": "Il seme vegetale, animale, umano e cosmico ha nel proprio DNA la propria forma e evoluzione e questo è ben dimostrato dalla scienza. Il Messia è dentro ognuno di noi mettersi in ascolto è il problema, nel frattempo è solo Karma..."
venerdì 4 settembre 2026
Spirito e materia inseparabili - Alcune domande e una risposta
Su questo blog leggo spesso articoli che riguardano aspetti spirituali e materiali dell'esistenza. Vorrei porre una domanda. Questa domanda mi assilla da tempo e la tua risposta, qualsiasi essa sarà, sono sicuro che mi aiuterà per trovare la mia risposta.
1) Io non sento il desiderio di dipendere da una religione e non sento il bisogno né credo alla esistenza di un Dio personale al quale ci possiamo rivolgere.
2) Non ho alcun dubbio che le religioni con i loro Dei sono state create dagli uomini nella speranza di essere aiutati a superare le terribili difficoltà della vita.
3) Sono convinto che alla morte del mio corpo, la sua energia che contiene, sia la mia memoria e sia l'evoluzione che sono riuscito a fare, essendo immortale, ritornerà a far parte dell'energia universale.
4) Considero l'uomo niente più che un mammifero abbastanza evoluto in questo nostro pianeta.
5) Perciò, per me, l'umanità fa parte, come tutto il resto, del movimento evolutivo di questo universo e noi dobbiamo soprattutto e probabilmente solo essere senza sosta infinitamente grati per essere vivi.
E queste sono le mie domande:
Perché l'umanità si sta muovendo così lentamente verso una secolarizzazione, movimento che ho capito essere iniziato circa cento anni fa ma che a tutt'oggi è probabilmente solo intorno al 10% nelle popolazioni occidentali?
Perché l'umanità invece desidera questo ruolo impossibile e fonte di tanta sofferenza credendo di essere degli enti creati separatamente da tutto il resto e che sono simili a Dio ma solo nel lato spirituale. Non si rendono conto che vivono costantemente nel terrore del giudizio di Dio e nel rischio di finire in inferno?
Ed inoltre gli uomini si sono dedicati a spaventosi massacri che da sempre sono avvenuti a causa delle religioni e che seguitano alla grande ancora oggi.
Come è possibile che non si rendano conto delle dolorose conseguenze per l'impossibilità per le minoranze religiose di poter essere integrate e così vivere felici con tutto il resto della popolazione?
Smetto ma ci sarebbe moltissimo ancora da dire. In fondo vorrei tanto avere le capacità e le possibilità di dimostrare come semplice e stupenda è la mia vita senza il desiderio di un ruolo superiore che è sicuramente fonte di tanta infelicità.


martedì 1 settembre 2026
Il declino del matriarcato e la discesa dei Kurgan...
A partire dalla mia adesione (nel 1992) al Movimento degli Uomini Casalinghi, fondato da Antonio D’Andrea, sorse per me il problema di “inquadrare” la mia partecipazione anche ai vari ambiti di ricerca che fanno riferimento alla riscoperta dell’antica civiltà gilanica che distinse l’intero neolitico. Ho già parlato in precedenti articoli di vari ricercatori con i quali sono entrato in confidenza e che mi hanno aperta la strada della ricerca in quell’affascinante mondo popolato al femminile, che nei miei sogni innocenti considero una sorta di paradiso terrestre.
Ma dal paradiso terrestre siamo stati scacciati, almeno così dice la Bibbia, forse però questa è solo una favola “religiosa” – magari anche un po’ pretenziosa – poiché sulla terra ci siamo ancora e forse potremmo immediatamente ritrovarci in quel paradiso perduto il momento stesso che la nostra esperienza tornasse all’armonia fra natura, animali e società umana. Prima di tutto quello che è da riequilibrare, ovviamente è il rapporto fra i due generi della nostra specie, il femminile ed il maschile…
Yin e Yang, come dicono i cinesi, sono le due forze interconnesse, Terra e Cielo, che creano il mondo… Ma ora non voglio parlare di cultura cinese, vorrei solo approfondire il discorso sullo studio del periodo pre-patriarcale e di come viene descritto dai vari ricercatori che si occupano di questo tema. Sono soprattutto ricercatori donna, ovviamente, anche se non manca qualche “maschietto”…
Ora vediamo che negli studi matriarcali portati avanti da ormai un ventennio ad opera di numerosi studiosi e studiose nel mondo convenuti per la prima volta al convegno mondiale di Bruxelles nel 2003 (di cui abbiamo un reportage della studiosa Mariagrazia Pelaia: Società in equilibrio, contenuto nel testo on-line sotto citato) la questione matrismo e matriarcato è un tema oggetto di discussione, con varie posizioni.
Come afferma Mariagrazia Pelaia, in uno scambio di mail privato: “La Gimbutas utilizzava il termine matristico per definire le antiche società neolitiche, Riane Eisler per risolvere il problema ha coniato addirittura un nuovo termine, gilania, unendo la radice greca di femminile (gyn) e maschile (an) con una ‘l’, lettera che evoca il termine link, ‘legame’. Invece Heide Göttner Abendroth, che possiamo definire la fondatrice di questa corrente di studi, considera la parola adeguata da usare matriarcato, e lo spiega dal punto di vista etimologico non come ‘potere delle madri’, bensì come ‘antiche madri’, da cui la semplice evidenza che queste società tengono in alta considerazione la funzione materna come principio intorno a cui si organizza la società, per cui essendo il rapporto d’amore e di cura madre-figlio l’aspetto fondante della società non esistono le gerarchie tipiche del patriarcato.
Nel matriarcato non c’è il dominio, il valore centrale è il rispetto della vita e delle differenze, per cui non esiste la disparità fra generi. Esso rappresenta un’alternativa praticabile al patriarcato poiché storicamente già esistito, vedi il saggio di Riane Eisler sulla storia umana letta in chiave di società della dominanza e società della partnership (Il calice e la spada). Secondo la Abendroth è importante utilizzare il termine ‘matriarcato’ anche per ragioni culturali, essendo stato tale termine oggetto di spietata censura da parte della cultura patriarcale, quindi va difeso e sostenuto, riabilitato, e non mascherato con neologismi. Dunque, il dibattito è aperto”.
Mariagrazia Pelaia non fa mistero di condividere il punto di vista della Abendroth, avendo trovato in lei, nella Gimbutas, nella Eisler e altri studiosi l’ispirazione per le sue ricerche astrologiche sugli zodiaci alternativi femminili scoperti da Lisa Morpurgo per la quale ha adottato la definizione di astrologia matriarcale.
On-line (vedi sotto) si trova una parziale raccolta dei suoi scritti che appunto vanno sotto questo titolo. Leggerli può essere interessante anche se digiuni di astrologia, perché comunque in essa sono sintetizzate tutte le posizioni sopra brevemente accennate, con adeguate bibliografie:
Nel commentare un parere da me espresso, in merito alla capacità creativa delle donne e degli uomini vissuti nel neolitico, Mariagrazia Pelaia afferma: “L’arte nel neolitico faceva parte della vita quotidiana, il vasellame è riccamente decorato e descrive una società elegante che si modella sulla bellezza della natura e non solo, perché è anche un’arte molto astratta, simbolica e quindi con livelli di comprensione molto raffinati e complessi. L’arte è una componente essenziale della quotidianità, e la quotidianità da sempre è l’ambito femminile per eccellenza. La cosa sorprendente di quei tempi è che la quotidianità era condivisa alla pari e considerata sacra, e dunque era patrimonio comune dei due sessi. Astrologicamente invece la situazione è molto chiara: l’arte è simbolicamente connessa ai pianeti femminili Luna e Venere. Gli uomini devono avere una parte femminile molto sviluppata per diventare artisti. E mi pare che non ci siano dubbi al proposito. In età patriarcale le donne sono state relegate al ruolo di muse, segnalando comunque una stranezza di fondo: perché mai le custodi e le ispiratrici delle arti sono donne e non uomini se si tratta di produzioni del genio maschile?”.
Seguendo questa logica non sarebbe possibile ipotizzare – come talvolta viene fatto – che nel 3000 a.C. sia nato un “matriarcato” come dominio delle donne… Ma – sempre seguendo il pensiero logico di Mariagrazia Pelaia – si potrebbe affermare che il patriarcato per legittimarsi adottasse degli schemi matriarcali di facciata, che ovviamente dovevano far presa sulla gente cresciuta in quell’ambito. Quella dei sacrifici rituali maschili è stata una trasposizione letterale del rozzo spirito patriarcale dei miti di vita-morte-rinascita legati al ciclo naturale. A tale proposito si consiglia la lettura del saggio sulla mitologia matriarcale (Evoluzione della mitologia matristica dall’antichità ad oggi) tradotto per “Prometeo” dalla stessa Mariagrazia e riprodotto nella raccolta di articoli Astrologia matriarcale sopra menzionata. Nel 3000 a.C. infatti inizia il periodo critico delle invasioni Kurgan, popolazioni nomadi, legate al cavallo e all’uso delle armi, che probabilmente hanno sottomesso e assimilato le popolazioni matriarcali contadine autoctone.
Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica
Post Scriptum: “La misoginia delle religioni del "libro" è congenita, il dio giudeo è un dio patriarcale e la sottomissione della donna appartiene alla "cultura" giudeo cristiana, fatta propria anche dall'islam. Le donne per lungo tempo furono considerate prive di "anima" come gli animali. Insomma la trilogia monolatrica odia le donne e se le "ama" (a fini di piacere) le vuole succubi e prone ai voleri del maschio. Le donne libere dovevano essere sottomesse. Lasciate ogni speranze voi che "credete" in queste religioni...” (Paolo D'Arpini)
Bibliografia on-line:
Heide Göttner-Abendroth, La società matriarcale: definizione e teoriahttp://www.
Mariagrazia Pelaia (a cura di), Astrologia Matriarcalehttp://www.
Mariagrazia Pelaia, “La signora degli animali, la Luna e la Capra”http://www.
sabato 29 agosto 2026
Coscienza individuale ed evoluzione...
La coscienza individuale è in costante movimento ed evoluzione, seguendo i diversi modi di sviluppo della società od i periodi storici nei quali si manifestano le vicende umane. Ogni transizione assomiglia al superamento di un livello d’apprendimento, un po’ come succede nella spirale del DNA.
La coscienza, in questo caso meglio definirla mente, si muove dalle espressioni più semplici a quelle più complesse. Una sorta di testimonianza-memoria dei vari processi sofisticati della vita. Per crescere spiritualmente dalla persona dobbiamo partire, in quanto depositaria della prima scintilla di Coscienza dalla quale tutto deriva. Non voglio perciò sminuire il valore dell’io-persona, e come “questo” anche tutto gli altri “io” che pazientemente seguono e precedono.
Il pensiero, si dice, ha la forza di promuovere l’azione… e quando molti pensieri vanno in una certa direzione forse la conseguenza inevitabile è proprio quella preconizzata. Oppure… è una sensazione che ha a che fare con l’inconscio, con il pescare nella “akasha” o mente collettiva.. e così le cose immaginate accadono…?!
I cicli (e le pieghe) del karma.. sono misteriosi…
Il vuoto (Sunya) non è vuoto. Contiene una energia spirituale conosciuta da millenni nelle antiche tradizioni spirituali come energia Akashica dell’universo. Questa energia non solo da forma al mondo fisico momento per momento, ma si relaziona con la coscienza.
La scienza contemporanea rivela che credere nella distinzione tra mondo materiale e spirituale è un errore. Non c’è dualità, l’universo è prodotto da una sostanza sola e sia il mondo fisico che spirituale prendono forma da questa singola sostanza, detta anche “etere”, che compenetra ogni essere in quanto “Coscienza”
Attenzione, qui occorre precisare che la “Coscienza” non è ciò che appare nella coscienza, non è -per intenderci- sensazione, pensiero, emozione, intuizione, visione ma è quella luce che rende possibile ogni percepire. Ed infatti neanche questa spiegazione fatta di parole può qualificare o indicare la Coscienza. Questo mio è un futile tentativo di definire l’indefinibile… ogni definizione della “Coscienza” è contenuto e mai può essere contenitore.
Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica
mercoledì 26 agosto 2026
L'importanza della coesione nel movimento bioregionale ed eco-spiritualista-pacifista...
Una sintesi del discorso:
Per Paolo D'Arpini, la coesione nel movimento bioregionale ed eco-spiritualista-pacifista non nasce da strutture rigide o gerarchie, ma dalla condivisione di valori profondi, pratiche di vita armoniose e dal radicamento nel territorio.
Il Senso della Coesione:
Rete aperta e non gerarchica: La coesione si fonda su un terreno comune di dialogo, senza dogmi o organizzazioni centralizzate.
Armonia con il luogo: Ogni gruppo o individuo agisce nel proprio territorio rispettando i cicli naturali e le comunità locali.
Spiritualità laica: L'ecologia profonda si unisce a una visione spirituale aperta, libera da dogmi religiosi tradizionali.
I Pilastri del Percorso:
Il Bioregionalismo: Vivere in sintonia con i confini naturali del proprio territorio, come promosso dalla Rete Bioregionale Italiana.
Il Pacifismo e la Nonviolenza: La pace globale parte dalle relazioni quotidiane e dal rispetto di ogni forma di vita.
L'Eco-spiritualità: L'ascolto interiore e la connessione profonda con la Terra, uniti a stili di vita sobri e vegetariani.
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I wish to clarify the original meaning of “lay spirituality” which has been misinterpreted and has been misused to define spiritual expre...
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In 1935 Yogananda visited the advaitist Venkataraman Aiyer, known as Ramana Maharsi (Dasgupta 2006: 82). Yogananda brought his secreta...
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The spiritual master is one who shows the way, who says “look inside yourself.” Within us is the truth, which is also embodied and reve...
