sabato 25 aprile 2026

"Buone notizie dal vaticano" - Verso la fusione della triade e nascita della nuova fanta-religione sincretica "sion-muslim-cristica"

 


"Buone notizie dal vaticano", è il titolo di un racconto breve di fantascienza in cui si immagina l’elezione del primo papa “bionico”, anzi un vero e proprio robot.  Questo nuovo papa, secondo l'autore,  sarebbe stato il garante di una nuova dottrina sincretica, un vero papa "giusto", poiché essendo una “macchina” poteva assicurare la necessaria equanimità religiosa.

Certo che alla fantascienza religiosa ci stiamo sempre più avvicinando. L’ultimo annuncio è quello  relativo alla ritrovata fratellanza con i padri israeliti  nonché  all'accettazione teologica della dottrina del cugino Maometto.

Altri osservatori ritengono che le  "aperture" dottrinali  della Chiesa di Roma  sottintendano  la formazione di una nuova forma di religiosità... che molto si discosta dalla tradizionale fede cattolica, fino al punto di spingersi verso quella fantascientifica  "chiesa sincretica" che unisca i fratelli  musulmani, cristiani e giudei.
Ma  se ciò dovesse avvenire sarebbe  necessario che il papa  si spogliasse delle vesti di papa… adattandosi ad una posizione secondaria, se non terziaria….
Questo significa che la chiesa cattolica dovrebbe rinunciare ad ogni supremazia gerarchica,  ad ogni struttura organizzata in veste economica e statale, ad ogni imposizione teologica e dottrinale, lasciando tale gestione ai "fratelli maggiori", i veri eredi del credo biblico, insediati saldamente nel Nuovo Tempio a Gerusalemme.
Ed i laici, in tale marasma, che fine faranno?

 Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica


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giovedì 23 aprile 2026

La “religione” è basata sul senso del peccato, soprattutto in chiave sessuale...


“I predicatori religiosi hanno convinto il mondo intero: “Voi siete peccatori!”. E ciò va bene per loro, poiché se non ne foste convinti i loro affari non potrebbero prosperare.  Dovete essere peccatori,  solo così continueranno ad esistere chiese, moschee e templi.” (Osho)


Alla base della riproduzione c’è il rapporto sessuale ma la sessualità non si ferma lì… Così avviene che per molti uomini e donne, con variegata scala di intensità e in diversi stadi della vita, possano manifestarsi pulsioni sessuali “altre” da quelle eterofile.

Ed è normale che sia così.  Il danno delle religioni sta nel fatto che hanno voluto condannare queste pulsioni creando il senso del peccato.  Alcune religioni hanno esteso il senso del peccato persino alla normale eterofilia, se non consacrata da un vincolo religioso e questa è stata una grande tragedia per tutta l’umanità.

Le religioni hanno poco o nulla di buono, quel poco di buono che forse hanno avuto in passato, ovvero la spiritualità naturale e spontanea tesa alla conoscenza di Sé (chiamalo “dio” se vuoi), è stata cancellata per interessi di mantenimento del potere acquisito sulle masse. Sommergendo le masse di norme etiche e morali che sono a volte impossibili da soddisfare, consentendo però che venissero trasgredite purché “confessate” come peccati, di cui pentirsi…

Di tale ipocrisia e finzione ne abbiamo avuto abbastanza ed il recupero di una laicità spirituale, a tutto campo, compresa una laicità sessuale, è l’unico modo per riscattare l’uomo dalle gabbie in cui volente o nolente è stato rinchiuso dalle religioni e dalle ideologie…

Paolo D’Arpini  - Comitato per la Spiritualità Laica

domenica 19 aprile 2026

La vera storia di Saul Arpino e del suo Giornaletto...

 


Nel 2006 mi lasciai convincere dal caro amico Peter Boom di farmi regalare un computer e di collegarmi su internet. La cosa mi costrinse anche a fare l’allaccio all’Enel poiché in quel periodo stavo facendo un esperimento di sopravvivenza bruta, andavo a candele.

Precedentemente, dagli anni ‘90 al 2000, mi ero occupato moltissimo di comunicazione ed informazione, avendo collaborato con numerosi giornali e radiotelevisioni, infatti per circa un ventennio fui sulla cresta dell’onda ed ogni fax inviato alle agenzie di stampa ed ai quotidiani ed alle emittenti tv veniva prontamente accolto e utilizzato per trarne articoli e servizi.

Tra l’altro io stesso mi ero fatto “imprenditore” avendo diretto alcuni giornali locali (fra cui: Etruria, supplemento di Mondo Sabino, ed il Provinciale, supplemento di Notizie Verdi). Ovviamente il giornale che ritenevo più “importante” era il notiziario emesso dal nostro Circolo Vegetariano VV.TT.: “Bullettin”. Si trattava di un trimestrale cartaceo di cui l’ultima edizione risale al 2003, fu anche pubblicata su internet a cura dell’amico Gondrano: http://www.gondrano.it/agric/lab/bioreg.htm.

Dicevo che sino al 2006 non utilizzavo internet ma non è propriamente vero, infatti mio fratello Alessandro aveva aperto un sito a metà degli anni ‘90 del secolo scorso denominato “Calcata.net” in cui comparivano le notizie relative al Circolo. A quel tempo era cosa rara, la Rete appena appena muoveva i primi passi. Ricordo che facemmo anche una presentazione ufficiale del sito, nell’Atelier di Cinzia Modiano, a Roma, con la partecipazione di diversi giornalisti ed amici importanti, la cosa fu riportata anche a livello nazionale. Il fatto è che nel 2004, esattamente allo scadere dei vent’anni dalla fondazione del Circolo, presi la palla al balzo, pensando che più di un ventennio non si potesse stare in cima… e così mi ritirai in una piccola stamberga a fare l’eremita, abbandonando ogni idea di vita mondana e sociale…

Solo per l’insistenza di alcuni amici affezionati, come il suddetto compianto Peter Boom, o l’allora vicepresidente del Circolo Roberto Caivano ed altri, mi decisi infine di riprendere ad occuparmi delle “cose del mondo”. Cominciai un po’ impacciato a inviare le prime email e ben presto, dietro la spinta di Cristina De Simone, aprii un nuovo sito: http://www.circolovegetarianocalcata.it/ – questo avvenne nell’anno 2007. A quel tempo già avevo iniziato ad inviare una “lettera collettiva” ai soci e simpatizzanti, prima a firma di Sauro Arpino (da dino-sauro) e quasi subito dopo con lo pseudonimo “migliorato” di Saul Arpino (Saul è il nome ebreo per Paolo). Queste informative, che chiamai il Giornaletto di Saul, furono pubblicate per un breve periodo nella lista di Ecologia Peacelink (http://lists.peacelink.it/ecologia/2009/10/msg00019.html) e subito dopo nel nuovo blog (appositamente aperto): http://saul-arpino.blogspot.it/.

Così dal 2009 -si può dire- che il Giornaletto di Saul, è diventato una News Letter “ufficiale”, per dare informazione politica, sociale, economica, culturale, spirituale, ecologista… etc. a tutti i simpatizzanti del Circolo Vegetariano VV.TT. e della Rete Bioregionale Italiana.

Da poco, oltre alla pubblicazione sullo specifico blog menzionato ed all’invio come email all’indirizzario raccolto, pubblico il Giornaletto anche nel sito del Circolo Vegetariano, ed ora con Caterina Regazzi, la mia adorata compagna e preziosa collaboratrice, abbiamo deciso di aprire anche uno specifico gruppo su facebook per la divulgazione “urbi et orbi” del Giornaletto di Saul… E l’avventura continua….

Paolo D’Arpini / Saul Arpino

 

L'autore a Calcata nel 2006 

Per leggere il Giornaletto di Saul su Facebook:
https://www.facebook.com/groups/171694546355215/

Per leggerlo nel blog di Saul Arpino:  http://saul-arpino.blogspot.it/

Per leggerlo nel sito del Circolo Vegetariano Treia:  https://circolovegetarianotreia.wordpress.com/ 

Per iscriversi al Google Group del Giornaletto di Saul:    https://groups.google.com/forum/#!myforums

sabato 18 aprile 2026

Conoscere le piante spontanee significa capacità di sopravvivere in ogni condizione...

 


La vera sopravvivenza della nostra specie non è garantita dalle multinazionali che  proseguono nella distruzione del patrimonio genetico delle essenze naturali, portata avanti con l’immissione degli OGM, bensì dalla conoscenza e conservazione dei valori nutritivi delle piante spontanee presenti in natura. La propagazione di questa conoscenza è quel che tentò di fare Linneo, il botanico che amava la natura.

L’analisi sistematica delle specie vegetali presenti nel mondo iniziò nella fredda Svezia nella metà del ‘700, dove Linneo e la schiera dei suoi discepoli si presero la briga di raccogliere informazioni sulle specie arboree, sistemando un catalogo botanico di tutto ciò che cresce sulla faccia della Terra. Potremmo dire che Linneo avviò la prima “banca del seme” egli era un ricercatore amante della natura e la sua opera era a vantaggio di tutta l’umanità. Oggi, strano a dirsi, l’onere della conservazione delle erbe commestibili ed officinali è passata dai ricercatori erboristici alle multinazionali (fra cui Monsanto e Syngenta, i due colossi del geneticamente modificato), infatti in un luogo freddo come la patria di Linneo, nell’isola di Spitzbergen nel mare di Barents, esse  hanno costruito una mastodontica superbanca di tutte le sementi presenti nel mondo. Una banca scavata nel granito, con speciali aeratori, portelloni e muraglie in cemento armato a prova di bomba.

Forse ci si aspetta la fine del mondo? Oppure semplicemente si cerca attraverso i brevetti di appropriarsi dei diritti d’autore della vita sul pianeta? Non voglio però assumere un atteggiamento catastrofista, poiché di situazioni drammatiche il pianeta Terra ne ha vissute ben altre. Quello che conta è il mantenimento dell’intelligenza e della capacità di sopravvivenza e tale capacità, come abbiamo visto accadere nell’isola di Bikini, sede degli esperimenti nucleari francesi, ha una forza inimmaginabile. Infatti lì dove ci si aspettava la morte si è invece scoperto un ecosistema eccezionalmente vitale e prospero, soprattutto in “assenza” dell’uomo.

L’isola dei “pazzi stranamore” di Spitsbergen sarà come la torre di Babele, ne son certo, in quel fortilizio del “valore aggiunto” resterà solo un accumulo morto di informazioni. La capacità elaborativa della vita si farà beffe dell’arroganza “scientifica” e, malgrado l’apparente cecità, l’uomo non potrà distruggere la vita (di cui egli stesso è emanazione). E questo nonostante la sterile raccolta umana di informazioni, che ha preso il sopravvento sulla capacità di riscoprire giorno per giorno la freschezza della vita, alla fine la capacità di conservazione saprà “affermarsi”.

Lo vedo in quel che succede negli interstizi dell’asfalto, in mezzo alle immondizie, tra i veleni più pestilenziali di questa società opulenta e un po’ tonta… Eppure l’uomo è la somma di una complicata rete di complessi, psicosi, nevrosi, istinti, fissazioni e intuizioni. Ora pare che le multinazionali, le stesse che provvedono ad avvelenare e distruggere, vogliono conservare l’intero patrimonio genetico della terra?

Vediamo cosa succede!

Ma intanto vi ricordo il racconto “la Giara” in cui compare Titta dopo aver fatto riparare una grande giara crepata da un vasaio che era dovuto entrarvi dentro si rende conto che per far uscire il vasaio occorreva rompere di nuovo la giara? Sapete poi come le scimmie vengono prese in trappola? Si mette nella foresta una gabbietta inchiodata al suolo in cui è ben visibile un grosso frutto, la scimmia l’afferra con la mano ma poi non può più estrarla, se non lasciando il frutto, ma la sua avidità è talmente tanta che preferisce restar lì finché arriva l’ideatore della trappola e afferra la scimmia per la collottola….

Nessuna cosa viva è in grado di condurre in se stessa un’esistenza separata, distaccata, dal resto della vita. Attraverso la virtualizzazione si misura l’esistente sul piano dell’illusione, del glamour, della distorsione, dell’accumulo di conoscenze utilitaristiche, creando così confusione fra l’identità provvisoria e quella permanente. In sanscrito questo processo-trappola si chiama “aham vritti” ovvero proiezione speculativa dell’io che si identifica con le tendenze con cui viene in contatto. Ma in natura “ogni cosa ha il suo posto ed ogni posto ha la sua cosa” era il motto del nostro Linneo, stretto osservatore non interventista… ed il mio con lui.

Paolo D’Arpini - Rete Bioregionale Italiana



venerdì 17 aprile 2026

La questione dell’alternatività…


alternatività ecologica
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La questione  dell’alternatività, si chiami “bioregionalismo”, “vegetarismo” o si chiami “essere di sinistra” è che tale attributo dà spesso alla persona che lo incarna un senso di superiorità.
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A volte questa supposta superiorità si può obiettivamente riconoscere come legata ad un fattore di consapevolezza della propria natura da cui scaturiscono “scelte” che sono in sintonia con se stessi e possibilmente con il resto della vita, visto che facciamo parte di un tutt’unico che si influenza vicendevolmente.
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E’ ovvio che se il vegano, l’ecologista, o chiunque impersoni questo senso di superiorità desidera diffondere il proprio “credo” non può pensare di essere accettato e ascoltato o meno ancora seguito se butta in faccia agli altri questa supposta superiorità. Se pensiamo di essere nel giusto nel nostro percorso, e lo siamo spassionatamente (anche se con passione, da questo il fastidio per l’animosità con cui certe persone presentano le proprie idee) ad esempio, nel seguire un’alimentazione che per noi “è buona” possiamo coinvolgere gli altri solo con l’esempio del nostro stare bene e con spiegazioni razionali su quello che è il bene del pianeta, spiegazioni che ormai sono alla portata di tutti e che si leggono in tutti i giornali.
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Insomma ripeto quel che ho già detto: non possiamo pensare di avere tutti la stessa sensibilità. Il nostro sentire dipende dal nostro corredo genetico ma anche dall’ambiente in cui viviamo. E’ vero che noi viviamo in un ambiente dove è difficile morire di fame, ma se gli animali non vanno mangiati per questioni “etiche” cosa possiamo dire agli abitanti dell’Alaska o delle steppe della Mongolia?
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Che devono traslocare nella foresta equatoriale o a casa nostra?  Qualcuno potrà obiettare che i vegetali oggi possono essere spediti... e la campagna ecologista per Km. Zero?
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Caterina Regazzi - Rete Bioregionale Italiana
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giovedì 16 aprile 2026

Psicosomatica vegetale e proprietà psichiche delle piante...

 


psicosomatica vegetale

In natura tutto segue uno schema di corrispondenze. Potremmo affermare che ogni forma vivente assume aspetti psicosomatici che corrispondono alle qualità incarnate.
Questo fatto era noto sin dalla più remota antichità, all’uomo ed agli
animali. Infatti confidando nella innata comprensione essi si curavano
sentendo attrazione o repulsione per certe specifiche piante o
alimenti. Questa naturale pre-conoscenza è stata alquanto offuscata
dal momento che l’uomo ha preferito seguire un metodo limitatamente
scientifico che, essendo imperfetto data la natura stessa dei mezzi
utilizzati, nel corso del tempo ha impedito la continuità di questa
innata pre-conoscenza.
Pian piano l’uomo scientifico, per mezzo della sperimentazione
empirica, ha tentato di ricostruire un sistema di conoscenza che però
–tutto ritorna infine- oggi si scopre sempre più affine alla
pre-conoscenza connaturata degli antichi.
Il viaggio a ritroso verso la riscoperta di ciò che era ovvio inizia
proprio contemporaneamente alla ricerca scientifico-medica. Una pietra
miliare di questa riscoperta è la individuazione degli oligo-elementi
le cui tracce sono presenti ovunque nel regno vegetale ed animale.
Un’importante parte in questo processo di identificazione fu compiuto
dal bolognese Meneghini che nel 1745, in pieno secolo dei Lumi, scoprì
la presenza di ferro nel sangue umano. Poi nel 1775 Schelle individuò
il manganese nelle ceneri vegetali e da allora la lista degli
oligo-elementi non ha fatto altro che crescere. Nell’uomo ne sono
stati individuati una ventina, essi risultano indispensabili
all’equilibrio fisiologico ed ogni carenza in uno di questi comporta
manifestazioni patologiche più o meno gravi.
“L’organismo appare come un tipo di oligarchia in cui un’enorme massa
di elementi passivi è dominata da un piccolo numero di elementi
catalizzatori” (Gabriel Bertrand) Gli oligo-elementi infatti
presiedono agli indispensabili processi catalitici degli scambi di cui
il nostro organismo è la sede permanente. Da ciò si può intuire
l’importanza degli oligo-elementi nei fenomeni biologici avvalorata
dalle funzioni vitaminiche ad essi collegati. Ma torniamo alla
pre-conoscenza che ha consentito agli esseri viventi il mantenimento
della struttura psicofisica in euritmia.
E qui dobbiamo iniziare un discorso che avrebbe dell’eretico se
volessimo ragionare solo in termini di analisi scientifica.
Nell’antichità –sotto forma di proverbi e detti popolari- sono stati
tramandati alcuni “segreti” sulle qualità delle piante, Purtroppo in
Europa in seguito alla grande persecuzione legata all’oscurantismo
religioso molti di questi segreti e parecchi liberi pensatori finirono
in cenere… Perciò molti “saperi” scomparvero o vennero travisati e
contorti. Ciononostante in varie parti del mondo restò la preveggenza,
sia a livello istintuale sciamanico (come nel caso delle tribù
primitive dell’Amazzonia che conoscono tutte le qualità delle loro
piante) sia a livello di tradizioni popolari più o meno valide. In
questo contesto si inserisce la classificazione delle piante e delle
loro qualità sulla base del colore, del sapore e della forma…
Questa descrizione psicosomatica –ad esempio- è tutt’ora eseguita nel
sistema integrato cinese in cui psiche e natura sono considerate
strettamente interconnesse. Questi stessi aspetti sono per altro
utilissimi nell’individuazione delle carenze di oligo-elementi.
Altrettanto valida è anche la macrobiotica giapponese ma tali
conoscenze non scarseggiano nemmeno nella tradizione erboristica
nostrana. Secondo la tradizione popolare la forma il colore ed anche
il sapore delle piante che spontaneamente crescono nella propria
bioregione di appartenenza sono correlati ed interagiscono con gli
organi cui esse corrispondono. Ad esempio la noce, che assomiglia al
cervello umano, è correlata ed influisce positivamente con questo
organo. Oppure la coda cavallina (che ricorda la coda dell’equino) è
raccomandata per le carenze di minerali. Poi scopriamo che le foglie
della polmonaria (somiglianti visivamente a questi organi) vengono
raccomandate dai contadini come antiasmatico, oppure lo stramonio (una
pianta psicotropa detta anche erba del diavolo) con i suoi fiori
osceni e cavernosi è abbinato ai mali della psiche… Insomma tutto
corrisponde al tutto e per essere in buona salute gli organi del corpo
umano debbono mantenere un equilibrio funzionale interno e rapportarsi
armonicamente gli uni con gli altri e perciò si dice che la forma, il
colore ed il sapore delle piante rimandano all’organo sul quale
agiscono. Nella tradizione cinese si fa un preciso riferimento ai
colori ed agli organi. I cibi di colore verde sono collegati al
fegato (legno), quelli di colore rosso agiscono sul cuore e sulla
vista (fuoco), i gialli (terra) su stomaco, milza e pancreas, i
bianchi (metallo) sui polmoni ed infine quelli blu scuro o nero
(acqua) espletano un’azione sui reni. Ed anche i sapori hanno una
forte influenza sulle funzioni fisiologiche. Il sapore acido è
astringente quindi in grado di sciogliere i blocchi che ostruiscono la
circolazione dei liquidi interni. Il dolce rilassa, armonizza e porta
energia. Il piccante mobilizza l’energia, esteriorizza i liquidi ed è
considerato ottimo contro le malattie da raffreddamento. Il salato è
emolliente, scioglie noduli e masse.
Questo è solo un piccolo input per approfondire la memoria spontanea
di ciò che è sempre stato e sempre sarà. Quella conoscenza –o
pre-conoscenza- che consente spontaneamente alla vita di procedere per
il suo giusto verso. Termino con una definizione linguistica sul
significato di “catalizzatore”. Secondo Polonovsky “i catalizzatori
sono sostanze che con la loro semplice presenza, senza alcuna
partecipazione attiva, causano reazione che senza di loro non si
sarebbero prodotte..”
Paolo D’Arpini - Rete Bioregionale Italiana
Paolo D'Arpini a Treia con crispigno
Intervento per il Giro di Condivisione su "Alimentazione bioregionale" che si tiene a Treia il 26 aprile 2026, nell'ambito della Festa dei Precursori: 

Articolo collegato:

Treia. Come e dove si svolge la Festa dei Precursori del 2026:   https://circolovegetarianotreia.wordpress.com/2026/04/10/treia-come-e-dove-si-svolge-la-festa-dei-precursori-del-2026/

martedì 14 aprile 2026

Il silenzio come pratica spirituale...

 


La specie umana è sicuramente quella che maggiormente utilizza il linguaggio verbale come strumento di comunicazione e di dialogo, mentre ogni altra specie vive gran parte della sua esistenza nel silenzio della sua intima natura. Nel corso della storia il valore del silenzio è stato evidenziato dai grandi mistici, santi e filosofi; molti hanno preceduto la loro missione da un rigoroso ritiro in solitudine. La necessità di raccogliersi in silenzio emerge anche quando si devono prendere decisioni importanti, o si cerca la strategia migliore per obiettivi da raggiungere.

Oggi il mondo affoga in torrenti, fiumi, oceani di parole. Estenuanti dibattiti su tutto, spesso inconcludenti, non consentono all’anima di esprimersi. C’è talmente tanta voglia di parlare che a volte più interlocutori monologano contemporaneamente. La nostra parte migliore languisce e a volte si spegne del tutto nel frastuono dell’espressione verbale che spesso preclude la percezione della vera conoscenza che trascende ogni linguaggio, perché è limitato, esclusivo, riduttivo ( mentre il pensiero è un vettore unidirezionale il sentire ha una valenza sferica).

Attraverso il silenzio, e il potere dell’intimo sentire,  si possono superare le barriere delle distanze, delle lingue, della materia; si apre la porta della percezione che va oltre le parole e ci consente di approdare ad orizzonti più vasti e profondi; l’uomo entra in contatto con la sua vera natura, con l’essenza stessa delle cose, e gli consente di vedere le cose con occhi diversi, nuovi e, se guarda un fiore, non vede più un fiore ma un miracolo vivente.

Il silenzio è una porta che apre alla preghiera, e la preghiera del cuore ha più valore della preghiera verbale. Solo nel silenzio si può sentire la voce di Dio: è la frequenza su cui Dio parla. Il cuore non ha bisogno di parole, non può esprimersi nel frastuono di elucubrazioni mentali: “Sia il vostro dire si si e no no, il resto viene dal Maligno”, diceva Gesù.

La preghiera è come un’invocazione che si espande oltre i limiti del Cosmo e ci sintonizza con l’ordine supremo delle cose. La libertà interiore è condizione primaria nella preghiera perché si possa stabilire una connessione con l’Assoluto. Ciò che conta nella preghiera non è le cose che si dicono ma l’ardore con cui si sentono. Occorre far il vuoto dentro di se stessi, liberi da ogni interferenza disarmonica dell’io e della singola tempesta mentale. Occorre pregare con il cuore più che con le labbra, con l’anima più che con la mente. La preghiera non è una recitazione delle nostre necessità: è un canto d’amore, di gratitudine che, in un cosmico abbraccio, si apre con amore e stupore verso tutto ciò che vive.


Franco Libero Manco - Movimento Universalista