giovedì 5 novembre 2026

"Liberi dalla civiltà" di Enrico Manicardi - Abstract...

 


Enrico Manicardi "liberi dalla civiltà". Dalla pag. 222 "le forme simboliche della cultura"

Inventata dai Sumeri circa 5000 anni fa, la scrittura compare così tardi nella storia del genere umano proprio perché le finalità utilitaristiche che essa esalta servono soltanto un mondo già perfettamente trasformato in macchina di occupazione: un mondo cioè già costituito da popoli socialmente stratificati, dotati di istituzioni di governo complesse e centralizzate.

Di società gerarchizzate, di società di padroni e di schiavi, di società che utilizzano una certa parte della loro popolazione per lavorare a profitto dell'altra parte. La scrittura costituisce una semplice evoluzione del linguaggio.
 
La misurazione è una attività che non ha senso in natura; è una attività puramente culturale che adempie ad uno scopo altrettanto culturale: quello di imprimere la forza dell'omogeneità alla diversità.

Attraverso la misurazione noi non conosciamo ciò che sottoponiamo a misura, lo dominiamo.

I sentimenti, i desideri, le gioie non abbisognano di misurazione; gli affari si.
La vita è oramai diventata un continuo far di conto, nel conteggio definiamo ogni nostra partecipazione al mondo meccanico che abbiamo costruito.
 
I numeri decimali che oggi usiamo provengono dall'India.

Il principio di assegnare un "voto" valore quantitativo ai pensieri umani è stato un passo importante verso la costruzione di un concetto matematico della realtà.

La regolarità del tempo non è una qualità intrinseca della natura; è un concetto elaborato dall'uomo e da noi applicato, per nostri scopi specifici. L'umanità incivilita non si è limitata a inventare il tempo, l'ha addirittura materializzato.

I primitivi non vivono nel tempo: i primitivi vivono nell'adesso, come tutti noi quando ci divertiamo.

Il calendario non fu soltanto il primo strumento che materializzò il concetto di tempo, ma fu anche il primo artefatto simbolico a regolare il comportamento sociale attraverso la registrazione del tempo.

Dalle scadenze del calendario cominciarono a dipendere le principali attività delle società civilizzate che lo adottavano: le attività agricole, prima di tutto; ma anche le ritualità religiose, e poi le attività mercantili fino a quelle militari.

Nell'antichità latina calendarium era il libro dei crediti perché gli interessi sui debiti si pagavano il primo giorno del mese.

Nel 1500 fu prima stampato il calendario e poi la bibbia.


Cernita a cura di Roberto Anastagi, dal libro di Enrico Manicardi "Liberi dalla civiltà".


Roberto Anastagi



Enrico Manicardi 


mercoledì 28 ottobre 2026

Un nuovo strumento per la bioindicazione dei suoli...

 


La capacità degli esseri viventi di scambiarsi vicendevolmente elementi e sostanze dà vita ad un ciclo ecologico che si svolgerà fino a quando l’energia del sole sarà disponibile, a condizione che non subentrino fattori di disturbo di intensità superiore alle capacità omeostatiche degli ecosistemi. Di recente nella storia della vita sulla Terra, l’uomo è intervenuto modificando i cicli naturali della materia manipolando artificialmente gli elementi chimici e disperdendo nell’ambiente sostanze sintetiche estranee alla vita (“xenobiotiche”), che sono entrate nel ciclo metabolico degli organismi. 

Da un’inchiesta condotta all’alba del terzo millennio dall’American Chemical Registry risulta che il mercato utilizza oltre quattordici milioni di sostanze chimiche diverse e che ogni settimana il loro numero aumenta di diecimila nuove unità. La grande maggioranza di queste sostanze chimiche è stata ed è ancora oggi rilasciata nell’ambiente interferendo con gli equilibri degli ecosistemi terrestri. Per lungo tempo si è ritenuto che il suolo avesse la capacità di trattenere le sostanze inquinanti tamponandone gli effetti evidenti entro poco tempo. Si è quindi prestata sempre più attenzione a quei comparti ambientali come l’aria o le risorse idriche superficiali dove, gli effetti dell’inquinamento antropico si ripercuotono sull’ambiente con maggiore immediatezza. La capacità del suolo di accumulare le sostanze inquinanti può effettivamente impedire l’immediata contaminazione di altri comparti ambientali, tuttavia può anche determinare un improvviso rilascio degli inquinanti una volta raggiunto il limite di ritenzione. La parete cellulare dei funghi nel suolo è a diretto contatto con l’ambiente esterno ed è in grado di assorbire ed accumulare cationi pesanti, che possono essere comunque accumulati anche all’interno della cellula. 

Queste caratteristiche, pur essendo generali, si presentano in maniera differenziata a seconda delle varie famiglie e specie fungine; infatti numerosi sono gli studi compiuti negli ultimi venticinque anni, particolarmente in Europa, sulla determinazione dei metalli pesanti nei funghi e i risultati ottenuti evidenziano comportamenti eterogenei tra specie e specie. Molti sono i metalli che, presenti in tracce sulla superficie terrestre, sono essenziali per la crescita e la riproduzione dei microrganismi. Diverse concentrazioni di metalli pesanti nel suolo influenzano la composizione della comunità fungina presente nella lettiera e nel suolo. Negli ultimi venti anni grazie ai lavori innovativi di una “equipe” italo-svizzera di studiosi che risponde ai nomi di L. Cocchi (AMB), O. Petrini (ICM-CH) e L. Vescovi (ENIA) è andato sempre più maturando il convincimento che i risultati di queste ricerche necessitino di un affinamento nella loro analisi per addivenire alla creazione di un termine di confronto che è stato “battezzato” con il nome di:

“fungo di riferimento” (“reference mushroom”).

La mole impressionante di dati prodotti da questi studiosi sono stati validati e pubblicati nel 2010 grazie al partenariato con due istituzioni pubbliche di cui una a livello nazionale (“Progetto Speciale Funghi” dell’ISPRA) e l’altra a livello europeo (JRC-ies). L’EUR-REPORT prodotto e la sua versione monografica (ISBN 978-92-79-16023-6) contengono in 2.500 pagine i seguenti dati:

Indicazione delle località di campionamento dei funghi e dei suoli.

I dati analitici (circa 300.000) riguardanti la totalità dei campioni di funghi (circa 10.000) e di suoli analizzati.

La statistica descrittiva per tutti i Generi e le specie analizzate.

Le mappe che illustrano la distribuzione delle concentrazioni degli elementi inorganici nei funghi.

Le mappe che illustrano la distribuzione delle concentrazioni degli elementi inorganici nei suoli.

Quando questa sorta di termometro (“fungo di riferimento”) della situazione chimica del complesso suolo-organismi viventi ad esso collegati, sarà messo a punto per ognuna delle principali specie fungine bioindicatrici, grazie all’ampiezza della composizione del campione di base, permetterà di far luce sulla funzionalità fisiologica che le concentrazioni degli elementi chimici nei funghi possono avere sulla bioindicazione, sulle valutazioni tassonomiche e, non meno importante, sulla stima dei metalli pesanti che vengono assunti tramite l’alimentazione, sia dall’uomo, sia dagli altri esseri viventi. 


Abbiamo già detto che dal punto di vista funzionale degli ecosistemi del suolo i complessi costituiti dalle emanazioni ifali delle micorrize mobilizzano minerali e molecole organiche a partire dalle proteine e proteggono l’apice dall’effetto tossico di inquinanti presenti nel suolo compresi i metalli pesanti in concentrazioni non micotossiche. Quest’ultimi dopo essere stati assorbiti, generalmente, inibiscono la crescita fungina e causano anche cambiamenti morfologici e fisiologici. La loro azione tossica sembra essere essenzialmente esercitata a carico degli enzimi. L’inibizione può dipendere dal fatto che vengono mascherati gruppi cataliticamente attivi dalla denaturazione di proteine, dalla modificazione della conformazione enzimatica o dall’attivazione di altri siti coinvolti nella formazione di complessi enzima-substrato, che entrano in competizione con quelli normalmente presenti. 

Queste azioni tossiche variano da specie a specie e dipendono dalla concentrazione dei metalli e dal tempo di esposizione. I funghi di riferimento costituiranno sicuramente in un prossimo futuro uno degli strumenti più validi per la valutazione della biodiversità del suolo e degli ecosistemi ad esso collegati.

Carmine Siniscalco



Integrazione di Paolo D'Arpini: 

“La vita si adatta all’ambiente ma anche l’ambiente è conseguenza della vita, da ciò se ne deduce che essi sono la stessa cosa. Difatti possiamo dire che il nostro corpo è composto da un 75% di acqua, 10% di terra, minerali, etc. ma se la vita non fosse già presente in questi elementi in forma germinale come potrebbe manifestarsi, cioè rendere vivente l’organismo? Scopriamo così che la sola qualità che possa attestare l’esistenza materiale è la coscienza che da essa scaturisce ma si può anche dire che è la coscienza a stabilire l’esistenza materiale. Da questa duplice inferenza si deduce la triangolazione della “materia-vita-coscienza” quale espressione dello stesso processo vitale.” (P.D'A.)



martedì 27 ottobre 2026

Transgenetica e la storia che il DNA ci racconta...

 

“Solo se riusciremo a vedere l’universo come un tutt’uno in cui ogni parte riflette la totalità e in cui la grande bellezza sta nella sua diversità, cominceremo a capire chi siamo e dove siamo. Altrimenti saremo solo come la rana del proverbio cinese che, dal fondo di un pozzo, guarda in su e crede che quel che vede sia tutto il cielo”. (Tiziano Terzani)

Il DNA, molecola della vita, presente in tutti gli organismi viventi, dialoga con l’ambiente e spesso si modifica per adeguarsi ai cambiamenti ambientali. Alcune di queste modifiche, invisibili, passano anche alle generazioni future. Il DNA dell’adulto è diverso da quello del giovane. La vita è una danza continua del DNA con tutte le altre componenti interne ed esterne all’organismo. 

Il DNA non è statico, costituito da una sequenza ordinata di geni (pezzi di DNA), così come si è pensato per molto tempo, ma è dinamico, costituito da un insieme di geni che possono mutare, spostarsi e collaborare con altri pezzi di DNA e fare altre cose ancora, a noi sconosciute. 
Queste nuove conoscenze sul DNA, ci danno la certezza che i geni non sono pezzi che possiamo spostare a nostro piacimento e soprattutto non li possiamo brevettare, come hanno fatto e continuano a fare molte multinazionali per geni umani e vegetali, per sfruttarli commercialmente. 
Si può brevettare qualcosa che garantisce una funzione costante in un tempo ragionevolmente lungo. Se non è così il brevetto è falso. Così tutti i geni brevettati sono dei falsi, come confermano alcune sentenze negli USA. Questo spiega in parte perché anche gli OGM sono dei falsi. Infatti, gli OGM sono instabili, tanto che gli agricoltori devono ogni anno acquistare i semi. Sono instabili per diversi motivi. Primo perché il transgene non è il gene originale, è un gene sintetizzato, approssimativamente simile a quello originale; secondo perché i legami che tengono il transgene unito al resto del DNA sono deboli; terzo perché all’interno del transgene ci sono dei punti particolari, detti punti caldi alla ricombinazione.
Tutto ciò sfascia gli OGM, rendendoli diversi da quelli costruiti dagli ingegneri genetici, con l’aggravante che il DNA transgenico, attraverso l’aria, l’acqua superficiale e profonda, ed il suolo, si ricombina al DNA di altri organismi creando nuovi virus, nuovi batteri e quindi nuove malattie. Se a ciò si aggiunge che non è vero che le colture geneticamente modificate (GM) fanno aumentare le produzioni o i redditi degli agricoltori, ma anzi fanno aumentare i costi di produzione con un maggior uso di prodotti chimici, venduti dalle stesse multinazionali, che inquinano l’ambiente, con ricadute negative sulla salute, sulla biodiversità e sugli ecosistemi, con estinzione di specie e formazione di super parassiti, possiamo concludere che gli OGM sono pericolosi e inutili. Che gli OGM non avrebbero permesso di ottenere i risultati previsti dalle multinazionali e, purtroppo, anche da alcuni scienziati, lo si sapeva già da quando si capì che i geni non sono indipendenti ma lavorano insieme e con l’ambiente. Considerando che una componente dell’ambiente è il cibo, si comprende perché alla base di molte malattie ci sono le relazioni con l’ambiente e l’alimentazione.
Abbiamo, dunque bisogno di sistemi agricoli, alimentari ed energetici sostenibili e non di sistemi agricoli industriali, inquinanti e che vogliono promuovere la coltivazione di OGM. 
Facciamo sapere queste cose anche alla Commissione Europea. 
La scienza regala fondi all’industria delle biotecnologie La nuova ricerca genetica invalida la scienza che regala 73,5 miliardi di dollari all’industria mondiale delle biotecnologie, confermando così perché la modificazione genetica è inutile e pericolosa. Abbiamo bisogno di realizzare sistemi agricoli, alimentari ed energetici sostenibili. E’ sbagliato continuare ad investire per una ricerca che oltre ad essere inutile è anche dannosa. 
Mae-Wan Ho


Mia integrazione: 
"Perché un bambino nato da donna è più vivo di un golem? Alla domanda è facile rispondere: perché un bambino è un organismo naturale in crescita che si adatta all’ambiente ed è in grado di rispondere alle sue sollecitazioni persino modificando, ove necessario, la sua struttura in funzione di un necessario cambiamento, mentre un “golem” ovvero un organismo costruito in laboratorio è mancante di questa capacità, esso è una struttura apparentemente viva ma che non sa rispondere a sollecitazioni diverse da quelle a cui è stato predisposta. 
Per questa ragione è preferibile che le modificazioni genetiche avvengano in un contesto di manifestazioni naturali e spontanee, come è accaduto nel processo evolutivo di tutti gli organismi viventi dall’inizio della vita sul pianeta. 
Se invece viene eseguita una modificazione arbitraria sul patrimonio genetico (attuata dall’uomo in funzione di un ipotetico miglioramento di “prestazioni” o “risultati immediati”) di alcuni organismi “utili” allo sviluppo della sua economia il rischio è che questa modificazione porti ad uno sconvolgimento nelle risposte globali di ogni altra forma di vita (poiché tutto è collegato), con conseguente possibilità di tracollo dell’ecosistema della Terra."  

Paolo D'Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica


domenica 25 ottobre 2026

Le tre Guna (o "qualità energetiche") che muovono il mondo...


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In verità queste tre spinte energetiche non appartengono soltanto alla tradizione indiana, sono presenti anche in tutte le altre filosofie e cosmogonie elaborate in varie culture. Ma in India da tempo immemorabile i cercatori della verità hanno cercato di comprendere il “funzionamento” della vita e perciò lo studio sulle varianti energetiche che creano e sostengono e distruggono il mondo sono state profondamente analizzate. 

Le tre Guna rappresentano i tre aspetti del divino, dove “Rajas” (moto) rappresenta la spinta creatrice, Brahma, da cui irradia la vita, una sorta di Big Bang in espansione; “Tamas” (stasi) simboleggia Shiva che ferma la ruota del divenire per infine riscoprire la verità dietro le forme, insomma le “distrugge” (come si dice in gergo); mentre “Satva” (armonia), che è l’emblema di Vishnu, sta a significare l’equilibrio instabile tra le spinte energetiche di azione ed inerzia che consente alla vita di esprimersi nella mutevolezza. 

Questi tre aspetti, in varie gradazioni trasformative, creano i cosiddetti cinque elementi che consentono il processo esistenziale. Ovvero: Satva puro rappresenta l’Etere (lo spazio, la coscienza); mescolato con Rajas diventa Aria (la mente sottile nel suo potenziale concettuale); Rajas da solo rappresenta il Fuoco (la mente che crea le forme mentali); il mescolamento di Rajas e Tamas produce l’Acqua (in cui le immagini e le forme mentali assumono una sembianza definita ma fluida); ed infine Tamas in solitario rapprende le forme pensiero che si trasformano in energia materica, ciò che è fisico. 

Da queste trasformazioni e dall’interconnessione costante delle tre Guna si svolge lo spettacolo dell’esistente, le tre Guna sono la causa prima della vita e del divenire, allo stesso tempo esse sono inseparabili e quindi nella disciplina spirituale del “ritorno a casa”, ovvero della conoscenza reale della propria natura, queste Guna sono considerate spinte funzionali a proiettare l’illusione (Maya) e che agiscono per “trattenere” l'io nel sogno cosmico. 


Paolo D'Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica



Post Scriptum:

venerdì 23 ottobre 2026

"Oriente vs Occidente" - Percorsi spirituali a confronto...

Ante Scriptum: Questo  articolo, che segue, è stato  il primo di una  serie dal titolo "Oriente vs Occidente"  che è apparso nei numeri della rivista laica "Non Credo" diretta da Paolo Bancale.  

La specie umana non può essere suddivisa in razze e ciò vale anche dal punto di vista culturale e spirituale. Se l'uomo si è fisicamente differenziato, nel colore epidermico e nelle fattezze somatiche, ciò è dovuto semplicemente all'adattamento al luogo, alla latitudine in cui si è insediato. Che egli  appartenga ad un'unica specie lo dimostra inequivocabilmente la sua capacità di fertilizzarsi e riprodursi unendosi a qualsiasi altro essere umano di qualsiasi etnia.    
Prima della grande diaspora  l'uomo ha sviluppato comuni modi espressivi, anche dal punto di vista del pensiero, e come esistette una lingua originaria, il così detto "nostratico", parimenti  si sviluppò un sentire emozionale condiviso, che possiamo definire spiritualità naturale. I modi espressivi di questa spiritualità mutarono attraverso i millenni in base alle differenziazioni sociali ed ambientali, oltre che genetiche,  che vennero a crearsi nei diversi gruppi stanziatisi nel cosiddetto Oriente ed Occidente. 
Ma oriente rispetto a cosa? Occidente rispetto a cosa? Il pianeta è una palla che gira ed il trovarsi in oriente o in occidente è solo una considerazione utilitaristica.  Ogni religione è stata “creata” per confondere, mentre per fare chiarezza occorre distinguere, rinunciando a posizioni ideologiche precostituite. 
“Solve et coagula” – “Per orientarti nell’infinito, distinguer devi e poscia unire” (Goethe). Ma attenzione un conto è il giudizio ed un altro la discriminazione…
Malgrado  la ammissione di incongruenza descrittiva tra quella cultura che noi definiamo occidentale (meglio chiamarla mediterranea con sue diramazioni in America ed in Australia ed in parte anche in Africa) e quella che si è sviluppata  ed affermata in Asia (soprattutto in Cina, India, Giappone, Mongolia,  etc.) di fatto   si è venuta a creare nei secoli una radicale differenziazione.
La differenza sostanziale sta nel fatto che in oriente  si contempla  l’esistenza di un “Dio” assoluto ed onnipervadente, trascendente e immanente  che, essendo la sola presenza reale, comprende in sé ogni aspetto del manifesto e dell’immanifesto. Tutto esiste nell'Uno "non essendovi altro all'infuori di Quello". 
Mentre il Dio, meglio definito “arconte”, delle religioni monolatriche che prevalgono in occidente (giudaismo, cristianesimo ed islam) è frutto di una  assunzione e proiezione mentale dualistica. Un Dio diverso dalle sue creature e dalla sua creazione  di cui egli  è giudice ed osservatore esterno.  
La “religione” occidentale  dovrebbe in effetti essere definita "separazione"  e questo suo  dividere ha l'evidente funzione di sostenere i suoi  sacerdoti, papi, rabbini e mullah che utilizzano per fini speculativi il moto naturale, presente in ogni essere umano, del “ritorno” all'Uno! Essi hanno compiuto il più grande imbroglio, verso se stessi ed il loro prossimo, essi hanno  svolto la funzione ingannatrice separando ciò che è inseparabile per poi pretendere di volerlo”ri-unire” attraverso il perseguimento di un dettame religioso e la promessa di una “salvezza” riservata ai “credenti”.
In verità non v’è alcun obbligo a restare impantanati in un “credo” (il momento che ne abbiamo capito le conseguenze). Solo colui che insiste nel voler credere è compartecipe e succube di quel credo. Come chi vuole dividere l'umanità in razze elette e razze inferiori non è in grado di comprendere od accettare l'unitarietà della specie.
Eppure, non è il credere un semplice pensiero, una opinione? Quindi perché restare avvinghiati ad un qualcosa che è mera illusione, un emblema della separazione? Ed in questo caso viene persino oscurata quella naturale spiritualità di cui parlavamo all'inizio,  sostituendo  lo “spirito universale”  con la caparbietà e l’illusione egoica  di ritenersi separati.
Durante i vari appuntamenti che seguiranno  in questa rubrica cercherò comunque  di non entrare nel merito della  veridicità o falsità  delle religioni. Dal punto di vista della laicità di pensiero il credere è una libera scelta personale, quindi: “de gustibus non est disputandum!”. Cercherò comunque di aprire una fessura discriminativa, analizzando i vari modi espressivi delle religioni o delle filosofie che si sono affermate e conservate in Oriente ed in Occidente.  
La prima differenza sostanziale verte nel metodo di ricerca spirituale.  In occidente si predilige il credere, mentre in oriente prevale l’esperimentare. Il credere è statico ed è il risultato della memoria e dell’accettazione cieca, l’esperimentare è  dinamico ed è il risultato di una azione e di una discriminazione selettiva.
L’unica verità incontrovertibile è quella corroborata dalla propria esperienza… ma a meno che non si abbia una rivelazione diretta interiore affermare di credere in una religione è un esercizio mentale di volontà ed è privo di ogni sostanzialità. Cosa diversa nel caso di esperienza diretta o “realizzazione”. Siccome la “realizzazione” avviene nel Sé, e non è conseguenza di una ipotetica "salvazione" esterna,  possiamo tranquillamente affermare che  la “verità intrinseca” è l’unica reale verità, tutto il resto essendo semplice proiezione mentale.
Taluni, i  professionisti della religione, che prevalgono nelle fedi monolatriche,  ritengono che la pratica spirituale sia una sorta di “occupazione” come quella di uno studente o di un lavoratore che deve espletare specifici compiti per “ottenere” la salvazione. Questo atteggiamento “volontaristico” crea spesso aspettative e dal punto di vista spirituale addirittura allontana dalla vera conoscenza, poiché ci si fissa sul mezzo senza guardare il soggetto che vuole raggiungere la conoscenza.
Il vero  soggetto è il nostro stesso Sé ma noi lo ignoriamo e lo rendiamo un “oggetto” da perseguire. E  questo è il gioco dell'ego che si traveste da poliziotto per cercare il ladro che egli stesso è.
A proposito di questo “gioco” ricordo la frase pronunciata dal re Janaka di Videha *)  che, dopo aver ascoltato e compreso l’insegnamento nondualistico impartitogli dal suo guru Vasishta, esclamò: “Ora ho compreso chi è il ladro e lo sistemerò immediatamente” (riferendosi alla tendenza a identificarsi con il corpo-mente che ritiene di compiere l’azione).
Insomma la foga nello svolgere il cosiddetto “dovere” religioso e la compulsione a praticare per ottenere risultati attraverso la volontà e la penitenza, può procurare forme di dipendenza e di illusione “spirituale” ed è una devianza rispetto alla sincera ricerca interiore.
Questo avviene quando ci si lega ad una setta, quando si aderisce ad una specifica religione e ci si affida alle indicazioni di un ipotetico “salvatore” o pontefice. Sembra che alcune persone abbiano bisogno di sentirsi “radicate” e affratellate in un gruppo compatto (spesso succede con i cristiani ed i maomettani, e simili fedi), soprattutto se stanno vivendo momenti di vuoto affettivo o di altro genere (preoccupazioni mondane, senso di mancanza o inadeguatezza, etc.).
Però mettersi contro apertamente o denigrare le scelte compiute da tali persone non le aiuta a comprendere la causa del loro bisogno di riempire un buco, che risiede nella loro incapacità di accettare se stessi per quel che sono senza pensare di voler forzatamente modificare lo stato di cose o la propria natura in funzione di un ipotetico ottenimento “altro”.
L’accettarsi soltanto può interrompere il meccanismo del desiderio e della paura, perché accettando si comprende la situazione vissuta nella sua interezza e la risposta confacente sorge spontanea. Ma l’accettazione talvolta è anche dolorosa. Questo riguarda ognuno di noi che vive nel mondo. Ma vivendo consapevolmente nel mondo si può comprendere la natura del mondo e della coscienza.
Comunque non si può definire od impartire una “cura” universale per le diverse anomalie di interpretazione della propria realtà, dicendo “fai questo o fai quello”. A volte abbiamo anche bisogno di perderci per poi ritrovarci. Ognuno deve poter crescere a modo suo.
Per sviluppare la chiarezza interiore ci vuole discriminazione e distacco. L’auto-indagine è la via più diretta per individuare il “ladro” che ci deruba della Consapevolezza (trascinandoci nel mondo della dissociazione e della speculazione).
L'auto-indagine non richiede altri aiuti se non la rimembranza e l’attenzione rivolta al Sé. in questo abbandono ed in questo arrendersi al proprio Sé sorge l’amore, e la comprensione di ciò che realmente noi siamo, aldilà della forma e del pensiero.
E di questo parleremo in seguito...
Paolo D’Arpini  - Comitato per la Spiritualità Laica
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Brevi cenni biografici sull'autore: Paolo D'Arpini,  nato a Roma il 23 giugno del 1944, ha vissuto  in  momenti diversi  sia nella sua città natale che in Verona, poi a Calcata per 33 anni. Il suo percorso discriminativo lo portò ben presto ad abbandonare ogni studio nozionistico dedicandosi a sviluppare forme di ricerca diretta, prima in campo culturale e successivamente in quello spirituale (in chiave laica).  Ha compiuto in passato avventurosi viaggi in Europa, in  Africa  ed in Asia, soggiornando lungamente in India, dove incontrò il suo maestro spirituale Muktananda e altri saggi. Approfondì la conoscenza spirituale, in primis con l'esperienza diretta,  ed anche  attraverso  lo studio comparato di varie discipline e filosofie, sia dell'estremo oriente che dell'occidente.  E' autore di diversi libri ed articoli che trattano questi temi ed ha collaborato per anni  con il bimestrale Non Credo. Dal 2010 si è trasferito a Treia, nella casa della sua amata compagna Caterina Regazzi.


Nota: *) il Re Janaka fu un regnante illuminato vissuto circa 5000 anni prima di Cristo, all’epoca in cui è ambientato il Ramayana. Janaka era il re dell’attuale Janakpur e il padre di Sita che divenne la moglie di  Sri Rama (Avatar  di Vishnu).

mercoledì 14 ottobre 2026

La giusta misura… cogliendo il momento presente nel luogo in cui si è!



Ho conservato per anni un vecchio dipinto nel Tempio della Spiritualità della Natura, prima di abbandonare Calcata al suo destino e trasferirmi a Treia. Era  solo una banale copia, rappresentava un alchimista (od un semplicista) che mostra la giusta dose di sostanza da porre nell’intruglio medicinale ad un giovane apprendista. Il gesto  eloquente, la mano alzata con il palmo rivolto in avanti, significante “basta così”. Né troppo né poco!

Le cose cambiano e non serve portarsele appresso, la memoria  è utile se ci aiuta a non ripetere gli errori del passato, contemporaneamente è una zavorra se ci impedisce di compiere nuove esplorazioni e ricerche.

Anni ed anni di meditazione… per scoprire la giusta misura? 
 
Macché essa è nella semplicità della risposta immediata che siamo in grado di dare al momento opportuno, rispondendo del tutto spontaneamente e semplicemente all’esigenza contingente, nel presente…
  
Non sappiamo i motivi per cui le cose avvengono come avvengono.  Così dobbiamo sentirci liberi da ogni schema, non temendo di cadere in  contraddizioni e incongruenze.

Ricordo di quando Nisargadatta Maharaj raccontava le conseguenze del suo lavoro di venditore di beedies, le sigarette indiane che causano il cancro anche più delle altre, e pure lui  le ha fumate per anni e tra l’altro è morto per un cancro alla gola… ma tutto ciò non ha cambiato il suo “vero stato”...  (
Il suo approccio non richiedeva pratiche artificiali, sforzi mentali o rituali complessi, ma l'abbandono di ogni controllo egoico per permettere alla propria vera natura (l'Assoluto) di fluire liberamente).

Consideriamo sempre che possiamo solo compiere ciò che è per noi possibile… Non ciò che riteniamo dovrebbe essere… E poi come dovremmo porci di fronte ai dettami della legge di causa effetto? Come dovremmo considerare  la favola della reincarnazione…?  Libero arbitrio, predestinazione, scelte, miglioramenti voluti o causali?…  


A volte anch’io  racconto delle storie, che stanno nella mente duale, che rientrano nel funzionamento empirico nel mondo, esprimendo  un modo razionale di percepire la vita. Ma  nel mio intimo so che son tutte  favolette, so che la verità non ha bisogno di giustificazione alcuna, né di spiegazioni. Uso dei sotterfugi.. per poter guardare le persone negli occhi e scorgere la loro anima, toccare il loro cuore e sentirmi una parte di loro. Questo è ciò che è possibile per me… e vorrei che così fosse anche per chiunque altro!

Assomiglia ad una commedia? C’è una nota di finzione in questo atteggiamento? Beh, occorre pur adattarsi al sogno… finché si sogna.. A che serve districarsi dalle considerazione sul bene e sul male con giustificazioni che infine rientrano nell’illusione duale?  
Tanto vale adattarsi e compiere quei gesti che sono in armonia con la nostra natura umana, che ci consentono di poter condividere al meglio le nostre emozioni ed i nostri pensieri con il prossimo… Sia pur che ciò non è necessario per “essere quello che realmente siamo”.


 

Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica



martedì 13 ottobre 2026

Se la fantasia è più vera della realtà!...


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La fantasia può sembrare più vera della realtà perché il cervello usa gli stessi circuiti per immaginare e per ricordare.  Einstein diceva spesso che "l'immaginazione è più importante della conoscenza,  la logica ti porta dal punto A al punto B, ma l'immaginazione ti porta ovunque".

Questa è un'ipotesi sulle proiezioni "fantastiche"  che non sempre sono solo immaginazioni nel nostro pensiero, nel nostro sentire, il pensiero fantastico è mutevole ma attinge al  bagaglio dell'inconscio,  e lì tutto cova, a metà fra la fantasia e la "realtà".

All'atto pratico si risolve tutto eliminando la fissità del credere unicamente nella "realtà oggettiva",  basata sull'attenersi ai fatti, accettando l'apparente incongruenza che li precede, in forma di fantasia (preveggenza).  

Questo atteggiamento è comunque utile  al mantenimento della congruità  della intelligenza coscienza nell'affrontare il contingente. Insomma la "saggezza" è la capacità di vedere e vivere  le cose in "movimento".  

E qui qualcosa si muove!

Paolo D'Arpini - Antipapa


Post Scriptum

Cerchiamo di vedere le cose da diverse angolazioni. Qui si parla di "proiezioni fantastiche" non di verità assodate... ma anche nei "miti" permane un fondo di "verità oggettiva". Lobo logico ed analogico compongono un unico cervello. La mente non è fatta di sola "ragione" e le cosiddette prove concrete sono solo costruzioni di fatti adattati ad una ipotetica ragione...

Ad esempio:  "Stanotte ho fatto un sogno. Ho visto che un piccolo gruppo di amici si era riunito per decidere come salvare il mondo. All’inizio eravamo quattro gatti come suol dirsi poi a mano a mano giungevano altre persone di tutte le razze: mediorientali, cinesi, neri, etc. Lo scopo non era tanto quello di trovare soluzioni per evitare ciò che appariva inevitabile bensì di riuscire a mantenere un’intelligenza, un seme, per la continuazione della specie umana. Infine dovevamo prepararci ad una guerra e il consiglio dell’esperto era: “Per sopravvivere ad una guerra occorre non lasciarsi travolgere dalle emozioni cercando bensì di adempiere a quanto necessario senza preoccuparsi delle conseguenze”. Ero anch’io d’accordo… E non siamo forse oggi in procinto di una guerra globale per la sopravvivenza dell’Umanità? Cosa possiamo risolvere con le nostre chiacchiere e le nostre piccole azioni   per salvare il mondo?"
(P.D'A.)