sabato 7 marzo 2026

Vegetariano e laico, perché?...

 


Mi scrive un amico: “Mi perdoni se La disturbo. Deduco, visto che è legato al Circolo Vegetariano, che Lei stesso sia vegetariano, giusto? Per un motivo etico, salutistico o entrambe le cose? E poi da ciò che scrive, dal punto di vista spirituale, sembra che  Lei si sia formato con l'Advaita Vedanta o con lo Zen e quindi con la Spiritualità Laica, giusto? RingraziandoLa, La saluto cordialmente.”

Mia rispostina: “Gentile amico, diamoci del tu per semplificare,  mi definisco "vegetariano" perché non c'è un altro termine adatto per qualificare chi segue una dieta  "naturale", sia dal punto di vista genetico che ecologico ma anche psichico (al proposito ti consiglio la lettura di questo articolo:   https://circolovegetarianotreia.wordpress.com/2014/05/10/vegani-o-vegetariani-dieta-ideologica-o-fisiologica-la-risposta-sta-nellecologia-alimentare-spiccia/). 


La mia storia personale (destino) ha voluto che il mio "risveglio" spirituale avvenisse attraverso il contatto con il maestro Baba Muktananda, incontrato senza alcuna apparente volontà da parte mia nel 1973 e dal quale ricevetti la spontanea iniziazione "shaktipat" (anche definita "risveglio dell'Energia Kundalini"). Continuai da allora a mantenere una “semplicità” di vita, con fasi più o meno intense in accordo con gli eventi.

Contemporaneamente, col trascorrere del tempo, seguendo le mie propensioni intellettuali ed elettive, mi dedicai allo studio del vedanta, dello zen, del taoismo, etc. tutte vie non dualistiche, ed incontrai diversi realizzati dai quali ricevetti insegnamenti sottili, mai formali. La mia storia "spirituale" è  stata da me raccontata nel libro "Compagni di viaggio. La ricerca spirituale laica inizia e finisce nel sé"  (Edizioni OM), che  è una sorta di diario, una raccolta di aneddoti sugli incontri  con  personaggi particolari, direi "straordinari", conosciuti lungo il cammino.


Ritengo quindi che l'approccio "laico", ovvero non confessionale o fideistico, ma basato su esperienze dirette, sia il più indicato. Lo affermo senza pretenziosità  in seguito alla mia esperienza diretta di vita vissuta e per questa ragione "trasmetto" ciò che io stesso ho sperimentato, essendo comunque consapevole che altre esperienze, in forme diverse, possano condurre a risultati affini. Per questo tendo, nei limiti del possibile, a mantenere un approccio alquanto sincretico, fondamentalmente restando in un filone laico e non dualistico (anche in senso alimentare).  

Comunque, per  rispondere più estensivamente alla tua domanda riguardo al mio approccio alimentare e spirituale potrà esserti utile  la lettura di  articoli pubblicati nei  blog:  http://riciclaggiodellamemoria.blogspot.it/ - https://bioregionalismo-treia.blogspot.com/ - https://bioregionalismo.blogspot.com/ -  ed  anche altri che potrai trovare cliccando il mio nome sui motori di ricerca...

Inoltre, se dal punto di vista informativo, vuoi continuare a leggere notizie e comunicazioni, di vario genere, a me collegate,  puoi seguire il nostro Giornaletto di Saul che viene pubblicato quotidianamente qui: http://saul-arpino.blogspot.it/

Un caro saluto, Paolo D'Arpini









Post Scriptum:

Il percorso di realizzazione è un passatempo che la mente richiede. Noi siamo già quello che vorremmo essere. Però è vero che restare sintonizzati all'interno aiuta, come pure aiuta la lettura di testi spirituali. Purtroppo a volte succede che la comprensione intellettuale possa ingannarci, lasciandoci credere di aver “compreso”. Quindi cosa posso consigliare? Forse la cosa migliore è meditare e seguire il proprio intuito che infallibilmente ci guida verso il risveglio. “Quando i fiori sbocciano le api giungono senza essere invitate” diceva il santo Neem Karoli Baba”

Un 8 marzo dedicato ad Ipazia...

 


La Chiesa ha santificato Cirillo, "dottore della Chiesa" (defunto nel 444 d.C.) che condannò ad una morte crudele, (l'8 mazo 415 d.C.) la scienziata e filosofa Ipazia, ad Alessandria d'Egitto. Nasce in quell'epoca il cosiddetto "Medioevo cristiano", caratterizzato dall'oscurantismo religioso e dall'oppressione del Papato.
 
Ipazia fu massacrata e il suo corpo ridotto letteralmente a brandelli da una massa di fanatici, ciascuno armato di un pezzo di vetro o coccio, che dovettero infierire sul cadavere il segno di fede e di sottomissione alla Chiesa. Ancora oggi Ipazia è l'emblema della libertà di pensiero e di ricerca scientifica, della razionalità filosofica, della indipendenza ed emancipazione della donna, contro il buio della mente rappresentato da tutte le religioni cosiddette "rivelate". 

Che queste cose siano avvenute e continuino ad avvenire, in conseguenza del propagarsi delle religioni monolatriche di origine giudaica, non desta meraviglia nelle menti capaci di discriminazione analitica. Infatti basti vedere le ripetute professioni di odio espresse dal dio giudeo contro tutti gli altri dei e contro gli altri popoli che non fossero il suo e si capisce quali sarebbero state le conseguenze, sempre più cruente, nelle successive azioni delle sette di ispirazione biblica. I giudei, prima, ed i cristiani, dopo, e per finire i musulmani, portarono alle estreme conseguenze quell'odio verso l'altro dissimile da sè, diverso nel pensiero, però, solo nel pensiero. Infatti queste cosiddette "religioni" universali non sono assolutamente tali ma semplici ideologie razziste.
 
Altro che "amore"... qui l'amore si esercita solo verso i propri kit and kin (e mai termine inglese fu più azzeccato)  

E da ciò si capisce cosa sia il cristianesimo... tutti santi pure i torturatori dell'inquisizione, gli uccisori delle streghe, i pedofili, gli accaparratori di denaro con le indulgenze, i venditori di benedizioni, i bruciatori degli eretici, i papi i cardinali i preti le suore che uccidevano nei conventi, nelle cattedrali, nello stato del vaticano... ipocriti sepolcri imbiancati che ancora hanno il coraggio di predicare il bene del popolo... per salvarlo dall'inferno (che loro stessi hanno creato). Amen!


La Chiesa festeggi pure il suo malvagio "dottor Cirillo",  noi invece in occasione del'8 marzo 2026 ricordiamo la splendida figura di Ipazia, simbolo di tutte le donne colte, intelligenti e libere...

Paolo D'Arpini  - Comitato per la Spiritualità Laica



La storia di Ipazia:

“Commento di Teone di Alessandria al Terzo Libro del Sistema matematico di Tolomeo. Edizione controllata dalla filosofa Ipazia, mia figlia”
Questa l’intestazione al III libro del Sistema matematico di Tolomeo, scritto da Teone di Alessandria, padre della filosofa e matematica Ipazia.  Lui  la introduceagli studi matematici ma lei non si limita allo studio e diventa ancheinsegnante,come testimoniano le parole di Filostorgio (suo contemporaneo e biografo): “Introdusse molti alle scienze matematiche” e l’elogio che ne tesse Pallada è forse il più bello e il più intimo: ” Quando ti vedo mi prostro, davanti a te e alle tue parole, vedendo la casa astrale della Vergine, infatti verso il cielo è rivolto ogni tuo atto, Ipazia sacra, bellezza delle parole, astro incontaminato della sapiente cultura”.
Ipazia ha fatto importanti scoperte sul moto degli astri, raccolte nel testo “Canone astronomico” così da renderne pubblica la conoscenza anche ai suoi contemporanei. Considerata la terza caposcuola del Platonismo da Socrate Scolastico, ha dimostrato che tra la scienza matematica e la sapienza filosofica c’è uno stretto legame, e la studiosa Gemma Beretta traccia un quadro lucido e dettagliato dell’opera che questa filosofa ha lasciato ai suoi contemporanei e a tutte le successive generazioni di uomini e donne che hanno calpestato la stessa terra e guardato lo stesso cielo:
“Quando tracciava una nuova mappa nel cielo, Ipazia stava indicando una traiettoria nuova, e al tempo stesso antichissima, per mezzo della quale uomini e donne del suo tempo potessero imparare ad orientarsi sulla terra e dalla terra al cielo e dal cielo alla terra senza soluzione di continuità e senza bisogno della mediazione del potere ecclesiastico…
Ipazia insegnava ad entrare dentro di Sé (l’Intelletto) guardando fuori (la volta stellata) e mostrava come procedere in questo cammino con il rigore proprio della geometria e dell’aritmetica che, tenute l’una insieme all’altra, costituivano l’inflessibile canone della verità”.
Ipazia: matematica ma anche filosofa.  Inventrice, pare di un astrolabio piatto, di un idroscopio e un aerometro. Ipazia anche guida spirituale, come testimonia una intensa ed intima lettera scritta da Sinesio, Vescovo di Cirene,  indirizzata a lei, maestra pagana: ” Detto questa lettera dal letto nel quale giaccio. Possa tu riceverla stando in buona salute, o madre, sorella e maestra, mia benefattrice in tutto e per tutto, essere e nome quant’ altri mai onorato! …. E se c’è qualcuno venuto dopo di me che ti sia caro, io debbo essergli grato perché ti è caro, e ti prego di salutare anche lui da parte mia come amico carissimo. Se tu provi qualche interesse per le mie cose bene; in caso contrario, non importano neanche a me”.
Ipazia è stata una donna seguita dai suoi contemporanei, dal popolo come dalle più alte cariche cittadine, come riportano Socrate Scolastico ” A causa della sua straordinaria saggezza, tutti la rispettavano profondamente, e provavano verso di lei un timore reverenziale”, e Damascio ” Il resto della città a buon diritto la amava e la ossequiava grandemente, e i capi ogni volta che si prendevano carico delle questioni pubbliche, erano soliti recarsi prima da lei”. Secondo il parere di questi due illustri filosofi e diretti testimoni di Ipazia, grazie a lei si era realizzata nel concreto la “politeia” in cui erano i filosofi a decidere le sorti della città.
Ancora Beretta sottolinea l’innovazione contenutistica degli insegnamenti di Ipazia, nel sostenere che ” Ipazia affiancava ad un insegnamento esoterico un insegnamento pubblico, simile a quello dei sofisti moralizzatori del I secolo” e ” … spiegava tutte le scienze filosofiche a coloro che lo desideravano”.
Nel 391 d.c. Teodosio dichiara il Cristianesimo religione di Stato, e l’anno successivo viene promulgata una legge speciale contro i riti pagani.  Ipazia occupa la cattedra di filosofia, ereditata dal padre; Cirillo diventa Vescovo e rappresenta il massimo del potere ecclesiastico.
Durante il passaggio dal paganesimo al cristianesimo, l’unico modo che il Vescovo ha di controllare le menti è quello di spodestare il filosofo, e Cirillo non perde tempo per organizzare l’eliminazione fisica della sua rivale.
Ipazia cade vittima di un’imboscata mentre faceva ritorno a casa, la colpiscono con dei cocci e la smembrano. Gettano pezzo per pezzo il suo corpo nel fuocoperché non ne restasse traccia. Il santo Cirillo, pur essendo considerato il principale architetto della ingiusta e violenta sparizione di Ipazia, non ha mai pagato, neanche moralmente, la sua colpa.  Un esimio collega della filosofa d’Alessandria, Voltaire, le dedicherà pensieri di solidarietà e definirà la sua fine una “condanna ingiusta”, frutto di “un eccesso di fanatismo” e l’irlandese John Toland le dedica un saggio ” Ipazia, ovvero la Storia di una Dama assai bella, assai virtuosa, assai istruita e perfetta sotto ogni riguardo, che venne fatta a pezzi dal clero di Alessandria per compiacere l’Orgoglio, l’Emulazione e la Crudeltà del loro Vescovo, comunemente ma immeritatamente denominato San Cirillo”.
Angela  Braghin


venerdì 6 marzo 2026

L’Intelligenza Artificiale esiste...?

 


L’Intelligenza Artificiale (IA) è in sostanza la capacità di un dispositivo elettronico di riprodurre alcune capacità tipiche della mente umana quali: la capacità di apprendimento a partire da una serie di dati, capacità di ragionamento, di pianificazione in vista dello svolgimento di una serie di compiti normalmente svolti dagli esseri umani, ed infine la capacità di creare (ad esempio, linguaggi, ecc.).
 
Già Turing, considerato il padre dei computer elettronici moderni, aveva affrontato ed esaminato dal punto di vista teorico già nel 1936 alcuni problemi base relativi all’Intelligenza Artificiale prevedendo la creazione di dispositivi capaci di produrla.
 
Turing aveva anche elaborato un curioso criterio per giudicare se una macchina fosse “intelligente”, individuandolo nella capacità della macchina di ingannare una persona che la interrogava almeno allo stesso livello della capacità di ingannare di un essere umano.
 
Nel 1943 McCulloch e Pitt misero a punto uno studio per la progettazione di dispositivi per la IA basata su “reti neuroniche”, ad imitazione delle reti neuroniche del cervello umano (approccio cosiddetto “connettivo”).
 
Nel 1956 si ebbe una svolta fondamentale negli studi di progettazione della IA con la Conferenza di Dartmouth (New Hampshire) in cui Newell e Simon presentarono un programma basato su un linguaggio simbolico detto Logic Theory (LT) capace di risolvere problemi matematici. Negli anni seguenti gli stessi ricercatori misero a punto un altro programma detto GPS, capace di risolvere problemi più complessi.
 
Lo sviluppo della IA fu comunque molto più lento del previsto, e solo nel 1982 si ebbe una prima applicazione industriale basata su problemi di distribuzione e marketing da parte della società Digital Equipment che se ne servì per programmare gli ordini per l’acquisto dei computer.
 
A metà degli anni’80 tornarono di moda le reti neurali per cui oggi si usano sistemi ibridi “connettivi” e “simbolici”.
 
Oggi la IA è usata per usi specifici come vendite, telemarketing, cybersicurezza (cioè difesa delle reti informatiche), progettazione di software, diagnosi mediche, veicoli senza autista, contabilità, analisi finanziarie, traduzioni, creazione di linguaggio (scritto, audio, video), riconoscimento facciale, filtri anti-spam, suggerimenti di percorsi su Google maps, fino ad usi militari come la guida di missili e l’individuazione di bersagli.
 
Le istruzioni per l’apprendimento automatico (machine learning) sono forniti mediante algoritmi (formule matematiche) capaci di immagazzinare e gestire un gran numero di dati ad altissima velocità, molto maggiore di quella tipica degli umani. Nel “deep learning” si usano anche varie reti neurali in parallelo che si attivano a turno quando serve.
 
Tutte queste attività costituiscono però un’intelligenza “debole” (pur considerando la capacità di analisi di un gran numero di dati a grande velocità) e non prevedono il raggiungimento dell’autocoscienza del dispositivo (intelligenza “forte”), come si legge nei libri di Asimov e altri autori di fantascienza in cui le macchine prevalgono sugli umani (forse potrà accadere in un lontano futuro).
 
Il filosofo americano John Searle ha sviluppato una spiritosa allegoria (“la stanza cinese”) in cui una macchina (considerata intelligente da Turing) traduce un testo dal Cinese solo osservando i caratteri e servendosi di istruzioni per il riconoscimento. Ma la macchina, a differenza degli umani, non si rende conto di cosa sta traducendo né il senso di ciò che sta facendo, cosa che segna tuttora la superiorità dell’intelligenza umana.
 
2.Riflessioni su utilizzazioni della IA che violano diritti umani e possibili pericoli.
 
Il grande fisico Stephen Hawking era convinto che l’intelligenza artificiale in una prospettiva futura fosse un grande pericolo per il genere umano.
 
Chi scrive ha sempre affermato in pubblicazioni precedenti che non bisogna avere paura per principio di nuove scoperte scientifiche e nuove tecnologie. Il problema riguarda sostanzialmente chi e come le utilizza e a quale scopo.
 
Oggi la IA è usata (in particolare da Israele che è all’avanguardia in questo settore, e non solo da Israele) a fini di spionaggio, controllo di massa, e a fini militari. Gli obiettivi colpiti a Gaza o nel Libano sono stabiliti dalla IA che analizza dati forniti dai satelliti o dai servizi segreti. La IA individua i bersagli (su basi non certe, ma probabilistiche) e persino il numero di civili che di volta in volta saranno uccisi in qualità di “danni collaterali”. Anche nella guerra in Ucraina viene usata la IA dai tecnici occidentali che funzionano da consiglieri per l’esercito di Kiev, per individuare e colpire bersagli.
 
Un interessante episodio su questi argomenti è il rifiuto della società Anthropic (che aveva ottenuto una serie di lucrosi contratti dal Pentagono) di permettere l’utilizzo della sua IA Claude ai fini di controlli di massa e produzione di armi totalmente autonome (cioè indipendenti da qualsiasi decisione umana).
 
Un secondo pericolo di tipo contingente è il fatto che la IA andrà a sostituire tutti i lavori amministrativi e ripetitivi quali quelli di impiegati amministrativi e contabili, cassieri, commessi, analisti finanziari, traduttori, giornalisti, autisti di mezzi pubblici, ecc.
 
Questo fenomeno, se non gestito con correttezza e giustizia (cosa piuttosto difficile nelle nostre società caratterizzate da forti diseguaglianze e dominate da oligarchie capitaliste) può causare gravi problemi di disoccupazione non compensati da addetti alle nuove tecnologie (certamente in numero molto più limitato). Un segnale preoccupante sono recenti sentenze della magistratura che hanno respinto ricorsi di personale licenziato con la motivazione che l’introduzione della IA ha portato ad una ristrutturazione dell’azienda. E’stato detto che, se l’automazione ha causato problemi di occupazione tra i “colletti blu” (cioè gli operai), l’introduzione della IA sarà causa di perdita del lavoro di molti “colletti bianchi” e addetti ai servizi.
 
Un pericolo molto grave è quello degli effetti psicologici e sociali dell’introduzione della IA. Vi sarà, da un lato, una perdita nell’ambito di tutte quelle attività umane che richiedono ragionamento, cultura, apertura mentale a causa dell’affidarsi a risultati automatici della IA; dall’altro lato una diminuzione drammatica della socialità in quanto l’uso esteso della IA porterà ad una diminuzione delle attività sociali (ad esempio nei luoghi di lavoro). Un dato molto preoccupante, che a molti è sfuggito, è che per la prima volta da almeno un secolo (in cui l’intelligenza media è andata aumentando a causa della migliore istruzione e la cultura) l’intelligenza della nuova generazione Z (tipicamente i nati tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026) risulta secondo i sondaggi inferiore a quella dei genitori. L’influenza della digitalizzazione e dell’informatica introdotta anche nelle scuole, e l’espansione della IA, che tendono a contrarre le attività tradizionali di studio, letture, discussioni ecc. non si può considerare estraneo a questo risultato-
 
Infine è un gravissimo pericolo ritenere che le risposte date dai dispositivi di IA, capaci di incamerare moltissimi dati e analizzarli a grande velocità, siano obiettive, certe e inoppugnabili. Questa illusione può alimentare anche gravi manipolazioni delle persone facendo crescere il potere delle oligarchie che controllano le innovazioni tecnologiche. Gli esseri umani, utilizzando il complesso delle loro convinzioni politiche ed etiche, le esperienze sociali e personali, sono in grado di valutare più attentamente i contesti e giungere a risultati più affidabili che gli permettano una piena affermazione della loro umanità e della loro socialità.
 
Vincenzo Brandi



 



martedì 3 marzo 2026

“Post Mortem”... ed illusioni dure a morire

 



Rende più un cadavere che un vivente, questa è la realtà che si è
andata formando in millenni di ipotesi sulla morte. Certo non si
spendono più cifre "faraoniche" per la costruzione di piramidi e
mausolei, ma in compenso la spesa funeraria è andata
"democraticamente" uniformandosi alla massa. E gli affari non si fanno
solo sul cadavere ma anche sull’anima del cadavere, che viene
allettata da varie religioni a compartecipare ai variegati paradisi ed
inferni.

Per i "credenti" ci sono le messe di suffragio, le preghiere pro
defunti, le cerimonie per gli avi, magari pure il
martirio-assicurazione di salvezza. Sapete che furono i cinesi ad
inventarsi la prima cartamoneta? Ma non serviva per le transizioni
commerciali fra esseri viventi, no, era utilizzabile solo nel post
mortem, dove c’erano apposite banche di scambio che finanziavano i
piaceri dei cari estinti nei vari paradisi buddisti, taoisti,
confuciani od animisti.

Roba da mettersi le mani nei capelli…(se ancora resistessero nelle
tombe) oppure da sganasciarsi dalle risate (dipende dalle propensioni
filosofiche).

Suvvia, oggi viviamo nel secolo della tecnologia e della scienza, per
cui certi progetti sull’oltretomba (paradisi, inferni, limbi,
purgatori, etc.) hanno meno appeal e trattandosi di un secolo
"materialista" ecco quindi che molti degli affari si fanno sul
cadavere, imbellettato, profumato, con esequie first class, bare e
sarcofagi sontuosi, forni e fornetti, per non parlare di depositi
crioenergetici in standby, ipotesi di sepoltura nello spazio,
cremazioni con fiori di gelsomino, mourning e processioni a pagamento
e vai col vento!

La morte è il più grosso affare della storia umana. Soprattutto oggi!

Dai tempi più remoti, da quando cioè ci si illuse che è possibile
"ingannarsi" sulla scomparsa dell’io individuale o sulla
procrastinazione della vita corporale, l’uomo ha continuato a seguire
il mito della lunga vita o della vita oltre la vita. Pian piano
offuscato il miraggio della immortalità fisica (ma ancora ci si prova
con i trapianti, etc.) ecco che l’uomo si è adattato a credere nella
continuazione dell’io in un aldilà.

Le varie leggende narrano di come gli eroi della specie abbiano
tentato il tutto per tutto per sopravvivere a se stessi ed ove non
bastava il medico, lo stregone od il dio miracolante, ci pensava
l’imbalsamatore a preservare quel simulacro corporale buono almeno ad
illudere i superstiti, i sopravvissuti in attesa di… Ogni civiltà ha
avuto il suo stile nell’affrontare la morte ma la fede verso un
oltretomba ha continuato e continua a consolare frotte di morienti.

Vediamo ora come mai è così importante per l’uomo voler allungare la
propria vita od al meglio illudersi che non sia finita con il decesso.

La paura della morte è della scomparsa di sé, la perdita
dell’auto-consapevolezza riferita ad una specifica forma e nome.
Chiaramente la brama esistenziale è alla base di questo processo, ciò
è riscontrabile non solo nel caso di desiderio di prolungamento della
vita fisica ma anche nella speranza della continuazione in altra
dimensione. Paradossalmente questo è il caso anche dei suicidi che
apparentemente rifiutano la vita ma sostanzialmente sperano in un
prosieguo più sopportabile (non solo i kamikaze ma pure i disperati
che si buttano dal ponte). In effetti nel momento in cui la morte si
avvicina l’attenzione si fa più vivida e non si percepiscono gli stati
di sofferenza ma si sperimenta una forte pulsione adrenalinica in cui
non c’è percezione di angoscia o sgomento (questa è l’esperienza
raccontata dai sopravvissuti ad incidenti, etc.).

Il vero dramma della morte è invece vissuto nei momenti in cui più
forte è la bramosia per la vita. Più l’esistenza ci appare
desiderabile, e la paura di perderla è più forte, maggiore è l’amaro
sapore della morte in bocca.

La morte a volte appare nel bacio appassionato dell’amante che ci fa
temere la sua improvvisa fuga, nel sorriso di un bimbo che mette
malinconia per la sua impermanenza.. o nel profumo d’un fiore, nello
sguardo perso del guerriero, nella poesia estatica che ci solleva dal
mondo, nel frutto che stiamo addentando… La morte in realtà è dietro
ad ogni azione della nostra vita, essa non è altro che la sete di
vita, mai soddisfatta, e di cui sempre angosciosamente si teme la
perdita. La morte è nel nostro desiderio di prolungare il piacere o di
scansare il dolore.

Eh sì, cara morte, tu sei la compagna più fedele dell’uomo!

Ma torniamo all’analisi iniziale e vediamo come è stato possibile, ed
è ancora possibile, che alcuni uomini possano superare questo timore
ancestrale e scansare la speculazione sulla dipartita. Questi uomini,
chiamiamoli saggi, rappresentano il picco evolutivo dell’umanità, la
meta che è il fiore della natura umana. Essi ci insegnano a guardare
oltre le apparenze, ad osservare quel processo "automatico" che ci
porta ad identificarci con quel "corpo" o quella "mente" –ed infatti
anche la mente è una gabbia egoica- ed i saggi non riconoscono alcuna
entità mentale o fisica separata dal tutto che possa andare o venire e
sopravvivere a se stessa. Ed allora cosa resta? Il nulla il vuoto?
Niente affatto… è un "pieno" perfetto che resta, che era è sarà, in
quanto non condizionato dal concetto spazio-temporale.

Il messaggio dei saggi è univoco ed assoluto ed è presente nella
coscienza di ognuno ed è sufficiente riconoscerlo in noi stessi per
scoprirne la verità e la perenne presenza. E poi, dove sono e chi sono
questi "saggi" ove esiste quella unica coscienza indivisa?

A volte si usa il paragone della trasmutazione dell’acqua in ghiaccio
e del ghiaccio in acqua per significare l’apparente trasformazione
della stessa sostanza. L’ipotetica differenza è solo nella densità
mentale dell’osservatore, basta poco calore (od "intelligenza") per
sciogliere quel ghiaccio… e riconoscerlo per quel che sempre è stato:
acqua nell’acqua. Il solo problema è l’illusione mentale che spinge
l’uomo a riconoscersi in ciò che non è ed a continuare ad illudersi di
poter perpetuare la sua condizione di ghiaccio ed a soffrirne
conseguentemente ed inutilmente.

Ma cosa sarà di questo "mondo" allorché la "conoscenza" avrà raggiunto
tutte le cellule dell’organismo universale? Come faremo a divertirci
nel tramandare la storia vissuta dalle genti? Niente paura, il
bagaglio genetico è sufficiente memoria, inoltre esiste una branca di
ricerca (e se non esistesse me la invento in questo momento) che viene
definita "genetica psichica", una catalogazione del processo mentale
cristallizzato nella materia.

Questa trasmissione avviene un po’ come per la memoria dell’acqua,
ogni pensiero, azione, propensione, etc. resta stipato in una sorta di
inconscio collettivo, od aura, in cui tutta la memoria passata
presente e futura risiede e da lì viene continuamente ritrasmessa e
resa viva attraverso ogni essere vivente.

Una storiella nella storia... vi ricordate di Gargantua e Pantagruel
che in visita al polo osservarono delle sfere fluttuanti? Esse erano
le parole ghiacciate pronunciate da tutti gli esseri viventi ed
infatti rompendone l’involucro immediatamente la parola risuonava
nell’aria, per –subito dopo- rapprendersi in un nuovo guscio.

Nulla va perduto nell’universo, neanche i pensieri. Perciò non occorre
preoccuparsi per preservare la nostra memoria ai posteri, anche loro
riceveranno qualcosa di noi e trasmetteranno qualcosa di sé. Magari
cambierà la forma delle "vestigia" esaminate o tramandate, che si
manifesteranno sostanzialmente in chiave psicosomatica conscia ed
inconscia… ma sarà sufficiente cambiar metodo di lettura, dallo studio
dei "reperti" si passerà all’esame dei "rapporti".


Paolo D'Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica

             Quasi pronto alla dipartita...



lunedì 2 marzo 2026

L’incontro fra il dio Sorano e la dea Vacuna...

 

Soratte,  l'isola dello spirito

Vacuna è  la Madre e  Sorano è il padre. Infatti nel voler coniugare la Sabina e l'Agro Falisco al monte Soratte  c’era anche la simbologia dell’unione fra il maschile ed il femminile, fra la luce e le tenebre, fra lo Yang e lo Yin.

Sul cucuzzolo del Soratte c’è il Tempio di Apollo Sorano, la divinità solare, e durante il solstizio invernale, nei tempi andati,  vi si compiva una cerimonia in onore di  Vacuna, la dea vuota. Il luogo ove si riteneva abitasse la Dea  ancora esiste e si chiama Vacone. L’adorazione simboleggiava il sole che, con il solstizio invernale,  ritornava a crescere per fecondare la terra… A Vacone non c’era un tempio ma solo un bosco…  Il maschile era rappresentato dal tempio (costruito come espressione di sacralità dall’uomo) mentre a Vacone c’era la semplice e spontanea natura… il femminile primordiale… Quale migliore simbologia per una salvifica unione?

Che la Sabina fosse la sede  dell’adorazione della Dea Vacuna, la Grande Madre,  in tutte le sue forme, non è una novità… resti di tale venerazione sono ancora presenti  nei luoghi a lei dedicati. Il prof. Gianfranco Trovato, studioso del posto, mi ha raccontato dei riti magici che venivano compiuti nella profondità delle  grotte consacrate alla Dea, questo sino ad anni recenti, e poi mi ha confermato dell’adorazione congiunta compiuta  tra Vacuna e Surya. 

Tracce dell’adorazione di Vacuna o delle forme femminili della Dea sono state trovate anche in varie ville romane di Poggio Mirteto.  “La villa detta dei Bagni di Lucilla fu oggetto di successivi scavi che portarono al rinvenimento di una statuetta di Diana Efesina. Controversa e misteriosa è l’attribuzione della provenienza da questa villa del mosaico riproducente Diana Efesina che  mostra la Dea, corrispondente ad Artemide della città di Efeso, incoronata  esibente  numerose e turgide  mammelle, eretta al centro di una ghirlanda di lauro e circondata da vegetali e volatili allegorici. (tratto da un libro di Gianfranco Trovato).

Il culto del Sole, Surya in sanscrito, era invece molto vivo nella Tuscia, soprattutto nell’Agro Falisco, basti pensare al nome del Soratte stesso, ma anche Sutri, Sorano, etc. quindi è ragionevole ritenere che il tempio di Apollo Sorano, che insisteva sul cucuzzolo del Soratte, oggi occupato da un eremo cristiano dedicato a San Silvestro,  fosse il simbolo solare “maschile” per antonomasia, data anche la luminosità del bianco del calcare del monte e del suo  solitario ergersi nella valle di tufo.

Tra l’altro –una curiosità- il tempio di Apollo funse da prima “banca” dell’antichità, infatti i devoti che andavano a visitarlo in religioso pellegrinaggio non solo vi offrivano in dono oro ed argento ma lasciavano anche depositi di tali metalli preziosi in custodia ai sacerdoti per un successivo uso personale. Una specie di cassetta di sicurezza antesignana protetta direttamente dal Dio  simbolo solare e quindi delle ricchezze.

Paolo D’Arpini - Rete Bioregionale Italiana








sabato 28 febbraio 2026

Montecassiano, 1 marzo 2026 - Presentazione di "Chi sei tu?" di Paolo D'Arpini

 


"Chi sei tu?" - I Ching, lo Zodiaco cinese e il sistema elementale indiano

Una ricerca comparata sugli aspetti archetipali e sulla conoscenza di sé

Sinossi

La realtà della vita è una per tutti ma l’esperienza è diversa in ognuno di noi. Le differenze individuali sono tante quanti sono gli esseri viventi ma qualunque possano essere le esperienze lo sperimentatore è sempre lo stesso: la coscienza. Attraverso un riconoscimento delle propensioni da noi incarnate saremo in grado di trovare la vera identità. Sia quella dell’apparato esteriore che quella del noumeno. 

Questo libro è il risultato di uno studio, compiuto dall’autore nell’arco di oltre 40 anni, fondato sulla sua intuizione e sulla sua ricerca sulle correlazioni esistenti tra il metodo di auto-conoscenza cinese, basato sull’I Ching, e quello indiano, basato sui diversi aspetti elementali e yoga. Il testo è inoltre corroborato da una analisi comparata su vari sistemi archetipali e su varie filosofie, come il taoismo, il buddismo, il non-dualismo, ecc. Essenzialmente l’argomento trattato parte da un metodo analogico di ricerca, incentrato sull’individuazione delle caratteristiche relative alla persona. 

Ognuno, con l’aiuto delle indicazioni qui contenute, potrà comporre il proprio autoritratto archetipale ed elementale. Una volta preso possesso della chiave sarà possibile penetrare nella stanza segreta del proprio “io”, scoprendo allo stesso tempo la vera identità che vi si cela. Seguendo passo passo questa mappa il lettore attento e discriminante potrà riconoscere il luogo ed il momento in cui si trova, non in forma ipotetica ma in “presenza”…

 


Autore

Paolo D’Arpini, nasce a Roma il 23 giugno del 1944. Nel 1970/71 fonda a Verona il Circolo culturale “Ex” e si dedica alla poesia concettuale. Nel 1972 parte per un epico viaggio che lo porta ad attraversare tutta l’Africa equatoriale con mezzi di fortuna. Nel 1973 raggiunge l’India dove risiede nell’Ashram del suo Guru Baba Muktananda, dal quale riceve l’iniziazione Shaktipat (risveglio della Kundalini). Nel 1975 incontra a Jillellamudi la sua Madre spirituale Anasuya Devi che continuerà a frequentare anno dopo anno sino alla sua dipartita. Conoscerà inoltre diversi altri saggi che lo guideranno sul percorso dell’auto-conoscenza. Dal 1976, nel suo eremitaggio di Calcata, riprende anche lo studio dell’I Ching, degli archetipi cinesi e delle correlazioni con il sistema elementale indiano e con altri sistemi analoghi. Come un san Tommaso si dedica alla ricerca di prove concrete sulla validità del suo sistema integrato, redigendo centinaia e centinaia di analisi zodiacali, tutte corroborate dai fatti. Negli anni seguenti tiene diversi corsi in vari luoghi d’Italia. Dal 2010 si trasferisce a Treia, in provincia di Macerata, ospite della sua compagna Caterina Regazzi, ed è a Treia che, finalmente, dopo tante insistenze, riesce a realizzare questo compendio, edito dall’amico Antonello Andreani di Ephemeria (Casa Editrice di Macerata).





mercoledì 25 febbraio 2026

La via del "ritorno" a ciò che siamo!...

 


Il  "riconoscimento" della nostra vera natura avviene come nel passaggio dal sogno alla veglia, è naturale ed  intrinseco in ognuno di noi. Quando sogniamo siamo immersi nel sogno e quella è per noi la sola realtà… Quando giunge il momento del risveglio ci sono delle avvisaglie che ci fanno percepire l’imminente cambiamento di stato. Come dire, abbiamo sentore dell’imminente uscita dall’illusione del sogno. Certo questa è semplice analogia poiché nel sogno e nella veglia, che sono condizioni mentali, non vi è vera illuminazione e realizzazione. Quel “risveglio” di cui parlo è l’intima essenza indivisibile, inavvicinabile dalla mente, ma la sua realtà è intuibile e sperimentabile nello stato di pura consapevolezza.

Nel processo di ritorno che sospinge ogni singolo essere verso quella pura consapevolezza avvengono vari miracoli e misteriosi cambiamenti. L’adattamento ai nuovi stati di coscienza coinvolge sempre e comunque tutto il corpo massa della specie, ma nella nostra dimensione umana noi siamo abituati al funzionamento a locomotiva, ovvero due passi avanti ed uno indietro, anche definito crescita per tentativi ed errori. Per questa ragione sembra che l’evoluzione manchi di linearità e continuità. Nella nostra civiltà abbiamo vissuto vari momenti che sembravano paradisiaci, che mancavano però di una comprensione olistica. Un po’ come avviene nel mondo animale in cui la spontaneità  regna sovrana ma la coscienza è carente nella auto-consapevolezza e nella ragione.

Insomma dobbiamo poter integrare l’intuizione e la ragione  nel nostro funzionamento e ciò fatto possiamo procedere a dimenticare il processo sperimentale per poter vivere integralmente l’esperienza in se stessa. Osservatore ed osservato non possono essere separati.

Per ottenere questo risultato le religioni consigliano la via “dell’amare il prossimo tuo come te stesso” mentre le filosofie gnostiche indirizzano verso l’auto-conoscenza.

Non scindiamo queste due vie, teniamole strette come due remi della nostra barca che ci aiutano ad uscir fuori dal pantano del “dualismo”.
  
In fondo, come possiamo considerare che qualcosa sia al di fuori di noi stessi? 

Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica