La fantasia può sembrare più vera della realtà perché il cervello usa gli stessi circuiti per immaginare e per ricordare. Einstein diceva spesso che "l'immaginazione è più importante della conoscenza, la logica ti porta dal punto A al punto B, ma l'immaginazione ti porta ovunque".
Questa è un'ipotesi sulle proiezioni "fantastiche" che non sempre sono solo immaginazioni nel nostro pensiero, nel nostro sentire, il pensiero fantastico è mutevole ma attinge al bagaglio dell'inconscio, e lì tutto cova, a metà fra la fantasia e la "realtà".
All'atto pratico si risolve tutto eliminando la fissità del credere unicamente nella "realtà oggettiva", basata sull'attenersi ai fatti, accettando l'apparente incongruenza che li precede, in forma di fantasia (preveggenza).
Questo atteggiamento è comunque utile al mantenimento della congruità della intelligenza coscienza nell'affrontare il contingente. Insomma la "saggezza" è la capacità di vedere e vivere le cose in "movimento".
E qui qualcosa si muove!
Paolo D'Arpini - Antipapa
martedì 13 ottobre 2026
Se la fantasia è più vera della realtà!...
domenica 11 ottobre 2026
Presentazione di "Chi sei tu?", un libro su I Ching e zodiaco cinese, in chiave nondualista, integrato dal sistema elementale indiano...
Ma non è detto che questa condizione di totale “affrancatura” debba essere raggiunta con la morte, può avvenire anche nel corpo il momento in cui i legacci col mondo vengono recisi, il momento in cui il senso di identificazione con l’ego viene sciolto, per ritrovare la propria natura originaria nel Sé.
Questa scoperta di Sé, in verità, non é ottenibile in alcuna forma ma è solo un “riconoscimento”… Per aiutare questa “ricerca” ho sviluppato un metodo di auto indagine, che parte dalla conoscenza delle propensioni innate manifestate nella propria mente. La mente personale (od anima) é in realtà una sorta di immagine speculare (una sorta di programma) ma dobbiamo partire da questa se vogliamo scoprire il reale “soggetto”.
Introduzione generale al discorso:
Semplici attori, finché separati, poi, superata la dualità, non ha più nessuna importanza… Il fiore non ha più nome né forma è solo un fiore unico ed irripetibile nel giardino della Coscienza.
Tema trattato: La conoscenza di sé attraverso gli archetipi e gli elementi cinesi ed il sistema indiano. Indagine sulle componenti psichiche energetiche e come armonizzarle nelle varie condizioni della vita.
Premessa
La nostra vita è legata ad una serie di circostanze di cui non abbiamo il controllo ma, come diceva Nisargardatta, noi siamo parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati… Di conseguenza, essendo coscienza nella coscienza, siamo in grado di riconoscere il flusso energetico nel quale siamo immersi e far sì che il nostro pensiero e la nostra azione siano in sintonia con la qualità dello spazio-tempo vissuto. In questo perenne rimescolamento energetico, noi siamo come navigatori senza meta, o guerrieri –se preferite- liberi di affrontare il contingente senza paure.
“Se temi la sofferenza –diceva un samurai- come fai a combattere?”
Vediamo ora che dal tutto il tutto si dipana dinnanzi ai nostri occhi…. 12 animali si presentano al Buddha morente ed ognuno ottiene di incarnare le caratteristiche psichiche che contraddistinguono i tre aspetti di anno, mese e ora, in base alle propensioni naturali, di ogni essere vivente. Essi sono maschili e femminili e manifestano le loro caratteristiche tramite le 5 componenti fondamentali: Terra (devozione), Metallo (giustizia), Acqua (saggezza), Legno (etica), Fuoco (costumi).
Il funzionamento è più o meno quello del caleidoscopio. 5 elementi colorati (gli elementi) e tre specchietti interni (sattva (armonia), rajas (azione) e tamas (inerzia). Girando il tubo si ottengono diverse composizioni. Malgrado l’esiguità delle componenti i risultati possono essere innumerevoli. Questo stesso concetto (traslato ai 5 elementi ed ai tre aspetti psichici incarnati) mostra la variegazione di tonalità di colore e movimento attraverso la quale la coscienza individuale si manifesta (la forma ed il nome). La coscienza di sé, che noi chiamiamo persona, è un coordinatore interno, adattato all’individuazione, il quale si appropria delle funzioni messe in atto (con il senso del libero arbitrio). Lo chiamiamo: ego.
Questo ‘ego’ (o assuntore interno) è l’apparenza identificativa individuale nella quale solitamente ci riconosciamo. Propriamente parlando questo “ego” è esso stesso la “conseguenza” delle energie messe in moto dai vari elementi e dai tre archetipi incarnati, quindi è inerte (come un programma), ed è un oggetto nella coscienza.
I tre archetipi psico-emozionali, che ci compongono, inscindibili nel loro miscuglio, rappresentano:
Il senso dell'identità personale = anno di nascita;
l’intelletto o intuizione = ora di nascita;
la memoria o predisposizione = mese di nascita.
Capire il senso dell’abbinamento archetipale con le condizioni dell’ora e del mese di nascita, è facile da accettare giacché siamo abituati a pensare che ogni momento della giornata ed ogni stagione ha i suoi modi, e tutte le creature sono soggette a questi modi. Ma il primo aspetto dello zodiaco cinese, quello dell’anno, è più duro a digerirsi per la nostra mentalità razionalistica. Come è possibile che un dato anno possa essere qualitativamente diverso dall’altro solo sulla base di un calendario arbitrariamente deciso dall’uomo?
Impostosi nella cultura cinese e dell’estremo oriente e provenendo da una tradizione pluri-millenaria (sicuramente di origine matristica) il calendario ciclico, di 13 lune e di 12 archetipi animali (che rotano abbinati agli elementi in turni di 60 anni), è stato anno per anno vagliato e corroborato dall’esperienza di milioni e milioni di persone, in cui i comportamenti corrispondevano ai modelli indicati in un raffronto oggettivo e riscontrabile nei fatti. Alcuni analisti vedono un significato in un’altra coincidenza, il percorso dodecennale che la terra compie attorno al sole per fare un giro completo (una specie di viaggio in treno con 12 stazioni annuali). Si può anche fare a meno di credere a questa “qualità del tempo” ma stando ai risultati essa è confermata, ahimè! Quegli archetipi animali esistono e sono riconoscibili nelle caratteristiche variegate degli individui di tutto l’emisfero settentrionale (la nostra metà del mondo), senza peraltro sapere cosa succede nell’emisfero meridionale (che teoricamente dovrebbe avere valenze rovesciate).
Con tutti questi dubbi in testa, siamo un po’ come gli alchimisti che sperimentano onestamente e coraggiosamente con i loro tre elementi basici, inserendo all’occorrenza nuove figure e varianti. Questo è il lavoro ingrato e meraviglioso del “navigatore nel sé”. L’Ulisse in noi, disincantato e schietto, che “vede” e riesce ad orizzontarsi, avverte l’odore delle cose incombenti per come si stanno manifestando. Non per opporvisi ma per esprimersi al meglio e proseguire nel viaggio. Chiunque potrebbe farlo se sta attento ai segnali costanti e continui che la vita ci manda.
L’intelligenza intuitiva –lumen- non è propriamente basata sulla percezione sensoriale o sul raziocinio ma sulla abilità di orientarsi prima che la percezione sensoriale od il pensiero abbiano modo di esprimersi. Quindi è una capacità naturale –immediata- dell’intelligenza, che viene prima ancora dell’istinto. Un sentire ed allo stesso tempo una sintesi analogico-analitica. E’ l’intuizione innata che ci dice tutto quello che è, come è, senza analisi risolutive, bisogno di prove o riscontri.
Si procede a naso –dicevo- ed infatti l’olfatto appartiene all’elemento Terra, quello più solido. La matrice di ogni manifestazione concreta. E’ la Terra stessa che fa nascere tutti gli esseri e li nutre in se stessa. Mentre il Cielo energizza e vivifica con la coscienza tutte le forme. Ma attendiamo un po’ prima di affrontare il discorso dello Yin e dello Yang e degli elementi e torniamo ai tre archetipi. Essi “sembrano” tre in verità son tre aspetti della stessa personalità. Ognuno di noi manifesta una forma esemplare a tre facce (designanti le nostre caratteristiche). Sul come sopravviene l’influenza di una o l’altra di queste facce, sul perché capiti ad una piuttosto che un’altra, diremo che è destino!
Le tendenze innate che si riflettono nello specchio, perennemente cangianti, son le correnti in cui l’io si muove. Se vogliamo osservare una cosa piccola bisogna ingrandirla attraverso il microscopio, ma se vogliamo ampliare il campo di azione dobbiamo distaccarci il più possibile dalle cose attorno a noi, in modo da percepire il senso d’insieme. Questa corsa in tondo verso l’auto-conoscenza è un vagare trasognato, un’attenzione senza risposta, solitudine e silenzio, osservazione e contemplazione, fluire limpido nei mutamenti, sorridere nel rincorrere il vuoto. Ma allora di cosa continueremo a parlare?
La fase “intermedia” dell’illuminazione, quella del santo, rientra ancora nella sfera del mentale, delle cose che possono essere discusse e trasmesse. Flash di realizzazione, esperienze al limite del transpersonale, che contemporaneamente ci consentono di riconoscerci in sintonia elettiva, colori dello stesso arcobaleno, e di ciò possiamo ancora parlare, attraverso evocazioni consapevoli. La trasmissione, o meglio il riconoscimento, avviene per immagini (come succede ai bambini che riconoscono l’aggregazione concettuale, il senso, di parole sconosciute); questa “trasmissione” può essere fatta utilizzando vari modi comunicativi e sensoriali: per empatia emozionale, a voce, con lo sguardo, con il tatto, ed anche con lo scritto, se esso rispecchia fedelmente le qualità necessarie e si crea un’attenzione indisturbata al tema trattato.
Un detto Taoista per “cristallizzare” l’immagine: “Il santo comprende l’intrigo del mondo ed abbraccia l’universo senza sapere perché. Questo è il manifestarsi della sua natura”.
Ed ora una storiella:
Alcuni suoi seguaci domandarono al bandito Hòu:”Anche per i ladri esiste una strada (Tao)?” – “Eh, certo che sì.. – rispose Hòu- Santità è intuire dove giace un tesoro nascosto, Eroismo è entrare per primo nella casa, Giustizia è uscirne per ultimo, Saggezza è distinguere il colpo che si può tentare, Umanità significa essere equanimi nel dividere il bottino. Al mondo non è mai esistito un gran ladro che non abbia manifestato queste qualità”. (Chuang Tze)
Appendice 1. La visione nonduale
Attraverso le capacità riflettenti dell’organo interno (antakharana) siamo in grado di manifestare energie psicofisiche in rispondenza a quelle percepite fuori di noi. Questa rispondenza è automatica ed inevitabile, è una legge naturale. Pensare di sfuggirne il corso è assurdo come pensare di cambiare il film mentre la pellicola viene proiettata. Ma l’atteggiamento interno è importante! Infatti l’accettazione del proprio destino scioglie l’attaccamento all’utile ed all’inutile che ci spinge nel ciclo delle rinascite.
Nell’ignoranza ci identifichiamo con i personaggi e ci consideriamo autori e responsabili del gioco vissuto, con guadagno e perdita, la verità è che il nostro io, la coscienza individuale, la persona da noi incarnata, è solo un’immagine. Il risultato di un automatismo distratto e di una identificazione illusoria. Questo dobbiamo comprendere bene se non vogliamo che la mente ci imbrogli. Non cadiamo nel delirio dell’io separato, anche se la coscienza che lo anima è vera sin d’ora e siamo già dotati del capitale iniziale per quella “conoscenza di sé” è assurdo e ridicolo pensare di “ottenerla” –strettamente parlando non è possibile. Essa è già integralmente manifesta qui ed ora e quindi non perseguibile come ottenimento altro. Presente sempre….. ma ne teniamo conto, ne siamo consapevoli?
Se ci sentiamo attratti da questa “conoscenza” occorre dire che non c’è corso o spiegazione o esperimento che possa trasmetterla, può essere solo riconosciuta (risvegliata) per simpatia nel momento della maturazione. Siccome non è un “conseguimento” continuiamo ad “andare avanti a fiuto”.
Appendice 2 – Sul messaggio dell’I Ching (Libro dei Mutamenti)
Confucio andò a trovare Lao Tze e gli chiese: “Cos’è lo Yin e cos’è lo Yang?” Rispose Lao Tze: “Lo Yin è lo yin è lo Yang è lo yang”.
“Allora cos’è il Tao?” domandò ancora Confucio. E Lao Tze: “Il Tao entrambi li comprende ed entrambi li supera, altro non si può dire”.
E rimasero in silenzio.
In questo breve dialogo immaginato si condensa la saggezza cinese. E’ da queste premesse che dobbiamo partire se si vuol tentare di penetrare nel mondo archetipale del Libro dei Mutamenti. Penetrare non vuol dire “capire” ma “orizzontarsi”. In effetti non c’è una direzione da seguire ma solo un intuito legato alla coscienza del continuo mutamento. Senza mutamento non c’è vita.
Aggiustamento alle condizioni presenti è naturale e propizio, reagire contro il contesto in cui ci si muove è sfavorevole. Semplice no? Persino banale, anzi è inevitabile. E’ come coprirsi quando fa freddo e spogliarsi quand’è caldo. Ma è sempre così nella vita individualizzata di ognuno? Di fatto, dicono i saggi Cinesi, sì.
Ma come viverlo consapevolmente? La risposta è: Aderendo al Tao. Seguendo cioè la Virtù e la via del nobile, nel costante fluire dei mutamenti.
Nella coscienza tutto è in movimento nulla è fermo. Sono 64 questi modi espressivi della coscienza, definiti esagrammi, e nascono da 8 trigrammi primordiali che indicano le 8 direzioni e le otto tendenze innate del divenire, essi sono: Kien, il Creativo; Kun, il Ricettivo; Chen, l’Eccitante; Sun, il Penetrante; Kan, il Profondo; Li, il Luminoso; Ken, il Riflessivo; Tui, il Sereno. Ecco da questi trigrammi per moltiplicazione spontanea sorgono (8X8) i 64 esagrammi. Esemplificazioni, immagini, di stati di un mutamento ciclico ed allo stesso tempo evolutivo, in senso elicoidale. Ogni forma vivente nasce con alcuni di questi esagrammi, in evidenza congenita.
Come fare a sapere quali sono gli esagrammi correlati alla nostra particolare nascita, o incarnazione, è tuttavia molto semplice. Partendo dall’alternarsi dello Yin e dello Yang ognuno nasce con aspetti diversi sulla base dell’anno, ora e mese. Questi aspetti disegnano un trigramma, se poi si considerano gli stessi aspetti in chiave elicoidale ordinata essi possono cambiar posizione e darci quindi un altro trigramma. Questi due trigrammi sovrapposti, in basso il primo ed in alto il secondo, ci dicono quali sono gli esagrammi archetipali di nascita.
Poi occorre vedere gli esagrammi energetici, correlati ai 5 elementi. Anche qui è facile, basta continuare a considerare gli aspetti Yin e Yang correlati ad ogni elemento che appare nel quadro della nascita. Primo aspetto è quello dell’anno, seguito dal fisso dell’archetipo incarnato, poi l’ora, il mese, il luogo e la condizione dell’ente (se maschile o femminile) otteniamo così un esagramma rovesciabile (diventano cioè due) che indicano le propensioni “elementali” della nascita, in positivo ed in negativo. Sapersi orizzontare in questo mondo psichico a cosa serve? Semplicemente a riconoscere ciò che si è già.
Non è nelle intenzioni del Libro dei Mutamenti promuove alcunché o fissare delle immagini comparative, da tutto nasce un tutto che segue tutto. Il saggio che incarna questa visione non desidera cambiare nulla in funzione di un ipotetico ottenimento “altro”. In pratica significa: libertà espressiva e gioia di vita.

sabato 10 ottobre 2026
Verso l’estinzione di massa, sotto una pioggia di coriandoli colorati...
Mentre facevo colazione al baretto di Treia mi sono ritrovato a leggere un articolo su un giornale "serio", che parla della terza estinzione di massa sul pianeta. Lo studio ha anche riscontrato che ben 477 diverse specie di vertebrati sono scomparse dal 1900, una statistica da capogiro perché ci vogliono di solito tra 800 e 10.000 anni per molte specie a scomparire.
Ditemi voi se possiamo comparare l’alta finanza a quella pioggia di asteroidi impazziti che hanno spazzato via Tyrannosaurus rex e compagni oltre 65 milioni di anni fa. Dal punto di vista “umano” il quadro è ridicolo, questo tipo di olocausto planetario che stiamo vivendo è causato da una pioggia di coriandoli colorati, chiamati “denaro”.

Non una Terra Viva, abitata da esseri vivi, ma una montagna di “prodotti” e di “consumatori” e di “gestori del consumo”, e di detentori di bombe atomiche che minacciano chiunque osi obiettare qualcosa sul funzionamento globale. Il valore è dei pezzi di carta colorata con su scritto “vale…” e non più della vita nella sua meravigliosa interezza.
Vale la pena tenere in piedi una struttura di potere basata sui pezzi di carta? Questo mi chiedevo al baretto di Treia dopo aver divorato la mia sfogliatina e sorseggiato il mio cappuccino bollente, mentre leggevo a balzelloni le bugie dei main-stream media.
Forse, ho pensato, questa sfogliatina e questo cappuccino non me li merito veramente.
Così quando sono andato al bancone per pagare ho esclamato ad alta voce, porgendo alla barista il mio fogliettino rosa: “verrà un giorno in cui si dirà: a quel tempo erano talmente folli che fornivano le colazioni in cambio di un foglietto di carta…”. Lei ha capito subito ma ha ribattuto: “Sì, ma noi non ci saremo…”. Ed io di rimando: “Vero, ma ora almeno l’abbiamo detto…”, come dire che abbiamo posto una “causa”.
Paolo D’Arpini - Rete Bioregionale Italiana

* Articolo collegato: “Il capitalismo senza regole sta distruggendo il pianeta”
We are in the middle of the first great mass extinction since the end of the age of the dinosaurs.
That’s the conclusion of a shocking new study published Friday in a journal called Science Advances.
The study, which was conducted by a group of scientists from some of the United States’ leading universities, found that over the past century-plus, vertebrate species have gone extinct at a rate almost 114 times faster than average.
See more news and opinion from Thom Hartmann at Truthout here.
That’s right – not one, not two, not 50, but 114 times faster than average!
The study also found that as many 477 different vertebrate species have disappeared since 1900, a mind-boggling statistic because it usually takes between 800 to 10,000 years for that many species to disappear.
In terms of the bigger picture, we really haven’t seen this kind of planet-wide holocaust since an asteroid wiped out Tyrannosaurus rex and friends over 65 million years ago.
And that isn’t a coincidence.
The scientists behind the vertebrate study say their data reveal an “exceptionally rapid loss of biodiversity during the last few centuries, indicating that a sixth mass extinction is already under way.”
So that raises the question: if a sixth mass extinction is under way – what’s causing it?
The answer, it turns out, is easy – arrogance, greed and the belief that we as a species can continue to exploit natural resources without any regard for the effect that such behavior has on the world around us.
One of the most important points the Pope makes in his new encyclical on the environment is that the source of our current ecological crisis is actually an ideology, the ideology of unregulated capitalism.
“The idea of infinite or unlimited growth,” he writes, “which proves so attractive to economists, financiers and experts in technology… is based on the lie that there is an infinite supply of the Earth’s goods, and this leads to the planet being squeezed dry at every limit.”
As the Pope goes on to explain, we have now turned unregulated capitalism into the new God, and as result, we now see the Earth as something to dominate as opposed to something we hold in trust as part of the great chain of being.
This is really the story of Western civilization as a whole, but things have gotten a lot worse since the Reagan revolution and the “greed is good” era of the 1980s.
Before Reagan came to town, we were actually having a conversation about how to moderate our culture’s tendency towards greed and exploitation.
The EPA was created, and so was Earth Day. And thanks to people like Rachel Carson, we actually took the time to think about how the hunger for profit was hurting our planet and our health.
But ever since the “Reagan Revolution,” we’ve become addicted to the pursuit of “growth.” Instead of thinking about how to become better stewards of the Earth, we now worry about how to make markets more “efficient” – the environment be damned.
Unregulated capitalism, also known as Reaganomics, is our new religion, and we’re just as fundamentalist about it as the Taliban are about Islam.
And that’s a really important point.
Going forward, we’re going to have to make some important policy choices if we want to stop most life on Earth from vanishing forever – including, perhaps, us.
We’re going to have to better manage natural resources, abandon fossil fuels and decentralize our energy system.
But we also need a revolution in terms of the way we think.
As the Pope said, “We need to reject a magical conception of the market, which would suggest that the problems can be solved simply by an increase in the profits of companies or individuals.”
For too much of our history, but especially since the 1980s, we in the Western world have seen the planet as something to be exploited for profit.
We’re now addicted to an extremist ideology that is literally killing us.
So if we want to save the planet, the environment and probably the human race, we’re going to have to let our belief in unregulated capitalism go extinct.
This article was first published on Truthout and any reprint or reproduction on any other website must acknowledge Truthout as the original site of publication.
http://www.truth-out.org/
venerdì 9 ottobre 2026
Smerillo (FM) - Presentazione del libro "Chi sei tu?" - Dialogo tra l'autore Paolo D'Arpini e l'editore Antonello Andreani...
Recensione del libro:
"Chi sei tu?"
Il libro dedica la prima parte alla presentazione esplicita ed esaustiva dell’I Ching, del significato simbolico dei segni che lo rappresentano, di quello degli animali dello zodiaco cinese e anche dell’Advaita indiano a cui è necessario riferirsi per una opportuna lettura dell’oracolo, pronunciato dagli esagrammi del libro dei mutamenti. C’è materia per infilarsi nei frattali che, sorprendentemente, sono propri di ogni lettura magica del mondo.
Esamina da prima le parole,
rifletti a quello che esse intendono,
si manifesteranno allor le fisse norme.
Ma se tu non sei quegli che esser qui conviene,
il senso allora a te non si rivelerà.
La seconda parte del libro è più discorsiva e letteraria.
Entrambe non hanno un capo né una coda. Neppure una logica consequenziale. Una modalità che non rappresenta soltanto l’autore e il suo spirito, ma anche e principalmente quell’impossibilità di dividere l’intero, di crederlo narrabile attraverso una successione progressiva di dati. Un giogo proprio dell’esposizione logico-analitica del linguaggio ordinario che Paolo D’Arpini, a suo modo, mette all’angolo.
Tutto ciò non crea problemi in colui che ha colto il centro di sé. Lo può porre invece a chi è ancora in alto mare rispetto al proprio approdo. Chi ancora cerca fuori ciò che è dentro. Chi ancora non ha che i mezzi cumulativo-materialistici per elaborare la realtà. Chi ancora non ha il necessario per conoscere attraverso il sentire.
La capacità evolutiva è la capacità di rialzarsi dopo ogni caduta; rappresenta anche ogni inversione di rotta, l’autocritica, la conoscenza di sé: si voltano le spalle alla confusione dell’esteriorità (l’apparire, la ricchezza, ecc.) e si scorge il divino nel profondo dell’anima, ovvero l’Uno.
Dunque il libro non è utile? Nessun libro è utile a trovare se stessi per una miriade di ragioni, tra cui una elementare: siamo universi diversi. Ognuno ha le sue galassie, i suoi poli. Ha perciò il suo peculiare percorso per giungere in vetta a se stesso. Esattamente come l’Occidente moderno e contemporaneo, così vicino alla storia, così lontano dal centro delle cose – dopo gli errori della scienza quale sola detentrice di verità – è arrivato a riconoscere quanto da millenni era noto. In fondo, con legittimità, in quanto l’esperienza non è trasmissibile. Se lo fosse, saremmo saggi da sempre.
Ognuno è costretto entro se stesso, entro il proprio universo. Se proprio dovesse essere utile indicare qualcosa, come dice D’Arpini, si può serenamente affermare che chiunque – motivazione permettendo – sarà all’altezza della situazione. Sarà cioè in grado di trovare il proprio sé, disinquinare il proprio pensiero e esprimere la propria natura. Un processo che non mancherà a nessuno in grado di immaginare la vita lunga un solo istante.
Il mondo è dentro
Diversamente dalla comune convinzione, l’oracolo non implica superstizione. A dire il vero, se di superstizione si volesse trattare, non si potrebbe lasciare fuori la realtà tutta. Non sono le nostre suggestioni a crearla? Non sono le suggestioni collettive a parlare di oggettività? Non è la suggestione del materialismo a limitare la realtà a ciò che si misura? E il metro di Sèvres come può essere altro da un’arbitraria e autoreferenziale unità di misura, prima imposta e poi condivisa?
Il potere dell’oracolo dell’I Ching non appoggia dunque sulla superstizione, in quanto le forze sottili che sottendono alle nostre scelte sono tanto più informative e utili quanto più siamo idonei a sentirle, quindi a leggerle. Non solo. Si può dire che il metodo razionalista di comprimere in colonne di pro e di contro, credendole pure e scevre da suggestioni, sia più soggetto a occulte ideologie e incantesimi.
Nuovamente ritorna la necessità della consapevolezza del sé. Lei e solo lei può dirci chiaramente quali pregiudizi, pressioni, timori, interessi personali, soggezioni stanno agendo su noi e in che misura o se, invece, ce ne siamo liberati e quanto.
La consapevolezza di sé è condizione necessaria anche all’assunzione piena di responsabilità di tutto ciò che viviamo.
Noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati.
Una specie di trucchetto per mantenere al massimo la nostra forza creativa, per alzare al massimo il rischio di consumare quell’istante se non nella beatitudine, quantomeno nella minima pena. Soltanto con quel trucchetto lutti, traumi e sofferenze vengono ridotte e superate.
La forza del cerchio
Di questo, con molti corollari affascinanti, parla Chi sei tu? Lo fa partendo dall’I Ching per concludere ricordandoci come il Tao, i Veda e il Buddhismo, a loro volta e con il loro stile, non facciano altro. Abbracciare qualcuna di quelle direzioni è legittimo e, volendo, può anche riferire la nostra natura, ma credere una via superiore alle altre è interrompere la ricerca e l’allenamento necessario per stare al centro. Un punto dal quale tutto è vero e tutto è maschera. Ma, nonostante le apparenze, non c’è dilemma, come la logica analitica imporrebbe. L’unione degli opposti è la visione che emerge in ognuno che ha scoperto chi è. Da quel centro non è più possibile identificarci con il nostro giudizio sul mondo, quantomeno non più inconsapevolmente. Da quel centro, tutti i binomi del mondo duale cessano di tirarci per il bavero.
Di questo ci parla Chi sei tu? che, sempre senza saccenza o dottrinalità – il maestro è meglio cessare di farlo esistere –, fornisce molte risposte a comuni e frequenti interrogativi che chiunque si stia mettendo in gioco cerca all’esterno di sé.
Chi sa non fa mostra della sua erudizione, chi fa mostra della sua erudizione non sa.
Lo fa usando il lessico generato dall’esperienza. Ognuno, cercando la corrispondenza con il proprio sé, sta avviando la scoperta che il proprio lessico non era la verità, compiendo così un atto di personale ecologia evolutiva. Sotto le forme c’è una sola sostanza. Quando ciò sarà lapalissiano, potremo pensare di essere sulla via che porta in cima a noi stessi.
Lorenzo Merlo (a destra nella foto con Paolo D'Arpini)
mercoledì 7 ottobre 2026
La macrobiotica bioregionale... Tra India, Cina e Giappone...
I due stati di mutamento cinesi (Yin e Yang), le tre qualità indiane (sattva, rajas e tamas) ed i cinque elementi cinesi (terra, metallo, acqua, legno e fuoco) e l'unione delle parole greche: "makros" e "bios", danno origine al termine "macrobiotica", il cui significato è letteralmente: grande vita, vita piena. E' un'antichissima filosofia rivisitata con occhi moderni il cui orientamento di base è rappresentato da una visione olistica dell'uomo, dove ogni elemento è in equilibrio con gli altri, e per quanto riguarda il cibo, esso è considerato fondamentale per mantenere l'armonia tra la mente e il corpo.
Il propagatore di questa dieta in occidente fu il medico e filosofo giapponese Nyioti Sakurazawa, meglio conosciuto come George Ohsawa che fu un grande sostenitore della macrobiotica, alla quale dedicò parecchi studi e trattati, ispirandosi e osservando le regole alimentari dei monaci buddisti e basata su prodotti alimentari che crescono in estremo oriente.
Stagioni, organi, elementi e sapori
Primavera
Fegato Cistifellea. Corrisponde all’energia Legno/vegetale, la cui caratteristica principale è quella della crescita veloce di piante e frutti nel pieno rinascere e rinverdire della natura. Vi vengono associati il colore verde ed il gusto acido/aspro.
Estate
Cuore, Intestino tenue. Corrisponde all’energia Fuoco; la caratteristica di questa stagione è la maturazione di gran parte dei cereali, legumi e frutti, nei colori, nella luce e nel calore. Vi vengono associati il colore rosso ed il gusto amaro.
Estate avanzata
Milza, Pancreas, Stomaco. Corrisponde all’energia Terra, al tempo della maturazione di ogni cosa, dalla frutta (che diventa dolcissima) e al tempo delle ultime raccolte. Vi si associa il colore giallo e, naturalmente, il sapore dolce.
Autunno
Polmoni, Intestino crasso. Corrisponde all’energia Metallo, è il periodo in cui la parte affiorante dei fusti si dissecca, la natura si scolorisce e le foglie si seccano. Vi si associa il colore bianco e il sapore piccante.
Inverno
Reni, Vescica. Corrisponde all’energia Acqua: è il periodo del freddo, del ritrarsi completo della natura in se stessa per far riposare i semi nel proprio ventre. Vi si associa il colore blu/nero ed il sapore salato.
C'è poi, presa in prestito dalla dieta yogica, la corrispondenza tra alimenti e le tre qualità.
Satva
I cibi sattvici sono nutrienti, freschi e cucinati in modo semplice, evitando i sapori forti, Ovviamente la dieta sattvica esclude l'assunzione di carne e pesce. Oltre alla frutta e verdura considera l'uso di latte e latticini in quantità moderata e che non comporti lo sfruttamento degli animali. Questi alimenti favoriscono la meditazione.
Rajas
I cibi rajasici sono quelli molto ricchi di sapori e cucinati in modo elaborato, facendo uso di spezie e di carne, possibilmente di cacciagione e pesce. Favoriscono la spinta all'azione ed è l'alimento preferito dai guerrieri, dai governanti, dalle persone dedite ad attività sociali o dirigenziali intense.
Tamas
I cibi tamasici sono quelli stantii ed ottenebranti, dai sapori molto forti, con aggiunta di bevande alteranti e droghe. La carne di ogni tipo di animale ed il pesce sono componenti abituali di questa dieta che conduce a stati mentali negativi. Ovviamente una dieta ben equilibrata deve comprendere ed armonizzare le mutazioni energetiche yin e yang, i cinque elementi ed i cinque sapori ed anche considerare un corretto equilibrio fra le tre qualità. In considerazione delle necessità contingenti e delle attività a cui si è demandati.
lunedì 5 ottobre 2026
"Il topo sostituirà l'uomo?" - Veicoli e Dei nell'iconografia indiana...
Il dono di un veicolo è uno degli omaggi rituali che vengono fatti al maestro spirituale, questo perché il veicolo è riconosciuto come un mezzo simbolico di trasmissione della sua grazia, regalare un carro, un elefante, un cavallo o -in tempi moderni- un’automobile significa che ci si aspetta che il favore del maestro venga trasferito insomma “veicolato” all’offerente attraverso quel mezzo simbolico. Proprio seguendo questa tradizione capitò -ad esempio- che Osho Rajneesh (ma non solo lui) collezionasse 30 e più Rolls Royce…
Chi ha qualche dimestichezza con l’iconografia indiana ricorderà che ogni divinità ha un suo mezzo di trasporto, che sta a significare il modo in cui l’energia del Dio viene trasmessa. Vediamo che Vishnu, il preservatore, ha per cavalcatura una grande aquila, essa simboleggia la capacità del Dio di scorgere nei minuti dettagli ciò che avviene nel mondo per scendere giù a velocità stratosferica a punire i malvagi e sollevare le sorti dei devoti in difficoltà.
Ma qui potremmo già cominciare a porci dei dubbi… infatti si può pure immaginare una grande aquila hymalayana, con apertura alare che raggiunge i dieci metri, trasportare un Dio nelle sue missioni del dharma (giustizia) ma un cigno… come fa a trasportare un Dio che -essendo creatore- già ce lo immaginiamo un po’ pesante? I punti interrogativi aumentano e la necessità di un chiarimento si fa impellente quando infine osserviamo l’immagine di Ganesh, Dio di pesante stazza con la testa da elefante, che è preposto a rimuovere gli ostacoli, sia in senso spirituale che materiale, che si frappongono sul nostro cammino. Il Dio Ganesh è dipinto con ai piedi la sua cavalcatura, un piccolo topo che sgranocchia beato un laddu (dolce di riso a palla).
Ebbene a questo punto ci è praticamente impossibile visualizzare l’enorme Ganesh che monta sul topolino, eppure leggiamo che il topo è il suo veicolo, come può succedere!? E qui è necessario fare ulteriore chiarezza sulla simbologia del “veicolo” e soprattutto di quel che sta a significare il topo nella tradizione orientale, e questo non solo in India ma anche in Cina….
Allora l’immagine del topo serve a “veicolare” le qualità che vengono riconosciute a questo animale, che è anche un archetipo primordiale. Se pensiamo bene alle capacità miracolose del topo scopriamo che egli è un vero genio della sopravvivenza, un maestro in se stesso nella rimozione di ogni ostacolo che si frappone fra lui e la vita.
Non basterebbe una biblioteca di psicologia animale per descrivere i suoi sotterfugi e le sue furbizie che gli garantiscono la sopravvivenza in ogni occasione, persino in caso di esplosione nucleare i topi saprebbero cavarsela meglio di noi. Inoltre occorre specificare che in verità il topo è stato l’iniziatore della stessa specie umana, il capostipite primo (forse addirittura destinato a sostituirlo in un prossimo futuro), non sto raccontando una balla (stavolta), state calmi…
Accadde proprio quando ci fu il grande cataclisma che distrusse tutti i grandi rettili, che a quel tempo dominavano il pianeta, e già era nato un piccolo roditore, il primo mammifero, per correttezza chiamiamola “mammifera” la quale aveva la taglia di una pantegana (un po’ più piccola della nutria), e mentre attorno a lei c’era solo morte e nubi nere, la saggia topa campò benissimo sui cadaveri e sul marciume, e di lì a pochi millenni diede vita a tutte le specie di mammiferi sulla terra, ivi compreso l’uomo.
Che grande miracolo… in mezzo alla carneficina, quella santa pantegana trasformò gli ostacoli della distruzione del mondo in vittoria… la supremazia della sua capacità di adattamento. Mi sa che saprebbe ancora farlo questo gioco, se l’uomo andrà avanti a sfidare la vita sul pianeta… sappiamo già chi è in grado di resistere all’olocausto.
Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana
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