sabato 30 dicembre 2023

Shamanism and animism in the bioregional trend... - Sciamanesimo e animismo nel filone bioregionale



The revaluation of neo-paganism, or the shamanic and magical religions of native peoples, is one of the main characteristics of the bioregional trend. Often, during the celebrations organized by the Italian Bioregional Network, especially those coinciding with the solstices or equinoxes or for the full and new moon, some "neo-pagan" followers come to share our naturalistic spirit and in addition to the ceremonies already here prepared add different rites and offerings to the divinities of nature and woodland fairies. I let them do it because ultimately recognizing the sacredness of nature in all its forms is one of the aspects of lay spirituality and deep ecology.

 In fact, the spirituality of nature is an aspect recognized even in the Christian faith, especially in mysticism (both in the original and in the Franciscan one) in which the custom of retreating into caves, woods and deserts in close communion with the natural elements and with the animal world. In this way the beauty of creation and the greatness of the Creator is recognized.

Pagan aspects were even present in the Jewish religion, albeit sometimes condemned such as the adoration of the sacred cow during the crossing of the Sinai, or part of the tradition as occurred among the sect of the Essenes who lived in very close symbiosis with nature and with its magical aspects, having also developed the ability to draw their nourishment from the desert, a great miracle considering that they were even vegetarians...

 Respect and adoration of nature, defined by the Catholic Church (somewhat derogatorily) as "pantheism" is one of the stimuli that has always been present in man, among other things this pantheistic feeling is at the basis of the evolutionary exursus of the human species.

This reminds me of a little story, which I often love to tell, about the origins of the human species. It is now certain that there was a "first woman", a primordial Eve (or Lilith or Lucy). The analysis of the female genetic heritage present in the bones demonstrates this unequivocally... I thus imagined a woman, the first woman, who, having achieved self-awareness (the most evident characteristic of intelligence) and having only "monkeys" at her disposal (such were the males at that time) had to carry out a painstaking selection process to decide who to mate with in order to have the best chance of genetic transmission of that evolutionary aspect she embodied. And so it happened consequently in subsequent generations and it is in this way that little by little, from the selection in mating, qualities such as: sensitivity towards the habitat, empathy, patience, the ability to adapt and be kind of the male towards the offspring and the community, etc. etc. Qualities that have brought the species towards the "intelligent" condition that we know (or would know if a patriarchal involutionary push had not taken over in the meantime).

 Unfortunately in this historical moment, following the abstraction from the vital context and the manifestation of spirituality in a metaphysical religious sense (projected towards an afterlife and a spirit separated from matter) much of that respect (and consideration) towards nature and environment and community has diminished, to the point that virtualization is preferred instead of the sacredness experienced in everyday life. And in this a good part of the responsibility lies with monotheistic beliefs. But what had been chased away from the door now comes back through the window, in fact science is rediscovering the myths, legends and divinities of nature by describing them in the form of "archetypes".

At the beginning of human civilization, in the Paleolithic and pre-Neolithic matristic period, sacredness was embodied mostly in a feminine key, then with the recognition of the male function in procreation this sacredness took on mixed male and female forms, subsequently with the affirmation of the patriarchal system it was the masculine which became predominant.

Now it is time to bring these energies back to their rightful place and on a totally equal footing. Even if already in an ancient civilization, the Vedic one, this equality had been indicated, as in the case of the (masculine) name "Surya" which indicates the identity of the sun as an entity, which is completed by the feminine aspect "Savitri ” which is the radiative capacity of solar energy. And we know that there is no difference between fire and its own ability to burn.

Paolo D'Arpini - Representative of the Italian Bioregional Network




Testo Italiano:

La rivalutazione del neo-paganesimo, o delle religioni sciamaniche e magiche dei popoli nativi,  è una delle caratteristiche portanti del filone bioregionale. Spesso,  durante le feste organizzate dalla Rete Bioregionale Italiana, soprattutto quelle in concomitanza con i solstizi o gli equinozi o per la luna piena e nuova, alcuni adepti  “neo-pagani” vengono a condividere il nostro spirito naturalistico  ed oltre alle cerimonie già da noi predisposte aggiungono  riti diversi  ed offerte alle divinità della natura e fate dei boschi. Io li lascio fare perché in fondo il riconoscere la sacralità della natura in tutte le sue forme è uno degli aspetti della spiritualità laica e dell’ecologia profonda. 

In effetti la spiritualità della natura è un aspetto riconosciuto persino nella fede cristiana, soprattutto nel misticismo (sia in quello originario che in quello francescano)  in cui prevale  la consuetudine di ritirarsi in grotte, boschi e deserti in stretta comunione con gli elementi naturali e con il mondo animale.  In questo modo viene riconosciuta la bellezza del creato e la grandezza del Creatore.  

Aspetti pagani erano presenti persino nella religione ebraica, sia pur talvolta condannati come ad esempio l’adorazione della vacca sacra durante la traversata del Sinai,  oppure  facenti parte della tradizione  come  avvenne presso la setta degli Esseni che vivevano in strettissima simbiosi con la natura e con  i suoi aspetti magici, avendo sviluppato anche la capacità di trarre il loro nutrimento dal deserto, un grande miracolo questo considerando  che erano persino vegetariani…

 Il rispetto e l’adorazione  della natura, definito dalla chiesa cattolica (un po’ dispregiativamente) “panteismo” è uno degli stimoli da sempre presenti nell’uomo,   tra l’altro questo sentimento panteista è  alla base dell’exursus evolutivo della specie umana.

Ciò  mi fa  ricordare di una storiella,  che amo spesso raccontare,     sull’origine della specie umana.  Ormai è certo che ci fu una “prima donna”, un’Eva primordiale (Lucy). L’analisi   del patrimonio genetico femminile presente nelle ossa lo dimostra inequivocabilmente… Mi sono così immaginato una donna, la prima donna, che avendo raggiunto l’auto-consapevolezza (la caratteristica più evidente dell’intelligenza) ed avendo a disposizione solo “scimmie” (tali erano i maschi a quel tempo)  dovette compiere una opera di selezione certosina per decidere con chi accoppiarsi in modo da poter avere le migliori chance di trasmissione genetica di quell’aspetto evolutivo da Lei incarnato. E così avvenne conseguentemente  nelle generazioni successive ed è in questo modo che pian piano dalla cernita nell’accoppiamento sono   divenute rilevanti qualità come: la sensibilità verso l’habitat, l’empatia,  la pazienza,  la capacità di adattamento e di gentilezza del maschio verso la prole e la comunità, etc. etc.  Pregi che hanno  portato la specie  verso la condizione “intelligente” che conosciamo (o conosceremmo se nel frattempo non fosse subentrata una spinta involutiva patriarcale).

 Purtroppo in questo momento storico, in seguito all’astrazione dal contesto vitale e alla manifestazione della spiritualità in senso religioso metafisico (proiettata ad un aldilà ed ad uno spirito separato dalla materia) molto di quel rispetto (e considerazione) verso la natura e l’ambiente e la comunità è andato scemando,  sino al punto che si predilige la virtualizzazione invece della sacralità vissuta nel quotidiano. Ed in questo buona parte della responsabilità è da addebitarsi ai credo monoteisti. Ma quello che era stato scacciato dalla porta ora rientra dalla finestra, infatti la scienza sta riscoprendo i miti, le leggende e le divinità della natura descrivendole in forma di “archetipi”.

All’inizio della  civilizzazione umana, nel periodo paleolitico e preneolitico matristico, la sacralità era incarnata massimamente in chiave femminea, poi con il riconoscimento della funzione maschile nella procreazione tale sacralità assunse forme miste  maschili e femminili, successivamente con l'affermazione del sistema patriarcale fu il maschile che divenne preponderante. 

Ora è tempo di riportare queste energie al loro giusto posto e su un totale piano paritario.  Anche se già in una antica civiltà, quella Vedica,  questa parità era stata indicata, come nel caso della denominazione (maschile) “Surya” che sta ad indicare l’identità del sole in quanto ente,  che  viene completato dall’aspetto femminile “Savitri”  che è la  capacità irradiativa dell’energia solare. E noi sappiamo che fra il fuoco e la  capacità sua propria  di ardere  non vi è alcuna differenza. 

 Paolo D’Arpini  - Referente della Rete Bioregionale Italiana


giovedì 14 dicembre 2023

Streets of Rome, mysteries of Rome... - Strade di Roma, misteri di Roma...

 Poetry, pauses and silences... just black words on white sheets. Idea for a performance never realized

... do you remember the mystery of Via Gradoli (which takes its name from a small town in the province of Viterbo) where Aldo Moro's BR hideout was hidden... and in the same building Marrazzo was "pinned" with the trans...? Mysteries of Rome!

This discussion on the streets of Rome is very intriguing... I remember for example Via Cairoli, where I was a guest of lady Liliana, an old landlady, together with incredible characters, there I experienced extraordinary adventures, in the guise of a fake 18 year old student. From those events Pozzetto made a film... starring Mrs. Liliana herself who impersonated herself. But the most intense and most significant part of my life on the streets of Rome was when I returned there, after 10 years of absence, as a professional spiritual seeker. A kind of holy novice.

And in part I described some of the particular meetings with various "masters" I had between '74 and '76 in Rome. In those glorious years I had returned to live in Rome (temporarily because shortly thereafter I moved to Calcata), the mother country had called me back to the duty of presence, and I quietly stayed in the trenches, in the old house of an uncle recently deceased, in Via Emanuele Filiberto, 29.

From there I learned to know Rome well, walking along its streets every day and visiting every possible corner in which some form of "spirituality" was manifested, from the very nearby Porta Alchemica of Piazza Vittorio, to the basilica of Santa Maria Maggiore, to the Museum for the Middle and Far East, to the caves of Colle Oppio, to the alleys and alleys, churches and small churches of the Borgo....

Paolo D'Arpini



This story continues in the book "Compagni di viaggio"...

"Compagni di viaggio". The lay spiritual research begins and ends in the "Self" of Paolo D'Arpini, it can be requested in bookshops or directly from OM Edizioni (Tel. 051767079 – Cell. 393/33.64.368). If any of your friends are interested in organizing a presentation in your place of residence, please let us know as soon as possible so that we can agree on the most convenient ways and times (call 333.6023090) - Bilingual review: https://bioregionalismo.blogspot.com/2020 /01/travel-friends-lay-spiritual-search.html


Testo Italiano

Poesia, pause e silenzi… solo parole nere su fogli bianchi. Idea per una performance mai realizzata

... ricordate il mistero di Via Gradoli (che prende il nome da paesetto in provincia di Viterbo) in cui si celava il covo BR di Aldo Moro.. e nello stesso palazzo fu "pizzicato" Marrazzo con i trans...? Misteri di Roma!

Questo discorso sulle strade di Roma è molto intrigante... Ricordo ad esempio Via Cairoli, dove fui ospite dalla sora Liliana, una vecchia affittacamere, assieme a personaggi incredibili, lì vissi avventure straordinarie, nelle vesti di  un finto studente di 18 anni.  Da quelle vicende Pozzetto ne ricavò un film... interpretato dalla stessa signora Liliana che impersonava se stessa. Ma la parte più intensa e più significativa del mio vivere nelle strade di Roma fu allorché vi feci ritorno, dopo 10 anni di assenza, in veste di cercatore spirituale professionista. Una specie di novizio santo. 

Ed in parte ho descritto  alcuni  degli incontri particolari con vari "maestri" da me fatti  dal '74 al '76 in quel di Roma. In quegli anni gloriosi ero tornato a vivere a Roma (provvisoriamente perché di lì a poco mi trasferii a Calcata), la madre patria mi aveva richiamato al dovere della presenza, ed io zitto zitto me ne stavo in trincea, nella vecchia casa di uno zio da poco defunto, in Via Emanuele Filiberto, 29.

Da lì imparai a conoscere bene Roma, percorrendo le sue strade giornalmente a piedi e visitando ogni possibile angolo in cui si manifestasse qualche forma di “spiritualità”, dalla vicinissima Porta Alchemica di Piazza Vittorio, alla basilica di Santa Maria Maggiore, al Museo per il Medio ed Estremo Oriente, alle grotte del Colle Oppio, ai vicoli e vicoletti, chiese e chiesuole del Borgo....

Paolo D'Arpini



Questo racconto continua nel libro "Compagni di viaggio" ...

“Compagni di viaggio. La ricerca spirituale laica inizia e finisce nel "Sé" di Paolo D’Arpini, può essere richiesto in libreria o direttamente alla OM Edizioni (Tel. 051767079 – Cell. 393/33.64.368). Se qualcuno degli amici fosse interessato ad organizzare una presentazione  nel luogo di sua residenza ce lo comunichi al più presto in modo da accordarci sui modi e tempi più convenienti (chiamare 333.6023090) - Recensione bilingue:  https://bioregionalismo.blogspot.com/2020/01/travel-friends-lay-spiritual-search.html

domenica 10 dicembre 2023

Lay spirituality in transcendence and immanence... - Spiritualità laica nella trascendenza e nell'immanenza...



Lay Spirituality is syncretic in its acceptance of various forms of thought but does not take on the role of some of them, it remains in suspension, in a condition of detachment.

Obviously, to be genuine, laity must transcend even the very concept of "secularism", that is, it must not consider this attitude of detachment as a prerequisite for truth.

This is understandable if we observe "lay spirituality" in the domain of direct experience and therefore of the indescribability of its cognitive and experiential process. In short, in this sense "spirituality" and "laity" are synonyms with which we try to signify the absolute freedom of pure awareness, a freedom that can never be contained in a description. And how could we ever describe the true meaning of "Self-awareness"?

But from the point of view of the intellect it is possible to evoke a certain "image", as Secular Spirituality is already in itself an image, a "concept", in which to insert all those forms of "spirituality" experienced by the man.

We are aware of moving within the conceptualization we must therefore refer to the first agent indicated with the idea of spirituality.

If we start from the understanding of what is observed - external or internal - we cannot help but find that every "perception" occurs through the mind. The mind cannot be defined as physical, even if it uses the psychosomatic structure as an experiential basis, the nature of the mind is subtle, it is the same thought, and every thought has its root in the ego. Therefore the only subjective and objective reality through which we can say we are present is this I.

Calling it “spirit” is a way to distinguish it from the tendency to identify with the body, and it is a way to remind us that “consciousness” is our true nature. That self - or spirit - which is the only certainty we have, is the only thing worth knowing and realizing. Despite the projective capacity of the mind, capable of dividing itself into various forms, that root ego can never be separated from ourselves. The self is absolute in everyone. So spirituality is the conscious pursuit of one's nature, one's self.

Lay spirituality is recognizing this process in whatever form it manifests itself.

  There is equanimity and detachment, not proselytism on the method practiced (marginal appendix of the research). This secular vision has within itself a syncretic capacity but also the awareness of the insignificance of the specificity of the form in which the investigation manifests itself. It is understood that each “way” is only an expression of the same process in different phases. The path changes with the needs of the moment and with individual drives.

It is sincerity, honesty, perseverance that matter. There are no thoughts, gestures, rites, doctrines to be privileged. The flows pass the source is perennial. Be what you are, said a sage from India, and one from the West replied: Know thyself.

Paolo D'Arpini




Testo Italiano: 

La Spiritualità Laica è sincretica nell'accettazione delle varie forme di pensiero ma non riveste i panni di alcune d'esse, si tiene in sospensione, in uno condizione di distacco.

Ovviamente la laicità per essere genuina deve trascendere  persino il concetto stesso di "laicità", ovvero non deve considerare questo atteggiamento di distacco come un prerequisito di verità.

Ciò è comprensibile  se osserviamo  la "spiritualità laica"  nel dominio dell'esperienza diretta e quindi dell'indescrivibilità del suo processo conoscitivo ed esperienziale. Insomma in questo senso "spiritualità" e "laicità" sono sinonimi con i quali si tenta di
significare l'assoluta libertà della pura consapevolezza, una libertà che non può essere mai racchiusa in una descrizione. E come  potremmo mai descrivere il vero significato di "consapevolezza di Sé"?

Ma dal punto di vista dell'intelletto una certa "immagine" è possibile evocarla, in quanto  la Spiritualità Laica è già di per se stessa un’immagine, un "concetto", in cui inserire tutte quelle forme di “spiritualità” sperimentate dall’uomo. 


Siamo  coscienti di muoverci all’interno della concettualizzazione  dobbiamo perciò far riferimento all’agente primo  indicato  con l’idea di spiritualità.

Se partiamo dalla comprensione  di ciò che viene osservato -esterno od interno- non possiamo far a meno di riscontrare che ogni “percezione” avviene per tramite della mente. La mente non può esser definita fisica, anche se utilizza la struttura psicosomatica come base esperienziale, la natura della mente è sottile, è lo stesso pensiero, ed ogni pensiero ha la sua radice nell’io. Quindi l’unica realtà soggettiva ed oggettiva attraverso la quale  possiamo dire di essere presenti è questo io.

Chiamarlo “spirito” è un modo per distinguerlo dalla tendenza identificativa con il corpo, ed è un modo per ricordarci che la “coscienza” è la nostra vera natura. Quell’io – o spirito- che è la sola certezza che abbiamo, è l’unica cosa che vale la pena di conoscere e realizzare. Malgrado la capacità proiettiva della mente, capace di dividersi in varie forme,  mai può scindersi quell’io radice da noi stessi. L’io è assoluto in ognuno. Allora la spiritualità è il perseguire coscientemente la propria natura, il proprio io.

Spiritualità laica è il riconoscere questo processo   in qualsiasi forma  si manifesti.

 C’è equanimità e distacco, non proselitismo sul metodo praticato (appendice marginale della ricerca).  Questa visione laica ha in sé una capacità sincretica ma anche la consapevolezza dell’insignificanza della specificità della forma in cui l’indagine si manifesta.   Si comprende che ogni “modo” è solo un’espressione  dello stesso processo in  fasi diverse. Il percorso  cambia con le necessità del momento e
con le  pulsioni individuali.

E’ la  sincerità, onestà, perseveranza, che importano. Non ci sono pensieri, gesti, riti, dottrine da privilegiare.  I flussi passano la sorgente è perenne.  Sii ciò che sei, diceva un saggio dell’India, ed uno dell’occidente rispose: Conosci te stesso.

Paolo D'Arpini

sabato 2 dicembre 2023

Let's remain what we have always been... - Restiamo ciò che siamo sempre stati…



“The mind (ego) tends to appropriate lived experiences. Naturally, in order to realize our true nature, it is not necessary to "deny" the physiological identity (name-form) but we must integrate it with the Whole, also because we are part of it and the Whole is inseparable. See the concept of "hologram", in which each part that makes up the image is made up of the totality of the image itself. To delude oneself into thinking oneself is separate from the Whole means falling into separative dualism. The name-form is like a wave that rises on the sea of the Absolute, which is precisely the substratum necessary for the existence of the ego. Realizing that the ego is only the Self reflected in the mirror of the mind is the key to Knowledge” (Saul Arpino)

The "recognition" of our true nature occurs as in the transition from dream to waking life, it is natural and intrinsic in each of us. When we dream we are immersed in the dream and that is the only reality for us... When the moment of awakening arrives there are signs that make us perceive the imminent change of state. In other words, we have an inkling of the imminent exit from the illusion of the dream. Of course this is a simple analogy since in dreams and waking hours, which are mental conditions, there is no true enlightenment and realization. That "awakening" I speak of is the intimate indivisible essence, unapproachable by the mind, but its reality can be understood and experienced in the state of pure awareness.

In the return process that pushes every single being towards that pure awareness, various miracles and mysterious changes occur. Adaptation to new states of consciousness always involves the entire mass body of the species, but in our human dimension we are used to locomotive functioning, that is, two steps forward and one step back, also defined as growth by trial and error. For this reason it seems that evolution lacks linearity and continuity. In our civilization we have experienced various moments that seemed heavenly, but which lacked a holistic understanding. A bit like what happens in the animal world where spontaneity reigns supreme but consciousness is lacking in self-awareness and reason.

In short, we must be able to integrate intuition and reason into our functioning and, having done this, we can proceed to forget the experimental process in order to be able to fully experience the experience in itself. Observer and observed cannot be separated.

To achieve this result, religions recommend the path of "loving your neighbor as yourself" while Gnostic philosophies point towards self-knowledge.

Let's not separate these two paths, let's hold them tight like two oars in our boat that help us get out of the quagmire of "dualism".

After all, how can we consider something to be outside of ourselves?

Paolo D'Arpini




Testo Italiano:

“La mente (ego) tende ad appropriarsi delle esperienze vissute. Naturalmente non è necessario, al fine di realizzare la nostra vera natura, “negare” l’identità fisiologica (nome-forma) ma dobbiamo integrarla con il Tutto, anche perché ne facciamo parte ed il Tutto è inscindibile. Vedi il concetto di “ologramma”, in cui ogni parte che compone l’immagine è costituita dalla totalità dell’immagine stessa. Illudersi di essere separati dal Tutto significa cadere nel dualismo separativo. Il nome-forma è come un’onda che sorge sul mare dell’Assoluto, il quale è appunto il substrato necessario all’esistenza dell’io. Realizzare che l’io è solo il Sé riflesso nello specchio della mente è la chiave della Conoscenza”  (Saul Arpino)

Il  “riconoscimento” della nostra vera natura avviene come nel passaggio dal sogno alla veglia, è naturale ed  intrinseco in ognuno di noi. Quando sogniamo siamo immersi nel sogno e quella è per noi la sola realtà… Quando giunge il momento del risveglio ci sono delle avvisaglie che ci fanno percepire l’imminente cambiamento di stato. Come dire, abbiamo sentore dell’imminente uscita dall’illusione del sogno. Certo questa è semplice analogia poiché nel sogno e nella veglia, che sono condizioni mentali, non vi è vera illuminazione e realizzazione. Quel “risveglio” di cui parlo è l’intima essenza indivisibile, inavvicinabile dalla mente, ma la sua realtà è intuibile e sperimentabile nello stato di pura consapevolezza.

Nel processo di ritorno che sospinge ogni singolo essere verso quella pura consapevolezza avvengono vari miracoli e misteriosi cambiamenti. L’adattamento ai nuovi stati di coscienza coinvolge sempre e comunque tutto il corpo massa della specie, ma nella nostra dimensione umana noi siamo abituati al funzionamento a locomotiva, ovvero due passi avanti ed uno indietro, anche definito crescita per tentativi ed errori. Per questa ragione sembra che l’evoluzione manchi di linearità e continuità. Nella nostra civiltà abbiamo vissuto vari momenti che sembravano paradisiaci, che mancavano però di una comprensione olistica. Un po’ come avviene nel mondo animale in cui la spontaneità  regna sovrana ma la coscienza è carente nella auto-consapevolezza e nella ragione.

Insomma dobbiamo poter integrare l’intuizione e la ragione  nel nostro funzionamento e ciò fatto possiamo procedere a dimenticare il processo sperimentale per poter vivere integralmente l’esperienza in se stessa. Osservatore ed osservato non possono essere separati.

Per ottenere questo risultato le religioni consigliano la via “dell’amare il prossimo tuo come te stesso” mentre le filosofie gnostiche indirizzano verso l’auto-conoscenza.

Non scindiamo queste due vie, teniamole strette come due remi della nostra barca che ci aiutano ad uscir fuori dal pantano del “dualismo”.

In fondo, come possiamo considerare che qualcosa sia al di fuori di noi stessi? 

Paolo D’Arpini