domenica 15 gennaio 2023

Viaggio nel limbo della memoria - Journey into memory limbo

 


Ho tenuto lo scritto che segue per un po' di tempo nel cassetto, come si dice, per farlo decantare e renderlo quindi più solido e comprensibile. Non che abbia cambiato qualche parola, no, è assolutamente lo stesso di quando l'ho lasciato lì a riposare ... ma credo che quella sosta nel limbo della memoria sia stata sufficiente per renderlo più intellegibile, soprattutto a me stesso. Dico così perché in verità non so bene nemmeno io quello che esce da questa tastiera, a volte i pensieri e le parole vengono trascritte ma mi sono sconosciute, le conosco solo nel momento in cui appaiono davanti sullo schermo.

Lo scopo dello scritto è quello di mettere in chiaro alcuni concetti base su ciò che io chiamo "Spiritualità Laica" che non è certo una nuova filosofia, assolutamente no! Semplicemente è un modo di esprimere qualcosa che c'era già, nella mia via personalizzata del ritorno a casa.

Per una sorta di simpatia che percepisco verso tutte le persone con le quali riesco a condividere emozioni e sentimenti ho pensato che potesse essere utile (per me e per loro) chiarire alcuni aspetti dell'auto conoscenza che ancora si rivolgono alla persona. Poiché (comunque) dalla persona dobbiamo partire in quanto depositaria della prima scintilla di Coscienza dalla quale tutto deriva. Non voglio perciò sminuire il valore di questa persona, e come "questa" anche tutte le altre che pazientemente seguono e precedono.

Conoscere le caratteristiche incarnate, saper individuare le pulsioni che contraddistinguono la nostra persona, è sicuramente utile per non farci imbrogliare dalla mente, per non cadere nella trappola della falsa identità. Infatti tutto ciò che può essere descritto non può essere “noi” ma solo la struttura funzionale del corpo/mente (nella quale ci riconosciamo). Questo apparato psico-fisico è il risultato della commistione di forze naturali (od elementi) e di qualità psichiche (che degli elementi sono espressione). Nella multiforme interconnessione di queste energie gli infiniti esseri prendono forma…. Anche se –in verità- non si tratta di “forze” né di “esseri” bensì di una singola forza e di un solo essere che assume vari aspetti durante il suo svolgersi nello spazio-tempo.

Ma qui occorre descrivere la “capacità separativa” (maya – yin e yang) che produce l’illusione della diversità. Essa è il primo concetto che si forma nella mente (in effetti è la mente stessa) contemporaneamente all’apparire del pensiero “io”. Attenzione non si tratta dell’Io Assoluto, l’Essere ed esserne coscienti aldilà di ogni identificazione, si tratta invece del primo riflesso cosciente (di tale Io) nella mente e che consente l’oggettivazione e la percezione dell’esteriorità attraverso i sensi. In tal modo si attua il meccanismo dissociativo di “io sono questo” e quel che viene osservato “è altro”.

Così il dualismo assume una sembianza di realtà e viene corroborato dalla causalità consequenziale alle trasformazioni che si srotolano nello spazio/tempo. Il processo formativo duale è di facile individuazione da parte dell’accorto intelletto (nel senso di attento) ma questa considerazione è ancora all’interno del riflesso speculare della mente, per cui dal punto di vista della Conoscenza Assoluta anche questa spiegazione (o comprensione) è futile, forse innecessaria e magari addirittura fuorviante… (a causa della tendenza appropriativa del pensiero speculare) e qui ritorno alla necessità di conoscere la propria mente per non rimanere ingannati dalle sue elucubrazioni empiriche, tese cioè a dimostrare una realtà oggettiva.

Qualcuno potrebbe chiedersi a questo punto: “…Allora perché scrivere tutto ciò? Perché leggerlo?” – Ma la risposta è banale, talvolta prima di gettare l’immondizia sentiamo il bisogno di esaminarla in ogni particolare in modo da non aver poi rimpianti… Purtroppo in anni ed anni di volo basso abbiamo sviluppato un forte attaccamento alla zavorra…!

Paolo D’Arpini














English text

I kept the following text in the drawer for some time, as they say, to let it decant and thus make it more solid and understandable. Not that I've changed a few words, no, it's absolutely the same as when I left it there to rest... but I think that stop in memory limbo was enough to make it more intelligible, especially to myself. I say this because in truth I don't even know what comes out of this keyboard, sometimes thoughts and words are transcribed but they are unknown to me, I only know them when they appear in front of me on the screen.

The purpose of the paper is to clarify some basic concepts on what I call "Lay Spirituality" which is certainly not a new philosophy, absolutely not! It's simply a way of expressing something that was already there, on my personalized way back home.

Out of a sort of sympathy that I perceive towards all the people with whom I can share emotions and feelings, I thought it might be useful (for me and for them) to clarify some aspects of self-knowledge that still apply to the person. Since (in any case) we must start from the person as the repository of the first spark of Consciousness from which everything derives. I therefore do not want to diminish the value of this person, and like "this" also all the others who patiently follow and precede.

Knowing the embodied characteristics, knowing how to identify the impulses that distinguish our person, is certainly useful in order not to be fooled by the mind, in order not to fall into the trap of a false identity. In fact everything that can be described cannot be "us" but only the functional structure of the body/mind (in which we recognize ourselves). This psycho-physical apparatus is the result of the mixture of natural forces (or elements) and psychic qualities (which are an expression of the elements). In the multiform interconnection of these energies the infinite beings take shape…. Even if - in truth - it is not a matter of "forces" or "beings" but of a single force and a single being that takes on various aspects during its development in space-time.

But here it is necessary to describe the "separative capacity" (maya - yin and yang) which produces the illusion of diversity. It is the first concept that forms in the mind (in fact it is the mind itself) simultaneously with the appearance of the thought "I". Attention it is not about the Absolute I, the Being and being aware of it beyond any identification, it is instead about the first conscious reflection (of this I) in the mind and which allows the objectification and perception of exteriority through the senses. In this way the dissociative mechanism of "I am this" is implemented and what is observed "is other".

Thus dualism assumes a semblance of reality and is corroborated by the causality consequential to the transformations that unfold in space/time. The dual training process is easy to identify by the shrewd intellect (in the sense of attentive) but this consideration is still within the specular reflection of the mind, so from the point of view of Absolute Knowledge also this explanation (or understanding) it is futile, perhaps unnecessary and perhaps even misleading… (due to the appropriative tendency of specular thinking) and here I return to the need to know one's own mind in order not to be deceived by its empirical lucubrations, that is, aimed at demonstrating an objective reality.

Someone might wonder at this point: “…Then why write all this? Why read it?” – But the answer is trivial, sometimes before throwing the garbage we feel the need to examine it in every detail so as not to have regrets afterwards… Unfortunately, in years and years of low flight we have developed a strong attachment to the ballast…!

Paolo D'Arpini

giovedì 12 gennaio 2023

The human position in the context of life on the planet - La posizione umana nel contesto della vita sul Pianeta



In this last century man has become the greatest burden for planet Earth, we are too many and we pollute tremendously and steal space from the wild. All of this is undeniably true, but I cannot propose final solutions and hope for armageddon, as many deluded people do, to solve the problem of maintaining a human civilization worthy of the name.

In deep ecology, the present condition is always indicated as the starting point for the subsequent change or repair… however, I consider that this society will not last long and it is good that there are "niches" for survival, from which to start again with new civilization paradigms in which to maintain a balance between man-nature-animals (says a poem: either they are saved or are lost together).

Even if it is not currently my specific task to "save the world" ("sed ab initium") I feel it is right to evoke this need. We are on the razor's edge and only life can show us the direction, at the right time. Idealism is useless! I would not like to express myself as the pope of a new religion, I have not adopted rules and commandments, my letters are only projections of thought, mental adjustments to identify new ways out. In fact, what are the "principles" for in daily life, in the daily survival of day by day, saving what can be saved without giving up one's own nature?...

Paolo D'Arpini - Italian Bioregional Network




Testo Italiano:

L’uomo in questo ultimo secolo è divenuto il peso più grande per il pianeta Terra, siamo troppi  ed inquiniamo tremendamente e rubiamo spazio al selvatico. Tutto ciò  è innegabilmente vero, non posso però proporre soluzioni finali e sperare nell’armageddon, come molti illusi fanno, per risolvere il problema  del mantenimento di una civiltà umana degna di questo nome.    

Nell’ecologia profonda si indica sempre  la condizione presente come base di partenza per il successivo cambiamento o riparazione…  considero però che questa società non potrà durare a lungo ed è bene che vi siano delle “nicchie” di sopravvivenza, dalle quali ripartire con nuovi paradigmi di civiltà in cui mantenere un equilibrio fra uomo-natura-animali (dice una poesia: o si salvano o si perdono insieme).   

Anche se non è attualmente il mio compito specifico quello “di salvare il mondo” (”sed ab initium”)  sento che è giusto evocare questa necessità.  Siamo sul filo del rasoio e solo la vita potrà indicarci la direzione, al momento opportuno. L’idealismo non serve a nulla!  Non vorrei esprimermi come il  papa di una nuova religione,  non ho  assunto delle regole e dei comandamenti,  i miei scritti son solo proiezioni di pensiero, aggiustamenti mentali per individuare nuove vie di uscita. 

Infatti a che servono i “principi” nella vita quotidiana, nella sopravvivenza quotidiana del giorno per giorno, salvando il salvabile senza rinunciare alla propria natura?… 

Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana


domenica 8 gennaio 2023

Zen. Satori e l'Esperienza del Sè... - Zen. Satori and Self-Experience...

 


L'esperienza del Sé, in termini zen definita "satori",  non è descrivibile a livello intellettuale, quindi tentare di darne qui una descrizione è azzardato e fuori luogo. Allo stesso tempo è importante fare chiarezza su questa "conoscenza" che non comparabile alla comprensione empirica, anche se non esclude questa comprensione (basata cioè sulla percezione sensoriale).
Possiamo dire che l'auto-conoscenza o satori non è una intuizione e nemmeno il risultato di un ragionamento religioso, non è una oggettivazione e nemmeno una trascendenza. Non è un senso di onnipresenza anche se l'unico agente presente è l'Io.
L'auto-conoscenza è lo stato "naturale" dell'intelligenza-coscienza in cui sia il soggetto che l'oggetto si fondono nell' "esperienza" di un continuum inscindibile,  in cui pur permanendo la consapevolezza questa non è suddivisa in opposti e diversità. Non è quindi una condizione di "vuoto", nel senso che solitamente noi diamo a questo termine in quanto "assenza",  però è effettivamente il vuoto dell'io  (ego) che tende a rapportarsi con le sue stesse proiezioni di "tu, egli,...", etc.  

Questo Sé è la luce interiore che disperde le tenebre dell’ignoranza. Colui che conosce il Sé, quindi, non è una persona ma la pienezza dello stato indifferenziato della coscienza, in cui cessa ogni dualismo, ed in cui essa risiede pienamente nella propria natura.
Ciononostante finché la mente umana è preda dell’ignoranza e si identifica con uno specifico nome e forma  (la persona che  immaginiamo di essere) è necessario per noi compiere un processo di ricomposizione (che viene definito “yoga” o "pratica spirituale").  L’energia -o consapevolezza- che consente il risveglio  alla nostra vera natura viene chiamata “guru”  o "maestro" o "grazia" e può manifestarsi davanti a noi  in una forma  per compiere l’alchimia del riconoscimento di Sé, ma  questa non è propriamente separata o altra da noi, essa  è come un personaggio del nostro sogno che provvede a risvegliarci a noi stessi.
Facciamo l’esempio del sogno poiché è il più vicino alla similitudine della dimenticanza di noi stessi, in quanto pura coscienza.  Infatti quando noi sogniamo vediamo innumerevoli personaggi alcuni in antitesi con altri ma realmente essi sono tutti lo stesso sognatore. In questo  sogno -chiamato il divenire- compiamo un percorso nello spazio e nel tempo, un processo trasmutativo della coscienza individualizzata, che in altri termini potremmo anche definire trasmigrazione o metempsicosi. 
Rifletteremo ora su questo processo, su questo continuo trasformarci in nuove forme e nomi, il samsara.

Il motore del samsara è il karma -o azione- ma  forse sarebbe meglio dire che è la propensione a compiere l’azione… Secondo la teoria della reincarnazione  il destino di questa vita  è la maturazione del karma più forte delle vite precedenti, con ciò non esaurendo la possibilità di future nascite con altri karma che abbisognano di una diversa condizione per potersi manifestare. Il modo per creare ulteriore karma viene individuato nell’atteggiamento con il quale viviamo la vita presente, ad esempio se  emettiamo pensieri di scontento od eccessivo attaccamento verso gli eventi vissuti.

In se stesso il destino della vita presente  non cambia sulla base degli sforzi da noi compiuti mentre lo stiamo vivendo, è come  un film che sta già nella pellicola,  quindi pensare di modificarne il  contenuto (una volta iniziata la proiezione) è irreale. Possiamo essere consapevoli ed accettare il film -come attenti testimoni- oppure arrabbiarci e commuoverci al suo scorrimento desiderando di modificarne gli eventi con la mente... e così si forma il nuovo karma…
Paolo D’Arpini


English Text
Self-Experience, in Zen terms defined as "satori", is not describable on an intellectual level, therefore attempting to give a description of it here is risky and out of place. At the same time it is important to clarify this "knowledge" which is not comparable to empirical understanding, even if it does not exclude this understanding (based on sensory perception).
We can say that self-knowledge or satori is not an intuition or even the result of religious reasoning, it is not an objectification or even a transcendence. It is not a sense of omnipresence even if the only agent present is the ego.
Self-knowledge is the "natural" state of intelligence-consciousness in which both subject and object merge in the "experience" of an inseparable continuum, in which awareness remains, but is not divided into opposites and diversity. It is therefore not a condition of "emptiness", in the sense that we usually give to this term as "absence", but it is actually the emptiness of the ego (ego) which tends to relate to its own projections of "you, he ,...", etc.
This Self is the inner light which dispels the darkness of ignorance. The knower of the Self, therefore, is not a person but the fullness of the undifferentiated state of consciousness, in which all dualism ceases, and in which it fully resides in its own nature.
However, as long as the human mind is prey to ignorance and identifies itself with a specific name and form (the person we imagine ourselves to be) it is necessary for us to carry out a process of recomposition (which is called "yoga" or "spiritual practice"). The energy -or awareness- that allows awakening to our true nature is called "guru" or "master" or "grace" and can manifest before us in a form to perform the alchemy of Self-recognition, but this is not is properly separate from or other than us, it is like a character in our dream who awakens us to ourselves.
Let us take the example of the dream as it is closest to the similitude of forgetting ourselves as pure consciousness. In fact, when we dream we see innumerable characters, some in antithesis with others but really they are all the same dreamer. In this dream - called becoming - we travel through space and time, a transmutative process of individualized consciousness, which in other words we could also define as transmigration or metempsychosis.
We will now reflect on this process, this continuous transformation into new forms and names, samsara.
The driving force of samsara is karma -or action- but perhaps it would be better to say that it is the propensity to perform the action… According to the theory of reincarnation, the destiny of this life is the maturation of karma stronger than previous lives, thereby not exhausting the possibility of future births with other karmas that need a different condition in order to manifest. The way to create further karma is identified in the attitude with which we live the present life, for example if we issue thoughts of discontent or excessive attachment towards the events experienced.
In itself, the destiny of the present life does not change on the basis of the efforts we make while we are living it, it is like a film that is already in the film, therefore thinking of modifying its content (once the projection has begun) is unreal. We can be aware and accept the film - as careful witnesses - or we can get angry and moved as it scrolls, wishing to change the events with the mind... and thus new karma is formed...
Paolo D'Arpini

lunedì 2 gennaio 2023

Psicologia archetipica. Empatia e transfert... - Archetypal psychology. Empathy and transference...



Ho sempre avuto un debole per lo studio della psicologia. Ho anche  scritto un libro, "Chi sei tu?",  sulla correlazione fra la psicanalisi ed il Libro dei Mutamenti (I Ching), nonché sulla psicologia  transpersonale e le teorie del Sé profondo vicine alla filosofia Advaita dell’India.

Inoltre ho intavolato spesso e volentieri discussioni e scambi di vedute con amici psichiatri, psicologi e psicoterapeuti… a volte opponendo alla visione tecnicistica della scienza attuale una visione olistica e psicosomatica.

Nell’analisi psicologica dei soggetti trattati, secondo me, occorre tener presente che la comprensione degli stati psichici esaminati nell’individuo “osservato” necessitano di una buona dose di commistione ed empatia, ovvero lo psicologo deve essere anche un po’ “intrigante e speculativo”.

Intrigante deriva da intrigo (macchinazione, trama, intesa, etc.) questa parola esprime un sacco di doppi sensi, a volte viene usata nell’accezione positiva, in quanto una cosa intrigante è interessante, varia, divertente, attraente… oppure nel senso negativo il che significa confusa, cunning, con risvolti celati, etc. Il termine Speculazione esprime un altro aspetto tipico dell’analisi, oltre quello dello specchiarsi… anche indagine, ricerca, riflessione, pretesto…

L’empatia ed il transfert sono necessari per la comprensione dei giochi della mente, la compartecipazione  ed il riconoscimento di condividere tutti gli aspetti esaminati, questo è il solo modo
-secondo me- per poter trovare soluzioni agli squilibri ed alle disfunzioni della psiche. Perciò lo psicoterapeuta svolge anche una funzione sacerdotale, sciamanica… e questo non è un atteggiamento eretico… anzi proprio questo atteggiamento consente di apportare elementi di guarigione… All’inverso dove c’è assunzione di sanità nell’osservatore e riconoscimento di insanità nell’osservato, subentra una sorta di strumentalizzazione della “malattia” e di uso medico-terapeutico falsato…

Infatti tutti gli esseri umani sono "uguali", nessuno ha il diritto di considerarsi un essere umano superiore ad un altro. Chi riveste un ruolo riconosciuto nella società è sempre una persona, alla pari di ogni altra. Anche chi giudica può essere giudicato e chi riveste ruoli in una categoria che si presume voglia approfondire la conoscenza della mente dovrebbe rispettare per primo i principi di cui si fa garante.

Siccome io personalmente non sono uno psicologo e nemmeno un medico tutte le mie conclusioni sulla psiche non attingono ad una matrice scientista... mi limito allo studio degli archetipi secondo i modelli zodiacali ed astrologici (nelle varie salse e filoni). E come anticipato uno dei miei testi preferiti, per l'analisi delle qualità   spazio/temporali (necessarie alla comprensione delle caratteristiche degli esseri), è il Libro dei Mutamenti.


Paolo D'Arpini













English text

I've always had a soft spot for studying psychology. I have also written a book, "Who are you?", on the correlation between psychoanalysis and the Book of Changes (I Ching), as well as on transpersonal psychology and theories of the deep self close to the Advaita philosophy of India.

Furthermore, I have often started discussions and exchanges of views with psychiatrist, psychologist and psychotherapist friends... sometimes opposing the technical vision of current science with a holistic and psychosomatic vision.

In the psychological analysis of the treated subjects, in my opinion, it is necessary to bear in mind that the understanding of the psychic states examined in the "observed" individual requires a good dose of mixing and empathy, or rather the psychologist must also be a little "intriguing and speculative ”.

Intriguing comes from intrigue (machination, plot, understanding, etc.) this word expresses a lot of double meanings, sometimes it is used in the positive sense, as an intriguing thing is interesting, varied, fun, attractive… or in the negative sense which means confused, cunning, with hidden implications, etc. The term Speculation expresses another typical aspect of analysis, in addition to mirroring oneself... also investigation, research, reflection, pretext...

Empathy and transference are necessary for understanding mind games, sharing and acknowledging sharing all aspects examined, this is the only way
-in my opinion- to be able to find solutions to the imbalances and dysfunctions of the psyche. Therefore the psychotherapist also performs a priestly, shamanic function... and this is not an attitude heretic... indeed this very attitude allows us to bring elements of healing... Conversely, where there is assumption of sanity in the observer and recognition of insanity in the observed, there is a sort of exploitation of the "illness" and of distorted medical-therapeutic use...

In fact all human beings are "equal", no one has the right to consider himself a human being superior to another. Anyone who plays a recognized role in society is always a person, on a par with each other. Even those who judge can be judged and those who hold roles in a category that is presumed to want to deepen their knowledge of the mind should be the first to respect the principles they guarantee.

Since I personally am not a psychologist nor a doctor, all my conclusions on the psyche do not draw on a scientist matrix... I limit myself to the study of the archetypes according to the zodiacal and astrological models (in various ways and threads). And as anticipated, one of my favorite texts, for the analysis of space/time qualities (necessary for understanding the characteristics of beings), is the Book of Changes.

Paul D'Arpini

venerdì 23 dicembre 2022

Pensieri laici volanti di Jiddu Krishnamurti - Jiddu Krishnamurti's Flying Lay Thoughts

 


"Non serve la conoscenza o l’esperienza per capire noi stessi. Conoscenza ed esperienza non fanno altro che espandere la memoria. La comprensione di noi stessi avviene di momento in momento; accumulare conoscenza su noi stessi ci impedirà di capire quello che siamo, perché questo accumulo diventa il centro che alimenta e dà consistenza al pensiero."

"La verità sopraggiunge come un lampo. La verità è comprensione e sopraggiunge come un lampo; non ha continuità, non appartiene al tempo. Vedetelo con i vostri occhi. La comprensione è fresca, istantanea, non è la continuazione di qualcosa che è stato. Quello che è stato non vi aiuta a capire. Finché cercate la continuità, la permanenza nelle vostre relazioni, nell’amore, in una pace che vorreste durasse per sempre, non vi allontanate dal campo del tempo, perché queste cose non appartengono all’eterno."

"Virtù non è qualcosa che vada coltivata, se è figlia de pensiero, della volontà, se è risultato di repressione, allora non è più virtù. Ma se voi capite il disordine che è nella vostra vita, la confusione, la totale mancanza di senso della vostra esistenza, quando vedete questo con grande chiarezza, non soltanto intellettualmente o a parole, non condannando, non fuggendo, ma osservando questo disordine della vita, allora dalla consapevolezza e dall'osservazione nasce l'ordine, naturalmente, ed è virtù. E' una virtù del tutto diversa da quella della società, rispettabile e sancita dalle religioni con la loro ipocrisia; ed è completamente diversa dalla disciplina auto-imposta."

"Non pensare in un dato modo semplicemente perché la gente pensa così, o perché si tratta di una credenza secolare, o perché così è scritto in qualche libro ritenuto sacro; pensa da te stesso e giudica se la cosa è ragionevole."

"Quando cercate un'autorità che vi conduca alla spiritualità, siete automaticamente costretti a costruirvi intorno un'organizzazione. E creando quell'organizzazione, che pensate vi possa aiutare spiritualmente, vi rinchiudete in una gabbia. Voi pensate che solo certe persone abbiano la chiave del regno della felicità. Nessuno ce l'ha, nessuno ha l'autorità di tenere quella chiave. Quella chiave siete voi stessi e soltanto nell'evoluzione, nella purificazione e nell'incorruttibilità di quel sé, c'è il regno dell’eternità. E per quelli che sono deboli, non ci può essere nessuna organizzazione che li aiuti a trovare la verità, perché la verità è in ciascuno di noi; non è lontana, non è vicina, è eternamente qui. Coloro che realmente desiderano comprendere, che vogliono trovare ciò che è eterno, senza principio né fine, cammineranno insieme con maggior intensità e saranno un pericolo per tutto ciò che non è essenziale, che non è reale, per ciò che è in ombra. E queste persone si concentreranno, diventeranno la fiamma, perché esse comprendono."

Jiddu  Krishnamurti



English text

"You don't need knowledge or experience to understand yourself. Knowledge and experience do nothing but expand your memory. Understanding yourself happens from moment to moment; accumulating knowledge about yourself will prevent you from understanding who you are, why this accumulation becomes the center that feeds and gives consistency to thought."

"Truth comes like a flash. Truth is understanding and it comes like a flash; it has no continuity, it does not belong to time. See it with your own eyes. Understanding is fresh, instantaneous, it is not the continuation of something that has been. What has been does not help you understand. As long as you seek continuity, permanence in your relationships, in love, in a peace that you would like to last forever, do not move away from the field of time, because these things do not belong to the eternal ."

"Virtue is not something that should be cultivated, if it is the daughter of thought, of the will, if it is the result of repression, then it is no longer a virtue. But if you understand the disorder that is in your life, the confusion, the total lack of meaning of your existence, when you see this very clearly, not just intellectually or verbally, not condemning, not fleeing, but observing this disorder of life, then from awareness and observation comes order, of course, and it is virtue. a virtue altogether different from that of society, respectable and sanctioned by religions with their hypocrisy; and it is altogether different from self-imposed discipline."

"Do not think one way simply because people think so, or because it is an age-old belief, or because it is written so in some book held sacred; think for yourself and judge whether it is reasonable."

"When you look for an authority to lead you to spirituality, you are automatically forced to build an organization around yourself. And by creating that organization, which you think will help you spiritually, you lock yourself in a cage. You think that only certain people hold the key of the realm of happiness. No one has it, no one has the authority to hold that key. That key is yourself and only in the evolution, purification and incorruptibility of that self, is there the realm of eternity And for those who are weak, there can be no organization to help them find the truth, because the truth is within each of us; it is not far away, it is not near, it is eternally here. Those who really wish to understand, that they want to find that which is eternal, without beginning or end, they will walk together with greater intensity and will be a danger to all that is not essential, that is not real, to that which is in shadow.And these people will focus year, they will become the flame, for they understand."

Jiddu Krishnamurti




martedì 20 dicembre 2022

Da ogni fine sorge un nuovo inizio: il Ritorno - From every ending arises a new beginning: the Return



Ricominciare da dove si è finito. I cambiamenti stagionali erano di vitale importanza per l'agricoltura e la sussistenza in ogni cultura dell'emisfero nord. Il ritorno dell'allungarsi delle ore di luce, che giunge con il solstizio invernale, è anche un segnale di carattere spirituale, in tutte le religioni è visto come il momento più propizio dell'anno.

Così fu per tutte le popolazioni di origine indoeuropea, per i nativi nord americani e non poteva essere diverso in Cina. Anzi è proprio in Cina che esiste la tradizione più antica e confermata storicamente sulla sacralità del solstizio invernale.

Nel Libro dei Mutamenti (I Ching), il testo più antico  non solo della Cina ma dell'umanità intera, il solstizio invernale è collegato all'esagramma "Fu", che significa "Il Ritorno".

Il segno è caratterizzato da una linea chiara che ritorna dal basso e sale verso l’alto. Esso significa radice e tronco del carattere. Il bene che compare in basso è all’inizio, quasi insignificante, ma è abbastanza forte per affermarsi durevolmente, nella sua peculiarità (come gli è congeniale), di fronte a ogni tentazione dell’ambiente.

La parola “ritorno” suggerisce anche l’idea di una continua inversione di rotta dopo gli errori, nonché l’idea della conoscenza di sé e dell’autocritica occorrente per correggersi.

In riferimento alla formazione del carattere si intende che il principio chiaro si dirige di nuovo verso la luce interiore voltando le spalle alla confusione dell’esteriorità. Nel fondo dell’anima, allora, si scorge il divino (l’Uno).

Questa coscienza è ancora allo stato germinale, appena un inizio, ma come tale chiaramente distinto da tutti gli oggetti esterni.

Riconoscere questo Uno significa riconoscere la propria natura nella forza ascendente della vita.

Nel commento all'esagramma  Confucio dice: “Nel segno Il Ritorno si vede il senso del Cielo e della Terra”. Qui si esprime l’idea che la forza luminosa è il principio creativo del Cielo e della Terra.

E’ un ciclo eterno, dal quale, l’esistenza scaturisce sempre di nuovo, proprio nel momento in cui può sembrare completamente sconfitta. Da questo si traggono le conclusioni che indicano il giusto comportamento in questo tempo.

Paolo D'Arpini









English text

Start over where you left off. Seasonal changes were vital to agriculture and livelihoods in every Northern Hemisphere culture. The return of the lengthening of the hours of light, which comes with the winter solstice, is also a sign of a spiritual nature, in all religions it is seen as the most favorable moment of the year.

This was the case for all populations of Indo-European origin, for the North American natives and it could not be different in China. Indeed it is precisely in China that there is the oldest and historically confirmed tradition on the sacredness of the winter solstice.

In the Book of Changes (I Ching), the oldest text not only of China but of all humanity, the winter solstice is connected to the hexagram "Fu", which means "The Return".

The sign is characterized by a clear line that returns from below and rises to the top. It means root and trunk of the character. The good that appears below is at the beginning, almost insignificant, but it is strong enough to establish itself permanently, in its peculiarity (as it is congenial to it), in the face of every temptation of the environment.

The word "return" also suggests the idea of a continuous turnaround after mistakes, as well as the idea of self-knowledge and self-criticism needed to correct oneself.

With reference to the formation of character it is meant that the clear principle turns back towards the inner light and turns its back on the confusion of the exterior. In the depths of the soul, then, one sees the divine (the One).

This consciousness is still in a germinal state, barely a beginning, but as such clearly distinct from all external objects.

To recognize this One is to recognize one's own nature in the ascending force of life.

In the commentary on the hexagram Confucius says: "In the sign The Return we see the meaning of Heaven and Earth". Here the idea is expressed that the luminous force is the creative principle of Heaven and Earth.

It is an eternal cycle, from which existence always arises again, just at the moment in which it can seem completely defeated. From this conclusions are drawn which indicate the right course of action at this time.

Paul D'Arpini

giovedì 15 dicembre 2022

"Il fuoco cristiano" ed il martirio di Ipazia...

 


"Non ascoltate quello che vi diranno, vogliono che io sparisca nel nulla, per questo diranno che me ne sono andata che sono fuggita per questo diranno che nessuno ha visto quello che mi hanno fatto e nessuno ha sentito. Non li credete, bruciano il mio corpo e i miei scritti perché non vogliono resti nulla di me ma si sbagliano, il pensiero non brucia. Ipazia, (370 d. C, 415 d.C., Alessandria d'Egitto)"


C'è molta incomprensione sulle persecuzioni contro i "cristiani" nei primi secoli dopo Cristo. A parte i numeri, si tratta di poche centinaia di esecuzioni, i "perseguitati" erano fuorilegge che cospiravano contro Roma, tra l'altro non erano nemmeno veri e propri "cristiani, bensì ebrei di una certa setta fuggiti dalla Palestina in seguito alla "bonifica" compiuta da Tito e Vespasiano,  e solo successivamente furono identificati come  "cristiani".

Al contrario la lista  dei martiri vittime dei cristiani sarebbe lunghissima.. ma giusto per dare un incipit alla storia truce di Ipazia segnalo le prime persecuzioni cristiane contro i cosiddetti "pagani", seguite poi da torture e uccisioni perpetrate contro eretici e streghe e scienziati fastidiosi europei  nel corso di duemila anni. Senza contare i milioni di vittime nel nuovo mondo... 

Questo è il "caldo natale" cristiano 


Già durante l’Impero Romano, appena ammesso ufficialmente il culto cristiano con decreto imperiale del 315, si cominciò a demolire i luoghi del culto pagano e a sopprimere i sacerdoti pagani.

Tra il 315 e il sesto secolo furono perseguitati ed eliminati un numero incalcolabile di fedeli pagani.

Esempi celebri di templi distrutti: il santuario di Esculapio nell’Egea, il tempio di Afrodite a Golgota, i templi di Afaca nel Libano, il santuario di Eliopoli.

Sacerdoti cristiani, come Marco di Aretusa o Cirillo di Eliopoli, vennero persino celebrati come benemeriti «distruttori di templi» (DA 468).

Dall’anno 356 venne sancita la pena di morte per chi praticava i riti pagani (DA 468).

L’imperatore cristiano Teodosio (408-450) fece giustiziare perfino dei bambini per aver giocato coi resti delle statue pagane (DA 469). Eppure, stando al giudizio di cronisti cristiani, Teodosio «ottemperava coscienziosamente a ogni cristiano insegnamento».

Nel VI secolo, si finì per dichiarare fuorilegge i fedeli pagani.

All’inizio del quarto secolo, per sobillazione di sacerdoti cristiani, fu giustiziato il filosofo politeista Sopatro (DA 466).

Nel 415, la celeberrima scienziata e filosofa Ipazia di Alessandria venne letteralmente squartata da una plebaglia guidata e aizzata da un predicatore di nome Pietro, con il consenso dal vescovo Cirillo, e i suoi resti dispersi in un letamaio (DO 19-25).

Ipazia, vittima dell'oscurantismo religioso cristiano ai tempi di Diocleziano



“Commento di Teone di Alessandria al Terzo Libro del Sistema matematico di Tolomeo. Edizione controllata dalla filosofa Ipazia, mia figlia”

Questa l’intestazione al III libro del Sistema matematico di Tolomeo, scritto da Teone di Alessandria, padre della filosofa e matematica Ipazia.  Lui  la introduce agli studi matematici ma lei non si limita allo studio e diventa anche insegnante,come testimoniano le parole di Filostorgio (suo contemporaneo e biografo): “Introdusse molti alle scienze matematiche” e l’elogio che ne tesse Pallada è forse il più bello e il più intimo: ” Quando ti vedo mi prostro, davanti a te e alle tue parole, vedendo la casa astrale della Vergine, infatti verso il cielo è rivolto ogni tuo atto, Ipazia sacra, bellezza delle parole, astro incontaminato della sapiente cultura”.

Ipazia ha fatto importanti scoperte sul moto degli astri, raccolte nel testo “Canone astronomico” così da renderne pubblica la conoscenza anche ai suoi contemporanei. Considerata la terza caposcuola del Platonismo da Socrate Scolastico, ha dimostrato che tra la scienza matematica e la sapienza filosofica c’è uno stretto legame, e la studiosa Gemma Beretta traccia un quadro lucido e dettagliato dell’opera che questa filosofa ha lasciato ai suoi contemporanei e a tutte le successive generazioni di uomini e donne che hanno calpestato la stessa terra e guardato lo stesso cielo.

“Quando tracciava una nuova mappa nel cielo, Ipazia stava indicando una traiettoria nuova, e al tempo stesso antichissima, per mezzo della quale uomini e donne del suo tempo potessero imparare ad orientarsi sulla terra e dalla terra al cielo e dal cielo alla terra senza soluzione di continuità e senza bisogno della mediazione del potere ecclesiastico…  Ipazia insegnava ad entrare dentro di Sé (l’Intelletto) guardando fuori (la volta stellata) e mostrava come procedere in questo cammino con il rigore proprio della geometria e dell’aritmetica che, tenute l’una insieme all’altra, costituivano l’inflessibile canone della verità”.

Ipazia: matematica ma anche filosofa.  Inventrice, pare di un astrolabio piatto, di un idroscopio e un aerometro. Ipazia anche guida spirituale, come testimonia una intensa ed intima lettera scritta da Sinesio, Vescovo di Cirene,  indirizzata a lei, maestra pagana: ” Detto questa lettera dal letto nel quale giaccio. Possa tu riceverla stando in buona salute, o madre, sorella e maestra, mia benefattrice in tutto e per tutto, essere e nome quant’ altri mai onorato! …. E se c’è qualcuno venuto dopo di me che ti sia caro, io devo essergli grato perché ti è caro, e ti prego di salutare anche lui da parte mia come amico carissimo. Se tu provi qualche interesse per le mie cose bene; in caso contrario, non importano neanche a me”.

Ipazia è stata una donna seguita dai suoi contemporanei, dal popolo come dalle più alte cariche cittadine, come riportano Socrate Scolastico ”A causa della sua straordinaria saggezza, tutti la rispettavano profondamente, e provavano verso di lei un timore reverenziale”, e Damascio ”Il resto della città a buon diritto la amava e la ossequiava grandemente, e i capi ogni volta che si prendevano carico delle questioni pubbliche, erano soliti recarsi prima da lei”. Secondo il parere di questi due illustri filosofi e diretti testimoni di Ipazia, grazie a lei si era realizzata nel concreto la “politeia” in cui erano i filosofi a decidere le sorti della città.

Ancora Beretta sottolinea l’innovazione contenutistica degli insegnamenti di Ipazia, nel sostenere che ” Ipazia affianca ad un insegnamento esoterico un insegnamento pubblico, simile a quello dei sofisti moralizzatori del I secolo” e ”… spiegava tutte le scienze filosofiche a coloro che lo desideravano”.

Nel 391 d.c. Teodosio dichiara il Cristianesimo religione di Stato, e l’anno successivo viene promulgata una legge speciale contro i riti pagani.  Ipazia occupa la cattedra di filosofia, ereditata dal padre; nel mentre Cirillo diventa Vescovo e rappresenta il massimo del potere ecclesiastico.

Durante il passaggio dal paganesimo al cristianesimo, l’unico modo che il Vescovo ha di controllare le menti è quello di spodestare il filosofo, e Cirillo non perde tempo per organizzare l’eliminazione fisica della sua rivale.


Il "santo" Cirillo torturatore ed assassino

Ipazia cade vittima di un’imboscata mentre faceva ritorno a casa, la colpiscono con dei cocci e la smembrano. Gettano pezzo per pezzo il suo corpo nel fuoco perché non ne restasse traccia. Il santo Cirillo, pur essendo considerato il principale architetto della ingiusta e violenta sparizione di Ipazia, non ha mai pagato, neanche moralmente, la sua colpa.  Un esimio collega della filosofa d’Alessandria, Voltaire, le dedicherà pensieri di solidarietà e definirà la sua fine una “condanna ingiusta”, frutto di “un eccesso di fanatismo” e l’irlandese John Toland le dedica un saggio ” Ipazia, ovvero la Storia di una Dama assai bella, assai virtuosa, assai istruita e perfetta sotto ogni riguardo, che venne fatta a pezzi dal clero di Alessandria per compiacere l’Orgoglio, l’Emulazione e la Crudeltà del loro Vescovo, comunemente ma immeritatamente denominato San Cirillo.

Paolo D'Arpini e Angela  Braghin