lunedì 1 giugno 2026
Spiritualità Laica come componente dell'Ecologia Profonda...
sabato 30 maggio 2026
Un discorso sul "riabitare" secondo la Rete Bioregionale Italiana...
Il primo passo verso la riarmonizzazione delle aree urbane è il riconoscimento che esse si trovano tutte in bioregioni, all’interno delle quali possono divenire protagoniste ed ecosostenibili. La peculiarità dei suoli, bacini fluviali, piante e animali, clima, variazione stagionale e altre caratteristiche, che sono presenti in un dato ecosistema, costituiscono il contesto base per l’approvvigionamento delle risorse: cibo, energia e materiali vari. Affinché questo avvenga in modo sostenibile, le città devono identificarsi e porsi in reciproco equilibrio con i sistemi naturali…
Essendo vissuto per moltissimi anni in un contesto urbano (sono nato e vissuto a Roma ed ho anche abitato per diversi anni a Verona), ed avendo anche tentato un esperimento di ri-abitazione in quel piccolo borgo abbandonato che era Calcata, con conseguente tentativo di ricostituire o -perlomeno- avviare un processo di comunità ideale (non so con quale successo…), posso affermare che massimamente il mio procedere “bioregionale” si è svolto in un ambito sociale “cittadino”. Ma attenzione, essere un cittadino non significa abitare in città bensì vuol dire riconoscersi in un “organismo” comunitario umano.
Come forse già saprete dal 2010 mi sono trasferito a Treia, una modesta cittadina dell'entroterra marchigiano, e questo è un successivo passo avanti verso la mia ricerca di una sistemazione sociologica ideale…. Infatti Roma, la città in cui sono nato, è abitata da 6 milioni di persone, è insomma una metropoli, Verona, in cui vissi una quindicina d'anni, conta quasi mezzo milione di abitanti, Calcata, dove risiedetti per 33 anni, di residenti ne contava (tra borgo vecchio e quello nuovo) meno di mille… Mentre Treia arriva quasi a diecimila. Insomma sto cercando una giusta via di mezzo, adatta al mantenimento di un sano rapporto con l’ambiente e le forme viventi senza dover rinunciare ai vantaggi della “civitas”, essendo noi umani esseri altamente socializzanti…
Il “Bioregionalismo” e l' “Ecologia profonda” non sono nuove invenzioni rappresentano in realtà un modo di vivere molto antico e saggio, che fa parte della storia della vita sul pianeta ed ha contraddistinto tutte le civiltà umane (sino all’avvento dell’industrializzazione selvaggia e del consumismo). Diciamo che il bioregionalismo e l’ecologia profonda contraddistinguono un modo di esistere che muove dall’esigenza profonda di riallacciare un rapporto sacrale con la terra. Questo rapporto si conquista partendo dalla volontà di capire -riabitandolo- il luogo in cui viviamo.
Una bioregione infatti non è un recinto di cui si stabiliscono definitivamente i confini ma una sorta di campo magnetico (aura – genius loci) distinguibile dai campi vicini solo per l’intensità delle caratteristiche che formano la sua identità, alla stessa stregua degli esseri umani, contemporaneamente diversi e simili l’uno all’altro.
In una ottica bioregionale – volendo analizzare i requisiti antropologici di una città ideale – occorre prima vedere gli aspetti di cosa è una città. Noi usiamo il termine città che deriva da “civitas” ma dobbiamo considerare anche l’altra definizione “urbs”, questi due termini hanno pari valore nella fondazione ed urbanizzazione del luogo abitativo.
Dal punto di vista antropologico sappiamo che una piccola comunità di 1000 persone consente a tutti i suoi membri la conoscenza personale ed inter-relazione reciproca. Ogni cosa prodotta ha come fruitori i membri tutti ed altrettanto dicasi per quanto è scartato. Nelle comunità antiche, nelle tribù che furono la base della vita umana per migliaia di anni, la reciprocità o solidarietà era elemento di sopravvivenza e sviluppo. Quando lentamente si giungeva ad una summa di tribù dello stesso ceppo originario (diciamo cento entità di 1000 componenti) si diceva che era nato un popolo, una società, insomma una “civitas”. Ma dovremmo partire da una considerazione numerica per una comunità che vive in un contesto urbano e cioé esaminare il tipo di interrelazioni che il numero degli abitanti consente ad una condivisione sociale e produttiva sostenibile e soddisfare anche le necessità di interrelazioni culturali.
Volendo restare in un ambito di possibile “Comunità Ideale” non si dovrebbe superare il numero di diecimila abitanti. Perché? Per un semplice motivo: per mantenere costruttive e vivificanti le interrelazioni tutti i componenti di una comunità “originaria” dovrebbero avere la possibilità di connettersi indirettamente o direttamente con tutti gli appartenenti ai vari gruppi che compartecipano allo stesso contesto urbano e comunitario. Tutti “elementi effettivi” della stessa collettività. Rendendo così possibile ogni ramo di interesse sociale e produttivo aperto alla compartecipazione e convivenza nello stesso luogo. In tal modo le varie entità (o gruppi di individui) sono paritetiche l'una l'altra, intrecciate in un contesto di relazioni e formano la base della comunità ideale.
I membri di questa città “bioregionale” apparterranno a categorie diverse ma insieme vivono e collaborano al bene collettivo. Tra gli abitanti è possibile mantenere numerosi rapporti interpersonali come fra membri di una grande tribù. Questa si può definire "società ideale" ed il processo descritto conduce a forte correlazione e socializzazione e vivifica l’intera comunità. Ma la densità di abitanti che vivono in un agglomerato urbano, secondo me, non dovrebbe superare il numero di diecimila individui.
Giacché questo è il limite per il livello d’interrelazione possibile e la città bioregionale deve comprendere criteri di interconnessione sociale in sintonia con questi termini numerici. Ed è questa è la ragione per cui trovo che Treia sia qualificata per assurgere a modello sociale bioregionale, avendo una popolazione di poco meno di diecimila abitanti...
Attenzione, non ho nulla contro la vita negli agglomerati urbani, ma occorre portare elementi di riequilibrio all’insieme degli elementi vitali, materiali od architettonici che siano. Il primo passo verso la riarmonizzazione delle aree urbane è il riconoscimento che esse si trovano tutte in bioregioni, all’interno delle quali possono divenire protagoniste ed ecosostenibili. La peculiarità dei suoli, bacini fluviali, piante e animali nativi, clima, variazione stagionale e altre caratteristiche che sono presenti in un luogo-vita bioregionale (ecosistema), costituiscono il contesto base per l’approvvigionamento delle risorse quali: cibo, energia e materiali vari. Affinché questo avvenga in modo sostenibile, le città devono identificarsi e porsi in reciproco equilibrio con i sistemi naturali.
Non solo devono reperire localmente le risorse per soddisfare i bisogni dei propri abitanti ma devono altresì adattare i propri bisogni alle condizioni locali. Questo significa mantenere le caratteristiche naturali che ancora rimangono intatte e/o ripristinarne quante più possibili. Per esempio risanando baie inquinate, laghi e fiumi affinché possano ridiventare habitat salubri per la vita acquatica, contribuendo in tal modo all’autosufficienza delle aree urbane. Le condizioni che contraddistinguono le aree geografiche dipendono dalle loro peculiari caratteristiche naturali: una ragione in più per adottare i principi base del bioregionalismo, appropriati e specifici per ogni luogo e -soprattutto- utilizzabili per orientare al meglio le politiche municipali.
Le linee guida di questo mutamento possono essere prese da alcuni principi base che governano gli ecosistemi:
1) Interdipendenza. Accrescere la consapevolezza dell’interscambio fra produzione e consumo, affinché l’approvvigionamento, il riuso, il riciclaggio e il ripristino possano diventare integrabili.
2) Diversità. Sostenere la diversità di opinione così da soddisfare i bisogni vitali oltreché una molteplicità di espressioni culturali, sociali e politiche. Resistere a soluzioni che privilegino i singoli interessi e la monocultura.
3) Autoregolamento. Incoraggiare le attività decentralizzate promosse da gruppi di quartiere-distretti. Rimpiazzare la burocrazia verticistica con assemblee di gruppi locali.
4) Sostenibilità economica. Scopo della politica è quello di operare con interessi lungimiranti, minimizzando rimedi fittizi ed incentivando un processo di riconversione ecologica a lungo termine.
Mi sembra che il materiale trattato su questo tema per il momento possa bastare al fine di una riflessione.
Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana
Post Scriptum...
Il pensiero bioregionale, in verità, è presente nella comunità umana dai tempi più remoti, si chiama “Naturalismo” ed è stato il sottofondo di tutte le culture matristiche, del taoismo, delle religioni naturalistiche antiche, etc. Mi piace concludere questo discorso sul tema "bioregionale" con una riposta di Ramana Maharshi, molto prima che venisse coniato il termine “bioregionalismo“, alla domanda “come dovrebbe comportarsi l’uomo in una società ideale?”
“Una società è l’organismo;
i suoi membri costituenti sono gli arti
che svolgono le sue funzioni.
Un membro prospera quando
è leale nel servizio alla società
come un organo ben coordinato funziona nell’organismo.
Mentre sta fedelmente
servendo la comunità,
in pensieri, parole ed opere,
un membro di essa
dovrebbe promuoverne la causa
presso gli altri membri della comunità,
rendendoli coscienti ed inducendoli
ad essere fedeli alla società,
come forma di progresso per quest’ultima”
lunedì 25 maggio 2026
Idee di base dell’Ecologia Profonda secondo Guido Dalla Casa
- La posizione dell’uomo in Natura come specie animale, parte di un Tutto, che è più della somma delle parti;
- Il diritto ad una vita degna e all’autorealizzazione di tutti gli esseri senzienti (animali – piante - esseri collettivi – ecosistemi - Gaia);
- Una visione sistemica-olistica della Terra e di tutti i suoi sottosistemi;
- La spiritualità e sacralità della Natura.
Secondo Asher, l’Ecologia Profonda è:
- una filosofia, cioè un sistema coerente eco-centrato;
- una visione del mondo, cioè un paradigma che intende sostituire la visione tecnologica-industriale;
- un movimento, in quanto chiama all’azione;
- in via facoltativa, una specie di religione, in quanto considera la Natura dotata di valore in sé, cioè sacra.
- La situazione stazionaria è il modo di vivere del Pianeta. Tutti i processi devono essere ciclici e quindi non comportare il consumo di “risorse” e l’accumulo di “rifiuti”;
- Lo sviluppo economico, anomalia nata in una cultura umana e che ha invaso tutto il mondo, è una grave patologia della Terra;
- L’incremento indefinito dei beni materiali non è un desiderio naturale dell’umanità: ha portato anche malessere e gravi infelicità.
- Spaventosa sovrappopolazione umana e crescita continua: 7 miliardi di umani che crescono di 90 milioni all’anno (tre bambini in più ogni secondo);
- Perdita della biodiversità: scompaiono circa venti specie al giorno;
- Distruzione delle foreste e di altri ecosistemi (paludi, praterie, ecosistemi acquatici);
- Enorme consumo di territorio in atto in tutto il mondo (passaggio da terreno naturale a terreno urbano, strade, costruzioni, impianti);
- Alterazione dell’atmosfera terrestre, con gravi conseguenze climatiche, perché le modifiche sono troppo veloci per la scala dei tempi della Terra.
(Intervento originale per il libro "Riciclaggio della Memoria" di Paolo D'Arpini - Edizioni Tracce)

sabato 23 maggio 2026
L'evoluzione è senza tempo...
Dopo aver toccato il fondo sentiamo il richiamo sostanziale della coscienza che -come da sua natura- si pone a emendare ciò che è disdicevole per la crescita del nostro carattere.
La capacità evolutiva è la capacità di rialzarsi dopo ogni caduta; rappresenta anche ogni inversione di rotta, l’autocritica, la conoscenza di sé: si voltano le spalle alla confusione dell’esteriorità (l’apparire, la ricchezza, il consumismo, ecc.) e si scorge il divino nel profondo dell’anima, ovvero l’Uno, o il Sé.
La suddetta visione, nella fase che stiamo vivendo, è ancora in stato germinale ma possiede già un valore intrinseco rispetto agli oggetti esteriori: l’Uno è la nostra vera natura e troviamo l’identità con Esso nella forza evolutiva che si compie nell’esistenza.
L’apparenza insomma è camuffamento, mentre la chiara visione, potremmo dire la chiaroveggenza si accompagna alla luce dell’intelligenza, rappresentata dal Sol Invictus, ovvero la capacità percettiva di scorgere il bello in ciò che è, senza orpelli, senza luminarie, senza zavorra inutile di finzione incipriata.
Il Nobile e l’Ignobile (secondo il Libro dei Mutamenti)
Le vie del Nobile e dell’Ignobile sono prodotte dal movimento interno alla psiche collettiva. Il Nobile non può seguire la via degli Ignobili per sconfiggere i medesimi, in quanto seguirebbe il “male” nel suo percorso. Ciò che il Nobile può fare è conservare il seme dell’intelligenza, non certo ricercare risultati nel mondo esteriore. Questa qualità va preservata in vista di un successivo sviluppo della coscienza a favore dell’evoluzione.
La massa segue sempre l’energia dominante, positiva o negativa che sia. Al momento in cui la massa raggiunge il suo massimo livello di espansione ci si innalza al successivo livello evolutivo della coscienza.
Ci è concesso coltivare noi stessi a patto di rispettare le condizioni in cui ci troviamo: non dobbiamo quindi rinunciare allo svolgimento delle funzioni nell’ambito esterno ma evitare accuratamente di subire il fascino di tutti quei meccanismi che indeboliscono il potere della coscienza (qui intesa anche in senso morale).
Si trova il “retto agire” per mezzo di verosimili sforzi volti ad ampliare e condividere la coscienza che ci appartiene.
Il mondo spirituale si trova qui nella vita quotidiana, è sempre presente nella manifestazione a rappresentare il potere della manifestazione stessa.
Le identificazioni sono tutte di carattere illusorio ma allargando il campo da un interesse esclusivamente personale a quello della propria famiglia, della terra di origine e così via, si allargano i confini della nostra “gabbia” mentale fino a trascenderli, in un vero e proprio processo di espansione della coscienza… che infine trova il compimento in se stessa.
venerdì 22 maggio 2026
L'uomo usa una minima parte del suo cervello...
Tra le tante affermazioni di uno dei più grandi scienziati del nostro tempo, Albert Einstein, quella che più mi ha colpito: “Dalle mie osservazioni ho scoperto che due cose sono immense: l’Universo e la stupidità umana; sull’Universo ho qualche dubbio.”
Tanti anni fa affermai che gli uomini più geniali lo usavano al massimo al dieci per cento. Andando avanti e con l’avvento del brain imaging, strumenti questi con i quali è possibile osservare il cervello mentre esprime emozioni, concetti, stati trascendenti, creatività e quando elabora progetti, abbiamo potuto constatare che quel dieci per cento è difficilmente raggiungibile.
Quindi, abbiamo enormi potenzialità inespresse, ampiamente dimostrate anche dalle mie Teorie Neuropsicofisiologiche sui processi di lateralizzazione emisferica che spero vengano studiate bene, affinché l’uomo si appropri del proprio cervello ed inizi ad usarlo creativamente per raggiungere quella serenità e quella creatività che possano favorirlo nella realizzazione di un mondo in cui l’ignoranza possa essere sconfitta da una Conoscenza e da una Educazione che mettano in grado l’essere umano di essere saggio sin dai primi anni di vita.
Se rimuoviamo la stupidità umana di cui tanto parlava Einstein dai cervelli, sarà abbastanza facile per chiunque comprendere le ragioni per cui il genoma di tutti gli organismi esistenti non va manipolato e quindi, rispettato.
Tra gli anni settanta-ottanta, dopo aver verificato che il metodo statistico applicato alle discipline scientifiche impediva di accedere a quella forma di intelligenza di cui ogni essere umano e la Natura sono dotati, e osservando inoltre la parcellizzazione e la settorializzazione del sapere che hanno portato alla creazione di molte discipline scientifiche e specializzazioni che non comunicano tra loro, compresi quanto era importante l’Integrazione delle Scienze per mettere in luce il Dinamismo della Natura, del mondo biologico e di noi stessi.
Non si può quindi prescindere da un Metodo Scientifico Multidisciplinare ed Integrato per lo studio della Natura e della nostra stessa Natura. E’ con tale approccio scientifico che io ed altri abbiamo potuto verificare che la Natura non fa errori, poiché è regolata da leggi fisiche perfette. Gli errori vengono visti tali dall’uomo, proprio perché non conosce le “ragioni evolutive” della Natura.
Gli atomi, le molecole, le cellule e l’intero organismo comunicano costantemente e accumulano i loro successi evolutivi proprio nelle memorie genetiche, i cui risultati ci vengono forniti dall’espressione fenotipica, “emozionale” e comportamentale, nonché evolutiva, degli infiniti organismi esistenti.
Mi viene da sorridere quando ascolto le affermazioni di grandi specialisti, come genetisti, biologi, chimici, biochimici, infarciti di un sapere che nega a priori l’Intelligenza della Natura e con tali affermazioni decidere il destino dell’ecosistema e dell’intera umanità.
Come possono i giudici decidere “OGM si” e “OGM no”, come possono gli uomini politici o anche religiosi, come possono gli economisti (categoria, questa, da tenere costantemente sotto osservazione) assumersi la responsabilità del benessere psicofisico e spirituale della Natura e dell’umanità.
Abbiamo ormai una marea di “replicanti” che non fanno altro che ripetere informazioni date ad hoc per mantenere schiava dell’ignoranza l’intera umanità. Ed è solo, purtroppo, l’arroganza dell’ignoranza che “perpetua” un sistema che porta dritto verso l’autodistruzione.
Sono le violazioni della Leggi di Natura responsabili dei gravi danni che affliggono l’intera umanità.
Stralcio di un discorso del Prof. Michele Trimarchi
martedì 19 maggio 2026
Solstizio estivo ed incontro collettivo ecologista...

domenica 17 maggio 2026
L'alimentazione bioregionale mantiene il biosistema vitale...
"L'alimentazione bioregionale sostiene il biosistema vitale promuovendo una dieta a base vegetale, locale e di stagione. Questo modello riduce l'impronta di carbonio legata al trasporto e rispetta le capacità naturali del territorio, preservando la biodiversità locale e mantenendo in equilibrio le risorse naturali".
Ricordo che sin dalla fondazione della Rete Bioregionale Italiana, avvenuta nel 1996, cercai di inserire nel discorso dell'attuazione di un nuovo sistema ecologista, adatto al mantenimento della vita sul pianeta, la proposta vegetariana. Nel frattempo, con il passare degli anni, vennero assunte da diversi membri posizioni contrastanti, una è quella che sostiene la necessità di mangiar carne, visto che l'uomo primitivo era sopravvissuto proprio con quella alimentazione, la posizione opposta è quella del vegani che propugnano una dieta assolutamente vegetale, giustificata da motivi etici ed animalisti.
sabato 16 maggio 2026
L'arroganza e la stupidità del potere yankee e la distruzione del pianeta...
Mancherebbero al loro dominio la Russia, la Cina e poche altre nazioni, che sono comunque circondate da basi statunitensi e NATO. Queste entità statuali e territoriali ancora "indipendenti" sono viste da Washington come un enorme bottino, dato il vasto territorio sul quale si trovano, con il 60% delle risorse minerarie della Terra, acqua potabile, terreni agricoli, forza lavoro, capacità produttiva, popolazione, ecc.
La rapina potrà avvenire con il solito metodo attuato dagli USA: la guerra di conquista. Molto probabilmente con l'uso di ordigni nucleari.
Se ciò avvenisse sarebbe comunque la “fine del mondo” sia per la Russia e la Cina che per gli USA stessi e per gli stati vassalli che svolgono il ruolo di fiancheggiatori. A salvarsi dalla distruzione forse resterebbe l’Africa Nera che da continente più povero del mondo tornerebbe ad essere la “casa” degli ultimi umani, come lo fu dei primi (magari dopo l'irradiazione nucleare saranno diventati umanoidi o mutanti in seguito ai veleni che avranno impestato il pianeta).
Siamo a livelli di fantascienza geopolitica ma gli yankee, “ingenui” ed allo stesso tempo "arroganti", come sono, potrebbero pensare di farcela a “vincere”, oppure morire tutti insieme appassionatamente, come “consigliato” dai loro pard sionisti: “Muoia Sansone con tutti i filistei!”…
Forse qualche umano resterà in vita e forse avrà imparato la lezione, almeno questo è il mio "sogno" altrimenti toccherà ai topi ripopolare il Pianeta Blù!
Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana
Il topo è destinato a succedere all'uomo?
Pare che l'uomo sia uscito fuori di testa, tanto che minaccia di autodistruggersi con un bell'olocausto termonucleare ed a proposito di storie "fuori di testa" affrontando il discorso del possibile successore, come razza dominante sul Pianeta, prendo l'esempio dalla vita selvatica che resiste alle radiazioni atomiche (vedi: http://bioregionalismo-
venerdì 15 maggio 2026
Calcata e la Valle del Treja. Archeologia e antropologia. Misteri irrisolti...
+Foto+www+parcotreja+it.jpg)
Comunque una testimonianza archeologica riuscii ad ottenerla attraverso l'amica Gilda Bocconi, archeologa operante nell'Agro Falisco. Gilda, in quanto studiosa e ricercatrice titolata, conobbe profondamente il territorio in cui si sviluppò la civiltà Falisca, che ebbe Fescennium come origine. La sua fu una conoscenza diretta, prima operando a Capena e studiando i Falisci Capenati e poi a Nepi, città di confine tra Falisci ed Etruschi. Spesso le confidai le mie sensazioni su questa antica origine di Calcata e percepii la sua disponibilità ad accondiscendere, almeno in parte, alle mie teorie “fantascientifiche”. Gilda era una persona incredibile, all’apparenza sembrava l’incarnazione della Grande Madre…
Gli ultimi anni della sua esistenza li trascorse restando chiusa in una casetta in mezzo ad un bosco, riuscendo a malapena a spostare la sua mole corporea fra il tavolo dov’era la sua macchina da scrivere ed il suo letto. Proprio in quel periodo di sua totale inamovibilità fisica ma di piena lucidità mentale riuscii a convincerla a scrivere alcune “ipotesi” sulla nascita della civilizzazione falisca e sul nostro rapporto personale. Quello che segue è il suo articolo sul tema.
Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica
"Non ricordo esattamente quando andai per la prima volta a Calcata ma ho ben presente il senso di vertigine che ebbi nel passare sul ponte sospeso nel vuoto e poi sulla via stretta fra il dirupo e la parete rocciosa, messi i piedi in terra, l’accogliente piazzetta mi rassicurò definitivamente. Passai sotto la porta e in poco tempo, oltrepassato il paese medio ed entrata in quello antico, mi sono trovata di nuovo affacciata sul nulla, in posizione aerea in uno sfolgorio di verde e di sole. Rimasi incantata dal contrasto fra il borgo piuttosto piccolo, raccolto, dalle architetture graziose, quasi un nido, e gli aspri e selvaggi orridi della valle del Treja.
Narce si ergeva ardita proprio di fronte, Narce, la favolosa Narce! Croce e delizia di una generazione di archeologi italiani ed inglesi. In quel periodo frequentavo i corsi di proto-storiaeuropea e, benché non avessi partecipato agli scavi, vivevo l’atmosfera bollente delle dispute e delle gelosie che aveva suscitato quel ritrovamento importantissimo. L’insediamento testimoniava infatti una continuità di vita dal Medio Bronzo (XIV sec. a.C.) al VI secolo a. C.. In seguito gli abitanti si erano spostati anche su Pizzo Piede, Montelisanti e sull’attuale Calcata.
Era la prova dell’autoctonia degli Etruschi e dei Falisci, accettando però l’ipotesi dell’arrivo di piccoli gruppi, mercanti e artigiani, provenienti soprattutto dal mondo egeo-anatolico.
Tornai a Calcata in seguito, quando seppi come il Comitato per Calcata Viva fosse riuscito a far togliere il vincolo di inabitabilità. Capena, nella quale nel frattempo mi ero trasferita aveva gli stessi problemi.
Fu allora che conobbi anche il Circolo vegetariano e Paolo D’Arpini. Il Circolo si trovava sulla destra, prima di passare sotto l’arco, e spesso vi si poteva incontrare Paolo seduto su una scaletta, un pò nascosto dai fiori (o dalle erbacce), contornato da cipolline, broccoletti e melucce piccole ma buone, quasi sempre calmo e olimpico (perché le tempeste lui le nasconde socchiudendo gli occhi), con un berretto alla ‘garibaldina’, sornione guarda chi passa, quando ti riconosce si alza sorridente e ti fa entrare al Circolo. Malgrado l’aspetto egli ha portato avanti molte iniziative per la valorizzazione della valle del Treja: la lotta per impedire una discarica inquinante, la difesa dell’identità locale, con il bioregionalismo, e altre attività per la libertà individuale.
Ricordo ancora con piacere le riunioni che spesso terminavano con un convivio sempre accompagnato da un ottimo vinello e da dolcetti paesani. A quel tempo ero una accanita fumatrice ed ho sofferto perché al Circolo non si poteva fumare, spesso (per rifarmi) andavo in un baretto vicino, simpatico e all’antica, gestito da una famiglia, dove potevo fumare voluttuosamente. Comunque Paolo è un vulcano di idee, con lui puoi anche non essere d’accordo su certe cose, infatti egli accetta volentieri il dibattito ed il confronto. Osservando lo stemma di Calcata, ho cercato di spiegarmi meglio questo nome (ed il suo significato). In effetti la forma è quella di un tallone, tallone di calcare, cioè roccia, ma forse il nome è estensibile anche ad un altro vicino insediamento diruto, in cui vi sono i resti della chiesa di Santa Maria di Calcata.
Nell’antichità era indicato come ‘tallone’ anche la pietra al centro dei circoli sacri, ove erano celebrati i riti ed i sacrifici, certo nella zona son stati ritrovati diversi templi sin ora di epoca ellenistica (IV sec. a.C.) mentre sappiamo che Narce (Fescennium?) risale all’età del bronzo. Chissà se proprio nell’attuale Calcata fosse situata l’antica area sacra? Probabilmente resta solo un’ipotesi, una sensazione, così come Paolo ’sente’ ed immagina gli antichi falisci della valle del Treja nello spirito arguto e smaliziato dei “Riti Fescennini” e le preghiere alla Dea Madre, manifestazione della natura e della vita".
Gilda Bocconi
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I wish to clarify the original meaning of “lay spirituality” which has been misinterpreted and has been misused to define spiritual expre...
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The spiritual master is one who shows the way, who says “look inside yourself.” Within us is the truth, which is also embodied and reve...
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In 1935 Yogananda visited the advaitist Venkataraman Aiyer, known as Ramana Maharsi (Dasgupta 2006: 82). Yogananda brought his secreta...
