lunedì 12 ottobre 2020

Freedom of thought in lay spirituality and narrow-mindedness in believing in religious dictates - Libertà di pensiero nella spiritualità laica e ristrettezza mentale del credere nei dettami religiosi



In non-dual philosophies, such as Taoism, there are no categorical behavioral dictates but the advice to move in harmony with the events in progress, extricating oneself with the energies of the moment, following the inspiration each time and giving a consonant and appropriate response to the contingencies. On the contrary, the religious dictates of Semitic matrix (Judaism, Christianity and Islam), whatever they are, are good only for the preservation of a culture or a system of power, therefore from the point of view of lay spirituality they are "impediments" to awareness  of the unity of life.

Suffice it to consider that the doctrinal injunctions contained in the so-called "sacred texts" tend to defend and maintain the principles of anthropocentric and patriarchal dominance, based on the supremacy of the human species over other species and on nature, on the subjection of women, on private property, on acceptance of a personal (or even ethnic) divinity, on racial and religious superiority, etc.

Hence the ten commandments and other material that we find in the Bible, the Gospel, the Koran, the Torah, etc. they must be interpreted and understood as socially useful prescriptions for the control of the communities involved. On each commandment we can write abstracts, comedies, tragedies, and even libraries on the "sacred books". Dante, the great poet, often accused of anti-Semitism, anti-Islamism and anti-Catholic blasphemy in his open-mindedness, wrote in the Comedy "... I found myself in a dark forest ...", many translate that at thirty he had reached a crossroads of life: to believe or not to believe? He expressed his doubts without many panegyrics, in poetic form.

In truth, believing in the "Holy Scriptures" is like believing in fairy tales. For these reasons, the "bookish" knowledge of religious texts is not held in high regard in lay spirituality. In non-dualism and Buddhism it is called "artha wada", which stands for: enrichment or added material, the purpose of which is simply to satisfy the mental curiosity of those who cannot accept the absolute truth and who continue to wallow in "believing" and in "becoming".

In fact, declaring to "believe in something" is only a way of qualifying the object in which one believes. But to use the verb "to believe" to describe motion in becoming is a limitation to knowledge based on memory. We believe in what we presume to know, therefore becoming is understood through a process based on the known. Hence the "basking in believing and becoming" mentioned above.

Paolo D'Arpini










Testo Italiano:

Nelle filosofie non duali, come il Taoismo, non esistono dettami comportamentali categorici ma il consiglio di muoversi in sintonia con gli eventi in corso,  districandosi con le energie del momento,  seguendo di volta in volta l'ispirazione  e dare una risposta consona ed appropriata alle contingenze.    Al contrario i  dettami religiosi di matrice semitica    (giudaismo, cristianesimo ed islam),  qualsiasi essi siano, vanno bene solo per la conservazione  di una cultura o di un sistema di potere, quindi dal punto di vista della spiritualità laica sono "impedimenti" alla coscienza dell'unitarietà della vita.

Basti  considerare che le ingiunzioni  dottrinali contenute nei cosiddetti  "testi sacri"  tendono a difendere e mantenere i principi della dominanza antropocentrica e patriarcale, basato sulla supremazia della specie umana sulle altre specie e sulla natura, sulla sudditanza delle donne, sulla proprietà privata,  sull'accettazione di una divinità personale (o addirittura etnica), sulla superiorità razziale e religiosa, etc.

Quindi i  dieci comandamenti e l'altro materiale  che troviamo   nella Bibbia, nel Vangelo, nel Corano, nella Torah, etc.  vanno interpretati e compresi come prescrizioni socialmente utili al controllo delle comunità coinvolte.  Su ogni comandamento possiamo scrivere compendi, commedie, tragedie, e sui "libri sacri" addirittura biblioteche. Dante, il sommo poeta,  spesso accusato di antisemitismo, antislamismo e blasfemia  anticattolica  nella sua apertura mentale scrisse nella  Commedia "...mi trovai in una selva oscura...", moltissimi traducono che a trent'anni era arrivato a un bivio della vita: credere o non credere?  Egli espresse i suoi dubbi senza tanti panegirici, in forma poetica.

In verità credere nelle "Sacre Scritture" è come credere alle favole. Per queste ragioni la conoscenza "libresca" dei testi religiosi non viene tenuta in gran conto nella spiritualità laica. Nel non-dualismo e nel buddhismo viene definita "artha wada", che sta per: arricchimento o materiale aggiunto, il cui scopo è semplicemente quello di soddisfare la curiosità mentale di chi non può accettare la verità assoluta   e che continua  crogiolarsi nel "credere"  e nel "divenire".

Infatti il dichiarare di "credere in qualcosa", è solo  un modo  per qualificare l'oggetto in cui si crede. Ma usare il verbo "credere", per descrivere il moto nel divenire, è una limitazione alla conoscenza basata sulla memoria. Si crede in ciò che si presume di conoscere, quindi il divenire viene compreso attraverso un processo basato sul conosciuto. Da qui il "crogiolarsi nel credere  e nel divenire" di cui sopra.

Paolo D'Arpini


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