lunedì 24 febbraio 2025

"You are not the thinker, thoughts just appear..." - "Non sei il pensatore, i pensieri appaiono e basta...”

 



Our life is linked to a series of circumstances over which we have no control but, as Nisargadatta said, we are an integral part of the total manifestation and total functioning and in no way can we be separated from it. Consequently, being consciousness in consciousness, we are able to recognize the energy flow in which we are immersed and ensure that our thoughts and actions are in tune with the quality of the space-time experienced. In this perpetual energetic reshuffling, we are like aimless navigators, or warriors – if you prefer – free to face the contingent without fear. “If you fear suffering – said a samurai – how can you fight?”

From the whole, the whole unravels before our eyes.

In the story of the Chinese zodiac, it is said that twelve animals presented themselves to the dying Buddha and each one obtained to embody the psychic characteristics that distinguish the three aspects of year, month and hour, based on the natural propensities of every living being. They are male and female and manifest their characteristics through the 5 fundamental phases of mutation: Earth (devotion), Metal (justice), Water (wisdom), Wood (ethics), Fire (customs).

The operation is more or less that of the kaleidoscope. Some colored elements and three internal mirrors. By turning the tube you get different compositions. Despite the smallness of the components the results can be infinite. This same concept (translated to the 5 elements and the three incarnated psychic aspects) shows the variegation of shades of color and movement through which the individual consciousness manifests itself (the form and the name). The consciousness of the self, which we call person, is an internal coordinator, adapted to the individuation, which appropriates the functions put in place.

We call it: I. This ‘subject’ (or internal assumer) is the individual identifying appearance in which we usually recognize ourselves. Strictly speaking, this “I” is itself the “consequence” of the energies set in motion by the various elements and the three incarnated archetypes, therefore it is inert (like a program), and it is an object in consciousness.

The three psycho-emotional archetypes, inseparable in their mixture, represent:

The sense of the self, ego = year of birth;

The intellect or intuition = time of birth;

The memory or experience = month of birth

Each of us manifests an exemplary form with three faces (designating our characteristics). The innate tendencies that are reflected in the mirror, perpetually changing, are the currents in which the self moves.

If we want to observe a small thing we must enlarge it through the microscope, but if we want to broaden the field of action we must detach ourselves as much as possible from the things around us, so as to perceive the overall sense. This race in circles towards self-knowledge is a dreamy wandering, an unanswered attention, solitude and silence, observation and contemplation, flowing clearly in changes, smiling in chasing the void.

And now a little story:

“Some of his followers asked the bandit Che: “Is there a road (Tao) for thieves too?” – “Oh, of course there is.. – Che replied – Holiness is intuiting where a hidden treasure lies, Heroism is entering the house first, Justice is leaving last, Wisdom is distinguishing the hit that can be attempted, Humanity means being equanimous in dividing the loot. In the world there has never existed a great thief who has not manifested these qualities”. (Chuang Tze)

Through the reflective capacities of the internal organ (antakharana) we are able to manifest psychophysical energies in response to those perceived outside of us. This response is automatic and inevitable, it is a natural law. To think of escaping its course is as absurd as thinking of changing the film while the film is being projected. But the internal attitude is important! In fact, the acceptance of one’s destiny dissolves the attachment to the useful and the useless that pushes us into the cycle of rebirths.

In ignorance we identify with the characters and consider ourselves authors and responsible for the game played, with gain and loss, the truth is that our ego, the individual consciousness, the person embodied by us, is only an image. The result of a distracted automatism and an illusory identification. We must understand this well if we do not want the mind to deceive us. Let us not fall into the delirium of the separate ego, even if the consciousness that animates it is true from now and we are already equipped with the initial capital for that "self-knowledge" it is absurd and ridiculous to think of "obtaining" it - strictly speaking it is not possible. It is already fully manifest here and now and therefore not achievable as another achievement. If we feel attracted by this "knowledge" it must be said that there is no course or explanation or experiment that can transmit it, it can only be recognized (awakened) by "sympathy" at the moment of maturation. Since it is not an "achievement" we continue to "go forward by instinct".

“Simple actors, until separated, then, once the duality is overcome, it no longer has any importance… The flower no longer has a name or shape, it is only a unique and unrepeatable flower in the garden of Consciousness”.

Paolo D’Arpini - Committee for Lay Spirituality




Testo Italiano:

La nostra vita è legata ad una serie di circostanze di cui non abbiamo il controllo ma, come diceva Nisargadatta, noi siamo parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati. Di conseguenza, essendo coscienza nella coscienza, siamo in grado di riconoscere il flusso energetico nel quale siamo immersi e far sì che il nostro pensiero e la nostra azione siano in sintonia con la qualità dello spazio-tempo vissuto. In questo perenne rimescolamento energetico, noi siamo come navigatori senza meta, o guerrieri – se preferite – liberi di affrontare il contingente senza paure. “Se temi la sofferenza – diceva un samurai – come fai a combattere?”
Dal tutto il tutto si dipana dinnanzi ai nostri occhi.
Nella storia dello zodiaco cinese si racconta che dodici animali si presentano al Buddha morente ed ognuno ottenne di incarnare le caratteristiche psichiche che contraddistinguono i tre aspetti di anno, mese e ora, in base alle propensioni naturali di ogni essere vivente. Essi sono maschili e femminili e manifestano le loro caratteristiche tramite le 5 fasi di mutazione fondamentali: Terra (devozione), Metallo (giustizia), Acqua (saggezza), Legno (etica), Fuoco (costumi).
Il funzionamento è più o meno quello del caleidoscopio. Alcuni elementi colorati e tre specchietti interni. Girando il tubo si ottengono diverse composizioni. Malgrado l’esiguità delle componenti i risultati possono essere infiniti. Questo stesso concetto (traslato ai 5 elementi ed ai tre aspetti psichici incarnati) mostra la variegazione di tonalità di colore e movimento attraverso la quale la coscienza individuale si manifesta (la forma ed il nome). La coscienza di sé, che noi chiamiamo persona, è un coordinatore interno, adattato all’individuazione, il quale si appropria delle funzioni messe in atto.
Lo chiamiamo: io. Questo ‘soggetto’ (o assuntore interno) è l’apparenza identificativa individuale nella quale solitamente ci riconosciamo. Propriamente parlando questo “io” è esso stesso la “conseguenza” delle energie messe in moto dai vari elementi e dai tre archetipi incarnati, quindi è inerte (come un programma), ed è un oggetto nella coscienza.
I tre archetipi psico-emozionali, inscindibili nel loro miscuglio, rappresentano:
Il senso dell’io, ego = anno di nascita;
L’intelletto o intuizione = ora di nascita;
La memoria o esperienza = mese di nascita
Ognuno di noi manifesta una forma esemplare a tre facce (designanti le nostre caratteristiche). Le tendenze innate che si riflettono nello specchio, perennemente cangianti, sono le correnti in cui l’io si muove.
Se vogliamo osservare una cosa piccola bisogna ingrandirla attraverso il microscopio, ma se vogliamo ampliare il campo di azione dobbiamo distaccarci il più possibile dalle cose attorno a noi, in modo da percepire il senso d’insieme. Questa corsa in tondo verso l’auto-conoscenza è un vagare trasognato, un’attenzione senza risposta, solitudine e silenzio, osservazione e contemplazione, fluire limpido nei mutamenti, sorridere nel rincorrere il vuoto.
Ed ora una storiella:
“Alcuni suoi seguaci domandarono al bandito Che:”Anche per i ladri esiste una strada (Tao)?” – “Eh, certo che sì.. – rispose Che- Santità è intuire dove giace un tesoro nascosto, Eroismo è entrare per primo nella casa, Giustizia è uscirne per ultimo, Saggezza è distinguere il colpo che si può tentare, Umanità significa essere equanimi nel dividere il bottino. Al mondo non è mai esistito un gran ladro che non abbia manifestato queste qualità”. (Chuang Tze)
Attraverso le capacità riflettenti dell’organo interno (antakharana) siamo in grado di manifestare energie psicofisiche in rispondenza a quelle percepite fuori di noi. Questa rispondenza è automatica ed inevitabile, è una legge naturale. Pensare di sfuggirne il corso è assurdo come pensare di cambiare il film mentre la pellicola viene proiettata. Ma l’atteggiamento interno è importante! Infatti l’accettazione del proprio destino scioglie l ‘attaccamento all’utile ed all’inutile che ci spinge nel ciclo delle rinascite.
Nell’ignoranza ci identifichiamo con i personaggi e ci consideriamo autori e responsabili del gioco vissuto, con guadagno e perdita, la verità è che il nostro io, la coscienza individuale, la persona da noi incarnata, è solo un’immagine. Il risultato di un automatismo distratto e di una identificazione illusoria. Questo dobbiamo comprendere bene se non vogliamo che la mente ci imbrogli. Non cadiamo nel delirio dell’io separato, anche se la coscienza che lo anima è vera sin d’ora e siamo già dotati del capitale iniziale per quella “conoscenza di sé” è assurdo e ridicolo pensare di “ottenerla” – strettamente parlando non è possibile. Essa è già integralmente manifesta qui ed ora e quindi non perseguibile come ottenimento altro. Se ci sentiamo attratti da questa “conoscenza” occorre dire che non c’è corso o spiegazione o esperimento che possa trasmetterla, può essere solo riconosciuta (risvegliata) per “simpatia” nel momento della maturazione. Siccome non è un “conseguimento” continuiamo ad “andare avanti a fiuto”.
“Semplici attori, finché separati, poi, superata la dualità, non ha più nessuna importanza… Il fiore non ha più nome né forma è solo un fiore unico ed irripetibile nel giardino della Coscienza”.
Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica

domenica 23 febbraio 2025

The constant presence of Consciousness in matter... - La costante presenza della Coscienza nella materia...

 


In 1859, Charles Darwin published his still controversial but revolutionary "Origin of Species", the controversy has not yet subsided, but what sounds strange - in my opinion - is the virulent opposition to the evolutionary theory by the so-called "creationists" (or believers) of religious origin, and later I will explain the reasons for my astonishment. I must point out that I do not consider myself - strictly speaking - a follower of the Darwinian theory, in the sense that at most I consider it an instrumental explanation for the demonstration of the so-called empirical reality... or of chance.

The evolutionary hypothesis is based on the observation of the transformative process of matter and life resulting from the modification or expansion of space-time. In a certain sense this theory must in any case take into account a "beginning" and therefore is close to the other theory of the progressive creation of the world, however based on the presence of a creator God from whom the universe is created.

According to the Big Bang theory, the beginning of the creative moment is placed in the primordial explosion of the original nucleus of matter, following which the process of manifestation of life slowly begins. In fact, religious people greatly appreciate the Big Bang theory as a “demonstration” of God’s creative will, but they should also accept, in order to be consistent with their beliefs, the evolutionary process of the various forms of life prefigured by Darwin and his successors.

On the other hand, if the “personal” creation made by God for every living organism, separate from every other, were true (a fish is a fish, a donkey is a donkey, a man is a man, etc.), one could suppose a certain partiality on the part of the Almighty, not only because of the hierarchical scale between the various species but also because some vital forms have even disappeared from the face of the earth as if they were “disliked” or “neglected” by the creator himself, which does not seem to me to be a sign of justice towards creatures…: “if one, running all day, reaches the evening, he can say he is satisfied… Well, now I have made it, the twilight of my life becomes the dawn of my fame”  (Schopenhauer, Senilia, page 84 of the original manuscript of 1856).

From the point of view of absolute reality (but also from the quantum one, up to a certain point of the analysis) creation can be “progressive” only in the context of becoming in space-time but, as Einstein also highlighted, this concept of space-time existence is purely figurative, that is, it has no real substance being a relative configuration of events constructed and projected in the mind. Therefore in the vision of absolute Existence-Consciousness creation is an “appearance”, which manifests itself simultaneously, even if considered by the observer as a development consequent to the flow of time in space.

The manifestation is in fact a simple reflection in the mind of the perceiver who manages to capture and elaborate it only by “stopping” it in consciousness. A single frame of the total manifestation which, although always present in its entirety, is illuminated by the individual consciousness, seen in the mind and unrolled in the space-time context and called the “process of becoming”. From this we can deduce that Darwin's evolutionary description is as "relative" as the "creationist" vision of the most backward religious people. With all due respect to the philosopher Schopenhauer.

Individual consciousness is in constant movement and evolution, following the different ways of development of society or the historical periods in which human events manifest themselves. Each transition resembles the overcoming of a level of learning, a bit like what happens in the DNA spiral. Consciousness, in this case better defined as mind, moves from the simplest to the most complex expressions. A sort of testimony-memory of the various sophisticated processes of life.

Paolo D'Arpini



Testo Italiano:

Nel 1859, Charles Darwin pubblicava il suo ancora oggi controverso ma rivoluzionario “Origine della specie”, le polemiche non si son ancora acquietate, ma quel che suona strano –secondo me- è l’opposizione virulenta opposta alla teoria evoluzionista dai cosiddetti “creazionisti” (o credenti) di matrice religiosa, e più avanti spiegherò i motivi del mio stupore.  Debbo far presente che non mi considero -strettamente parlando- un seguace della teoria Darwiniana, nel senso che al massimo la considero una spiegazione strumentale alla dimostrazione della cosiddetta realtà empirica… o della casualità.

L’ipotesi evoluzionista è basata sull’osservazione del processo trasformativo della materia e della vita conseguente alla modificazione od espansione dello spazio- tempo. In un certo senso questa teoria deve in ogni caso tener conto di un “inizio” e pertanto è vicina all’altra teoria della creazione progressiva del mondo, comunque basata sulla presenza di un Dio creatore da cui l’universo viene creato.

Secondo la teoria del Big Bang l’inizio del momento creativo viene posto nell’esplosione primordiale del nucleo originario della materia, in seguito al quale incomincia pian piano il processo manifestativi della vita. Infatti i religiosi apprezzano molto la teoria del Big Bang come “dimostrazione” della volontà creatrice di Dio ma dovrebbero altrettanto accettare, per essere coerenti con i loro credo, anche il processo evoluzionistico delle varie forme vitali prefigurato da Darwin e dai suoi successori.

D’altronde se fosse vera la creazione “personale” fatta da Dio per ogni organismo vivente, separato da ogni altro (un pesce è un pesce, una asino è un asino, un uomo è un uomo, etc.), si potrebbe supporre una certa parzialità da parte dell’Altissimo, non solo per la scala gerarchica fra le varie specie ma anche perché alcune forme vitali sono addirittura scomparse dalla faccia della terra come se fossero “invise” o “trascurate” dal creatore stesso, il che non mi pare un segno di giustizia verso le creature….: “se uno, correndo tutto il giorno giunge a sera, può dirsi soddisfatto… Ebbene, ora ce l’ho fatta, il crepuscolo della mia vita diventa l’alba della mia fama”  (Schopenhauer, Senilia, pag. 84 del mano-scritto originale del 1856).

Dal punto di vista della realtà assoluta (ma anche da quello quantistico, fino ad un certo punto dell’analisi) la creazione può essere “progressiva” solo nell’ambito del divenire nello spazio tempo ma, come evidenziò anche Einstein, questo concetto dell’esistenza spazio temporale è puramente figurativo, non ha cioè vera sostanza essendo un relativo configurarsi di eventi costruiti e proiettati nella mente. Perciò nella visione della assoluta Esistenza-Coscienza la creazione è un “apparire”, che si manifesta simultaneamente, sia pur considerata dall’osservatore uno svolgimento conseguente allo scorrere del tempo nello spazio.

La manifestazione è di fatto un semplice riflesso nella mente del percepente che riesce a captarla ed elaborarla solo attraverso il “fermarla” nella coscienza. Un singolo fotogramma della totale manifestazione che, sia pur sempre presente nella sua interezza, viene illuminato dalla coscienza individuale, visto nella mente e srotolato nel contesto spazio tempo e denominato “processo del divenire”. Da ciò se ne deduce che la descrizione evoluzionista di Darwin è “relativa” tanto quanto la visione “creazionista” dei più retrivi religiosi. Con buona pace del filosofo Schopenhauer.

La coscienza individuale è in costante movimento ed evoluzione, seguendo i diversi modi di sviluppo della società od i periodi storici nei quali si manifestano le vicende umane. Ogni transizione assomiglia al superamento di un livello d’apprendimento, un po’ come succede nella spirale del DNA. La coscienza, in questo caso meglio definirla  mente, si muove dalle espressioni più semplici a quelle più complesse. Una sorta di testimonianza-memoria dei vari processi sofisticati della vita.

Paolo D'Arpini


giovedì 20 febbraio 2025

Karma or freedom of choice...? - Karma o libertà di scelta...?

 


Many clarifications on the subject of ‘karma’ and ‘free will’ are found in Buddhist writings (Sutras). From them it seems to be understood that a true ‘free act’, in reality, is nothing but a utopian illusion (as, indeed, are all the phenomena and manifestations of this world and of this form of existence). Obviously, speaking in terms of ultimate, or absolute, reality. Because, in terms of relative, or worldly, reality, then unfortunately all phenomena and manifestations appear truly ‘real’ to our deceived mind, with all the consequences of the case, which are precisely: ‘karma’.

So, in a certain sense, it can be said that, even if it does not seem so, this ‘karma’ is precisely our voluntary, or pseudo-free, ‘action’. It therefore means that our very “wanting” (or not wanting) this or that thing is what sets in motion a cause with the relative and obligatory ‘effect’ which, in this dual ‘reality’ made of ‘opposites’, generates a contrasting force-energy, which results in us experiencing, sooner or later, a sort of ‘reward, or punishment, for having desired, or wanted, a certain thing that has directed our mind towards ‘good’ or towards ‘evil’. It is a bit like the theory, well explained in the Sutras, of the seed and its sprout… Just as a grain of rice can never produce an ear of wheat (and vice versa), so too a will, or negative action, can never produce ‘positive’ effects (and vice versa)…

Here then is the dynamics of ‘karma’ and the apparent idea of ​​‘free will’ explained in brief. We can, therefore, perform any action we like, in this world, but it would be good for us to be educated and informed about the fact that, subsequently, every effect deriving from that action of ours, comes back like a ‘boomerang’ to unleash itself on us. Whether we understand it or not, this is a universal ‘law’ and therefore it cannot be separated from whether we know it or not.

So much so that all the Sutras warn that our repeated rebirths are nothing but the fruit or the product, that is, the forced execution, of our desires, or fears, set in motion by that ‘karma’, and which have not yet been able to be realized, or have not yet intervened to punish us. "Events happen, actions are performed, but there is no self that acts" (Buddha)

Of all the theories on cause and effect or synchronicity, the "lay" form of Taoist thought prevails (also contained in the I Ching) according to which each of us embodies an entity suitable for expressing a certain type of energy that combines with all the energies of other entities (not only humans obviously) in a sort of energetic cyclicity in the alternation of Yin and Yang.

The sense of the self that appropriates the action performed is simply a mental projection, like the sense of identification with the expressed qualities. In truth, the individual mind works as a psychic grid that allows the passage of energetic impulses corresponding to the space-time qualities that contribute to the functioning of eternal mutation.

From which it can be deduced that there can be no individual reward or punishment nor responsibility or merit for the entity. This does not take away the fact that the clarity of vision of the "mechanism" allows the exit of the enlightened entity, or as the Taoists say "the return to the matrix". But this “absorption” is also a component of the global functioning. Even in this case the function of the “awakened” is simply to indicate the “way out” to those who are nearby… 

Aliberth and Paolo D’Arpini - Committee for Lay Spirituality





Testo Italiano:

Molti chiarimenti in materia di ‘karma’ e ‘libero-arbitrio’ si trovano negli scritti Buddisti (Sutra). Da essi par di capire che un vero e proprio ‘atto-libero’, in realtà, non sia che un’utopica illusione (come, del resto, lo sono tutti i fenomeni e le manifestazioni di questo mondo e di questa forma di esistenza). Ovviamente, parlando in termini di realtà ultima, o assoluta. Perché, in termini di realtà relativa, o mondana, allora purtroppo tutti i fenomeni e le manifestazioni appaiono davvero ‘reali’ alla nostra mente ingannata, con tutte le conseguenze del caso, che sono appunto: il ‘karma’.

Quindi, in un certo senso, si può dire che, anche se così non sembra, questo ‘karma’ è proprio il nostro ‘agire’ volontario, o pseudo-libero. Significa perciò che proprio il nostro “volere” (o non volere) questa o quella cosa, è ciò che mette in moto una causa con il relativo e obbligatorio ‘effetto’ che, in questa ‘realtà’ duale e fatta di ‘opposti’, genera una forza-energia di tipo contrastante, che si risolve nel farci sperimentare, prima o poi, una sorta di ‘ricompensa, o punizione, per aver desiderato, o voluto, una certa cosa che ha direzionato la nostra mente verso il ‘bene’ o verso il ‘male’. E’ un po’ la teoria, ben spiegata nei Sutra, del seme e del suo germoglio… Così come un chicco di riso non potrà mai produrre una spiga di grano (e viceversa), così pure una volontà, o azione negativa, non potrà mai produrre effetti ‘positivi’ (e viceversa)…

Ecco dunque spiegato in breve la dinamica del ‘karma’ e dell’apparente idea di ‘libero-arbitrio’. Si può, quindi, eseguire qualunque azione a nostro piacimento, in questo mondo, ma sarebbe bene che noi si sia istruiti ed informati sul fatto che, in seguito, ogni effetto derivante da quella nostra azione, torna come un ‘boomerang’ a scatenarsi su noi stessi. Che lo si capisca o no, questa è una ‘legge’ universale e quindi non può prescindere dal fatto che noi la si conosca o meno.

Tant’è vero che tutti i Sutra ammoniscono che le nostre ripetute rinascite non sono altro che il frutto o il prodotto, cioè l’esecuzione forzata, dei nostri desideri, o paure, messi in moto da quel ‘karma’, e che non si sono ancora potuti realizzare, o non sono ancora intervenuti a punirci.  "Gli eventi accadono, le azioni vengono compiute, ma non c'è nessun io che agisce" (Buddha)

Di tutte le teorie su causa effetto o sincronicità prevale la forma "laica" del pensiero taoista (contenuto anche nell’I Ching) per cui ognuno di noi incarna un ente idoneo ad esprimere un certo tipo di energia che va a combinarsi con tutte le energie degli altri enti (non solo umani ovviamente) in una sorta di ciclicità energetica nell'alternarsi dello Yin e dello Yang. 

Il senso dell’io che si appropria dell’azione compiuta è semplicemente una proiezione mentale, come il senso di identificazione con le qualità espresse. In verità la mente individuale funziona come una griglia psichica che consente il passaggio di pulsioni energetiche corrispondenti alle qualità spazio temporale che contribuiscono al funzionamento della eterna mutazione. 

Dal che se ne deduce che non può esserci premio o castigo individuale né responsabilità o merito per l’ente. Ciò non toglie che la chiarezza di visione del “meccanismo” consente l’uscita di scena dell’ente illuminato, o come dicono i taoisti “il ritorno alla matrice”. Ma tale “assorbimento” è anch’esso una componente del funzionamento globale. Anche in questo caso la funzione del “risvegliato” è semplicemente quella di indicare la “via di uscita” a chi staziona nei pressi…”

Aliberth e Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica


mercoledì 19 febbraio 2025

Reincarnative Vedic Astrology... - Astrologia vedica reincarnativa...

 



Indian reincarnative astrology is the astrology of the origins, of lunar matrix it is very close to the times of the matristic society. It is said that Indian astrology was born from the civilization of the Indus and Saraswati and then transmitted to the Middle Eastern peoples and Greece. In the Indian calculation, that process called precession of the equinoxes or ayanamsa is taken into account, adequately correcting the position of the planets in the sign. Then there is the different denomination (and sometimes meaning) of the archetypes and the coexistence of the five elements.

Thus we see that the ether element is connected to hearing and symbolizes consciousness (Satva); air is connected to touch and symbolizes the mind (Satva-Raja); fire is connected to sight and symbolizes the intellect (Rajas); water connected to taste symbolizes memory (Rajas-Tamas); earth connected to smell symbolizes the ego (Tamas). These elements interact with the 12 archetypes and with the motor forces of the universe represented by the planetary positions, they also correspond to the states of consciousness: absorption in the soul, deep sleep, dream, waking state and nescience.

In the Indian system the symbolism of the 12 signs is also different, we do not speak of "signs" but of "nidhana", entrance doors to this world, with different colors and figures, each one corresponds to a karmic propensity.

The first nidhana represents an old blind woman or the push of blind impulses; the second presents a potter sign of attachment to material forms; the third is a monkey that symbolizes the desire for knowledge; the fourth is a couple in a boat and means the desire for completeness and autonomy; the fifth is a human mask or the need to externalize; the sixth shows a farmer pushing the plow that is the desire for concrete achievements; in the seventh we see a man with one eye pierced by an arrow, the need for tenderness; in the eighth there is a drunkard flanked by a woman who pours him wine, the insatiable thirst for pleasures; in the ninth we observe a man who collects fruit, it means desire for accumulation; the tenth shows a pregnant woman, subservience to the task; the eleventh shows a newborn child, it means the will to exhaust one's karma; finally the twelfth nidhana reveals a corpse carried in procession and symbolizes the disinterest in the things of the world.

Paolo D’Arpini - Committee for Lay Spirituality



Testo Italiano:

L’astrologia reincarnativa indiana  è l’astrologia delle origini, di matrice lunare essa è molto vicina ai tempi della società matristica. Si dice che l’astrologia indiana sia nata dalla civiltà dell’Indo e del Saraswati e poi trasmessa ai popoli mediorientali ed alla Grecia. Nel computo indiano si tiene conto di quel processo denominato precessione degli equinozi o ayanamsa, correggendo adeguatamente la posizione dei pianeti nel segno. C’è poi la diversa denominazione (e talvolta significato) degli archetipi e la compresenza dei cinque elementi.

Così vediamo che l’elemento etere è collegato all’udito e simboleggia la coscienza (Satva); l’aria è collegato al tatto e simboleggia la mente (Satva-Raja); il fuoco è collegato alla vista e simboleggia l’intelletto (Rajas); l’acqua collegato al gusto simboleggia la memoria (Rajas-Tamas); la terra collegato all’olfatto simboleggia l’ego (Tamas). Questi elementi interagiscono con i 12 archetipi e con le forze motorie dell’universo rappresentate dalle posizioni planetarie, essi corrispondono anche agli stati di coscienza: assorbimento nell’anima, sonno profondo, sogno, stato di veglia e nescienza.

Nel sistema indiano è diversa anche la simbologia dei 12 segni, non si parla di “segni” ma di nidhana, porte d’ingresso a questo mondo, con colorazioni e figurazioni diverse, ognuno corrisponde ad una propensione karmica.

Il primo nidhana rappresenta una vecchia cieca ovvero la spinta di impulsi ciechi; il secondo presenta un vasaio segno di attaccamento verso le forme materiali; il terzo è una scimmia che simboleggia il desiderio di conoscenza; il quarto è una coppia in barca e significa desiderio di completezza ed autonomia; il quinto è una maschera umana o il bisogno di esteriorizzare; il sesto mostra un contadino che spinge l’aratro cioè il desiderio di realizzazioni concrete; nel settimo vediamo un uomo con un occhio trafitto da una freccia, il bisogno di tenerezza; nell’ottavo c’è un ubriaco affiancato da una donna che gli versa il vino, la sete insaziabile dei piaceri; nel nono osserviamo un uomo che raccoglie dei frutti, vuol dire desiderio di accumulazione; il decimo mostra una donna gravida, asservimento al compito; l’undicesimo mostra un bambino nascente, significa la volontà di esaurire il proprio karma; infine il dodicesimo nidhana svela un cadavere portato in corteo e simboleggia il disinteresse per le cose del mondo.

Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica

martedì 18 febbraio 2025

La religione eterna, il credo monolatrico e la teoria panteista...


La differenza sostanziale nell'espressione religiosa fra oriente ed occidente è che in occidente la religione si considera con un inizio ed una fine mentre in oriente essa viene riconosciuta come "eterna", senza inizio né fine.

L'ebraismo, il cristianesimo e l'islamismo, infatti, sono religioni che prendono l'avvio con la nascita dei loro rispettivi profeti, Mosè, Cristo e Maometto, e ci si aspetta che si concludano con l'apocalisse. In India, in Cina e nel resto dell'Asia, invece, lo Spirito viene dichiarato antecedente e successivo ad ogni manifestazione vitale ed allo stesso tempo  è sia immanente che trascendente. Questa diversità di vedute porta ad una sostanziale differenza nella gestione del fatto religioso.

In oriente non esistono strutture di potere riconosciute come legittime custodi della religione, ciò che è eterno pensa a se stesso.


In occidente al contrario si presuppone che la religione debba essere controllata e gestita da nuclei di potere sacerdotale, proprio in considerazione della sua finitezza ed imperfezione, e questo per "evitare" devianze o eresie dalla norma consolidata e dal credo scritturale.


Forse questo sistema di controllo -nelle fedi di origine semitica, quali la giudea poi cristiana e musulmana -  basato sul  potere sacerdotale,  derivò dalla figura di Mosè il quale riportò ordine e regole nella religione "madre"; regole fatte in seguito proprie sia dal cristianesimo che dall'islamismo. Ma il potere centralizzato è soprattutto presente nel cristianesimo, formandosi nei secoli un diritto acquisito del vescovo di Roma di gestire in modo autonomo ed assolutistico le cose religiose e mondane connesse al credo cristiano.


Questo semplice fatto ha comportato una "cura d'interessi" personalistica pure nei fatti dottrinali e nel riconoscimento di santità od eresia. Ad esempio andò bene a Francesco d'Assisi che andò ad umiliarsi a Roma e perciò ottenne l'autorizzazione papale e successivamente anche il riconoscimento di santità. Molto male, forse perché in quel periodo regnavano pontefici più gretti, andò al Savonarola od a Giordano Bruno che furono sacrificati sul rogo.  
Nel periodo storico in cui visse Giordano Bruno, in verità vi fu un certo fermento illuminista con Galileo Galilei che studiò il sistema solare e lo definì eliocentrico, oppure con Tommaso Campanella che si ispirò alla teoria neo-platonica per immaginare la sua "Città del Sole".

Purtroppo per Giordano Bruno la sua intuizione fu troppo grande e troppo incontrollabile per poter venir accettata dal papato, addirittura egli chiamò l'universo autoesistente, eterno ed infinito, senza centro né circonferenza. Una cosa del genere non poteva piacere ad un potere religioso che basava il suo esistere sulla "finitudine, sulla limitatezza, sul peccato originale, sulla differenza fra Dio e creature, sulla necessità di un salvatore specificatamente indicato".  
Giordano Bruno fu troppo vicino nella sua espressione filosofica al "Sanathana Dharma", all'eterna legge dell'essere e del non essere, ben descritta dai saggi realizzati dell'oriente… 

Ma la verità viene sempre a galla e sia pur ancora calpestata e male interpretata essa alla fine trionferà, ed in realtà sta già trionfando, poiché il finito non può assolutamente condizionare l'infinito.

Paolo D'Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica



mercoledì 12 febbraio 2025

Democracy, the antechamber of tyranny?... - Democrazia, anticamera della tirannia?...



“When the city governed by democracy gets drunk, with the help of bad cupbearers, on freedom confusing it with license, only to then blame the leaders by accusing them of being responsible for the abuses and forcing them to buy impunity with increasingly massive doses of indulgence towards every kind of illegality and abuse;

when this city covers itself in mud by agreeing to become a servant of men of mud in order to continue to live and grow fat in the mud;

when the citizen accepts that, wherever he comes from, anyone who happens to be in his house can acquire the same rights as the person who built it and was born there;

when the leaders tolerate all this to gain votes and consensus in the name of a freedom that devours and corrupts every rule and order, is it any wonder that arbitrariness extends to everything, and that anarchy is born everywhere and penetrates private homes and even stables?

In such an environment, where everything is mixed up and confused; where the demagogy of equality makes any selection impracticable, and indeed forces everyone to measure their pace on the legs of those who have shorter ones; where the only remedy against favoritism consists in reciprocity and multiplication of jobs; in such an environment, I say, do you think that the citizen would rush to arms to defend freedom, that freedom, from the danger of authoritarianism?

This, in my opinion, is how tyrannies are born and where they are born. They have two mothers. One is the oligarchy when it degenerates, through its internal struggles, into a satrapy. The other is democracy when, through thirst for freedom and the ineptitude of its leaders, it falls into corruption and paralysis. Then the people separate themselves from those who blame them for having led them to such disaster and prepare to deny it first with sarcasm, then with violence, which is the bridegroom and midwife of tyranny.

This is how democracy dies: through abuse of itself. And before in blood, in ridicule.»

(Plato. The Republic, Ch. VIII)












Testo Italiano:

“Quando la città retta a democrazia si ubriaca, con l’aiuto di cattivi coppieri, di libertà confondendola con la licenza, salvo a darne poi colpa ai capi accusandoli di essere loro i responsabili degli abusi e costringendoli a comprarsi l’impunità con dosi sempre più massicce d’indulgenza verso ogni sorta d’illegalità e di soperchieria; 

quando questa città si copre di fango accettando di farsi serva di uomini di fango per poter continuare a vivere e ad ingrassare nel fango; 

quando il cittadino accetta che, di dovunque venga, chiunque gli capiti in casa possa acquistarvi gli stessi diritti di chi l’ha costruita e c’è nato; 

quando i capi tollerano tutto questo per guadagnare voti e consensi in nome di una libertà che divora e corrompe ogni regola ed ordine, c’è da meravigliarsi che l’arbitrio si estenda a tutto, e che dappertutto nasca l’anarchia e penetri nelle dimore private e perfino nelle stalle? 

In un ambiente siffatto, in cui tutto si mescola e confonde; in cui la demagogia dell’uguaglianza rende impraticabile qualsiasi selezione, ed anzi costringe tutti a misurare il passo sulle gambe di chi le ha più corte; in cui l’unico rimedio contro il favoritismo consiste nella reciprocità e moltiplicazione dei lavori; in un ambiente siffatto, dico, pensi tu che il cittadino accorrerebbe in armi a difendere la libertà, quella libertà, dal pericolo dell’autoritarismo?

Ecco, secondo me, come nascono e donde nascono le tirannidi. Esse hanno due madri. Una è l’oligarchia quando degenera, per le sue lotte interne, in satrapia. L’altra è la democrazia quando, per sete di libertà e per l’inettitudine dei suoi capi, precipita nella corruzione e nella paralisi. Allora la gente si separa da coloro cui fa colpa di averla condotta a tanto disastro e si prepara a rinnegarla prima coi sarcasmi, poi con la violenza, che della tirannide è pronuba e levatrice.

Così muore la democrazia: per abuso di se stessa. E prima che nel sangue, nel ridicolo.»

(Platone. La Repubblica, Cap. VIII)

martedì 11 febbraio 2025

Destino prefissato o libero arbitrio?


Ci si pone una domanda, da dove sorge? Diamo una risposta da dove è venuta? Ora, ad esempio, son qui che mi interrogo sulla realtà del manifestarsi della nostra vita. Essa è compiuta da un insieme di forze ed elementi congiunti che si combinano secondo loro leggi, o dettami del caso, oppure è il risultato di un agire volontario che cerca in tutti i modi di forgiarne forma e contenuti? Questo investigare è alla base di ogni concettualizzazione ed azione fisica o metafisica… Nel tentativo di capire la natura del nostro pensare ed agire si sono già interrogati gli uomini che ci hanno preceduto e sarà così per quelli a venire…. E la risposta?

Questo testo che io sto scrivendo e che tu leggi da dove nasce? Le idee in esso contenute come hanno potuto affiorate nella mente, come sono condivise e comprese dal lettore? Il lettore comprende la tematica quindi significa che egualmente si è posto il dilemma… 
In ogni caso è codesto scritto il risultato di una libera scelta, un elaborato con un intento preciso, derivante da un processo volontario, da una decisione di mettere in atto l’azione del pensare e dello scrivere? O piuttosto è conseguenza di una serie di impulsi auto-generati che si uniscono sino a formulare quest’articolo?
Seguendo un ipotetico processo razionale, di primo acchitto, sarei portato a rispondere che sì, questo scritto è frutto della mia decisione, è il risultato di un mio personale ingegno compositorio che prende questa forma descrittiva, impiegando le figure di un ragionamento filosofico…
No, non ne sono sicuro… Non ne sono sicuro perché “capisco” od intuisco che il mio ragionamento è definibile solo dopo che spontaneamente e senza alcuna intenzione da parte mia è apparso nella mia mente. E’ “apparso” e da dove? Il meccanismo della comparsa dei pensieri è un aspetto sconosciuto ed in conoscibile, essi sorgono da un non si sa dove…. Solo in seguito al loro presentarsi dinnanzi alla nostra coscienza possiamo affermare “ho pensato a questo…”. 
Insomma facciamo nostri i pensieri dopo che ci son venuti incontro dal nulla, li possediamo come qualsiasi altro oggetto che chiamiamo nostro (pur essendo in realtà della terra)… ed allora il senso del possesso è solo indicazione continuata d’uso, un uso comunque limitato nel tempo e nella qualità del suo godimento… Ogni cosa che definiamo “nostra” o nella quale ci identifichiamo, come “il mio corpo” -ad esempio- o “la mia mente” è in verità nostra solo per una consuetudine di impiego e di presenza. Quando sogniamo siamo avvezzi ad identificarci con uno dei personaggi del sogno e percepiamo questo personaggio come un “me” che si rapporta con altri personaggi operanti in un mondo, tutto il sogno in realtà si presenta davanti alla nostra coscienza e su di esso non abbiamo alcun controllo operativo, anche se, come nello stato di veglia, riteniamo di agire con uno scopo, ottenendo risultati oppure fallendo nell’ottenerli.
Dico “come nella stato di veglia” per inserire una rapida analogia comparativa con la realtà del nostro operare da svegli…. 
Chiamiamo il nostro agire nel mondo il risultato di un libero arbitrio e ce ne facciamo, di fronte a noi stessi ed agli altri (esattamente come nel sogno), responsabili, accettiamo lo sforzo del tentativo di raggiungere uno scopo, ci sentiamo frustrati se falliamo nel conseguimento, consideriamo che le nostre azioni sono legate ad un processo di causa ed effetto, ci arabattiamo nel cercare di prefigurarci un fine, per poi eventualmente pentirci e cercare il suo contrario.
Le religioni hanno utilizzato questo processo del divenire e dell’instabilità della mente e del desiderio di un risultato (immaginato come stabile e definitivo ma vano) per ordinare la vita di ognuno in termini di “responsabilità diretta” con successivo premio finale in veste d’inferno o di paradiso.
Nel dualismo religioso, sociale, o ideologico, nella separazione dal Tutto, l’unica cosa che si può fare è cercare di ottenere buoni risultati utilizzando la propria volontà, da noi definita libera scelta, illudendoci così di pervenire a qualche esito che ingenuamente definiamo la “risposta” alla nostra ricerca materiale e spirituale. Premio e castigo sono nelle nostre mani… e con questo peso sul groppone “commerciamo” e “speculiamo” con e su Dio –se crediamo il lui- oppure con la Natura e le leggi della giungla –se siamo atei materialisti- oppure facciamo come i superstiziosi che dicono “non è vero … ma ci credo!” finendo un po’ di qua ed un po’ di là della barricata immaginaria, o magari, come spesso avviene alla maggioranza di noi, cercando tout court di dimenticare il problema immergendoci nella soddisfazione delle esigenze e necessità quotidiane.
Ma l’enigma ritorna…. È un qualcosa di sconosciuto ed in conoscibile che torna a perseguitarci… Alla fine diamo la colpa agli Dei ed alla forza del destino! Infatti noi osserviamo per esperienza diretta che alcune cose che abbiamo intenzione di raggiungere ci sfuggono, mentre altre che aborriamo accadono.
“Possiamo definire questa forza che fa accadere ogni cosa Dio oppure “swabava”, che significa l’inerente natura di ognuno – diceva Anasuya Devi quando mi trovavo a Jillellamudi – aggiungendo che “questa forza si manifesta non solo negli eventi naturali e ciclici ma anche nell’inaspettato e persino nel tentativo dell’uomo di controllare l’inaspettato, e persino nel senso di aver noi deciso di compiere un determinata azione o corso di azioni”.
Come dire che questa “forza” assume la forma di compulsione interiore e che noi, facendo nostra la formulazione, definiamo “libera scelta”… Insomma la libera scelta non è altro che lo svolgimento mentale consequenziale allo stimolo interiore ricevuto, il modo banale attraverso il quale quella “forza” o “swabava” ci fa compiere l’azione “volontariamente”.
Ciò non toglie che nel nostro io, almeno quel riflesso mentale della coscienza che definiamo “io”, siamo perfettamente convinti che l’azione compiuta è frutto di una nostra decisione, che il pensiero osservato è nostro proprio, che questo scritto è da me arbitrariamente redatto, che tu stai leggendo di tua propria opzione.
“Ma i frutti del nostro agire non sono permanenti – diceva Ramana Maharshi – ed il rincorrerne i risultati ci rende prigionieri dell’oceano del “karma” (il divenire attraverso l’azione), impedendo la comprensione della vera natura dell’Essere”
Ciò significa che le azioni da noi compiute con uno scopo, e con appropriazione identitaria del compimento, ci portano ad esperimentare piaceri e dolori. Essi sono in verità limitati nel tempo ma lasciano dei semi nella mente, causa di una successiva fatica nell’evitare o perseguire certe azioni. Questi semi (detti in sanscrito “vasana”) ci spingono in una serie apparentemente infinita di coinvolgimenti ed atti, legando la nostra attenzione al mondo esteriore ed impedendo la scoperta della nostra vera natura interiore. Perciò nell’intendimento dato all’azione non può esserci affrancamento dall’io (ego), che è limitato al corpo mente.
Si potrebbe obiettare che se non c’è intendimento nemmeno l’evoluzione è possibile, né il miglioramento della propria condizione…. Eppure accettando la crescita spontanea alla quale la vita spontaneamente tende (come è nei fatti comprenderlo) saremo “liberi” di portare a termine tutte quelle azioni che naturalmente vanno nella direzione della crescita, ad adempimento dell’ispirazione interiore, senza assumercene l’onere….
Chiamarlo “arrendersi” alla propria inerente natura o svolgimento del proprio dovere karmico (dharma) a questo punto non importa, succede e basta!

Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica



lunedì 10 febbraio 2025

Thirty Seconds To Midnight – A Film Everyone Must See

 


More urgent and relevant now than at the hight of the Cold War. It is being described as brilliant, chilling, and a film everyone must see.

The journey began when I went to Jeju Island, South Korea in 2012 that resulted in the making of The Ghosts of Jeju. Without any industry support, thanks to so many who shared it, it continues to travel the world, and now it has been translated into seven languages, including Russian, all by volunteers. It was in August of 2012 that I first felt the enormity of American militarism and imperialism. I say felt, because it wasn’t just an intellectual awakening, but a visceral experience. I was overcome with anger at what my country had done on Jeju during 1946-47. It took several years before I could be present at screenings without becoming an emotional wreck.

I began researching the origins of American militarism and killing. It was a journey that took me back to the 15th Century when the white, Europeans first arrived in the Americas and began the massacre of tens of millions of Native Americans. The genocide and the stealing of land and resources continued under the auspices of the United States of America. With the advent of slavery in the newly founded country, the killing and cultural genocide continued. But, the killing did not end there. Since 1798, the United States has militarily invaded more than 500 countries on every continent, and since 1945 has killed more than 20 million people, not to mention more than 80 interventions in sovereign nations with wars, coups, and political assassinations. This vicious assault on humanity and the environment continues today in Afghanistan, Pakistan, Iraq, Libya, Yemen, Somalia and in lesser publicized places.

The provocations on both Russia and China, with bases and missiles surrounding both countries and with thousands of troops directly on Russia’s borders, have humanity on the brink of extinction. In America today anti-Russian and Putinphobia are stirring up hysteria and preparing the country and the world for war. This film traces the trajectory of U.S. militarism and war from the arrival of the illegal occupiers in the 15th Century to the present day. The actions of the political class and their global, elite masters have humanity on the brink of extinction. We are witnessing the epic battle for the survival of humanity.

On the one hand, we have America’s vision of a unipolar world enforced by the strongest and largest military the world has ever known. On the other hand, we have the view of Russia, China, and a host of other nations, that envision a multipolar world based on justice, peace, international law, the sovereignty of nations, and the security and prosperity of all people. Russia and China – economic, political and military allies – will not give in to a unipolar world. Both feel economically and militarily strong enough to resist America’s attempt at world domination and hegemony.

So, here we are. The future of life on the planet hanging on the outcome of this epic struggle.

I will be traveling with the film to various cities around the country and welcome invitations to screen it wherever people are willing to host it.

Regis Tremblay
Independent Filmmaker
14 Maine St. Suite 210 FG
Brunswick, Maine 04011
207-400-4362




“He who is not angry when there is just cause for anger is immoral. Why? Because anger looks to the good of justice. And if you can live amid injustice without anger, you are immoral as well as unjust.”  Thomas Aquinas (1225-1274)

“How does it become a man to behave towards the American government today? I answer, that he cannot without disgrace be associated with it.” Henry David Thoreau

domenica 9 febbraio 2025

Ramana Maharshi: "Life in the world and how to behave in society"... - Ramana Maharshi: "La vita nel mondo e come comportarsi nella società"...


Risultati immagini per ramana maharshi e ganapati muni

Ramana Maharshi and Kaviakantha Ganapati Muni


Preface.

There is the stamp of truth in all the utterances of Ramana Maharshi. Kaviakantha Ganapati Muni, one of his disciples, recorded his worlds in the “Ramana Gita” (the Epic of Ramana), in which he tells (among others) the beautiful teachings on “how to behave in society”.  

Here is the extract:


On the Community

In this tenth chapter we will add the conversation between Yoganatha Yati and Ramana Maharshi. Surely the hearts of the spiritual brethren will rejoice in it. 
Yoganatha asked: “Oh Maharshi Ramana! What is the relationship between society and its members? Please enlighten us for our good! 
Ramana Maharshi replied; “Society is an organism: its members are the arms and legs that carry out its functions. A member may prosper when he is loyal in his services to society just like a well-coordinated organ does for the organism. As he faithfully serves the community, in thought, words and deed, a member should support the cause when with other members of the community, making them conscious and encouraging them to be faithful to society as to contribute to its progress. ”
Yoganatha asked: “Some prefer to separate themselves in meditation, others seek for the power obtained by social commitment. Which of the two is more useful to society? ”
Ramana Maharshi replied: “Being in peace is the basis to purify the mind .  To carry out a social commitment brings authority or power, which is useful for  the improvement of society. If one promotes society’s interests with this authority then peace will be established as well. ” 
Yoganatha asked: “Which is the highest ideal that can be reached on earth for all members of society?”
Bhagawan Ramana replied: “The highest end  that can be reached is to promote a sense of being universal. With universal brotherhood there is universal peace, and the whole world will be like a single home.”
 This speech took place on the 15th August  1917 in  Arunachala.  

Sulla Comunità.

In questo decimo capitolo noi aggiungiamo la conversazione fra Yoganatha Yati e Ramana Maharshi. Certamente i cuori dei fratelli spirituali gioiranno in  essa. 
Yoganatha chiese: “Oh Maharshi Ramana! Qual’è il rapporto tra la società ed i suoi membri costituenti? Per favore illuminaci per il bene collettivo.” 
Ramana Maharshi rispose: “Una società è l’organismo; i suoi membri costituenti sono gli arti che svolgono le sue funzioni. Un membro prospera quando è leale nel servizio alla società come un organo ben coordinato funziona nell’organismo.    Mentre sta fedelmente servendo la comunità, in pensieri, parole ed opere, un membro di essa dovrebbe promuoverne la causa presso gli altri membri della comunità, rendendoli coscienti  ed  inducendoli ad essere fedeli alla società, come forma di progresso per quest’ultima. 
Yoganatha chiese: “Alcuni preferiscono il distacco e la meditazione altri il potere che deriva dall’impegno sociale. Quale atteggiamento è più utile in una società?”. 
Ramana Maharshi rispose: “La condizione della pace è per purificare la mente mentre l’espletamento dell’impegno sociale  porta ad un’autorità, o potere,  e serve al perfezionamento della società.  Avendo promosso gli interessi della società attraverso questa autorità dovrebbe esservi quindi stabilita la pace.” 
Yoganatha chiese: ” Quel’è il più alto ideale, che può essere conseguito sulla Terra, per tutti i membri della società?”. Bhagawan Ramana rispose: “La promozione del senso di universalità e fratellanza è il più alto  fine .  Con la fratellanza universale regna la pace universale, ed il mondo intero assomiglia ad una singola casa.”
Questo discorso aveva luogo il 15 agosto del 1917  in Arunachala (Tiruvannamalai)  
Based on the  original italian translation by Pietro Fallica, done  on May 1976 in Calcata. 
Revived and reorganised  by Paolo D’Arpini, on 21 March 2008 in Calcata.                                                                                                 
Present  english reddition by Ilaria Gaddini.                Tratto da “Chi sono io?” -  Ramana Maharshi – Ubaldini Editore Roma