In genere Ganesh viene colorato di rosso (il colore della Shakti), e il topolino Akhu ne rappresenta il suo veicolo. Ganesh è invocato per iniziare ogni impresa, un viaggio, un affare con la finalità di rimuovere ogni ostacolo o impedimento. È lo scriba autore della trascrizione del Mahabarata ed è quindi il patrono della scrittura.
In termini filosofici, le sembianze di mezzo-uomo e mezzo-elefante sintetizzano il concetto metafisico del Tat-twam-asi (che significa Tu Sei Quello, riferito all’Assoluto): il corpo umano è la personalità individuale mentre il pachiderma ne rappresenta la componente cosmologica ed insieme si uniscono in un solo elemento.
La statua di Ganesh viene solitamente posizionata all’entrata delle case ed anche dei templi con lo scopo di proteggere ma anche per fare entrare, assieme ai graditi ospiti, la buona sorte e la spiritualità.
Nota esplicativa e corroborativa sul mito di Ganesh:
Dovremmo considerare il contesto in cui questa storia e questa immagine di Ganesh è nata.
Corrisponde al momento della transizione fra matrismo e patriarcato. Parvati la Dea Madre, sposa di Shiva, si era offesa perché i Gana (servitori) di Shiva entravano nel palazzo di Kailash cercando il suo sposo senza aver preventivamente chiesto il suo permesso. Perciò creò da se stessa, con la sua energia divina, un figlio e gli diede l’incarico di guardare la porta d’accesso del suo appartamento e di non far entrare alcuno senza il suo consenso. Così egli fece e quando vennero i Gana ritenevano di poter entrare senza alcun permesso lui li scacciò. I Gana si lamentarono con Shiva del fatto e Shiva alquanto scocciato per l’impudenza di questo nuovo guardiano che non teneva conto della sua posizione di “padrone di casa” ordinò al suo esercito di dargli una buona lezione.
Ma i Gana furono sconfitti, allora Shiva andò lui stesso alla testa di tutte le sue orde ma anch’egli fu sconfitto. Allora umiliato si recò a chiedere aiuto a Vishnu, il protettore, ed assieme a lui si recò con tutti gli eserciti degli dei a combattere contro il figlio di Parvati. Vishnu e Shiva assieme lo affrontarono e mentre Vishnu lanciava il suo disco e il giovane lo deviava Shiva colse l’attimo di disattenzione e lanciò il suo tridente e così decapitò il giovane.
Parvati fu molto disturbata dal quanto avvenuto e si rinchiuse nelle sue stanze rifiutandosi di incontrare Shiva. Si annunciava così la fine del mondo, perché Shiva (Coscienza) e Shakti (Energia) debbono essere sempre uniti. Shiva infine chiese ammenda e Parvati acconsentì a riappacificarsi con lui ma pretese che il figlio ritornasse in vita. Shiva accettò dicendo che in questo modo avrebbe sancito la sua paternità, riportandolo cioè in vita, e ordinò che venisse presa la testa della prima creatura incontrata dai Gana.
Lì fuori c’era l’elefante sacro veicolo di Indra (il capo degli dei) e gli fu tagliata la testa e posta sul cadavere del ragazzo che improvvisamente rivisse. Ovviamente Shiva riportò in vita anche l’elefante sacro e poi conferì al giovane, ormai suo figlio, il comando di tutti i suoi Gana, infatti Ganesh significa comandante supremo dei Gana.
Con questo gesto si trovò un accordo fra il matrismo ed il patriarcato, infatti in India la donna ha quella posizione di rispetto che in altre parti del mondo le manca.
Paolo D’Arpini
Post Scriptum:
“…occorre “inquadrare” le culture di genere, sia femminista che maschilista, in un panorama più ampio, osservando anche i passi fatti in tal senso nelle antiche civiltà d’oriente e d’occidente e nella società presente, superando i canoni legati al genere, il femminile ed il maschile. Ho una mia opinione sul cambiamento di pensiero avvenuto durante il neolitico riguardo alla “valenza” del femminile, sfociato poi nel patriarcato. Che il patriarcato maschilista abbia causato danni all’umanità è verissimo e lo vediamo ancora oggi. Ma la soluzione non sta né nel ritorno al matrismo né nella cancellazione delle differenze (in forma unisex). L’uomo, in quanto maschio, ad un certo punto della sua storia ha avuto bisogno di conquistare un suo spazio mentale che gli era precluso durante la predominanza della cultura matristica. Per questo ha sviluppato maggiormente la sua capacità analitica e razionale, un metodo di “accerchiamento della verità” attraverso la comprensione intellettuale. La donna che ha naturalmente una forte intelligenza intuitiva ha in qualche modo consentito questo passaggio, comunque finalizzato all’evoluzione della specie umana nella sua interezza. Una maggiore capacità di comprensione da parte dell’uomo è ora stata raggiunta, pur in forma elucubrativa. Ora si può parlare fra generi paritariamente e superare quindi ogni rivalsa. Certo, questo discorso non è possibile a livello globale, di corpo/massa psichico, ma è stato avviato… quindi prima o poi emergerà nel cosciente. L’evoluzione ha tempi molto lunghi…”
(P.D’A.)

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