L’Intelligenza Artificiale (IA) è in sostanza la capacità di un dispositivo elettronico di riprodurre alcune capacità tipiche della mente umana quali: la capacità di apprendimento a partire da una serie di dati, capacità di ragionamento, di pianificazione in vista dello svolgimento di una serie di compiti normalmente svolti dagli esseri umani, ed infine la capacità di creare (ad esempio, linguaggi, ecc.).
Già Turing, considerato il padre dei computer elettronici moderni, aveva affrontato ed esaminato dal punto di vista teorico già nel 1936 alcuni problemi base relativi all’Intelligenza Artificiale prevedendo la creazione di dispositivi capaci di produrla.
Turing aveva anche elaborato un curioso criterio per giudicare se una macchina fosse “intelligente”, individuandolo nella capacità della macchina di ingannare una persona che la interrogava almeno allo stesso livello della capacità di ingannare di un essere umano.
Nel 1943 McCulloch e Pitt misero a punto uno studio per la progettazione di dispositivi per la IA basata su “reti neuroniche”, ad imitazione delle reti neuroniche del cervello umano (approccio cosiddetto “connettivo”).
Nel 1956 si ebbe una svolta fondamentale negli studi di progettazione della IA con la Conferenza di Dartmouth (New Hampshire) in cui Newell e Simon presentarono un programma basato su un linguaggio simbolico detto Logic Theory (LT) capace di risolvere problemi matematici. Negli anni seguenti gli stessi ricercatori misero a punto un altro programma detto GPS, capace di risolvere problemi più complessi.
Lo sviluppo della IA fu comunque molto più lento del previsto, e solo nel 1982 si ebbe una prima applicazione industriale basata su problemi di distribuzione e marketing da parte della società Digital Equipment che se ne servì per programmare gli ordini per l’acquisto dei computer.
A metà degli anni’80 tornarono di moda le reti neurali per cui oggi si usano sistemi ibridi “connettivi” e “simbolici”.
Oggi la IA è usata per usi specifici come vendite, telemarketing, cybersicurezza (cioè difesa delle reti informatiche), progettazione di software, diagnosi mediche, veicoli senza autista, contabilità, analisi finanziarie, traduzioni, creazione di linguaggio (scritto, audio, video), riconoscimento facciale, filtri anti-spam, suggerimenti di percorsi su Google maps, fino ad usi militari come la guida di missili e l’individuazione di bersagli.
Le istruzioni per l’apprendimento automatico (machine learning) sono forniti mediante algoritmi (formule matematiche) capaci di immagazzinare e gestire un gran numero di dati ad altissima velocità, molto maggiore di quella tipica degli umani. Nel “deep learning” si usano anche varie reti neurali in parallelo che si attivano a turno quando serve.
Tutte queste attività costituiscono però un’intelligenza “debole” (pur considerando la capacità di analisi di un gran numero di dati a grande velocità) e non prevedono il raggiungimento dell’autocoscienza del dispositivo (intelligenza “forte”), come si legge nei libri di Asimov e altri autori di fantascienza in cui le macchine prevalgono sugli umani (forse potrà accadere in un lontano futuro).
Il filosofo americano John Searle ha sviluppato una spiritosa allegoria (“la stanza cinese”) in cui una macchina (considerata intelligente da Turing) traduce un testo dal Cinese solo osservando i caratteri e servendosi di istruzioni per il riconoscimento. Ma la macchina, a differenza degli umani, non si rende conto di cosa sta traducendo né il senso di ciò che sta facendo, cosa che segna tuttora la superiorità dell’intelligenza umana.
2.Riflessioni su utilizzazioni della IA che violano diritti umani e possibili pericoli.
Il grande fisico Stephen Hawking era convinto che l’intelligenza artificiale in una prospettiva futura fosse un grande pericolo per il genere umano.
Chi scrive ha sempre affermato in pubblicazioni precedenti che non bisogna avere paura per principio di nuove scoperte scientifiche e nuove tecnologie. Il problema riguarda sostanzialmente chi e come le utilizza e a quale scopo.
Oggi la IA è usata (in particolare da Israele che è all’avanguardia in questo settore, e non solo da Israele) a fini di spionaggio, controllo di massa, e a fini militari. Gli obiettivi colpiti a Gaza o nel Libano sono stabiliti dalla IA che analizza dati forniti dai satelliti o dai servizi segreti. La IA individua i bersagli (su basi non certe, ma probabilistiche) e persino il numero di civili che di volta in volta saranno uccisi in qualità di “danni collaterali”. Anche nella guerra in Ucraina viene usata la IA dai tecnici occidentali che funzionano da consiglieri per l’esercito di Kiev, per individuare e colpire bersagli.
Un interessante episodio su questi argomenti è il rifiuto della società Anthropic (che aveva ottenuto una serie di lucrosi contratti dal Pentagono) di permettere l’utilizzo della sua IA Claude ai fini di controlli di massa e produzione di armi totalmente autonome (cioè indipendenti da qualsiasi decisione umana).
Un secondo pericolo di tipo contingente è il fatto che la IA andrà a sostituire tutti i lavori amministrativi e ripetitivi quali quelli di impiegati amministrativi e contabili, cassieri, commessi, analisti finanziari, traduttori, giornalisti, autisti di mezzi pubblici, ecc.
Questo fenomeno, se non gestito con correttezza e giustizia (cosa piuttosto difficile nelle nostre società caratterizzate da forti diseguaglianze e dominate da oligarchie capitaliste) può causare gravi problemi di disoccupazione non compensati da addetti alle nuove tecnologie (certamente in numero molto più limitato). Un segnale preoccupante sono recenti sentenze della magistratura che hanno respinto ricorsi di personale licenziato con la motivazione che l’introduzione della IA ha portato ad una ristrutturazione dell’azienda. E’stato detto che, se l’automazione ha causato problemi di occupazione tra i “colletti blu” (cioè gli operai), l’introduzione della IA sarà causa di perdita del lavoro di molti “colletti bianchi” e addetti ai servizi.
Un pericolo molto grave è quello degli effetti psicologici e sociali dell’introduzione della IA. Vi sarà, da un lato, una perdita nell’ambito di tutte quelle attività umane che richiedono ragionamento, cultura, apertura mentale a causa dell’affidarsi a risultati automatici della IA; dall’altro lato una diminuzione drammatica della socialità in quanto l’uso esteso della IA porterà ad una diminuzione delle attività sociali (ad esempio nei luoghi di lavoro). Un dato molto preoccupante, che a molti è sfuggito, è che per la prima volta da almeno un secolo (in cui l’intelligenza media è andata aumentando a causa della migliore istruzione e la cultura) l’intelligenza della nuova generazione Z (tipicamente i nati tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026) risulta secondo i sondaggi inferiore a quella dei genitori. L’influenza della digitalizzazione e dell’informatica introdotta anche nelle scuole, e l’espansione della IA, che tendono a contrarre le attività tradizionali di studio, letture, discussioni ecc. non si può considerare estraneo a questo risultato-
Infine è un gravissimo pericolo ritenere che le risposte date dai dispositivi di IA, capaci di incamerare moltissimi dati e analizzarli a grande velocità, siano obiettive, certe e inoppugnabili. Questa illusione può alimentare anche gravi manipolazioni delle persone facendo crescere il potere delle oligarchie che controllano le innovazioni tecnologiche. Gli esseri umani, utilizzando il complesso delle loro convinzioni politiche ed etiche, le esperienze sociali e personali, sono in grado di valutare più attentamente i contesti e giungere a risultati più affidabili che gli permettano una piena affermazione della loro umanità e della loro socialità.
Vincenzo Brandi
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