giovedì 1 febbraio 2024

The spiritual and ecological experience does not reside in its description... - L'esperienza spirituale ed ecologica non risiede nella sua descrizione...

 



The ability, or perhaps the limitation, of the intellect to describe reality, the perceptible one and that of thought, in a consequential and logical way, is an advantage when one wants to express a linear path. Its use, however, is of little use when faced with a "holistic" experiment - such as the practice of deep ecology and lay spirituality.

Of course we can get closer, through a careful selection of "words and meanings", of concepts and sounds, towards a conceptual description which however cannot replace direct experience. This is why I find that writing and language can even mystify and transmit an illusion of "knowledge".

Perhaps the message conveyed through hieroglyphics, pictograms and ideograms may be closer to experiential communication than the semantics of language based on concepts described with words. In the images that show a matrix there is an attempt to also convey the "vision" of the concept, in addition to the thought...

In a complex discussion, which concerns experiential description, if we analyze the details of the life path we must necessarily divide them into segments and study and describe them in their functioning outside the context in which they manifest themselves in the specific way perceived by the observer. This is the dictate of scientific logic and this is the operating mode of our language, which is an expression of logic.

In fact, language is a useful mathematical mechanism, up to a certain point, to describe the processes of both sensorial perception and emotional "fantasy". But what is thus transmitted, unfortunately, lacks the freshness and immediacy of experience, what is rightly defined as "presence". In fact, language only draws on memory, it cannot tell and convey the ineffable moment experienced... as a "presence"!

Luckily for us, through the analogue capacity of our mind, we are also able to intuit and send small signals inherent to the "spiritual" sensitivity which does not reside and cannot be described with the mechanisms of the dual mind.

The One, the Whole, escapes any description... and if a description is attempted it is certainly partial and limited to the forms of language and dual thought.

To understand a fish you have to be a fish, to feel a tree you have to be a tree... etc. This is very true and is easily acceptable even by the human mind. The fact then that if one feels like a fish one is limited to the feeling of the fish, just as if one feels like a man one is limited to the feeling of man further demonstrates the impossibility of sharing, through language, the spiritual experience between living beings of different species but also of the same species.

On the other hand, in lay spirituality as well as in the practice of deep ecology we move towards ideological overcoming, stripping ourselves of the identifying covering in a particular "feeling", or obliterating one's egoic identity, which is nothing other than the crystallization of a recognition of oneself in thoughts, desires, actions, carried out by the "object" that acts as an observer (the specific form name and the individual mind). Thus, immediately - free from identifying assumptions - we are able to fully share the experience of the fish or the tree, feeling it as our own.

That this ability is not only possible but even feasible is proven by the other states achieved during deep meditation or through strong experiences halfway between immanence and transcendence.

Obviously the sporadic and intermittency of the non-dual experience is only a "taste" of the natural condition in which man and every other being fully shares - and therefore manifests - the All, the ONE. The final dissolution occurs in the awareness of the Self and in the all-encompassing experience of deep ecology, through repeated and continuous attention to the perceiver, manifesting that state of unity that totally transcends the individual ego and allows the own and definitive spiritual experience of the Being in its entirety.

That experience which, in empirical philosophical terms, describes the unity of life and interconnection in every aspect, in every relationship. That intimate and profound Awareness, which distinguishes and unites every psychic entity and every material element. Intelligence and conscience.

Paolo D'Arpini - spiritolaico@gmail.com









Testo Italiano:

La capacità, o forse la limitazione, dell'intelletto di descrivere la realtà, quella percettibile e quella del pensiero, in modo consequenziale e logico, è un  vantaggio allorché si voglia estrinsecare un percorso lineare. Il suo uso invece è di poca utilità dovendo affrontare un esperimento “olistico” -come è appunto la pratica  dell'ecologia profonda e della spiritualità laica.

Certo possiamo avvicinarci, attraverso un'accorta cernita di “parole e significati”, di concetti e suoni, verso una descrizione concettuale che non potrà però sostituire l'esperienza diretta.   Per questo trovo che  la scrittura ed il linguaggio possono addirittura mistificare e trasmettere un'illusione di "conoscenza".     


Forse il messaggio veicolato attraverso geroglifici, pittogrammi e ideogrammi può essere  più vicino alla comunicazione esperienziale rispetto  alla semantica del linguaggio basato su concetti descritti con parole. Nelle immagini che riportano una matrice  c'è un tentativo di trasmettere anche la “visione” del concetto, oltre al pensiero...

In un discorso complesso, che riguarda la descrizione esperienziale, se analizziamo i particolari del percorso vitale dobbiamo necessariamente suddividerli in segmenti e studiarli e descriverli nel loro funzionamento al di fuori del contesto in cui si manifestano nello specifico modo percepito dall'osservatore. Questo è il dettame della logica scientifica  e questo è il modo operativo del nostro linguaggio,  che della logica è espressione. 

Infatti, il linguaggio è un ingranaggio matematico utile, sino ad un certo punto, per descrivere i procedimenti sia della percezione sensoriale che della “fantasia” emozionale. Ma ciò che viene così trasmesso, purtroppo, manca della freschezza e dell'immediatezza dell'esperienza, quella che giustamente si definisce “presenza”. Infatti il linguaggio attinge solo alla memoria, non può raccontare e convenire l'ineffabile momento vissuto... in quanto “presenza”!

Per fortuna nostra, attraverso la capacità analogica della nostra mente, siamo anche in grado di intuire e lanciare piccoli segnali inerenti la sensibilità “spirituale” che non risiede e non può essere descritta con i meccanismi della mente duale.

L'Uno, l'Intero,  sfugge ad ogni descrizione... e se una descrizione viene tentata è sicuramente parziale e limitata alle forme proprie del linguaggio e del pensiero duale.

Per capire un pesce devi essere pesce, per sentire un albero devi essere un albero... etc. Questo è verissimo ed è facilmente accettabile anche dalla mente umana. Il fatto poi che se ci si sente un pesce si è limitati al sentire del pesce, come pure se ci si sente uomo si è limitati al sentire dell'uomo dimostra ulteriormente l'impossibilità di condividere, attraverso il linguaggio,  l'esperienza  spirituale fra viventi di diversa specie ma anche della stessa specie.

D'altronde, nella spiritualità laica come pure nella pratica dell'ecologia profonda ci si indirizza verso il superamento ideologico, spogliandosi dal rivestimento identificativo in un particolare “sentire”, ovvero obliterando la propria identità egoica, la quale non è altro che la cristallizzazione di un riconoscersi in pensieri, desideri, azioni, compiuti dall' ”oggetto” che funge da osservatore (il nome forma specifico e la mente individuale).  Così, immediatamente -liberi da presupposti identificativi-,  siamo in grado di pienamente condividere, sentendola come propria, l'esperienza del pesce o dell'albero. 

Che questa capacità sia non solo possibile ma persino attuabile è comprovato dagli stati altri raggiunti durante la meditazione profonda o per mezzo di  forti esperienze a metà strada tra immanenza e trascendenza. 

Ovviamente la sporadicità e intermittenza dell'esperienza non duale è solo un “assaggio” della condizione naturale in cui l'uomo ed ogni altro essere condivide pienamente -e perciò manifesta- il Tutto, l'UNO. Lo scioglimento finale avviene  nella consapevolezza  del Sé e  nell'esperienza onnicomprensiva dell'ecologia profonda,  attraverso una ripetuta e continua attenzione al percipiente, manifestando quello  stato di unitarietà che trascende totalmente l'io individuale e consente l'esperienza spirituale propria e definitiva dell'Essere nella sua interezza.

Quella esperienza che, in termini filosofici empirici,  descrive l'unitarietà della vita e l'interconnessione in ogni suo aspetto, in ogni sua relazione.  Quella Consapevolezza intima e profonda, che contraddistingue ed unisce  ogni ente psichico ed ogni elemento materico.  Intelligenza e coscienza.

Paolo D'Arpini - spiritolaico@gmail.com


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