domenica 4 febbraio 2018

Taoism. The religion of nature - Taoismo. La religione della Natura



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Who sees what? Lay Spirituality is the first form of spiritual recognition in man, which has its roots in naturalistic psychism, in analogical intuition, in the sacred expressions of conscience before the advent of every religion.

Naturally it is possible to identify in some pseudo religions of the past this "natural spirituality" devoid of dogmas, sacred books and prayers.

There have actually existed in the evolution of human thought at least three "pseudo-religious" forms free of the concept of a personal "God-creator" but which maintain the truth of a single matrix for all things. This matrix is called Tao or Nameless, in Taoism; Brahman or Non-dual Absolute in Advaita; Sunya or Emptiness in Buddhism.

Previously I have often been involved with Advaita and Buddhism, I feel now the time to speak a little more extensively of Taoism, sometimes described as the "doctrine of the humble or the simple", and in this sense the term "lay" combined with this feeling, it seems extremely appropriate. In fact the original meaning of the layman is really "simple, humble, out of any social and religious order context".

The recognized father of this "philosophy of life" was Lao Tse. Let's start by saying that in Lao Tse's thought we find that condemnation of pride and achievement, fundamental in every secular spirituality. The thought of Nisargadatta Maharaj, a layman advaitic sage, arises in the same vein. but also in proto-Christianity one can feel such a understanding, for example in the words referred to Jesus: "All that is exalted among men is an abomination before God".

Pride, this madness of greatness ascribed to the individual, is simply an illusion of man ... because in front of the Tao every human greatness is to be considered nothing but vain. And here we also understand the subtle cause of the ideological difference between Confucianism and Taoism, but perhaps we will talk about this topic in an upcoming occasion.

In Lao Tse's sayings we often and often find the disapproval of pride and the criterion of personal achievement and this by virtue of the law of concatenation of opposites, the alternation of Yang and Yin which is the kinetic manifestation of Tao. In fact, when the Yang force, active, finds its climax, it is automatically pushed towards its opposite Yin, passive.

The punishment for pride is therefore in Lao Tse a sort of natural law. "A great wind - he says - can not last more than one morning's space. A storm ceases with the day. The glorious army will not win forever. The high tree will be cut down "He explains in the Tao Te King how pride itself is the presage of the fall:" He who stands on tiptoe is not standing. He who marches in glorious steps will not make a long journey. The performer does not shine. One who exalts is without honor. One who prevails of his talent is without merit. He who keeps his successes is not maintained. These are excesses of nourishment and unnecessary humors for the Tao. All that is under the sky is nauseous. And the Tao man does not even look at them! "

However, this fundamental law does not prevent Lao Tse from maintaining an equitable and correct attitude towards the so-called "ways of the world". "The way of Heaven", he says, "takes away from the excess to compensate for the missing, but the way of petty men takes away the poor man to increase the rich". The way of Heaven, later said Lie Tseu (another Taoist), is the path of humility and the way of petty men is that of arrogance. This concept is expressed in the Book of Proverbs, announcing the fall of Babylon: "Arrogance precedes ruin and pride precedes the fall".

But the disregard for pride and consideration for humility do not exhaust the Taoist "doctrine". Lao Tse considers the Tao a kind of Mother that generates, nourishes and protects all beings in the universe. In truth it is difficult to say whether the Tao "is" or "it is not". In the metaphysics of the Tao the original kenosis is devoid of any substantial process, form or substance. It follows that in the eyes of our determinist thought the "fullness" of the Tao appears similar to the "emptiness". The Tao is seen as a bottomless abyss and this does not mean it gives rise to all things, a chaotic vortex from which all harmony arises.

So if the true Tao to our sense of determinism appears as a nothingness, which corresponds to the race towards the emptiness of the self, it simultaneously marks the blessed return in the silent matrix, which attracts and projects the experience of empirical thought and then reabsorbs it. in the nothing from which it comes. This kenosis of the Tao proceeds by its own nature and does not presuppose any creative or destructive will.  And from this we understand the   
Taoist non-evaluation for a personal God.

Paolo D'Arpini


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Testo italiano

Chi vede cosa?

La Spiritualità Laica è la prima forma di riconoscimento spirituale nell’uomo, che affonda le sue radici nello psichismo naturalistico, nell’intuizione analogica,  nelle espressioni sacre della coscienza prima dell’avvento di ogni religione.

Naturalmente è  possibile individuare  in alcune pseudo  religioni del passato questa “spiritualità naturale” priva di dogmi, di libri sacri e di preghiere.

Sono realmente esistite nell’evoluzione del pensiero umano almeno  tre forme “pseudo-religiose”  prive del concetto di un “Dio creatore” personale ma che mantengono la verità di un’unica matrice per tutte le cose. Questa matrice  è definita Tao o  Senza Nome, nel taoismo; Brahman o Assoluto Non-duale nell’Advaita;  Sunya o Vuoto nel buddismo.

In precedenza mi sono occupato sovente dell’Advaita e del Buddismo, sento ora giunto il momento di parlare un po' più estensivamente del Taoismo,  talvolta descritto come  la “dottrina degli umili o dei semplici”, ed in tal senso il termine “laico” abbinato a tale sentire mi sembra estremamente consono. Infatti il significato originario di laico è proprio “semplice, umile,  fuori da ogni contesto ordinativo  sociale e religioso”.

Il padre riconosciuto di questa “filosofia di vita”  fu Lao Tse.  Cominciamo con il dire che nel pensiero di Lao Tse troviamo quella condanna dell’orgoglio e del raggiungimento, fondamentale in ogni spiritualità laica.  Sullo stesso filone si pone anche  il pensiero di Nisargadatta Maharaj,  saggio laico advaita…. ma anche nel proto-cristianesimo si può avvertire  un simile intendere, ad esempio nelle parole riferite a Gesù: “Tutto ciò che è eccelso fra gli uomini è abominazione dinanzi a Dio”.

L’orgoglio, questa follia di grandezza ascritta all’individuo,  è semplicemente un’illusione dell’uomo… poiché di fronte al Tao ogni grandezza umana è da considerarsi nient’altro che vana. E qui si comprende anche  la causa sottile della  differenza ideologica tra  Confucianesimo e Taoismo,  ma di questo argomento magari parleremo in una prossima occasione.

Nei detti di  Lao Tse spesso e spesso ritroviamo la disapprovazione dell’orgoglio e del criterio di raggiungimento personale e ciò in virtù della legge di concatenazione dei contrari, l’alternanza dello Yang e dello Yin che è la manifestazione cinetica del Tao. Infatti allorché la forza Yang, attiva, trova il suo culmine automaticamente è sospinta verso il suo contrario Yin, passivo.

La punizione per l’orgoglio è quindi in Lao Tse una sorta di legge naturale. “Un gran vento -egli dice- non può durare più dello spazio di un mattino. Una bufera cessa col giorno. L’armata gloriosa non vincerà in eterno. L’albero elevato sarà abbattuto”  Egli spiega nel Tao Te King  come l’orgoglio stesso sia il presagio della caduta: “Colui che si alza sulla punta dei piedi non sta ritto.  Colui che marcia a passi gloriosi non farà un lungo cammino. Colui che si esibisce non brilla.  Colui che si esalta è senza onore. Colui che si prevale del suo talento è senza merito.  Colui che fa pompa dei suoi successi non vi si mantiene.  Questi sono per il Tao eccessi di nutrimento  e umori superflui.  Tutto ciò che è sotto il Cielo ne prende nausea. E l’uomo del Tao non rivolge loro nemmeno uno sguardo!”

Questa legge fondamentale non impedisce però a Lao Tse di mantenere un atteggiamento equanime e corretto  nei confronti delle cosiddette “vie del mondo”.  “La via del Cielo –egli dice- toglie all’eccedente per compensare il mancante ma la via degli uomini meschini toglie all’indigente per aumentare il ricco” . La via del Cielo, dirà successivamente Lie Tseu (un altro taoista), è la via dell’umiltà e la via degli uomini meschini è quella dell’arroganza.  Simile concetto viene espresso  nel Libro dei Proverbi, annunciando la caduta di Babilonia: “L’arroganza precede la rovina e l’orgoglio precede la caduta”.

Ma la disistima  per l’orgoglio e la considerazione per l’umiltà  non esauriscono la “dottrina” taoista.  Lao Tse considera il Tao una sorta di Madre che genera, nutre e protegge tutti gli esseri dell’universo.  In verità  è difficile affermare se il Tao “è”  o “non è”. Nella metafisica del Tao la kenosi originaria è priva di ogni sostanziale processo,  forma  o sostanza. Ne consegue che agli occhi del nostro pensiero determinista  la “pienezza” del Tao appare simile al “vuoto”.  Il Tao è visto come un abisso senza fondo e ciò non dimeno esso dà origine a tutte le cose, un vortice caotico da cui sorge ogni armonia.

Quindi se il vero Tao  al nostro percepire determinista  appare come un nulla, che per noi  corrisponde alla corsa verso il vuoto del sé,  esso contemporaneamente segna il ritorno beato  nella matrice silenziosa, che attira  e proietta  l’esperienza del pensiero  empirico  e poi lo riassorbe nel nulla da cui proviene. Questa kenosi del Tao procede per sua propria natura e non presuppone alcuna volontà creatrice o distruttrice. E da qui si comprende la non  valutazione taoista per un Dio personale.

Paolo D’Arpini
 

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