Il fattore di individuazione personale è dato dall'ego, la coscienza separativa ed oggettivante della mente. Il fine della ricerca spirituale è quello di trascendere il senso dell'io individuale. La persona, ogni persona, è composta di vari "strati". Il primo è il corpo fisico stesso, poi c'è il corpo sottile, il corpo causale ed infine il sopracausale.
Questi quattro corpi corrispondono a quattro stati: quando uno è desto egli è nel corpo fisico, durante i sogni egli è nel corpo sottile, durante il sonno profondo (senza sogni) egli è nel corpo causale e durante la meditazione egli è nel corpo sopracausale.
Questi quattro corpi corrispondono a quattro stati: quando uno è desto egli è nel corpo fisico, durante i sogni egli è nel corpo sottile, durante il sonno profondo (senza sogni) egli è nel corpo causale e durante la meditazione egli è nel corpo sopracausale.
Questi stati corrispondono ai quattro livelli di coscienza: quando uno è desto è nello stato di jagrat, quando dorme nello swapna, nel sonno profondo è in sushupti e nello stato trascendentale in turya. Il turiya è oltre la veglia, il sonno e il sonno profondo. Lo stato trascendentale del Sé, l'assoluto noumeno, è definito turiyatita.
La Coscienza è la nostra vera natura ed è il "misuratore" costantemente presente in ogni esperienza vissuta. La Coscienza è la matrice universale che consente il gioco dell'esistenza duale: soggetto/oggetto. Ognuno di noi, tramite la Coscienza, sperimenta se stesso in vari livelli di consapevolezza, dalle fasi più grossolane a quelle più sottili e profonde.
La Coscienza è come una cipolla composta di vari strati, pian piano che si sbuccia, infine si scopre che non c'è "nulla". Per questo i buddisti definiscono la nostra vera ed ultima natura come "il Vuoto". Lì ogni identificazione scompare resta solo la presenza/assenza assoluta, senza differenziazione. Uno scioglimento indescrivibile a parole ma sperimentabile e riconoscibile come il nostro vero Sé.
I saggi indiani che nella loro ricerca speculativa hanno cercato di fornire un'immagine, attraverso similitudini, di questo ritorno all'assoluta presenza/assenza, hanno descritto questo processo del "ritorno" alla nostra vera natura, utilizzando l'immagine della "cipolla" descrivendo strato dopo strato le varie forme coscienziali.
Ovviamente si parte dal senso dell'io fisiologico, quello che definiamo "ego", fino a raggiungere il "noumeno" ed infine la scomparsa di ogni identità concettuale separativa.
Finché l’osservatore si identifica con l'apparato fisiologico sensoriale esterno, ovvero di un "io" che si riconosce con l’agente e con le sue azioni vissute nello stato di veglia e non realizza la sua costante presenza negli altri "strati dell'io", la sua consapevolezza è limitata al corpo-mente che si manifesta negli stati riconducibili alla mente. Ma il momento -come già detto- che tale limitazione o identificazione è superata l'ignoranza scompare e subentra la conoscenza o realizzazione del vero Sé.
La Coscienza è la nostra vera natura ed è il "misuratore" costantemente presente in ogni esperienza vissuta. La Coscienza è la matrice universale che consente il gioco dell'esistenza duale: soggetto/oggetto. Ognuno di noi, tramite la Coscienza, sperimenta se stesso in vari livelli di consapevolezza, dalle fasi più grossolane a quelle più sottili e profonde.
La Coscienza è come una cipolla composta di vari strati, pian piano che si sbuccia, infine si scopre che non c'è "nulla". Per questo i buddisti definiscono la nostra vera ed ultima natura come "il Vuoto". Lì ogni identificazione scompare resta solo la presenza/assenza assoluta, senza differenziazione. Uno scioglimento indescrivibile a parole ma sperimentabile e riconoscibile come il nostro vero Sé.
I saggi indiani che nella loro ricerca speculativa hanno cercato di fornire un'immagine, attraverso similitudini, di questo ritorno all'assoluta presenza/assenza, hanno descritto questo processo del "ritorno" alla nostra vera natura, utilizzando l'immagine della "cipolla" descrivendo strato dopo strato le varie forme coscienziali.
Ovviamente si parte dal senso dell'io fisiologico, quello che definiamo "ego", fino a raggiungere il "noumeno" ed infine la scomparsa di ogni identità concettuale separativa.
Finché l’osservatore si identifica con l'apparato fisiologico sensoriale esterno, ovvero di un "io" che si riconosce con l’agente e con le sue azioni vissute nello stato di veglia e non realizza la sua costante presenza negli altri "strati dell'io", la sua consapevolezza è limitata al corpo-mente che si manifesta negli stati riconducibili alla mente. Ma il momento -come già detto- che tale limitazione o identificazione è superata l'ignoranza scompare e subentra la conoscenza o realizzazione del vero Sé.
La saggezza consiste nel rimanere immune dall'illusione dopo aver compresa e realizzata la verità. Il Sé è sempre stato presente ma nella recita dell'esistenza abbiamo "dimenticato" la nostra vera identità identificandoci con la "maschera" esteriore.
Il Ritorno alla completezza della nostra identità integrale ci consente di osservare gli eventi e le azioni svolgersi senza che vi sia alcuna propensione o intenzione o giudizio in noi. Spontaneamente ogni cosa avviene confacentemente e conseguentemente al “destino” designato. Il destino è la risposta alla naturale interazione (e predisposizione) dei vari elementi coinvolti… Siccome tutto succede automaticamente non vi è alcuna “preferenza” nell’agire del saggio.
Il Ritorno alla completezza della nostra identità integrale ci consente di osservare gli eventi e le azioni svolgersi senza che vi sia alcuna propensione o intenzione o giudizio in noi. Spontaneamente ogni cosa avviene confacentemente e conseguentemente al “destino” designato. Il destino è la risposta alla naturale interazione (e predisposizione) dei vari elementi coinvolti… Siccome tutto succede automaticamente non vi è alcuna “preferenza” nell’agire del saggio.
Paolo D'Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica
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