Paolo, dopo più di due anni, ha accettato di accompagnarmi nel mio ritorno a Spilamberto, che è avvenuto domenica 19 luglio scorso. So che la sua permanenza qui è più gradita se riusciamo a fare qualche incontro in cui possa esprimere le sue idee, o anche solo i suoi modi espressivi e c'è un'urgenza, in questo, oggi più che 15 anni fa. Così, dopo aver celebrato il Gurupurnima il 29 luglio, a Castelvetro, il Mahasamadhi di Nityananda, a Vignola, l'8 agosto, il 9 agosto 2026 ci siamo trovati al circolo Paradosso di Spilamberto per un incontro non troppo "facile". Dopo alcuni incontri o messaggi con le persone che gestiscono il Circolo, avevamo fissato data, orario e argomento.
Trascrivo dalla locandina: "Uomo, chi sei? Un dialogo sulla Spiritualità laica. Un incontro per interrogarsi, senza dogmi né certezze precostituite. A raccontarci la sua esperienza di spiritualità laica è Paolo D’Arpini, classe 1944. Paolo ha attraversato l’Africa equatoriale fino in India, dove ha incontrato il suo Guru, Baba Muktananda. Dal 1976 è tra i primi abitanti della comunità artistica, politica e spirituale di Calcata, nella Tuscia, e ha continuato i suoi viaggi in India fino agli anni ’90. Oggi si dedica alla scrittura sul suo blog.
A guidare la conversazione Saverio Cioce, giornalista che ha raccontato la cronaca modenese per oltre quarant’anni, dalle radio locali del 1976 alla Gazzetta di Modena... Ti aspettiamo per una serata di riflessione, dialogo e ascolto."
Ed il dialogo effettivamente c'è stato, tra Paolo, Saverio ed anche con le persone presenti, più numerose del previsto, considerando la giornata particolarmente calda e l'orario non proprio attraente (le 17.30). Due grandi ventilatori nella sala del Paradosso dove si fanno di solito i discorsi, mitigavano la calura.
Saverio ha iniziato con alcune domande e Paolo rispondeva, forse c'è voluto (almeno secondo me) un po' di tempo perché si sintonizzassero sull'argomento. E' ovvio che per Paolo quei discorsi sono il frutto della ricerca di una vita, per altri ascoltatori, forse i termini "Spiritualità laica" possono sembrare un controsenso, dato il significato comunemente adottato del termine "laico" rispetto a quello che lui gli attribuisce e che deriva dal significato greco e latino.
A seguito di altre domande Paolo ha raccontato fasi della sua vita, fino a sviscerare cose di sé molto intime, anche troppo a mio parere, ma ormai posso dire di conoscerlo e di ammirare in lui la sua onestà e sincerità, per cui non c'è niente di lui che non possa essere detto e di cui ci si debba vergognare: i lavori e lavoretti svolti durante la sua vita, la richiesta della pensione sociale, che ritiene ampiamente meritata, i suoi rapporti con le donne, la necessità di liberarsi completamente dall'ego e dalle sue sovrastrutture, cosa che gli è stata possibile grazie al suo epico viaggio in Africa, in mezzo a pericoli, malattie, povertà e, finalmente, dall'incontro con il suo Guru, Swami Muktananda, in quel di Ganeshpuri. Guru che lui non ha mai cercato, anzi, era andato a conoscerlo per "smascherarlo", essendo in realtà lui stesso "smascherato" da lui, ma più che smascherato, riconosciuto e i quel momento Paolo ha riconosciuto sé stesso, spogliandosi dell'ultima maschera.
Quindi, a parte tutti i racconti spirituali, oggi anche di gran moda, che possono comunque essere utili a focalizzare la nostra attenzione sulla spiritualità (che comunque è insita in ognuno di noi) da Paolo definita "laica" perchè non è legata, non è condizionata da nessuna religione (anche se ci piace il modo espressivo di una certa religione, possiamo benissimo seguirla). Questa "libertà" spirituale ha incentivato il pubblico attento, ma un po' dubbioso, ad esercitare l'auto indagine "Chi sono io?". Questo era il metodo raccomandato dal grande saggio Ramana Maharshi, come mezzo per raggiungere la piena consapevolezza del proprio Sé.
Al Circolo Paradosso, verso la fine del dialogo, ci sono state alcune interessanti domande del pubblico: il significato del silenzio nella ricerca spirituale e l'importanza, per lui, se ce n'è una, della meditazione formale. Il primo è sempre importante e nel silenzio si scopre la propria vera natura, un silenzio esterno ma anche interno, nel quale non dai spago alle tue vasanas, cioè ai pensieri ricorrenti, ossessivi, effimeri, che ti fanno credere di essere quei pensieri, mentre la coscienza emerge dal vuoto mentale e in quel momento scopri chi sei veramente.
La meditazione formale è stata importante per lui, anni fa, per focalizzare l'attenzione sul Sè, svuotando la mente, ma quando questo Sè l'hai incontrato, riconosciuto e mai più abbandonato né soffocato dai mille stimoli esterni e interni ed hai incontrato l'Amore pieno e assoluto di una Madre spirituale come Anasuya Devi (Amma) a Jillelamudi per la quale siamo tutti suoi figli (dato che siamo tutti la stessa cosa, L'Assoluto), la meditazione è la semplice presenza.
Ecco, credo di aver riportato a grandi linee il dialogo che si è svolto. Non sono cose semplici, soprattutto perché per Spiritualità solitamente si intendono aspetti superficiali, l'essere buoni e amorevoli, mentre è nella consapevolezza profonda che va ritrovata.
La vita di Paolo, come lui dice a volte, è stata fortunata e benedetta dall'incontro con tanti "santi" laici e che sono stati per lui uno specchio per riconoscere Sè stesso ed io mi ritengo fortunata di aver incontrato lui sul mio cammino.
Commento ricevuto da un'amica che era presente: "Paolo ci ha spiegato concetti complessi con poche e semplici parole. Sempre preciso, puntuale e pertinente nelle sue risposte ha messo a nostra disposizione la sua esperienza di vita rendendoci partecipi della sua conoscenza."
Caterina Regazzi
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