giovedì 2 luglio 2020

Holomotion or creation? Recognize yourself in what it is ... - Olomovimento o creazione? Riconoscersi in ciò che è...


Risonanza: ha dita invisibili e lunghissime. | Tiziano Solignani

The denial of creation, as the work of a personal God, is much older than any "scientific discoveries" or "lay spiritual intuitions". It even dates back thousands of years before our era. The concept was already present in the "Nondual" philosophy of India and in Chinese Taoism, and also had an edge in the Buddhist theory of the "Void" (or Sunyata).

The manifestation appears in the Absolute through a spontaneous "holomovement", or "Power" (Shakti) intrinsic in it. The Absolute does not create ... he simply is. It has no will or desire. In Advaita (Non-dualism), all existence is a natural expression of the energy proper to Being, there is no deliberate fulfillment or finality in manifestation. From the "empirical" point of view, the explanation that is given of the "creative" event is that of the energetic movement, a "gradient" that is formed following the appearance in the reflective mirror of the cosmic mind of the concept of space and time. .

A sort of conditioning or ability of the mind to project itself into that "continuum" through the formation of an incessant series of "frames", defined as "moments" and "places". We could say that this "continuum" corresponds, ab initium, to the so-called Big Bang, and in fact both space and time arise simultaneously from that hypothetical primordial expansion. But also to say that the event started at a certain time and that it continues in space is a concession to the experience lived by the "beings" who move within the space / time. In truth, these "beings" are also conceptual and relative as much as the existence of the passage of time and expansion in space. In short, the Void, or the Absolute, always prevails, everything contains and everything transcends.

In Taoism what is defined space is called "Yin" and what is defined time is called "Yang". The meeting, or friction, between these two forces inherent in the Tao (Absolute), produces all the visible effects (ie the birth of the so-called "ten thousand creatures"). In Tao there is no intention, the entirety of the manifesto is the result of a spontaneous alternation or chasing of the Yin and Yang energies along an infinite spiral.

In Buddhism, the only concession that is made to the existence of a "God" is in the form of a compensatory power inherent in the law of cause and effect. He is therefore described as the dispenser of karmic retribution. But never takes on a specific form as in Christian or Muslim religions or in any case worshiping a "personal God".

How then does the idea of ​​a God "creator and lord of heaven and earth" arise in monotheistic or polytheistic faiths? It is evident that this thought is structured in the individual mind of man as an attempt to give an answer and a sense to his identification with the form and with his considering "true and real" the manifestation of the events observed in space-time. Therefore, the existence of a higher entity that "oversees" the activities of the universe is supposed. This belief is both a consolation to one's hypothetical inferiority with respect to our perceiving ourselves as present in the world and a speculative thought functional to the separative illusion. In truth, the Universe is an inseparable whole and as in a hologram, every single particle contains that Whole in an integral way. This is also true in a logical sense since the Whole can never be split, even though it manifests itself in apparent differences.

Indeed even when we believe we are a part and separated from the Whole we cannot help but affirm it through the awareness that is the root of our feeling and the only proof of our existence. This consciousness is a common feature of every living form and is inherent in nature itself. In fieri, or in latency, in the so-called inorganic matter and in evidence in the organic forms, which are a biochemical transformation of matter. And it is precisely in this "consciousness" - better to define it "awareness" - that the manifestation takes shape and therefore becomes sensory experience. And this Consciousness, as a natural expression of the Absolute, is unique and indivisible, it represents the true reality of each being. Be it a hypothetical God or an amoeba or a germ or a stone ... and this is what quantum physics can demonstrate. In an attempt to unhinge at least the grossest ignorance about the true nature of Being and Existence.

Paolo D'Arpini

Riconoscersi in ciò che si è - Questa è realizzazione? - Cultura - SPIRITUAL

Testo italiano

La negazione della creazione, in quanto opera di un Dio personale, è ben più antica delle “scoperte scientifiche”  o delle “intuizioni spirituali laiche”. Addirittura essa risale a migliaia di anni prima della nostra era. Il concetto era già presente nella filosofia “Nonduale” dell’India e nel Taoismo Cinese, ed ebbe una sponda anche nella teoria buddista del “Vuoto” (o Sunyata).

La manifestazione appare nell’Assoluto attraverso uno spontaneo “olomovimento”, o “Potere” (Shakti) in esso intrinseco. L’Assoluto non crea… egli semplicemente è. Non ha volontà né desiderio. Nell’Advaita (Non-dualismo), tutto l’esistente è una naturale espressione dell’energia propria dell’Essere, non c’è compimento deliberato o finalità nella manifestazione. Dal punto di vista “empirico” la spiegazione che viene data dell’evento “creativo” è quella del movimento energetico, un “gradiente” che viene a formarsi in seguito all’apparizione nello specchio riflettente della mente cosmica del concetto di spazio e di tempo.

Una sorta di condizionamento o capacità della mente di proiettarsi in quel “continuum” attraverso la formazione di una serie incessante di “fotogrammi”, definiti “momenti” e “luoghi”. Potremmo dire che tale “continuum” corrisponde, ab initium, al cosiddetto Big Bang, Ed in effetti sia lo spazio che il tempo sorgono contemporaneamente da quella ipotetica espansione primordiale. Ma anche affermare che la manifestazione è iniziata in un certo tempo e che si protrae nello spazio è una concessione all’esperienza vissuta dagli “esseri” che si muovono all’interno dello spazio/tempo. In verità tali “esseri” sono anch’essi concettuali e relativi tanto quanto l’esistenza del trascorrere del tempo e dell’espandersi nello spazio. Il Vuoto, o l’Assoluto, insomma prevale sempre, tutto contiene e tutto trascende.

Nel Taoismo quel che viene definito spazio è detto “Yin” e quel che è chiamato tempo viene detto “Yang”. L’incontro, o frizione, fra queste due forze insite nel Tao (Assoluto), produce tutti gli effetti visibili (ovvero la nascita delle cosiddette “diecimila creature”). Nel Tao non v’è intento, l’interezza del manifesto è il risultato di uno spontaneo alternarsi o rincorrersi delle energie Yin e Yang lungo una spirale infinita.

Nel Buddismo l’unica concessione che viene fatta all’esistenza di un “Dio” è nella forma di un potere di compensazione insito nella legge di causa-effetto. Egli viene perciò descritto come il dispensatore della retribuzione karmica. Ma mai assume una forma specifica come nelle religioni cristiane o musulmane o comunque adoranti un “Dio personale”.

Come sorge allora nelle fedi monoteiste o politeiste l’idea di un Dio “creatore e signore del cielo e della terra”? E’ evidente che tale pensiero viene strutturato nella mente individuale dell’uomo come un tentativo di dare una risposta ed un senso alla sua identificazione con la forma e con il suo ritenere “vero e reale” il manifestarsi degli avvenimenti osservati nello spazio tempo. Pertanto si suppone l’esistenza di un’entità superiore che “sovrintende” alle attività dell’universo. Questa credenza é sia una consolazione alla propria ipotetica inferiorità rispetto al nostro percepirci come presenti nel mondo sia un pensiero speculativo funzionale all’illusione separativa. In verità l’Universo é un tutto inscindibile e come in un ologramma ogni singola particella contiene quel Tutto in modo integrale. Questo é vero anche in senso logico poiché il Tutto non può essere mai scisso, pur manifestandosi nelle differenze apparenti.

Invero anche quando riteniamo di essere una parte e separati dal Tutto non possiamo fare a meno di affermarlo attraverso la coscienza che è la radice del nostro sentire e l’unica prova del nostro esistere. Tale coscienza è caratteristica comune di ogni forma vivente ed è connaturata nella natura stessa. In fieri, o in latenza, nella materia cosiddetta inorganica ed in evidenza nelle forme organiche, che della materia sono una trasformazione biochimica. Ed è appunto in questa “coscienza”- meglio sarà definirla “consapevolezza”- che la manifestazione prende forma e quindi diventa esperienza sensoriale. E tale Coscienza, in quanto naturale espressione dell’Assoluto, è unica ed indivisibile, essa rappresenta la vera realtà di ogni essere. Sia esso un ipotetico Dio od un’ameba od un germe od una pietra… e di questo la fisica quantistica può darne una dimostrazione. Nel tentativo di scardinare almeno l’ignoranza più grossolana sulla vera natura dell’Essere e dell’Esistere.

Paolo D'Arpini  

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