sabato 2 dicembre 2017

The process of manifestation through which the One becomes many - Il processo della manifestazione attraverso il quale l'Uno diventa molti



Speculating on the creation of the world, from the One to many, it   is not a matter of importance  for the  knower of Truth ...

The sages advaitins, not dualists, who do not consider the observer as separate or different from the observed and the observation, or in other words the individual ego, the world and God, hardly waste time describing the unfolding of creation in space time. For these sages everything is in the eternal "present", in the here and now, and the illusion of evolving from the past into the future is considered a mere hallucination, a mental image that does not deserve particular explanation. "Added knowledge" is defined  the knowledge of the manifestation process, a sort of anecdotal fable that has no value from the point of view of ultimate Truth.

Yet, as a result of a dialogative speech, in which even "trivial" aspects of knowledge are examined, it has sometimes happened that even sages of the bulk of Ramana Maharshi or Nisargadatta Maharaj "wasted time" describing the formative process of existence and of  the manifest  world. In the time closest to us, when Nisargadatta was still alive, that is until 1981, electric magnetophones already existed and therefore the transcription of informal or formal dialogues was easy to gather and summarize,  in those  the sage, answering the questions of some researchers, explained the manifestative modes of consciousness / energy as its aspects unfolded in various forms ... His words were recorded in tapes and then transliterated, a patient work but with a solid base of reference.

At the time of Ramana Maharshi, who left the body in 1950, instead it was not possible to use technical equipment, all his sayings were reported by devotees who attended his speeches, however such transcripts are reliable because Ramana was always asked to confirm the text before final printing. In this context we must be particularly grateful to the devout Telgu of birth (native of Andra Pradesh), Sri Munagala S. Venkataramiah, who in the space of 5 years (1935-1939) collected several sayings of Ramana Maharshi uttered during various meetings held in  the Ashram of Tiruvannamalai.

In particular, for the purpose of an empirical understanding of the manifestative process, I found an explanation held on January 7, 1937 (Talks) that is particularly significant, it refers to strophe n. 6 of Arunachala Ashtaka. In this stanza the small point = ego is analyzed; the small point composed of darkness = the ego consisting of latent tendencies; the observer or subject or ego that rises expands itself in the form of what is seen, the object and the internal organ of perception. The reflected light operating in the mind must be suffused for this ego to arise. In the middle of the day a rope can not be mistaken for a snake. The rope itself can not even be seen if there is a thick darkness so that there is no possibility of exchanging it for a snake. Only in a weak or soft light can the mistake of exchanging a rope for a snake happen.

The same thing happens for the Pure and Radiant Being that emerges as "I am", this is possible only in a light surrounded by darkness. This darkness is otherwise known as Primitive Ignorance (or Original Sin). The light that shines through this ignorance is called "Reflected Light". This Reflected Light is known as Ishwara or God. It is well known that the manifestation of Ishwara occurs through Maya (his power of Illusion). The other name in which this Power is called is "Pure Mind", or Satva quality, this implies that there is also an "impure mind" and this is represented by the ego, which is a next step in the reflection of the Light of  Supreme Consciousness  through the Rajas, or active quality of the mind.

Finally, the external or material aspect of the manifestation arises, through the quality Tamas, or inertia, which manifests itself in the form of the internal organs of perception and their external objects.

From the physiological point of view it can be said that this process of outsourcing proceeds through the brain. The different states of waking, dream and deep sleep therefore originate from that ignorance of  "Self", with the mind that turns to the outside (through the projective process of the mental apparatus) experiencing the condition of waking and dreaming and withdrawing into the deep sleep in a state of latency. All these of course are only "phenomena" that appear through the Reflected Light on the Substrate of Existence and Absolute Awareness of the self-luminous Self.

So the world can not be "independent" of its Source, and that is how the One Being becomes many. The Power that manifests this Game of Existence is really great! And the realization of one's original Nature is the joyful purpose of life.

Paolo D'Arpini


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Testo italiano

Speculare sulla creazione del mondo, dall'Uno ai molti, è un argomento di poca importanza per i conoscitori della Verità…

I saggi advaitins, non dualisti, che non considerano separati o diversi l’osservatore l'osservato e l'osservazione,  o in altre parole l’Io individuale il mondo e Dio, assai difficilmente perdono tempo a descrivere il  dispiegamento della creazione nello spazio tempo. Per tali saggi tutto è nell’eterno  “presente”,   nel qui ed ora, e l’illusione di una evolversi dal passato verso il futuro è considerata una semplice allucinazione, una immagine mentale che non merita particolare spiegazione.  “Conoscenza aggiunta” è definita la conoscenza del processo manifestativo, una sorta di favola aneddotica che non ha alcun valore dal punto di vista della Verità ultima.

Eppure, per effetto di un parlato dialogativo, in cui vengono esaminati anche aspetti “banali” della conoscenza, talvolta è accaduto che persino saggi della mole di Ramana Maharshi o Nisargadatta Maharaj “perdessero tempo” a descrivere il processo formativo dell’esistenza e del mondo manifesto.  Nel tempo più vicino a noi, quando era  ancora in vita Nisargadatta, cioè sino al 1981, esistevano già i magnetofoni a nastro e perciò la trascrizione dei dialoghi informali o formali era di facile raccolta e riepilogo,  in essi il saggio, rispondendo  alle domande di alcuni ricercatori, spiegava i modi manifestativi della coscienza/energia  come suoi aspetti  dispiegatisi  nelle varie forme… Le sue parole venivano registrate in nastri e poi traslitterate, un lavoro paziente ma con una base solida di riferimento.

Al tempo di Ramana Maharshi, che lasciò il corpo nel 1950, invece non era possibile usare attrezzature tecniche, tutti i suoi detti erano trascritti da devoti che assistevano ai suoi discorsi, comunque tali trascrizioni sono affidabili poiché veniva sempre chiesta conferma al saggio  prima della stampa definitiva. In questo contesto dobbiamo essere particolarmente riconoscenti al devoto Telgu di nascita (originario dell’Andra Pradesh), Sri Munagala S. Venkataramiah, che nell’arco di 5 anni (1935-1939) raccolse parecchi detti  di Ramana Maharshi  pronunciati durante vari incontri tenuti nell’Ashram di Tiruvannamalai.

In particolare, ai fini di una comprensione empirica del processo manifestativo,  ho rilevato una spiegazione tenuta il 7 gennaio del 1937 (Talks) che è particolarmente significativa, essa è riferita alla strofa n. 6 dell’Arunachala Ashtaka. In questa strofa  si analizza il piccolo punto = ego; il piccolo punto composto da tenebre = l’ego che consiste di tendenze latenti; l’osservatore o soggetto o ego che sorge espande se stesso nella forma di ciò che è visto,  l’oggetto e  l’organo interno di percezione. La luce riflessa operante nella mente deve essere soffusa affinché tale ego possa sorgere. In pieno giorno una corda non può essere scambiata per un serpente. La corda stessa non può nemmeno essere vista se c’è tenebra fitta così ché  non c’è possibilità di scambiarla per un serpente. Solo in una luce  debole o soffusa può  accadere l’errore di scambiare una corda per un serpente.

La stessa cosa avviene per il Puro e Radiante Essere che emerge come "Io sono", ciò è possibile solo in una luce circonfusa da tenebra. Questa tenebra è altrimenti conosciuta come  l’Ignoranza Primitiva (ovvero il Peccato Originale).  La luce che traspare attraverso questa ignoranza è chiamata “Luce Riflessa”. Tale  Luce Riflessa è conosciuta come Ishwara o Dio. Infatti è noto che la manifestazione di Ishwara avviene attraverso Maya (il suo potere di Illusione).  L’altro nome in cui tale Potere è chiamato è “Pura Mente”,  o qualità Satva, ciò implica che ci sia anche una “mente impura” e questa è rappresentata dall’ego, che  è  un passo successivo nella riflessione della Luce della Consapevolezza Suprema attraverso la qualità Rajas, od attiva,  della mente.

Infine sorge l’aspetto esteriore o materiale della manifestazione, attraverso la qualità Tamas, o inerzia, che  si manifesta in forma degli organi interni di percezione e dei loro oggetti esterni.

Dal punto di vista fisiologico può dirsi che questo processo di esternalizzazione procede attraverso il cervello. I diversi stati di veglia, sogno e sonno profondo hanno quindi origine da quella ignoranza “di Sé”, con la mente che si rivolge all’esterno (attraverso il processo proiettivo dell’apparato mentale) sperimentando la condizione di veglia e sogno e ritirandosi nel sonno profondo in  stato di latenza. Tutti questi ovviamente sono solo “fenomeni” che  appaiono attraverso la Luce Riflessa sul Substrato dell’Esistenza e Consapevolezza  Assoluta dell’auto-luminoso Sé.

Quindi il mondo non può essere “indipendente” dalla sua Sorgente, ed è così che l’Unico Essere diventa molti. Il Potere che manifesta questo Gioco dell’Esistenza è davvero grande! E la realizzazione della propria originale Natura è lo scopo gioioso della vita.

Paolo D’Arpini

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