"Alice: quale via dovrei prendere? Gatto: dipende dove vuoi andare. Alice: ma io non so dove andare. Gatto: allora non importa quale via prendere" (Lewis Carroll)
“Ognuno deve riuscire a scoprire quale è il suo vero ruolo in questa vita e non accettarne uno non vero.” (Roberto Anastagi)
Concordo con questo pensiero, che è allineato al concetto portante della psicologia analitica di Jung che viene espresso con queste parole: il percorso d’individuazione dell’anima. E’ una sintesi moderna che attinge dalla tradizione gnostica ed alchemica e che ritengo tutt’ora valida ed attuale.
Il concetto espresso da Jung suggerisce di porre maggiore attenzione nella realizzazione interiore invece che in quella esclusivamente esteriore, grazie all’ascolto e al riconoscimento delle motivazioni con le quali siamo venuti su questo pianeta e di far incontrare tutto ciò con la realtà esterna, “ricostruita” nel pensiero ed rielaborata nella profondità da noi stessi attraverso la “coniunctio oppositorum”.
Se applicheremo la strategia del “percorso d’individuazione dell’anima” non necessariamente ci sentiremo allineati con i valori che la società attuale vuole imporre attraverso il mito della “personalità”, espresso nell individualismo sfrenato… che spesso non è altro che una “maschera” con la quale ci illudiamo di realizzare il massimo da questa vita, ma che invece può solo allontanarci dai sentimenti e dalle aspirazioni più autentiche.
L’unico risultato che otterremo, vivendo per alimentare la personalità sarà l’angoscia, l’ansia da prestazione, il sospetto che qualcun altro possa essere migliore di noi, la paura di perdere tutto quello che abbiamo conquistato… quindi otterremo la malattia del corpo, della mente e dello spirito.
Se cadremo nella trappola della “personalità” ci lasceremo sfuggire le occasioni di confronto, di condivisione, di miglioramento, di reale trasformazione, di contatto autentico con la realtà dell’anima sognante, splendente di Luce, saggezza e gioiosità, dove noi non siamo diversi dall’altro, bensì ci rispecchiamo nell’altro e sappiamo di poter vivere senza alimentare il concetto di “separazione”, bensì coltivando l’umanità, la compassione, l’armonia, la fraternità.
Renato Tittarelli
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