giovedì 29 gennaio 2026

Il destino e la naturale predisposizione della mente...

 


"Tu sai che l'entità in quanto tale è totalmente fittizia e non ha indipendenza sua propria. Ma questa entità fittizia deve vivere la sua vita normale. Dov'è il problema? È così difficile condurre una vita normale sapendo che il vivere stesso è un concetto? Hai afferrato il punto? Una volta che hai visto il falso come falso, una volta che hai visto la natura duale di ciò che chiami 'vita' - che in effetti è il vivere - il resto dovrebbe essere semplice; semplice quanto la condizione di un attore che recita il suo ruolo con zelo, sapendo che è soltanto un ruolo in una commedia e nulla di più. Riconoscere questo fatto con convinzione, percepire questa posizione, è tutta la verità. Il resto è fingere." (Nisargadatta Maharaj)

Anni fa, quando ancora abitavo a Calcata, mi trovavo nella grotticella dedicata ad  Anasuya Devi, la mia madre spirituale, e al Dio Ganesh, e mi capitò di rileggere la storia di Mansur Mastana, un saggio sufi che avendo ottenuta la realizzazione del Sé, lo dichiarò pubblicamente affermando “Ana’l-ahqq” che significa “Io sono Dio”.

Ovvio che in una religione dualistica come quella musulmana tale affermazione fu presa per eresia e Mansur fu condannato a morte. Ma anche sul patibolo egli rideva e continuava ad affermare “la verità” della sua esperienza ma gli altri non potevano capire e semplicemente pensarono che fosse impazzito e comunque meritevole di morte.
 
In seguito i sufi s’intesero fra di loro che in futuro sarebbe stato meglio non affermare pubblicamente tale verità, che anche quando fosse stata raggiunta era meglio uniformarsi alle convenienze essoteriche, lasciando le verità esoteriche nel cerchio ristretto degli iniziati.

Così a volte ci possono essere esperienze spirituali che non è bene divulgare, poiché potrebbero essere fraintese o creare confusione nella mente degli ascoltatori. Per questa ragione in tutte le scuole iniziatiche si proibisce esplicitamente di farsi belli con i miracoli, le visioni, gli insegnamenti ricevuti ed impartiti e quant’altro.

Però, però…  qualcosa vorrei raccontare.  
In effetti non tutti i modi espressivi dello "spirito" sono così elevati da sentircene orgogliosi, spesso per capire un qualcosa di noi, nel profondo, abbiamo bisogno di una dimostrazione della “piccolezza” dell’io superficiale. Questa comprensione è importante per   realizzare che non occorre uniformarsi ad un “modello” di santità idealistica, che ci fa apparire santi a tutti i costi, ma che è sufficiente poter sorridere e passar sopra alla propria  figura ed agli atti da essa compiuti, considerandoli normali avvenimenti sul cammino.

Nello specifico mi riferisco ai nostri aspetti caratteriali, le tendenze e predisposizioni che solitamente consideriamo espressioni del carattere.

Dovete sapere, forse già lo sapete, che questo personaggio Paolo D’Arpini è nato in un anno della Scimmia  ed è perciò profondamente convinto di sapersela cavare al meglio in ogni campo (o per lo meno ci prova). Ma siccome ha il Legno (amore, empatia) come elemento principale, egli manifesta questa sicurezza tramite i sentimenti. Poi c’è il Metallo che rende codesto scimmiotto alquanto giusto ed il Fuoco che gli fa vedere le cose per quel che sono, anche se lo rende un po’ troppo “intelligente”  diciamo pure astuto  (in senso "speculativo").

Il risultato?

Quando da ragazzo scrivevo poesie lo facevo con impegno amoroso, magari cercando di conquistare con quelle dolci parole le ragazze che altrimenti non mi avrebbero filato (visto che fisicamente  non sono un granché). Siccome poi non mi piace la competizione violenta  mi ero specializzato nel poker in modo da dimostrare la mia abilità con il gioco   (questo mi ricorda un po’ il tragitto di Siddharta). Inoltre, per quanto riguarda la giustizia, chi mi conosce sa quanto sia un Don Chisciotte che va contro i mulini a vento, e per l’intelligenza la riprova sta nella capacità (messa in pratica anche ora) di raccontare storie ed aneddoti che sanno pure affascinare….

Insomma in tutte le vicende della vita, le tendenze innate, la disposizione alla nobiltà d'animo, le caratteristiche psichiche e gli aspetti elementali si manifestano secondo la loro natura e non c’è nulla da fare in ciò, succede e basta! Ovviamente questo vale anche nella dimostrazione della mia “santità”, quando si tratta cioè di fare quella parte, debbo in qualche modo  farlo attraverso le caratteristiche incarnate. Ma questo non è un "atteggiamento" e nemmeno una "pretesa" è semplicemente la dimostrazione di quel che si è, nel nome e nella forma. E qualsiasi altra persona fa la stessa cosa secondo le proprie predisposizioni e spinte interiori. Non serve cercare di "farsi belli", siamo già belli (o "brutti") come siamo. L'importante è non farne una "professione" ma lasciare che gli elementi giochino con gli elementi.

Ancora a proposito di ricordi  rammento che un giorno, parlando con un amico pittore che si interessava di fantasia onirica gli raccontai che un mio "sogno" era quello di "fondare una nuova religione". Da qui il mio voler dare uno specifico ed esclusivo nome all’esperienza interiore, da me definita “spiritualità laica”, che è uno dei miei vezzi ormai riconosciuti.

La comprensione del significato “spiritualità” appartiene in verità all’intelletto mentre il “cuore” non darebbe alcun nome, al massimo sarebbe una “meraviglia di sé”. Dare una definizione ed un significato all’esperienza è già separazione, dualismo.  

Il “cuore” accetta solo l’unione, semplice fioritura, e non comprende la “descrizione” di tale fioritura. Eppure è sotto gli occhi di chiunque che io continuo a parlare di “spiritualità laica” come un giusto modo di esprimere l’integrazione e la realizzazione, avendolo reso persino un “filone”…

Scusatemi per questo imbroglio scimmiesco, ma non potevo farne a meno!

Paolo D'Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica






lunedì 26 gennaio 2026

Risveglio spirituale e ritorno all'umano...

 



Le religioni tradizionali e le ideologie sono ormai  una zavorra inutile, eppure talvolta occorre analizzarle per lo meno allo scopo di ridimensionarle a quel che realmente sono: favole necessarie all'infanzia!

In questo momento storico, in cui assistiamo ad uno scontro ideologico fra varie culture, sovente mi son trovato a mediare le opposte visioni e le contrapposizioni che si creano fra esseri umani. La tendenza costituita è sempre quella di separare nel nome di un'ideologia, di una religione. 


Ciò che avviene in medio oriente fra ebrei e musulmani, fra sciiti e sunniti, avviene anche nel resto del mondo, fra cattolici, ortodossi e protestanti, etc.  e le guerre di "religione" (ivi comprese quelle di carattere finanziario) si manifestano a livello planetario.  Con l'inserimento in lizza del nuovo "materialismo consumista" in antagonismo col "primitivismo ecologista".

In Italia oggi c’è un grande fermento pseudo-religioso, da una parte alcuni si arroccano sulla difesa del cattolicesimo come ultima ratio di civiltà, altri si "convertono" all'islamismo, altri  fanno di tutto per dimostrare che invece è proprio lì il marcio, ed altri ancora si rivolgono a religioni più soft e ragionevoli, verso lo yoga o le tendenze new age e neopagane.

Di queste variegate espressioni di pensiero  io cerco di accogliere le parti più "sane", lo faccio bonariamente, con spirito sincretico,  e cerco di mitigare le accuse e le critiche verso le religioni "tradizionali" (giudaismo, cristianesimo ed islam) soprattutto se queste possono divenire motivo di separazione razziale e di spaccatura nel significato di comune appartenenza alla specie umana.

Certi atteggiamenti intolleranti li ho spesso  trovati in diversi esponenti religiosi ma anche in "puri" razionalisti atei. Questo succede a tutti coloro che si arrogano il diritto di insegnare un loro "vangelo".  Ed è ciò che fanno pedantemente tutti gli assuntori di una religione o ideologia, che siano padri della chiesa, maestri della fede, mullah e rabbini o docenti supremi della "verità" atea.

Ma queste idee separative della specie umana, basate su un pensiero, su un concetto, non hanno senso alcuno. Come si può separare quello che non è mai stato diviso dalla natura e non è nemmeno divisibile?

Prendete un cristiano, se lo accoppiate con un’animista prolificano; prendete una ebrea, se la accoppiate con un taoista, prolificano; prendete un musulmano se lo accoppiate con una atea, prolificano… Tra l’altro i musulmani, che sono furbi, l’avevano già affermato “indirettamente” che non c’è differenza alcuna, infatti hanno insegnato che tutti i figli nati da un musulmano sono musulmani  e tutte le donne che si accoppiano con un musulmano vengono assorbite nella “religione”.

Le religioni e le ideologie sono solo etichette messe lì da furbi “speculatori” per creare scompiglio fra gli uomini, soprattutto fra quelli che amano pensare in termini dualistici e che non hanno nient’altro da fare se non vedere differenze fra se stessi e gli altri… ed in questo ovviamente sono bravissimi i cristiani, i musulmani, gli ebrei, i nazisti, i comunisti, i flippatisti… e tutti quelli che spaccano l’umanità in nome di un “nome”

Coraggio! Siamo tutti Esseri Umani

 Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica

sabato 24 gennaio 2026

Le lampade sono diverse la luce è la stessa...

 



mercoledì 21 gennaio 2026

La spiritualità ecologica...




Molte religioni insegnano ad essere buoni, amare il prossimo, aiutare i poveri ecc. Sono buoni consigli, ma limitati. Perché? Perché se pensiamo solo al bene degli esseri umani, siamo sempre egoisti, egoisti nel senso collettivo; si può dire specisti. Specismo, ossia la convinzione che la natura e gli animali esistono per l’uso di una sola specie, chiamata homo sapiens. In realtà noi siamo solo una specie tra milioni di altre. 

L’umanità ha creato lungo la sua storia molte credenze per sostenere la propria superiorità e per giustificare lo sfruttamento del mondo animale, p.es introducendo la credenza che solo gli umani hanno un’anima eterna. E’ un po’ contraddittorio poiché originalmente la parola “animale” significa proprio “un essere che ha anima”.

     Se osserviamo il mondo senza pregiudizi e senza orgoglio, vediamo l’interdipendenza di tutte le cose che sono nel mondo: la nostra vita dipende dal sole, dall’acqua, dall’ossigeno, dalle piante, dagli animali; le piante creano ossigeno… 


Le cellule, esseri viventi, minerali, pianeti e stelle sono in continuo mutamento. Anche un pianeta è da vedersi come una cellula tra i miliardi di altre cellule che formano l’universo. Tutto questo si combina, si intreccia, e si trasforma in altre cose.  Ne deriva che  ogni cosa è correlata alle altre come in un puzzle. Dal punto di vista scientifico siamo realmente e concretamente polvere di stelle, poiché tutti gli elementi fisici del nostro corpo sono nati dentro le stelle. Capire l’interdipendenza di tutti gli esseri e di tutte le cose ci rende sensibili ed umili.  

     Un altro modo di intuire l’interessere è quello mistico, spirituale. I mistici di diverse religioni -  buddhisti, taoisti, sufisti ecc.  -  hanno sperimentato l’unione con tutta l’esistenza quando sparisce l’ego, quando c’è la pura consapevolezza come lo spazio limpido senza un centro. Penso che ci sia una chiara differenza tra religione e spiritualità. Le religioni di solito si fondano sui dogmi, sulle gerarchie e sul conformismo. Nella spiritualità invece c’è sempre una ricerca interiore, qualcosa che va al di là del nostro piccolo ego, al di là del dualismo.

     Purtroppo ci sono potenze commerciali e politiche che vogliono che la gente rimanga ignorante e stia male. Così le persone compensano l’insoddisfazione attraverso il consumismo e con divertimenti di basso livello. Il bombardamento pubblicitario fa aumentare desideri non necessari. I cittadini diventano consumatori che perdono il contatto con la natura. Ci hanno fatto credere che il progresso significhi una crescita economica senza limiti, quando invece questo genere di crescita è prerogativa delle cellule tumorali che alla fine portano alla morte l’organismo che le ospita.

     Un cambiamento radicale è possibile solo se una gran parte dei cittadini comincia a pensare con il proprio cervello, capire cause ed effetti e cambiare abitudini. Se il modo di pensare cambia dall’antropocentrismo al biouniversale, cambieranno anche i nostri principi etici. Si dovrebbe insegnare ai bambini e ai giovani a riflettere, dubitare, cercare informazioni, trovare soluzioni. Purtroppo le scuole non danno molti strumenti per comprendere quali sono i valori veramente civili. Uno dei problemi in Italia è che nelle scuole si insegna solo una religione. Al posto di una religione confessionale nelle scuole dovrebbe essere introdotto a completamento un insegnamento di storia generale delle religioni e delle filosofie. Quello aiuterebbe a riflettere liberamente e criticamente.

     La parola “amore” è molto ambigua, vaga e sentimentale. Sarebbe più chiaro parlare di rispetto. Rispettare gli altri esseri umani, tutti allo stesso modo: uomini e donne, tutte le razze, atei e credenti. Rispettare tutti egualmente significa logicamente diritti civili uguali e laicità dello Stato. Il rispetto significa anche rispettare la natura, la vita degli altri esseri senzienti, la bellezza dell’architettura… per es. costruendo in armonia con il paesaggio e con lo stile delle costruzioni preesistenti.

     Per il cambiamento dobbiamo cominciare dalle piccole cose concrete nella nostra vita quotidiana: rinunciare al consumismo, scegliere prodotti ecosolidali, riciclare, risparmiare energia e diventare vegetariani.

     Mangiare carne è una delle cause principali dell’inquinamento nel mondo. L’industria globale dell’allevamento è responsabile per quasi il venti per cento delle emissioni di gas serra del pianeta, cioè più di tutte le auto, i treni, le navi e gli aerei messi insieme.  Gli esperti hanno calcolato che la dieta basata sul consumo della carne permette di nutrire bene solo circa 2 miliardi e mezzo di persone. Un buon libro che spiega queste cose scientificamente è il libro dell’economista-ecologista Jeremy Rifkin intitolato “Beyond beef” (pubblicato in italiano come “Ecocidio”).

     200 anni fa il poeta Shelley diceva che la vera rivoluzione sarà il cambiamento della dieta. Questo influenzerà l’economia, l’ambiente e porterà alla pace, poiché i vegetariani di solito non fanno guerre. Shelley scrisse: ”Se l'uso del cibo animale sovverte la quiete del consorzio umano, quanto è indesiderabile l'ingiustizia e la barbarie esercitata verso queste povere vittime! Esse sono chiamate a vivere dall'artificio umano solo allo scopo di vivere una breve e infelice esistenza di malattia e schiavitù, perché il loro corpo sia mutilato e i loro affetti violati. Molto meglio che un essere capace di sentimenti non sia mai esistito, piuttosto che sia vissuto soltanto per sopportare una dolorosa esistenza senza sollievo alcuno.”

     Un altro genio, Leonardo da Vinci disse che verrà il tempo in cui le altre forme della vita saranno rispettate e gli umani diventeranno vegetariani. Anch’io auspico che in futuro lo sfruttamento del mondo animale sarà considerato primitivo e incivile esattamente come oggigiorno la maggioranza delle persone rifiuta razzismo, schiavismo, inquisizione che sembrerebbero ormai appartenere ai tempi passati.  

     Quando ci sono le elezioni, non importa solo cosa promettono i politici, ma importa anche come vivono  -  per es. se sono persone che cercano di vivere in un modo etico ed ecologico. A questo proposito sarebbe utile avere una lista dei politici vegetariani!

     Per vivere in un modo ecosolidale ci vuole sia consapevolezza che conoscenza.  Sicuramente il cambiamento sarà lungo e faticoso, perché sia la maggior parte delle religioni che delle ideologie politiche ci hanno condizionato con concetti antropocentrici. Insegnano a chiudere gli occhi di fronte alla realtà e ad allinearsi come pecore. Lo stare nel branco e il vivere come tutti gli altri crea un’illusione di sicurezza e tiene la mente continuamente occupata e dipendente da mille desideri indotti e non necessari. I gruppi ecospirituali possono cercare di sensibilizzare i cittadini e fare essi stessi cose concrete p.es. a livello locale partecipando alla pulizia della natura, denunciando discariche abusive e caccia illegale ecc.
     
Con il consenso dei cittadini e della pubblica amministrazione Lerici potrebbe cogliere una grande occasione trasformandosi in una città ecoculturale, in cui lo sviluppo della sensibilità per questi temi potesse dare il via ad un’organizzazione più partecipata della cosa pubblica, seguendo l’esempio del comune di Capannori, rendendo così gli abitanti attivi nelle decisioni politiche  - nonché avviarsi verso una gestione ecologista, curando maggiormente boschi e spiagge, affinché il turismo possa diventare “verde”, astenendosi da ogni progetto di sviluppo edilizio non consono all’armonizzazione con le bellezze del golfo. Varese Ligure è un esempio in questo senso: un comune famoso in tutta Europa, ma Lerici non è da meno, potenzialmente, se solo venisse incentivato maggiormente il suo lato culturale e creativo. Lerici potrebbe diventare una famosa città ecoculturale della poesia creando per es. un Festival nazionale della poesia e della musica.
     
Comunque, prima di tutto ci si dovrebbe guardare dentro e conoscere se stessi. Stare ogni tanto in silenzio, se possibile nella natura, senza cellulari o altre cose rumorose. Conoscere se stessi in profondità significa dimenticare se stessi. Dimenticare se stessi è vivere in comunione con l’esistenza, cioè vivere in modo semplice e naturale. 


Un’antica poesia zen cinese (del maestro Wumen) dice:
"In primavera centinaia di fiori, in autunno la luna,  in estate ti accompagna una brezza fresca, 
in inverno la neve.  Se le cose inutili non ingombrano la tua mente,  ogni stagione è una buona stagione".


Ashin Mahapañña



martedì 20 gennaio 2026

"La Tredicesima Tribù" di Arthur Koestler ... Recensione e commenti




Il mondo è dominato da una manciata di famiglie elitarie in linea con lo stesso programma atto a manipolare le ignare masse, tuttavia ci sono fazioni differenti che si battono per la supremazia all'interno dello stesso piano globale. I seguaci di entrambe o più parti sono pedine cui è stata inculcata una finta religione, mentre i loro leader rispondono agli stessi Dei. La dinastia dei Rothschild è una delle fazioni più influenti e costoro sono famosi per essere ebrei, ma non sono affatto ebrei, sono Cazari con l'aggiunta di altre discendenze. 

Il movimento creato per avanzare pretese fasulle sulla terra che conosciamo come Israele o Palestina è noto con il nome Sionismo. Questo termine viene spesso usato come sinonimo di "popolo ebreo", quando in realtà si tratta di un movimento politico concepito, finanziato e promosso da elementi non ebraici  ed in realtà osteggiato da molti ebrei originari. (...)

I sionisti sostengono che secondo l'Antico Testamento, Dio avrebbe designato gli ebrei come il suo popolo eletto e dato loro terra promessa d'Israele, quindi quella terra appartiene a loro, senza discussioni. L'invasione e il sovvertimento di una intera nazione araba in Palestina è basata su testi  scritti da chissà chi e chissà quando. La cosa è ancora più bizzarra se ci si rende conto che la stragrande maggioranza dei sedicenti ebrei non ha alcun collegamento storico o genetico con Israele e l'affermazione che questo collegamento esiste è un gigantesco inganno, sia ai danni del reale popolo ebreo che del mondo intero.

Alcuni coraggiosi scrittori ebrei, grazie alle loro ricerche,  hanno confermato che la popolazione  sedicente "ebraica" sionista non ha alcun diritto storico sulla terra d'Israele. Costoro non sono discendenti  degli ebrei biblici e certamente non sono "Semiti". Non discendono dall'Israele biblico ma dal popolo dei Cazari (Khazari), che abitava in quella che divenne la Russia meridionale, fino alle montagne del Caucaso. Oggi le loro terre ancestrali sono largamente occupate dalla Georgia e dall'Ucraina. Ecco perché il cosiddetto "naso semita" non è una caratteristica genetica di Israele, ma del Caucaso, quindi le rivendicazioni territoriali dei sionisti non hanno alcun fondamento. 

Secondo gli storici i Cazari discenderebbero dalla tribù dei Turkic, nota con il nome di Unni, che dall'Asia invase e saccheggiò l'Europa intorno al 450 d.C. Essi erano composti da un gruppo di tribù e stirpi frutto dell'incrocio di molti popoli, tra cui anche i Mongoli e i Sumeri. Gli Unni vengono in genere ricordati per il loro capo, Attila, che si impadronì del potere dopo aver ucciso il fratello Buda, da cui prese il nome la capitale ungherese Budapest.Come gli Unni, i Cazari parlavano la lingua Turkic e si ritiene che fossero della stessa stirpe.    


I Cazari controllavano un impero molto esteso ed erano per lo più commercianti e mediatori che riscuotevano le tasse sulle merci che transitavano attraverso le loro terre. Essi veneravano il fallo e celebravano riti che prevedevano anche sacrifici umani. Arthur Koestler scrive che "una nazione guerriera di ebrei turchi dev'essere sembrata tanto strana ai rabbini quanto un unicorno circonciso". I Cazari combatterono, strinsero alleanze e si incrociarono con popolazioni come i Magiari, con cui ebbero rapporti assai stretti. I Cazari rivestirono un ruolo di primo piano nella creazione della terra d'Ungheria. Nomi come quelli dei Cosacchi e degli Ussari derivano dalla parola "cazaro". I Cazari ebbero rapporti assai stretti anche con l'Impero Bizantino, che faceva parte dell'Impero Romano incentrato su Costantinopoli, con il cui popolo s'incrociarono.

I Cazari e il popolo da loro sottomesso, quello dei Magiari, avevano un legame con i Sumeri. Secondo il dottor Sandor Nagy, il popolo che poi divenne noto con il nome di Magiari era in realtà costituito da Sumeri che erano stati cacciati dalla "Fertile Mezzaluna",  che oggi corrisponde al meno fertile Iraq. Il dottor Nagy cita molti esempi per mostrare le somiglianze tra la lingua sumera, il magiaro antico e l'attuale lingua magiara. Egli fa anche riferimento a parecchie opere scritte durante il primo millennio, tra cui gli Arpad Codices e il trattato De Administrando Imperio, oltre che a cinquant'anni di ricerche da lui condotte. Egli sostiene che, mentre esistono solo duecento parole magiare derivate dalla lingua ugro-finnica, ce ne sono invece più di duemila derivate dal sumero.

Lo stesso è avvenuto con gli archeologi e linguisti inglesi, francesi e tedeschi, i quali hanno concluso che la lingua delle antiche iscrizioni sumere non era né indoeuropea né semitica, bensì era una lingua che presentava parecchie affinità con il gruppo etno-linguistico allora noto come Turanico, e che comprendeva l'ungherese, il turco, il mongolo e il finnico (che in seguito venne designato gruppo ural-altaico). Alcuni studi hanno dimostrato che la lingua sumera e quella ungherese hanno più di mille radici etimologiche comuni e una struttura grammaticale molto simile. Delle 53 caratteristiche tipiche della lingua sumera, 51 si ritrovano in quella ungherese, a fronte delle 29 che si trovano nelle lingue turche, 24 in quelle caucasiche, 21 in quelle uraliche, 5 nelle lingue semitiche e 4 in quelle indoeuropee. Chiariamo quindi le cose, quello che definiamo popolo "ebreo" ashkenazita in origine derivò da Sumer, e i Sumeri non erano semiti, perciò è del tutto inesatto parlare di "antisemitismo" riguardo a quella compagine etnica, e la loro gerarchia lo sa bene...

Il dottor Nagy parla di due diverse emigrazioni del popolo sumero dalla Mesopotamia. Una avvenne attraverso la Turchia fino al bacino dei Carpazi, e l'altra dapprima verso oriente e poi a nord, oltre le montagne del Caucaso, fino alla regione che si trova tra il Mar Caspio e il Mar Nero. Si tratta della stessa terra occupata dall'impero cazaro, al punto che il Mar Caspio divenne noto come Mar Cazaro. 

Un'antica leggenda precristiana di origine ungherese li definisce discendenti di Nimrod di Babilonia. Narra la leggenda che Nimrod aveva due figli, Magor e Hunor. Si dice che Magor fosse il capostipite dei Magiari e Hunor degli Unni, e questo spiega perché le due popolazioni, Magiari e Unni (Cazari), hanno un'origine comune. Antiche fonti bizantine attestano che i Magiari erano anche chiamati Sabir e che fossero originari della Mesopotamia, la terra di Sumer. Numerose altre fonti antiche e medievali si riferiscono agli Sciti, agli Unni, agli Avari ed ai Magiari come allo stesso popolo. 

Il vero esodo  
L'impero cazaro, il primo stato feudale dell'Europa orientale, cadde dopo una serie di guerre e invasioni che culminarono con la calata dell'Orda d'Oro dei Mongoli, ricordata soprattutto per il suo capo, Gengis Khan. Man mano che nei secoli veniva meno il loro potere e la loro influenza, i popoli cazari cominciarono ad emigrare in varie direzioni. I Cazari si diffusero nelle terre slave non ancora conquistate dall'Orda d'Oro, contribuendo così a creare i grandi centri  poi definiti "ebraici" dell'Europa orientale  abbracciando la fede giudaica e talmudica.

In Polonia ed Ucraina esistono molti toponimi antichi che derivano da chazaro o zhid che vuol dire "giudeo". Tra questi figurano i toponimi Kozarzewek, Kozara, Kozarzow e Zydowo. Con la caduta dell'impero cazaro, dopo il 960, un certo numero di tribù slave, guidate da quelle che occupavano l'attuale Polonia, formò un'alleanza che divenne appunto lo stato della Polonia.  I Cazari rivestono un ruolo fondamentale nelle leggende polacche che parlano della fondazione della nazione. 


L'autore ebreo Arthur Koestler, autore del libro "La tredicesima tribù", scrive:   "Fonti ungheresi e polacche riportano che gli ebrei ricoprono il ruolo di direttori della zecca, amministratori delle imposte del regno, controllori del monopolio del sale, esattori delle tasse e prestatori di denaro - cioè banchieri.  Questo parallelismo fa pensare ad una origine comune delle due comunità di immigranti, e che possiamo far risalire l'origine della maggior parte degli ebrei ungheresi al ceppo magiar-cazaro, la conclusione appare scontata".

In quel periodo accadde che il popolo conosciuto da secoli come cazaro, divenne  definito come popolo ebreo, e la loro vera origine andò dimenticata, ma non tra le famiglie elitarie, che propinano una falsa storia alle masse ebree e al resto del mondo, basata sull'idea che essi derivassero dagli ebrei biblici, credenza erronea che continua ancora oggi con conseguenze devastanti per la pace in Medio Oriente e nel mondo.

Gli 'ebrei' cazari furono confinati in ghetti in seguito ad un editto papale della metà del XVI secolo e questo, insieme ai massacri dei cosacchi del XVII secolo in Ucraina, portò ad un altro esodo di massa verso l'Ungheria, la Boemia, la Romania e la Germania. Fino a quel momento in Germania non c'era neanche un ebreo. Così la grande marcia verso occidente venne ripresa e continuò senza interruzioni per quasi tre secoli, divenendo lo strumento principale per la formazione delle comunità ebraiche in Europa, negli Stati Uniti e Israele. 

Koestler, egli stesso nativo di Budapest, nel suo libro summenzionato,  a proposito degli 'ebrei' e della rivelazione sui Cazari, scrive: "...Ciò significherebbe che i loro antenati non venivano dal Giordano ma dal Volga, non dal Canaan ma dal Caucaso, un tempo ritenuta la culla della razza ariana; e che geneticamente essi sono più vicini agli Unni, agli Uiguri e ai Magiari che alle progenie di Abramo, Isacco e Giacobbe. In questo caso il termine "antisemita" perderebbe di significato, essendo basato su un equivoco di fondo condiviso sia dai carnefici che dalle vittime. La storia dell'impero cazaro, che via via emerge lentamente dal passato, comincia a delinearsi come la più crudele mistificazione mai perpetrata dalla storia".

Benjamin H. Freedman, un uomo d'affari ebreo di New York, nonché persona addentrato alle segrete cose, nella seconda metà del secolo scorso,  prese una netta posizione contro il Sionismo e si spinse molto oltre nel diffondere la verità sui Cazari:

"Qual è la verità sui presunti ebrei? Li chiamo ebrei perché voi li conoscete come tali. Io non uso questo termine. Mi riferisco a loro come ai "cosiddetti ebrei", perché so cosa sono. Non uno di loro [dei Cazari] ebbe un antenato che avesse mai messo piede in Terra Santa. Non solo negli episodi del Vecchio Testamento, ma anche se risaliamo alle origini della storia. Non uno di loro! Eppure ecco che vengono dai noi cristiani e ci chiedono di sostenere la loro insurrezione armata in Palestina dicendo: 'Voi volete aiutare il popolo eletto di Dio a rimpatriare nella sua Terra Promessa, la loro antica patria, non è vero? E' vostro dovere di cristiani. Noi vi abbiamo dato uno dei nostri  come vostro Signore e Salvatore...'  E' altrettanto ridicolo chiamarli 'popolo della Terra Promessa'  come lo sarebbe chiamare 'Arabi' i 54 milioni di Cinesi musulmani". 

Risultati immagini per La Tredicesima Tribù di Arthur Koestler

L'antico popolo cazaro è anche noto col nome di ebrei ashkenazi, altri sono noti come ebrei sefarditi e questi ultimi hanno davvero un legame storico con il Medio Oriente, anche se, l'idea di un popolo eletto che discende dall'Israele biblico non sta comunque in piedi. Gli Ashkenazi (Cazari) non appartengono all'originale stirpe ebraica,  ma detengono le redini del potere sia in Israele (dal 1948) che nella lobby ebraica internazionale (particolarmente negli USA).

Il nome Ashkenazi deriva da Ashkenaz, parola che vuol dire Germania! Ma la Bibbia parla degli Ashkenazi come di un popolo che abitava la regione del monte Ararat (attuale Turchia) e dell'Armenia - il paese dell'Arca di Noè. Ciò corrisponderebbe all'insediamento principale dei Cazari. C'è anche un riferimento biblico ad Ashkenaz, fratello di Togarma e nipote di Magog. Giuseppe, il re cazaro della seconda metà del X secolo, scrisse che i suo popolo discendeva da Togarma, che ebbe dieci figli e originò tutte le tribù turche, compresi gli Unni, i Cazari e i Bulgari. Nei secoli successivi alla caduta dell'impero cazaro, gli Ashkenazi non parlavano la lingua semitica ebrea, il che non deve sorprendere visto che non erano ebrei. Essi svilupparono una lingua propria chiamata Yiddish. Tale lingua, che nacque dai dialetti sud-orientali del medio-alto germanico, si diffuse poi nell'Europa centro orientale a partire dal XII secolo.

In seguito, nella sua evoluzione assorbì elementi della lingua ebraica, aramaica e slava, e altre influenze. Anche lo Yiddish, quindi, non proviene da Israele ma dall'Europa orientale. Le molteplici influenze nel loro linguaggio si rispecchiavano anche nei geni degli antichi Cazari. Ormai essi si erano incrociai con così tante altre razze da aver creato un cocktail genetico che comprendeva Sumeri, Turchi, orientali ed europei del nord e dell'ovest. Tuttavia, le loro stirpi reali, come quella dei Rothschild, un tempo Bauer, rimasero pure attraverso gli incroci e rappresentano una razza a parte rispetto al resto dei loro compagni "ebrei". 

Non sto assolutamente dicendo che esiste un complotto "ebreo" per controllare il mondo. Sto solo affermando che le loro famiglie dominanti, a cui non potrebbe importare di meno del popolo ebreo in generale, giocano un ruolo importante e si sono insinuati in ogni popolo, ogni nazione allo scopo di ottenere il potere con manovre e raggiri. 

Quella babilonese fu una civiltà creata dai Sumeri dopo la loro espansione in Asia centrale, dove divennero noti col nome di Cazari. Infatti molte delle organizzazioni di Sangue Blu che si svilupparono nel corso dei millenni, si auto-battezzarono Confraternite Babilonesi. Esse in seguito si fusero con le scuole segrete atlanteo-egiziane d'Europa per dare vita ai Massoni.  

Estratto e commenti a  La Tredicesima Tribù di Arthur Koestler

(a cura di  Guglielmi Fabrizio) 





lunedì 19 gennaio 2026

Yoga, amore e sesso...

 


Poche persone conoscono cosa significhi realmente il rapporto sessuale… Questo è un argomento di cui non si parla, ma neanche ci si sforza di comprendere a fondo. Si può vivere tranquillamente anche senza sesso, tuttavia la repressione sessuale non è mai auspicabile.

Per quale motivo si attribuisce così tanta importanza all’atto sessuale? Il sesso crea un’impressione molto forte nella mente perché voi stessi attribuite ai rapporti sessuali un gran valore, mentre invece non dovreste dare troppa importanza al sesso, né essere troppo sfrenati nell’attività sessuale. Il sesso è una delle pulsioni primitive e, come tale, deve essere compresa e regolata.

La natura controlla la vita sessuale degli animali, ma non quella degli esseri umani, perché gli uomini sono più evoluti in quanto hanno una mente, e possono capire cosa fare e cosa non fare.

Gli esseri umani dovrebbero accettare e rispettare l’atto sessuale come un’espressione dell’amore. Tuttavia, la totalità dell’espressione amorosa non è limitata al solo sesso. Il sesso è soltanto una parte dell’espressione di quell’amore fondato sull’uguaglianza, è il partecipare a un atto che conforta entrambi i partner. Se esso non funziona come dovrebbe, significa che manca la comprensione, per cui se questa manca, significa che non c’è amore. Ed il sesso senza amore è una forma di masturbazione.

Gran parte dei matrimoni si sfascia a causa dell’incompatibilità sessuale. Molte donne tormentano i propri mariti con eccessive richieste sessuali. Altri uomini, invece, ne pretendono una gran quantità pur non essendo competenti in materia. Presto o tardi, questo tipo di matrimonio fallisce. Le donne dicono che gli uomini veri sono pochi. Gli uomini dicono che le donne sono frigide. Ciò che è certo è che le due parti non si capiscono.

L’uomo considera la moglie alla stregua di una parte dell’arredamento, e crede di poterla usare come e quando vuole. Spesso il rapporto è sconsiderato, perché il marito lo consuma velocemente, lasciando la moglie frustrata. Questo tipo di comportamento è molto scorretto. Comunicare è indispensabile.

IL PUNTO DI VISTA YOGICO:

L’arte dell’attività sessuale può essere appresa studiando i campi energetici, le forze vitali sottili, i bioritmi. Prima di mangiare, o prima di impegnarsi in un’attività sessuale, è opportuno attivare la narice destra. Si può farlo nell’arco di pochi secondi, quindi questo aspetto pratico può rivelarsi molto importante.

Al fine di evitare di produrre frustrazione e delusioni, l’uomo dovrebbe perfettamente conoscere l’arte di un sano e soddisfacente atto sessuale, anche perché, se non sarà in grado di soddisfare pienamente la sua partner, si sentirà egli stesso insoddisfatto. D’altro canto, la donna non vuole che il partner si senta complessato, e talvolta decide di fingere il proprio piacere. La finzione è dannosa, allo stesso modo di come lo è la masturbazione nell’ambito di un’attività sessuale. La dinamica è semplice: quando l’uomo è attivo, la donna è passiva; quando la donna è attiva, l’uomo è passivo. Quindi, è bene ascoltare il consiglio di uno dei più grandi Yogi…

“Il sesso non dovrebbe essere praticato nelle prime ore della notte. Il momento migliore per il sesso è tra le tre e le quattro del mattino, quando si è fisicamente riposati e rilassati, e il cibo è stato ben digerito”. (Centro Nirvana)



lunedì 12 gennaio 2026

...di quella volta che incontrai Raphael a Roma...

 


Ante Scriptum. Da qualche parte vi ho già  raccontato degli incontri con  vari yogi e maestri da me conosciuti nei primi anni ’70 del secolo scorso in quel di Roma. In quegli anni gloriosi ero tornato a vivere  nella città in cui ero nato, la madre patria mi aveva richiamato al dovere della presenza, ed io zitto zitto me ne stavo in trincea, nella vecchia casa di uno zio da poco defunto, in Via Emanuele Filiberto 29, (vicinino a Piazza Vittorio).  Da lì imparai a conoscere bene la città,  percorrendo le sue strade giornalmente a piedi e visitando ogni possibile angolo in cui si manifestasse qualche forma di “spiritualità”, dalla vicinissima Porta Alchemica di Piazza Vittorio, alla basilica di Santa Maria Maggiore, al Museo per il Medio ed Estremo Oriente, alle grotte del Colle Oppio,  ai vicoli e vicoletti, chiese e chiesuole del Borgo. 

Nella mia ricerca sincretica non trascuravo i vari centri di yoga che, come funghi autunnali, erano sorti un po’ ovunque.  Un  incontro abbastanza significativo avvenne allorché  visitai  Raffaele Lacquaniti (detto Raphael), credo che abitasse a  San Lorenzo oppure sulla Prenestina, sapete come sono smemorato per le cose concrete….   

Accadde che durante i miei lunghi ritiri  nella casa di Via Filiberto,  mi capitò di leggere il Viveka Cuda Mani edito da Ashram Vidya, l’avevo acquistato nella libreria Rotondi di Via Merulana, consigliatomi da Rotondi stesso. Quel testo di Shankaracharia lo trovai sublime e perfettamente in sintonia con il mio sentire. Infatti Shankara è un grande Maestro Advaita (non-duale). 

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Per quanto ne capivo la traduzione mi sembrò ottima e –come spesso  avviene per queste cose- presi il relatore per il messaggio e quindi mi misi a cercare chi fosse questo traduttore Raphael, che si diceva egli stesso illuminato. Dopo accurata indagine presso la casa editrice e dietro mia insistenza finalmente ottenni il suo indirizzo, egli abitava a Roma e ritenni che sarebbe stata una fortuna per me  poterlo vedere, così gli scrissi o telefonai  e avendo ottenuta da lui una riposta ed un appuntamento mi recai senza indugio a casa sua. 

Come dicevo il quartiere popolare in cui viveva non aveva particolare fascino ma questo che importava? L’abitazione stessa in un palazzo qualsiasi di periferia era delle più comuni, unica particolarità un soffuso profumo d’incenso  che  si respirava nell’aria. Raffaele  si presentò a me con semplicità, non c’erano altre persone  in casa, a dire il vero questo mi mise un po’ in imbarazzo ma accettai di sedermi in un salottino modesto davanti a lui. Il discorso ovviamente andò sulla sua traduzione, sulla sua esperienza della verità e su cosa si potesse fare per ottenere l’illuminazione. 

Io gli dissi francamente che ero  alla ricerca della "verità"  e chiesi altrettanto sinceramente se lui l’avesse raggiunta. Raffaele fece un gesto come a confermare che sì, aveva raggiunto la conoscenza, ed allora non mi restò che chiedere la sua benedizione per  godere anch’io della sua “esperienza”. A quel punto egli pose le mani sulla mia testa e cominciò a tremare come in trance, emettendo suoni gutturali e forse anche sputacchiando e strabuzzando gli occhi. Quello fu  per me veramente troppo… la mia laicità spirituale (naturale) prese il sopravvento e quasi mi misi a ridere  mentre non sapevo come fare a svincolarmi da quella strana situazione. 

Per fortuna, non avendo aderito alla “sceneggiata mistica” e dando segni di volermene andare,  lui  si riprese un po’ ed io ne approfittai per salutarlo e sveltamente guadagnare l’uscita… 

Ed anche questa era fatta!


Paolo D'Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica

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