martedì 11 agosto 2026

Il vero Guru è "Consapevolezza"...

 


Qualsiasi ricerca spirituale non può essere compiuta senza la presenza di un Maestro che ci indichi la Via. ll Sadguru (il vero Guru) è Consapevolezza –  Nella Spiritualità laica non si nega la funzione del Guru, che può manifestarsi all’esterno ma che esiste nella forma del Sé in ognuno di noi, quindi si intende che la ricerca spirituale debba essere indirizzata unicamente all’auto-conoscenza. Per conoscere se stessi non c’è bisogno di alcuna istruzione o azione formale ma solo  auto-indagine sulla vera natura della Coscienza. Nell’inno Sadguru ki Arati è detto: “Oh Sadguru che risiedi in noi nella forma di Conoscenza ed illumini ogni passo della nostra vita, quanto pazzi siamo stati a cercarti fuori di noi, bussando porta a porta e raccogliendo solo polvere… Tu sei Coscienza, eterna, aldilà dello spazio e del tempo...” -

Il rapporto Guru / Discepolo nella Spiritualità Laica – Alcune esperienze del presente e del passato

Molto spesso parlando con amici del concetto di Spiritualità Laica mi son trovato a dover difendere quella che è la funzione del Guru in questo percorso. Solitamente, come spesso dichiarato dai due Kishnamurti (Jiddu e U.G.), sicuramente esponenti di un filone anti-religioso, si intende che la ricerca spirituale debba essere indirizzata unicamente all'auto-conoscenza, intendendo che ciò che è fuori di noi è sicuramente anche dentro di noi, quindi non serve cercare all'esterno quel che abbiamo già all'interno.

Per conoscere se stessi -come diceva lo stesso Ramana Maharshi- non c'è bisogno di alcuna istruzione o azione, "il Guru può solo indicare la strada ma non può darti quello che già sei".  Ma c'è da dire che per le tendenze inveterate a rivolgersi verso l'esterno non siamo in grado di affondare e ricongiungerci nel Sé. Perciò sentiamo il bisogno di un aiuto, perlomeno un esempio, un gesto di simpatia e di amore che ci incoraggi verso la meta.

La mia esperienza in tal senso, vissuta con un maestro realizzato, può forse risultare significativa per l'accorto lettore.   Il mio rapporto Guru / Discepolo rappresentava una relazione molto "animale". Poco o nulla appariva sul piano dell'insegnamento "formale". Mi sentivo stimolato ad avvicinarmi a lui con un approccio silenzioso, rivolto all'osservazione, alla mimica, alle azioni compiute, alla leggerezza, al calore dimostrato. In effetti era solo un gioco al "nascondino" in cui spiavo da dietro l'angolo ogni suo gesto e movimento. In alcuni momenti, quelli più intimi, mi sembrava che la conoscenza mi venisse trasmessa attraverso queste forze giocose.

Mi viene in mente, per analogia, l'immagine di una mamma gatta che gioca con il suo micio. Attraverso il gioco, le leccate, le zampate, il rotolarsi, il ringhiare, il miagolare, la mamma gatta trasmette conoscenza di sè...  Ed il gattino scopre la sua natura felina, istintivamente,  in quel gioco amoroso. Altrettanto è avvenuto per il risveglio interiore che si è manifestato spontaneamente al contatto con il mio Guru.

Tutto succedeva senza pensarci, come effetto della presenza nello stesso luogo e nello stesso tempo, vivendo situazioni comuni. La conoscenza trasmessa in tal modo è intrisa di varie emozioni, talvolta ribellione, talvolta affetto, gestualità, sguardi, odori, leggeri tocchi, persino ironia e senso del ridicolo.. Alla fine il risultato di quel fantastico rapporto, potrei definirlo d'amore, è la conoscenza per sottile "induzione" (o intuizione?), per risveglio della memoria ancestrale.. Il Guru non faceva altro che rappresentare quel che anch'io sono..  E' come guardarsi allo specchio, una volta riconosciuta la propria immagine non serve null'altro da aggiungere.. poiché "l'immagine"  dello spirito è permanente, non è mutevole come quella di un volto che invecchia, lo spirito.. è eternamente giovane.

Questo il mio sentire...  Infatti la spiritualità laica è un percorso che supera ogni concetto di religione e di comportamento, sta al di fuori degli indirizzi morali ed anche di quelli immorali.

Ciò potrebbe dar adito a dubbi ed anche a fraintendimenti. In effetti per come è stata descritta e giudicata, soprattutto nelle religioni di matrice giudeo/cristiana, l’amoralità e l'immoralità vengono spesso equiparate alla mancanza di coscienza spirituale. Ma questo pensiero è dovuto al fatto che si è sovrimposta una norma di comportamento, basata sull’etica e sulla morale religiosa, sullo stato naturale dell’uomo e sulla sua genuina espressione spirituale.

La spiritualità laica non può essere un “atteggiamento” od il risultato di un conformarsi alle norme scritte da qualcuno, spiritualità laica è semplicemente essere consapevolmente quello che si è, senza vergogna e senza modelli di sorta. Perciò la capacità del Guru di “insegnare” attraverso la vita quotidiana, in termini spirituali laici, sta nell'abilità intrinseca di “trasmettere” la “verità” in tutto ciò che noi manifestiamo o che a noi si manifesta.

Il Guru non è una persona, quindi, o perlomeno non soltanto una persona visto che comunque può apparire in ogni forma, bensì l’intelligenza illuminante che ci libera dalle sovrastrutture mentali e dalle finzioni religiose o morali.

A questo proposito vorrei raccontare 3 storielle esemplificative, la prima è una mia personale esperienza, la seconda appartiene alla tradizione ebraica e la terza è riportata negli annali di un monastero zen.

Nel 1973 mi ritrovai per la prima volta in vita mia a dovermi confrontare con me stesso, aldilà del giudizio altrui ed essendo pulitamente in sintonia con la mia natura. Avvenne allorché incontrai il mio Guru Muktananda a Ganeshpuri. Con il contatto diretto con la sua limpidezza, spontaneamente, si risvegliò dentro di me la discriminazione e fui perciò “obbligato”, tramite una spinta interiore alla chiara visione, a rivedere tutti i parametri di spiritualità e religione che sino ad allora erano stati accumulati nella mia mente. Un giorno sentii che una prova grande mi attendeva, riguardava la comprensione della verità interiore. Così osservandomi mi ritrovai a camminare lungo la strada asfaltata che univa l’ashram di Muktananda al tempio/tomba di Nityananda, il famoso Guru del mio maestro. Durante il percorso sentivo di dover tenere una via mediana, non considerando gli estremi ma il mezzo della vita. Con questi pensieri giunsi al tempio, molti di voi sapranno che in India si entra nei luoghi sacri senza scarpe, ed infatti presso ogni tempio c’è un custode che riceve le calzature dei viandanti e le custodisce per la durata della visita, ma dentro di me pensai “che differenza c’è fra il dentro ed il fuori del tempio? Anche le mie scarpe sono sacre visto che mi hanno portato sin qui”.

E seguendo la spinta interiore invece di depositare le mie ciabatte all’esterno le presi in mano e mi avvicinai devotamente all’altare di Nityananda, dove il prete di servizio riceveva le offerte rituali, ed a lui offrii le mie vecchie scarpe. Ovviamente il prete restò allibito ma forse comprese che qualcosa stava accadendo in me ed infine accettò che io depositassi lì nel sancta sanctorum le mie sporche e sgangherate espadrillas. Dopo essermi inchinato e soffermato per qualche tempo in meditazione ripresi la via del ritorno, a piedi nudi…. Ed ancora prove solenni mi aspettavano… chi conosce il caldo dell’India saprà che l’asfalto in estate diventa molle dal calore, i miei piedi erano bruciacchiati ma la voce interiore mi diceva che dovevo restare nella via di mezzo, perciò non potevo spostarmi ai bordi della strada ma camminare al centro.

Il momento difficile fu quando sopraggiunse una corriera carica di pellegrini che vedendomi in mezzo alla strada (appena sufficiente a contenere la corriera stessa per quanto era stretta) prese a strombazzare rumorosamente per avvertirmi e farmi spostare… Macché, la voce discriminante che mi stava mettendo alla prova era più forte di ogni ragionamento, restai caparbiamente in mezzo alla strada… il conducente si fermò a pochi metri da me e mi invitò in tutti i modi, circondato da alcuni passeggeri, affinché mi togliessi di mezzo, ma non mi spostai di un centimetro restando in assoluto silenzio… Alla fine il conducente risalì sull’autobus e con grande fatica riuscì allargandosi lateralmente a scansarmi e procedere nel percorso.

Allora anch’io mi mossi e proseguii, sempre al centro della strada, con l’asfalto sempre più bollente. Ecco che di lì a poco un’altra corriera sopraggiunse a gran velocità, stavolta capii che l’autista non aveva alcuna intenzione di fermarsi, infatti l’autobus giunse quasi a toccarmi e si arrestò di botto con un sussulto dell’ultimo momento… L’autista ed alcuni passeggeri uscirono infuriati e presero ad insultarmi con foga, ma siccome non mi muovevo e guardavo mesto per terra con i piedi in fiamme, alla fine incerimoniosamente mi spinsero fuori dalla carreggiata e quasi caddi nella mota che stava sui bordi….

Oh che piacere quella terra… non mi sentivo per nulla offeso… finalmente la mia via di mezzo aveva trovato una piacevolezza, stavo con i piedi per terra e non sull’asfalto infuocato… Mentre i pellegrini infuriati mi abbandonavano al mio destino di folle dello spirito, mi ritrovai tutto contento a capire che la via di mezzo significa accettare sia la gloria che l’infamia, sia il successo che l’insuccesso, sia il riconoscimento che l’offesa. Pian piano con la mente serena me ne tornai all’ashram di Muktananda, stranamente sollevato e felice, i miei piedi rinfrescati dal fango e la mia mente rischiarata. Ad attendermi un compagno ashramita che per la prima volta da quando stavo lì mi sorrise fraternamente e mi offrì un infuso caldo di erbe, com’era buono!

Ed ora lo spirito della legge, secondo Baal Shem.

Un giorno un ebreo che stava viaggiando di venerdì, ebbe un incidente al suo carro, le ruote si staccarono, dovette di fretta riparare il danno ma malgrado tutti gli sforzi non riuscì ad arrivare in tempo alla funzione del sabato. Il suo rabbino Mickal gli inflisse una dura punizione, obbligandolo ad una lunga e severa penitenza. L’uomo non sapeva che fare, in aggiunta al suo lavoro per mantenere la famiglia ora doveva sobbarcarsi questa imposizione del rabbino ed era disperato, allorché sentì che lì dappresso stava viaggiando il famoso santo Baal Shem Tov e si recò immediatamente da lui invocando la sua misericordia per il peccato commesso.

Baal Shem fu molto dolce e gli disse “Porta un oncia di candele alla casa di preghiera” e questa fu la sola penitenza che gli inflisse. L’uomo temeva che il santo non avesse compreso la portata della sua mancanza e gliela ripeté ma Baal Shem confermò quanto detto aggiungendo: “Per favore riferisci al rabbino Mickal se gradisce di venire a trovarmi a Chvostov dove officerò il prossimo Sabbath”. E così fu fatto.

La settimana successiva il rabbino Mickal stava viaggiando verso Chvostov per raggiungere il maestro, ma il suo carro si ruppe irrimediabilmente all’asse, egli continuò la strada a piedi e malgrado andasse persino di corsa non riuscì a giungere in tempo alla cerimonia. Il suo cuore era a pezzi. Quando arrivò davanti al santo la cerimonia era iniziata e Baal Shem aveva in mano il calice dell’offerta rituale, il maestro gli sorrise e gli disse: “Benvenuto rabbino Mickal, mio puro amico, sino ad oggi non avevi potuto gustare il dolore del peccato, il tuo cuore non aveva mai tremato dalla disperazione.. non è cosi? Forse d'ora in poi capirai meglio il significato e la misura delle penitenze imposte…!”

La storia amorosa della monaca Ryonen.

Un tempo in Giappone viveva una bellissima monaca di nome Ryonen, famosa per la profondità del suo intelletto e per la sua discriminante attenzione. Un monaco che stavo nello stesso monastero si innamorò perdutamente di lei ed una notte si introdusse furtivamente nella sua stanza. Ryonen non si turbò affatto ed accettò volentieri di giacere con lui. Ma l’indomani quando l’innamorato si ripresentò ella disse che in quel momento non era possibile… Il giorno seguente si svolgeva nel tempio una grande cerimonia per commemorare l’illuminazione del Buddha alla presenza di una gran folla e di parecchi monaci venuti da lontano. Ryonen entrò senza indugi nella sala colma e con totale naturalezza si pose di fronte al monaco che diceva di amarla, si denudò completamente e gli disse: “Eccomi, sono pronta, se vuoi amarmi puoi farlo qui, ora…”.

Il monaco se ne fuggì per non far più ritorno mentre Ryonen con quel gesto aveva reciso le radici di ogni illusione.

La storia di Ryonen e la sua totale adamantina aderenza alla verità continua, come pure continua la morale/non-morale di Baal Shem e pure la mia avventura prosegue nella sua crudezza, ma a chi interessano i risvolti di tutto ciò?

La spiritualità laica è un fiore che mai appassisce!

Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica



Canto registrato al Circolo vegetariano VV.TT. di Treia:  https://www.youtube.com/watch?v=0rGEPcX8nrA&feature=em-share_video_user

lunedì 10 agosto 2026

"Uomo, chi sei? Un dialogo sulla Spiritualità laica..." - Resoconto dell'incontro al Paradosso di Spilamberto del 9 agosto 2026

 


mercoledì 5 agosto 2026

Circolo Paradosso di Spilamberto: "Un dialogo sulla spiritualità laica, tra Saverio Cioce e Paolo D'Arpini"

 


Un incontro per interrogarsi, senza dogmi né certezze precostituite, il 9 agosto 2026, ore 17.30, a Spilamberto.

A raccontarci la sua esperienza di spiritualità laica Paolo D’Arpini (classe 1944). Paolo ha attraversato l’Africa equatoriale fino in India, dove ha incontrato il suo Guru, Baba Muktananda. Dal 1976 è tra i primi abitanti della comunità artistica, politica e spirituale di Calcata, nella Tuscia, e ha continuato i suoi viaggi in India fino agli anni ’90. Oggi si dedica alla scrittura sul suo blog.

A guidare la conversazione Saverio Cioce, giornalista che ha raccontato la cronaca modenese per oltre quarant’anni, dalle radio locali del 1976 alla Gazzetta di Modena, dove è rimasto dal 1981 al 2022 - inviato anche in Bosnia e nei Balcani durante le guerre degli anni ‘90. Oggi scrive monografie e saggi di storia dell’arte.

Vi aspettiamo per una serata di riflessione, dialogo e ascolto🎙️

Circolo Paradosso
Via S. Giovanni 40
Spilamberto (MO)




Descrizione:

"Compagni di Viaggio" è una sorta di diario, una raccolta di aneddoti e di esperienze vissute assieme a personaggi particolari, direi “straordinari”, incontrati lungo il cammino spirituale.

La via personale dell'autore è quella della spiritualità laica, quindi questi incontri sono narrati in modo molto informale senza alcuna enfasi o pretesa, cercando comunque di trasmetterne l’insegnamento o il messaggio ricevuto.

In alcuni casi gli incontri non sono nemmeno avvenuti su un piano fisico ma su un piano elettivo.

Il libro contiene resoconti di prima mano di alcuni momenti significativi vissuti assieme a diversi maestri, una narrazione di dialoghi e confidenze, le stesse che si raccontano tra amici nei momenti d’intimità, durante il ritorno alla nostra vera casa.

(OM Edizioni - Bologna)


L'autore al Paradosso


domenica 2 agosto 2026

L’ecologia del profondo non ipotizza il ritorno al primitivismo...

 


La visione biocentrica riconosce il valore intrinseco di tutti gli esseri viventi indipendentemente dalla loro utilità per l'essere umano.  Considera le attuali difficoltà della società come un'occasione per trasformare il progresso in sintonia con i cicli vitali del pianeta attraverso un  riequilibrio evolutivo e  promuovendo la crescita interiore e  l'espansione del "Sé" e l'identificazione profonda con la natura, anziché la rinuncia alla civiltà.

L’ecologia del profondo, pertanto,  non ipotizza il ritorno al primitivismo bensì individua nelle attuali condizioni della società avanzata l’occasione di un riequilibrio.

La continuità della nostra società, in quanto specie, richiede una chiave evolutiva, una visione globale, per mezzo della quale aprire la nostra mente alla consapevolezza di condividere con l’intera assemblea dei viventi e dei non viventi l’esperienza vita. Questa visione è l’ecologia del profondo, la scienza dell’inscindibilità della vita.

Ne consegue che l’economia umana può e deve tener conto dell’ecologia per avviare un progresso tecnologico che non si contrapponga alla vita e che sia in sintonia con i processi vitali del pianeta. La scienza e la tecnologia in ogni campo di applicazione dovranno rispondere alla domanda: “E’ ciò ecologicamente compatibile?” I macchinari, le fonti energetiche, lo smaltimento dei sottoprodotti, dovranno essere realizzati in termini di sostenibilità ecologica. Verrà avviato un rapido processo di riconversione e riqualificazione industriale ed agricola che già di per se stesso sarà in grado di sostenere l’economia. Infatti la sola riconversione favorirà il superamento dell’attuale stato di enpasse impartendo grande input allo sviluppo economico e sociale. Una grande rivoluzione umana comprendente il nostro far pace con la vita “globale” del pianeta.

Dopo  secoli di incertezze possiamo dichiarare concluso quell’intermezzo temporale chiamato “antropocentrismo”, supportato dalle ideologie e dalle religioni. Chiudiamo così il momento storico della cosidetta "civilizzazione umana" per approdare ad un’alba di genuini valori universali ed ecologici basati sul reciproco rispetto delle forme esistenti, chiamata anche Nuova Era Ecozoica. 

Ciò avviene  attraverso l’acquisizione di un antico/nuovo modo di pensare che fa riferimento alla basilare legge della vita. Ovvero: vivi e lascia vivere.

La possibilità che il presente sistema di civilizzazione consumista porti  alla caduta di ogni valore vitale è sempre più evidente osservando l’arretratezza con cui i nostri governanti ed amministratori affrontano le problematiche sociali ed ambientali.

La chiave evolutiva da noi proposta sta nel cambio radicale di visione, passando dal criterio di “interesse economico od ideologico" (ormai superato dalla situazione) ad una coscienza di compresenza e compartecipazione del contesto vitale, una coscienza priva di ipocrisia e furbizia, tesa all’approfondimento dei valori della vita (nella società e nell’habitat).

Questa visione è alternativa al vecchio sistema superficiale che tien conto solo dell’apparire e del consumo. Oggi, in alternativa, 
possiamo tranquillamente entrare nel mondo “dell’appartenenza e condivisione”.

La consapevolezza di essere parte integrante del tutto è l’unica strada per uscire dal vortice di una  rovinosa barbarie.


Paolo D’Arpini -  Rete Bioregionale Italiana




sabato 1 agosto 2026

Economia sostenibile: auto-produrre il denaro è possibile...

 


Quando di  necessità  si fa virtù… Quando in Argentina, al culmine della crisi, venne a mancare concretamente la liquidità, improvvisamente i cittadini si accorsero che c’erano mille modi per sostituire il denaro ufficiale, sostanzialmente imparando ad auto-produrre certificati di credito con le proprie mani.

Non sto dicendo che dovremo fare come loro, ho solo esemplificato che la condizione di guerra aguzza l’ingegno, e improvvisamente si capisce o perisce.

Quella che viviamo è a suo modo una guerra: quella di sempre, la guerra dei ricchi contro i poveri. In fase acuta, però.
In tali circostanze, rendersi conto che il denaro è un bene convenzionale, quindi né limitato a priori né monopolizzabile, è importante.
Cosa sarebbe successo se di fronte al ricatto Bce sulla liquidità i greci si fossero comportati in modo simile ai loro predecessori argentini, invece che cedere?

Cosa succederà se le popolazioni si renderanno finalmente conto di avere delle vie di iniziativa autonoma, invece di essere schiavi alla mercè del dominio di turno?

In ultima analisi, il denaro è per l’individuo comune niente altro che una unità di conto, questa è la funzione di cui ha bisogno. Basta il databse di una banca del tempo e dello scambio per cominciare (ho scritto: “cominciare”, non “finire”) a sostituire quello monopolistico.

Vincenzo Zamboni




L’esperimento  dei “petecchioni” del Circolo  VV.TT.

Rammento che, verso il 1996 (o giù di lì), nella sede del Circolo VV.TT.  per lanciare un segnale facemmo una emissione simbolica di moneta alternativa “Petecchioni” che aveva valore legale per gli interscambi all’interno del Circolo. Ricordo che proposi all’allora sindaco di Calcata, Luigi Gasperini, di fare altrettanto per l’area comunale, questo perché nella Costituzione Italiana è tuttora consentita l’emissione comunale di cartamoneta. Purtroppo il sindaco non fu abbastanza lungimirante e scartò l’idea…

Storie dal Circolo Vegetariano di Calcata: “Di quella volta in cui Silvio  Berlusconi…” | TusciaUp

Qui occorre sapere che stampare carta moneta non può essere un monopolio. Proprio perché si tratta di una Cambiale (cioè una certificazione scritta di un debito) chiunque può farlo e nessuno lo può vietare.

Successivamente per spiegare bene al popolo cosa si celasse dietro alla truffa del signoraggio bancario, nel 2005, assieme al socio Giorgio Vitali, organizzammo nell’ex Lavatoio di Calcata un dibattito ad hoc, dopo quel primo incontro ne organizzammo vari altri, nella sede del Centro Visite del Parco del Treja di Calcata, a Faleria  ed anche al comune di Sant’Oreste, etc.  con numerosi esperti del settore.


Alcuni di voi non sapranno che attualmente non è lo Stato a emettere la carta moneta ma sono delle banche private, sia pur denominate Banca d’Italia od attualmente BCE, che si sono appropriate del diritto di emettere carta moneta per conto dello Stato, il quale a sua volta ripaga questo debito con l’emissione di Buoni del Tesoro  che vengono posti in vendita dalle banche stesse guadagnandoci ulteriormente.   Perciò capirete che per risolvere il problema del debito pubblico e degli interessi pagati e restituire allo Stato la sua dignità ed autonomia finanziaria è assolutamente necessario che l’emissione cartacea del denaro ritorni allo Stato. Inoltre siccome attualmente non c’è più alcuna trasferibilità fra la moneta ed il suo equivalente in oro ciò significa che -di fatto- il denaro che circola è semplice carta colorata e che in qualsiasi momento il suo valore convenzionale può scomparire del tutto.

Ma l’argomento che vorremmo trattare è veramente complesso e richiede alcune spiegazioni ed analisi preliminari, perciò iniziamo il discorso con l’analisi di alcune condizioni che hanno portato la nostra Repubblica all’attuale stato di cose.
Il problema è vasto e va affrontato con lungimiranza e con spirito di “comprensione”.

Chi ha detto che i gestori dell’economia finanziaria devono comandare su tutti gli altri? NESSUNO! E’ un sopruso accettato passivamente da una popolazione [europea] senza alcuna dignità. Chi ha stabilito che la BCE deve essere privata? Nessuno. E’ un sopruso. Non solo: Qualora noi e noi soli, italiani, decidessimo di nazionalizzare la Banca d’Italia, potremmo farlo perché, per il principio liberista, nessuno ci può impedire di trasformare l’assetto interno di un Ente che è uno degli azionisti della BCE. Banca d’Italia, ancorché pubblica, cioè di proprietà del Popolo italiano, sarebbe una normale azionista della banca centrale Europea.

E’ forse il  governatore a controllare la BCE? O i finanzieri internazionali fondatori delle Banche Centrali (e del famoso incontro umma aumma sul Britannia? Il benemerito presidente Cossiga, che stava al gioco ma non stava zitto, dichiarò che si trattava di un atto profondamente illegale. Infatti, non si  dovrebbero nominare governatori della Banca centrale europea personaggi provenienti dalla grande finanza e da  banche private. Lo hanno potuto fare perché hanno abusato di un potere assoluto, cioè senza controllo.

A questo punto non siamo in condizione di poter predire come andranno le cose. Di certo il gioco è pesante. E costellato di omicidi: Alfred Herrausen e Detlev Rowedder, due funzionari economici tedeschi che si opponevano alla sistemazione in senso privatistico della BCE. NON manchi a questo elenco anche Wim Duisberg, ANNEGATO in una piscina. (Ex governatore della BCE). NOTA: la di lui moglie fu sottoposta a processo in Olanda per “antisemitismo”. – COGLIAMO L’OCCASIONE PER RICORDARE ANCHE DUE ITALIANI MORTI O SPARITI: SBANCOR E FEDERICO CAFFE’. In questo elenco non manchino anche: l’americano Jeffry Picower e, volendo, anche il figlio di Madoff, nonchè i due Kennedy. Senza dimenticare Paolo Ungari ed Haider, nonché Aldo Moro e …. Borsellino.

La realtà che stiamo vivendo è del tutto falsa.

Paolo D’Arpini
L'importanza della coesione nel movimento bioregionale ed  eco-spiritualista-pacifista...*


Ed ora esausti e sazi della introduzione generale e consapevoli dei retroscena in cui la cessione della Sovranità dello Stato è passata alle banche ed ai poteri economici “altri”… passiamo decisamente all’interrogazione:

Al signor Ministro dell’Economia e delle Finanze
premesso che il popolo italiano in base all´art 1 della Costituzione, “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, è Sovrano e fra le varie Sovranità rientra anche la Sovranità monetaria. 

La Sovranità monetaria consiste nel diritto di emettere moneta ex nihilo.
La Sovranità di uno Stato è indisponibile e inalienabile per chiunque tranne che per il popolo italiano che ne è il titolare esclusivo secondo qualsiasi testo di diritto Costituzionale e lo stato deteneva LA SOVRANITA´ MONETARIA fino alla privatizzazione delle tre BIN Banca Commerciale Italiana, Banca di Roma e Credito Italiano.
Si seguitò poi a vendere ai privati anche le partecipazioni nelle Banche di interesse nazionale come la BNL e l´Istituto bancario S Paolo di Torino. Con queste incaute vendite si trasferì ai privati la Sovranità.
Premesso che nel 1992 iniziò la privatizzazione delle tre BIN nella quale il Ministro del Tesoro ”dimenticò” di trattenere le quote della Banca d´Italia che in base al vecchio art 3 dello Statuto della Banca d´Italia dovevano essere dello stato o di aziende con capitale a maggioranza statale. monetaria e si privatizzò la Banca d´Italia in maniera illegale rispetto al vecchio art 3 dello Statuto della Banca d´Italia che in un secondo tempo, per coprire la vendita illegale, fu riformato, dopo 14 anni di silenzio di politici e media, dai banchieri il 12/12/2006 quando è stato approvato per Decreto, dal Presidente del Consiglio Romano Prodi (ex consulente Goldman Sachs) e dal min dell´Economia Tommaso Padoa Schioppa, membro di Aspen Institute, della Commissione trilaterale e del Bilderberg Club, e avallato dal presidente della Repubblica Napolitano, la modifica all´art 3 dello statuto della Banca d’Italia il quale non prevede più la maggioranza dello Stato in Banca d’Italia.
Premesso che il 7 febbraio 1992 con la firma del Trattato di Maastricht da parte del Governo Andreotti, il cui art 105°A prevedeva che l´unico Ente autorizzato a emettere moneta fosse la BCE, banca privata e per giunta straniera, ci fu la cessione della Sovranità monetaria, avvenuta esplicitamente contro la legge italiana, perché la Sovranità monetaria non è a discrezione di un qualsiasi governo o di chiunque altro che non sia il popolo italiano ed inoltre non si seguì l´iter previsto dalla Costituzione per la modifica di quest´ultima.
Premesso che la cessione a banchieri privati, per giunta stranieri, della Sovranità monetaria è stata fatta in maniera incostituzionale in quanto è stata fatta una modifica alla Costituzione senza seguire l´iter previsto dalla stessa per le modifiche e inoltre qualsiasi Sovranità non è nella disponibilità di nessun governo. Infatti, la Costituzione italiana non prevede in alcun modo la cessione della Sovranità monetaria e men che meno a privati stranieri.
Premesso che secondo l´Articolo 105A del Trattato di Maastricht:
1.La BCE ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote all’interno della Comunità. La BCE e le Banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla BCE e dalle Banche Centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nella Comunità.
2.Gli Stati membri possono coniare monete metalliche con l’approvazione delle BCE per quanto riguarda il volume del conio.
Premesso che l´autocrazia della BCE, unico creatore di moneta nell´Unione europea, entrò in tutti gli ordinamenti giuridici dell’Unione Europea per effetto del Trattato più volte citato (articolo 107)
Tutto ciò premesso,
SI CHIEDE di conoscere
dal Ministro del Tesoro pro tempore in quanto tempo prevede sia possibile riparare i danni arrecati all’intero popolo italiano, dato che è doverosa l’applicazione della Legge 262 del 28 dicembre 2005 il cui art 19 c 10 impone il rientro delle quote della Banca d´Italia nelle mani dello Stato entro tre anni, mentre sono già passati diversi anni dalla sua promulgazione e il cui regolamento di attuazione (da quel che noi sappiamo) non è stato finora redatto, con la conseguenza che la legge succitata non è mai stata applicata mentre lo Stato è costretto a chiedere in prestito alla banca centrale il denaro di cui necessita pagandone gli interessi ad una banca privata straniera, la BCE, e facendo pagare i costi agli italiani del tutto ignari della truffa.
Art 19 c 10 della legge 262
Con regolamento da adottare ai sensi dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, è ridefinito l’assetto proprietario della Banca d’Italia, e sono disciplinate le modalità di trasferimento, entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, delle quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici.    
   
Giorgio Vitali


martedì 28 luglio 2026

Acqua elemento di vita, non inquiniamola e non sprechiamola...

 



Per cercare la vita aliena non basta studiare l'atmosfera dei pianeti: bisogna cercare l'acqua. La presenza dell'acqua è infatti  importante per la comparsa della vita su pianeti simili alla Terra. Lo indica lo studio condotto dall'Università del West Anglia e pubblicato sulla rivista Astrobiology. Solo la presenza degli oceani e delle acque di superficie, rilevano i ricercatori, può mitigare il clima, riducendo gli sbalzi di temperatura e rendendo un pianeta effettivamente abitabile". 

Al che commentavo: "Gli scienziati scoprono l'acqua calda... Ma perché dove c'è un pianeta abitabile, con l'acqua, facciamo di tutto per renderlo inabitabile e arido?"

Scriveva l'ANSA: "L'acqua sugli  altri pianeti  è 'misteriosamente' poca: sono le conclusioni ottenute dalla più precisa misurazione della quantità di acqua presente in un pianeta esterno al Sistema Solare.... le nuove misure mettono in crisi la teoria di riferimento sulla formazione dei pianeti...". Insomma dobbiamo tenercela cara questa nostra Terra, un paradiso terrestre che per avidità di denaro (pezzi di carta colorata) stiamo riducendo ad un colabrodo... Inquinando tutta l'acqua disponibile e uccidendo la vita...

Il futuro dell’umanità, quindi,  non sta nella sua colonizzazione di altri pianeti  bensì nella sua abilità di conservare la vita sul pianeta Terra.

Per questa ragione la biologia, l’ecologia profonda, la spiritualità della natura sono aspetti essenziali del nuovo paradigma coscienziale. Uno dei più grandi misteri vitali, che abbiamo il dovere di affrontare e risolvere, è quello relativo alla nostra vera natura. Ma le religioni e la scienza non saranno mai in grado di darci una risposta se non cominciamo a cercarla direttamente in noi oltre che fuori di noi.

Umanità non è solo simbolizzata da questi bipedi antropomorfi e non è solo un agglomerato organico definito “corpo”. Possiamo dire che Umanità è la capacità di riconoscersi con tutto ciò che vive e pulsa energeticamente dentro e fuori di noi.

La Terra è la nostra casa, l’abbiamo avuta in eredità da un lento e laborioso processo globale della vita, ma siamo sicuri di poterla lasciare a nostra volta alle generazioni future nella stessa integrità e opulenza nella quale noi l’abbiamo ricevuta? La dignità umana si gioca anche in questo, accettiamo dunque la sfida posta alla nostra intelligenza/coscienza.

Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana



domenica 26 luglio 2026

Onda... su onda! I regali del mare Mediterraneo...