sabato 30 maggio 2026

Un discorso sul "riabitare" secondo la Rete Bioregionale Italiana...


Il primo passo verso la riarmonizzazione delle aree urbane è il riconoscimento che esse si trovano tutte in bioregioni, all’interno delle quali possono divenire protagoniste ed ecosostenibili. La peculiarità dei suoli, bacini fluviali, piante e animali, clima, variazione stagionale e altre caratteristiche, che sono presenti in un dato ecosistema, costituiscono il contesto base per l’approvvigionamento delle risorse: cibo, energia e materiali vari. Affinché questo avvenga in modo sostenibile, le città devono identificarsi e porsi in reciproco equilibrio con i sistemi naturali…

Essendo vissuto per moltissimi anni in un contesto urbano (sono nato e vissuto a Roma ed ho anche abitato per diversi anni a Verona), ed avendo anche tentato un esperimento di ri-abitazione in quel piccolo borgo abbandonato che era Calcata, con conseguente tentativo di ricostituire o -perlomeno- avviare un processo di comunità ideale (non so con quale successo…), posso affermare che massimamente il mio procedere “bioregionale” si è svolto in un ambito sociale “cittadino”. Ma attenzione, essere un cittadino non significa abitare in città bensì vuol dire riconoscersi in un “organismo” comunitario umano.

Come forse già saprete dal 2010 mi sono trasferito a Treia, una modesta cittadina dell'entroterra marchigiano, e questo è un successivo passo avanti verso la mia ricerca di una sistemazione sociologica ideale…. Infatti Roma, la città in cui sono nato, è abitata da 6 milioni di persone, è insomma una metropoli, Verona, in cui vissi una quindicina d'anni, conta quasi mezzo milione di abitanti, Calcata, dove risiedetti per 33 anni, di residenti ne contava (tra borgo vecchio e quello nuovo) meno di mille… Mentre Treia arriva quasi a diecimila. Insomma sto cercando una giusta via di mezzo, adatta al mantenimento di un sano rapporto con l’ambiente e le forme viventi senza dover rinunciare ai vantaggi della “civitas”, essendo noi umani esseri altamente socializzanti…

Il “Bioregionalismo” e l' “Ecologia profonda” non sono nuove invenzioni rappresentano in realtà un modo di vivere molto antico e saggio, che fa parte della storia della vita sul pianeta ed ha contraddistinto tutte le civiltà umane (sino all’avvento dell’industrializzazione selvaggia e del consumismo). Diciamo che il bioregionalismo e l’ecologia profonda contraddistinguono un modo di esistere che muove dall’esigenza profonda di riallacciare un rapporto sacrale con la terra. Questo rapporto si conquista partendo dalla volontà di capire -riabitandolo- il luogo in cui viviamo.


Una bioregione infatti non è un recinto di cui si stabiliscono definitivamente i confini ma una sorta di campo magnetico (aura – genius loci) distinguibile dai campi vicini solo per l’intensità delle caratteristiche che formano la sua identità, alla stessa stregua degli esseri umani, contemporaneamente diversi e simili l’uno all’altro.

In una ottica bioregionale – volendo analizzare i requisiti antropologici di una città ideale – occorre prima vedere gli aspetti di cosa è una città. Noi usiamo il termine città che deriva da “civitas” ma dobbiamo considerare anche l’altra definizione “urbs”, questi due termini hanno pari valore nella fondazione ed urbanizzazione del luogo abitativo.

Dal punto di vista antropologico sappiamo che una piccola comunità di 1000 persone consente a tutti i suoi membri la conoscenza personale ed inter-relazione reciproca. Ogni cosa prodotta ha come fruitori i membri tutti ed altrettanto dicasi per quanto è scartato. Nelle comunità antiche, nelle tribù che furono la base della vita umana per migliaia di anni, la reciprocità o solidarietà era elemento di sopravvivenza e sviluppo. Quando lentamente si giungeva ad una summa di tribù dello stesso ceppo originario (diciamo cento entità di 1000 componenti) si diceva che era nato un popolo, una società, insomma una “civitas”. Ma dovremmo partire da una considerazione numerica per una comunità che vive in un contesto urbano e cioé esaminare il tipo di interrelazioni che il numero degli abitanti consente ad una condivisione sociale e produttiva sostenibile e soddisfare anche le necessità di interrelazioni culturali. 

Volendo restare in un ambito di possibile “Comunità Ideale” non si dovrebbe superare il numero di diecimila abitanti. Perché? Per un semplice motivo: per mantenere costruttive e vivificanti le interrelazioni tutti i componenti di una comunità “originaria” dovrebbero avere la possibilità di connettersi indirettamente o direttamente con tutti gli appartenenti ai vari gruppi che compartecipano allo stesso contesto urbano e comunitario. Tutti “elementi effettivi” della stessa collettività. Rendendo così possibile ogni ramo di interesse sociale e produttivo aperto alla compartecipazione e convivenza nello stesso luogo. In tal modo le varie entità (o gruppi di individui) sono paritetiche l'una l'altra, intrecciate in un contesto di relazioni e formano la base della comunità ideale. 

I membri di questa città “bioregionale” apparterranno a categorie diverse ma insieme vivono e collaborano al bene collettivo. Tra gli abitanti è possibile mantenere numerosi rapporti interpersonali come fra membri di una grande tribù. Questa si può definire "società ideale" ed il processo descritto conduce a forte correlazione e socializzazione e vivifica l’intera comunità. Ma la densità di abitanti che vivono in un agglomerato urbano, secondo me, non dovrebbe superare il numero di diecimila individui. 

Giacché questo è il limite per il livello d’interrelazione possibile e la città bioregionale deve comprendere criteri di interconnessione sociale in sintonia con questi termini numerici. Ed è questa è la ragione per cui trovo che Treia sia qualificata per assurgere a modello sociale bioregionale, avendo una popolazione di poco meno di diecimila abitanti...


Attenzione, non ho nulla contro la vita negli agglomerati urbani, ma occorre portare elementi di riequilibrio all’insieme degli elementi vitali, materiali od architettonici che siano. Il primo passo verso la riarmonizzazione delle aree urbane è il riconoscimento che esse si trovano tutte in bioregioni, all’interno delle quali possono divenire protagoniste ed ecosostenibili. La peculiarità dei suoli, bacini fluviali, piante e animali nativi, clima, variazione stagionale e altre caratteristiche che sono presenti in un luogo-vita bioregionale (ecosistema), costituiscono il contesto base per l’approvvigionamento delle risorse quali: cibo, energia e materiali vari. Affinché questo avvenga in modo sostenibile, le città devono identificarsi e porsi in reciproco equilibrio con i sistemi naturali.

Non solo devono reperire localmente le risorse per soddisfare i bisogni dei propri abitanti ma devono altresì adattare i propri bisogni alle condizioni locali. Questo significa mantenere le caratteristiche naturali che ancora rimangono intatte e/o ripristinarne quante più possibili. Per esempio risanando baie inquinate, laghi e fiumi affinché possano ridiventare habitat salubri per la vita acquatica, contribuendo in tal modo all’autosufficienza delle aree urbane. Le condizioni che contraddistinguono le aree geografiche dipendono dalle loro peculiari caratteristiche naturali: una ragione in più per adottare i principi base del bioregionalismo, appropriati e specifici per ogni luogo e -soprattutto- utilizzabili per orientare al meglio le politiche municipali.

Le linee guida di questo mutamento possono essere prese da alcuni principi base che governano gli ecosistemi:
1) Interdipendenza. Accrescere la consapevolezza dell’interscambio fra produzione e consumo, affinché l’approvvigionamento, il riuso, il riciclaggio e il ripristino possano diventare integrabili.
2) Diversità. Sostenere la diversità di opinione così da soddisfare i bisogni vitali oltreché una molteplicità di espressioni culturali, sociali e politiche. Resistere a soluzioni che privilegino i singoli interessi e la monocultura.
3) Autoregolamento. Incoraggiare le attività decentralizzate promosse da gruppi di quartiere-distretti. Rimpiazzare la burocrazia verticistica con assemblee di gruppi locali.
4) Sostenibilità economica. Scopo della politica è quello di operare con interessi lungimiranti, minimizzando rimedi fittizi ed incentivando un processo di riconversione ecologica a lungo termine.

Mi sembra che il materiale trattato su questo tema per il momento possa bastare al fine di una riflessione.

Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana




Post Scriptum...


Il pensiero bioregionale, in verità, è presente nella comunità umana dai tempi più remoti, si chiama “Naturalismo” ed è stato il sottofondo di tutte le culture matristiche, del taoismo, delle religioni naturalistiche antiche, etc. Mi piace concludere questo discorso sul tema "bioregionale" con una riposta di Ramana Maharshi, molto prima che venisse coniato il termine “bioregionalismo“, alla domanda “come dovrebbe comportarsi l’uomo in una società ideale?”

“Una società è l’organismo;
i suoi membri costituenti sono gli arti
che svolgono le sue funzioni.
Un membro prospera quando
è leale nel servizio alla società
come un organo ben coordinato funziona nell’organismo.
Mentre sta fedelmente
servendo la comunità,
in pensieri, parole ed opere,
un membro di essa
dovrebbe promuoverne la causa
presso gli altri membri della comunità,
rendendoli coscienti ed inducendoli
ad essere fedeli alla società,

come forma di progresso per quest’ultima” 

lunedì 25 maggio 2026

Idee di base dell’Ecologia Profonda secondo Guido Dalla Casa


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Sono idee di base dell’Ecologia Profonda:
  • La posizione dell’uomo in Natura come specie animale, parte di un Tutto, che è più della somma delle parti;
  • Il diritto ad una vita degna e all’autorealizzazione di tutti gli esseri senzienti (animali – piante - esseri collettivi – ecosistemi - Gaia);
  • Una visione sistemica-olistica della Terra e di tutti i suoi sottosistemi;
  • La spiritualità e sacralità della Natura.
Quest’ultimo punto, anche se molto importante, è assente in un’ala “materialista” dell’Ecologia Profonda, perché la situazione globale del Pianeta e la possibilità di rimediare ai disastri attuali possono essere esaminate anche con una visione sistemica-olistica del Tutto senza implicazioni spirituali. Personalmente, penso che l’assenza di un solido sottofondo spirituale (se preferite, “panteista”) renda meno accettabile l’Ecologia Profonda, in accordo con il punto 4 della seguente sintesi di Michael Asher, ecologista profondo inglese (www.deep-ecology.com).

Secondo Asher, l’Ecologia Profonda è:
  • una filosofia, cioè un sistema coerente eco-centrato;
  • una visione del mondo, cioè un paradigma che intende sostituire la visione tecnologica-industriale;
  • un movimento, in quanto chiama all’azione;
  • in via facoltativa, una specie di religione, in quanto considera la Natura dotata di valore in sé, cioè sacra.

In pratica, per aderire all’Ecologia Profonda dobbiamo prendere coscienza che:
  • La situazione stazionaria è il modo di vivere del Pianeta. Tutti i processi devono essere ciclici e quindi non comportare il consumo di “risorse” e l’accumulo di “rifiuti”;
  • Lo sviluppo economico, anomalia nata in una cultura umana e che ha invaso tutto il mondo, è una grave patologia della Terra;
  • L’incremento indefinito dei beni materiali non è un desiderio naturale dell’umanità: ha portato anche malessere e gravi infelicità.

Vediamo infine quali sono attualmente i grossi guai del Pianeta, cui non si potrà rimediare senza un pensiero basato sull’Ecologia Profonda:
  • Spaventosa sovrappopolazione umana e crescita continua: 7 miliardi di umani che crescono di 90 milioni all’anno (tre bambini in più ogni secondo);
  • Perdita della biodiversità: scompaiono circa venti specie al giorno;
  • Distruzione delle foreste e di altri ecosistemi (paludi, praterie, ecosistemi acquatici);
  • Enorme consumo di territorio in atto in tutto il mondo (passaggio da terreno naturale a terreno urbano, strade, costruzioni, impianti);
  • Alterazione dell’atmosfera terrestre, con gravi conseguenze climatiche, perché le modifiche sono troppo veloci per la scala dei tempi della Terra.
La causa principale che ha portato ai guai sopra elencati è la filosofia completamente antropocentrica che sta alla base della civiltà occidentale, che è la cultura oggi dominante.

Guido Dalla Casa




(Intervento originale per il libro "Riciclaggio della Memoria" di Paolo D'Arpini - Edizioni Tracce)
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sabato 23 maggio 2026

L'evoluzione è senza tempo...



Dopo aver toccato il fondo sentiamo il richiamo sostanziale della coscienza che -come da sua natura- si pone a emendare ciò che è disdicevole per la crescita del nostro carattere.

La capacità evolutiva è la capacità di rialzarsi dopo ogni caduta; rappresenta anche ogni inversione di rotta, l’autocritica, la conoscenza di sé: si voltano le spalle alla confusione dell’esteriorità (l’apparire, la ricchezza, il consumismo,  ecc.) e si scorge il divino nel profondo dell’anima, ovvero l’Uno, o il Sé.

La suddetta visione, nella fase che stiamo vivendo,  è ancora  in stato germinale ma possiede già un valore intrinseco rispetto agli oggetti esteriori: l’Uno è la nostra vera natura e troviamo l’identità con Esso nella forza evolutiva che si compie nell’esistenza.

In questa epoca materialista viviamo in un mondo dove, nella penombra, il falso e l’artifizio hanno preso il posto del vero e del semplice. Questo il meccanismo dell’apparenza che prende il posto del naturale -dell’intrinseca verità- e che favorisce il gioco sterile dell’esteriorità. La seduzione dell’illusione che si manifesta nella semioscurità mostra ciò che l’altro vorrebbe vedere, semplice barbaglio proiettivo di una immagine costruita a misura per attrarre l’altro. E chi è l’altro? Chi svolge la funzione separativa tra l’io e l’altro? Perché si sente la necessità di appropriarsi della attenzione dell’altro?

L’apparenza insomma è camuffamento, mentre la chiara visione, potremmo dire la chiaroveggenza si accompagna alla luce dell’intelligenza, rappresentata dal Sol Invictus, ovvero la capacità percettiva di scorgere il bello in ciò che è, senza orpelli, senza luminarie, senza zavorra inutile di finzione incipriata.

Il Nobile e l’Ignobile (secondo il Libro dei Mutamenti)

 
I Ching. Il Libro dei Mutamenti
 

Le vie del Nobile e dell’Ignobile sono prodotte dal movimento interno alla psiche collettiva. Il Nobile non può seguire la via degli Ignobili per sconfiggere i medesimi, in quanto seguirebbe il “male” nel suo percorso. Ciò che il Nobile può fare è conservare il seme dell’intelligenza, non certo ricercare risultati nel mondo esteriore. Questa qualità va preservata in vista di un successivo sviluppo della coscienza a favore dell’evoluzione.

La massa segue sempre l’energia dominante, positiva o negativa che sia. Al momento in cui la massa raggiunge il suo massimo livello di espansione  ci si innalza al successivo livello evolutivo della coscienza. 


Il processo evolutivo della mente è eterno e si sviluppa nello spazio-tempo, mentre l’illuminazione è nella consapevolezza immediata, nel qui ed ora. E questa è la vera “emancipazione” dai limiti imposti dallo spazio-tempo.

Ci è concesso coltivare noi stessi a patto di rispettare le condizioni in cui ci troviamo: non dobbiamo quindi rinunciare allo svolgimento delle funzioni nell’ambito esterno ma evitare accuratamente di subire il fascino di tutti quei meccanismi che indeboliscono il potere della coscienza (qui intesa anche in senso morale).

Si trova il “retto agire” per mezzo di verosimili sforzi volti ad ampliare e condividere la coscienza che ci appartiene.

Il mondo spirituale si trova qui nella vita quotidiana, è sempre presente nella manifestazione a rappresentare il potere della manifestazione stessa.

Le identificazioni sono tutte di carattere illusorio ma allargando il campo da un interesse esclusivamente personale a quello della propria famiglia, della terra di origine e così via, si allargano i confini della nostra “gabbia” mentale fino a trascenderli, in un vero e proprio processo di espansione della coscienza… che infine trova il compimento in se stessa.


Paolo D’Arpini e Caterina Regazzi  
Rete Bioregionale Italiana
 
 
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“La conoscenza di ciò che appare nella coscienza non è vera conoscenza. Conoscenza di Sé significa essere quella coscienza in cui tutto appare” (Saul Arpino) 

venerdì 22 maggio 2026

L'uomo usa una minima parte del suo cervello...


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Tra le tante affermazioni di uno dei più grandi scienziati del nostro tempo, Albert Einstein, quella che più mi ha colpito: “Dalle mie osservazioni ho scoperto che due cose sono immense: l’Universo e la stupidità umana; sull’Universo ho qualche dubbio.”

Dal mio osservatorio, ho dovuto confermare che l’uomo utilizza una percentuale molto bassa del proprio cervello.
Tanti anni fa affermai che gli uomini più geniali lo usavano al massimo al dieci per cento. Andando avanti e con l’avvento del brain imaging, strumenti questi con i quali è possibile osservare il cervello mentre esprime emozioni, concetti, stati trascendenti, creatività e quando elabora progetti, abbiamo potuto constatare che quel dieci per cento è difficilmente raggiungibile.

Quindi, abbiamo enormi potenzialità inespresse, ampiamente dimostrate anche dalle mie Teorie Neuropsicofisiologiche sui processi di lateralizzazione emisferica che spero vengano studiate bene, affinché l’uomo si appropri del proprio cervello ed inizi ad usarlo creativamente per raggiungere quella serenità e quella creatività che possano favorirlo nella realizzazione di un mondo in cui l’ignoranza possa essere sconfitta da una Conoscenza e da una Educazione che mettano in grado l’essere umano di essere saggio sin dai primi anni di vita.
Se rimuoviamo la stupidità umana di cui tanto parlava Einstein dai cervelli, sarà abbastanza facile per chiunque comprendere le ragioni per cui il genoma di tutti gli organismi esistenti non va manipolato e quindi, rispettato.

Tra gli anni settanta-ottanta, dopo aver verificato che il metodo statistico applicato alle discipline scientifiche impediva di accedere a quella forma di intelligenza di cui ogni essere umano e la Natura sono dotati, e osservando inoltre la parcellizzazione e la settorializzazione del sapere che hanno portato alla creazione di molte discipline scientifiche e specializzazioni che non comunicano tra loro, compresi quanto era importante l’Integrazione delle Scienze per mettere in luce il Dinamismo della Natura, del mondo biologico e di noi stessi.

Non si può quindi prescindere da un Metodo Scientifico Multidisciplinare ed Integrato per lo studio della Natura e della nostra stessa Natura. E’ con tale approccio scientifico che io ed altri abbiamo potuto verificare che la Natura non fa errori, poiché è regolata da leggi fisiche perfette. Gli errori vengono visti tali dall’uomo, proprio perché non conosce le “ragioni evolutive” della Natura.

Gli atomi, le molecole, le cellule e l’intero organismo comunicano costantemente e accumulano i loro successi evolutivi proprio nelle memorie genetiche, i cui risultati ci vengono forniti dall’espressione fenotipica, “emozionale” e comportamentale, nonché evolutiva, degli infiniti organismi esistenti.

Mi viene da sorridere quando ascolto le affermazioni di grandi specialisti, come genetisti, biologi, chimici, biochimici, infarciti di un sapere che nega a priori l’Intelligenza della Natura e con tali affermazioni decidere il destino dell’ecosistema e dell’intera umanità.

Come possono i giudici decidere “OGM si” e “OGM no”, come possono gli uomini politici o anche religiosi, come possono gli economisti (categoria, questa, da tenere costantemente sotto osservazione) assumersi la responsabilità del benessere psicofisico e spirituale della Natura e dell’umanità.

Abbiamo ormai una marea di “replicanti” che non fanno altro che ripetere informazioni date ad hoc per mantenere schiava dell’ignoranza l’intera umanità. Ed è  solo, purtroppo, l’arroganza dell’ignoranza che “perpetua” un sistema che porta dritto verso l’autodistruzione.

Sono le violazioni della Leggi di Natura responsabili dei gravi danni che affliggono l’intera umanità.

Stralcio di un discorso del  Prof. Michele Trimarchi



martedì 19 maggio 2026

Solstizio estivo ed incontro collettivo ecologista...

 

 *
Il  giorno del solstizio estivo indica la pienezza della luce, essendo il momento in cui il sole resta più a lungo nel cielo, nella tradizione contadina questo momento  corrisponde alla mietitura e quindi veniva festeggiato con riti naturalistici. Le donne che restavano gravide in questi giorni potevano partorire in corrispondenza dell’equinozio primaverile  e questo era considerato un tempo estremamente fortunato per la nascita, anche perché nel mondo pagano corrispondeva all’inzio del nuovo anno.
 *
Tutto il pensiero mediterraneo è orbitato per millenni attorno alla concezione unitaria dell’Universo con la Vita. La realtà sensibile, concreta, stabile, è impersonificata in oggetti solidi (i primi simboli della religiosità sono sassi, pietre, luoghi di passaggio, etc.) fino alle statue  ed ai simboli naturali, la religiosità della natura  è strettamente interconnessa con la vita nelle sue manifestazioni essenziali: corporeità, sangue, linfa, nascita, morte, sessualità.
 *
E’ importante sottolineare che solo poco tempo fa l’umanità ha preso coscienza che l’atto sessuale è strettamente legato con la natività (vedi anche le diatribe sette-ottocentesche collegate con la “generazione spontanea”). Da qui il concetto di Grande Madre, che dando la “vita” simboleggia il rito della natura che rinasce senza posa e senza fine.
 *
Anche il cristianesimo primitivo, che si sviluppa inizialmente all’interno della Classicità, e con alcuni “spunti” mesopotamici mediati dalla setta naturista degli Esseni, era una religione olistica. La clerocrazia viene dopo. Molto dopo, per imporre il dualismo ed il distacco del “sensibile” dal “soprasensibile”, fino alla condanna senza remissione della sessualità, delle concezioni vitalistiche dell’Universo e del Multiverso, con l’imposizione della mortificazione, del ripiegamento su se stessi, della “macerazione della carne” per “liberarsi dal peccato” (ma, come scriveva Nietzche, il peccato è proprio questo!). Il Grande Gabriele D’Annunzio così affermava: “..non chi più soffre, ma chi più gode, conosce”

Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana



P.S. Il 21 giugno del 2026 celebriamo il Solstizio estivo nella Contrada Moje di Treia - Programma di massima:   https://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2026/05/treia-21-giugno-2026-celebrazione-del.html




domenica 17 maggio 2026

L'alimentazione bioregionale mantiene il biosistema vitale...

 


"L'alimentazione bioregionale sostiene il biosistema vitale promuovendo una dieta a base vegetale, locale e di stagione. Questo modello riduce l'impronta di carbonio legata al trasporto e rispetta le capacità naturali del territorio, preservando la biodiversità locale e mantenendo in equilibrio le risorse naturali". 

Ricordo che sin dalla fondazione della Rete Bioregionale Italiana, avvenuta nel 1996,  cercai di inserire nel discorso dell'attuazione di un nuovo sistema ecologista, adatto al mantenimento della vita sul pianeta, la proposta vegetariana. Nel frattempo, con il passare degli anni, vennero assunte da diversi membri posizioni contrastanti, una è quella che sostiene la necessità di mangiar carne, visto che l'uomo primitivo era sopravvissuto proprio con quella alimentazione, la posizione opposta è quella del vegani che propugnano una dieta assolutamente vegetale, giustificata da motivi etici ed animalisti. 

Inutile dire che io personalmente, ma parecchi altri assieme a me, siamo rimasti convinti che il consumo dei prodotti cresciuti nel luogo in cui si vive, maturati spontaneamente, con l'integrazione di limitatissimi apporti di derivati animali, come il formaggio, il miele o le uova, ottenuti però con metodi naturali e da animali tenuti allo stato brado, possa essere una idonea risposta alla sopravvivenza, soprattutto nel nostro ambiente mediterraneo. 
Ovviamente la sola agricoltura moderna, sia pur biologica, non è sufficiente a garantire tutte le proprietà di cui un organismo umano ha bisogno, da qui la necessità di attingere alla fonte ricchissima di erbe spontanee (che facevano parte della dieta mediterranea antica) e che possono fornire tutti gli oligoelementi e le vitamine necessarie a mantenere l'uomo in buona salute. 
Tutto questo, però, non ha impedito all’agroindustria di  spingere  per le coltivazioni e gli allevamenti intensivi e  per l’introduzione di  immissioni OGM. Ma per fortuna, anche alcuni settori della società civile (vedi la recente campagna per l'Agricoltura Contadina) stanno attivandosi per rinforzare la  produzione agricola organica e per incentivare la ripopolazione di aree rurali non soggette a coltivazioni estensive. Anche in Italia il ritorno alla campagna e il tentativo di autoproduzione ed autonomia alimentare, portata avanti da diversi gruppi di carattere bioregionale  trova il favore di vari ambiti ecologisti in università e pensatoi d’Europa.
Il fatto è che per soddisfare la richiesta di cibo biologico, sempre più in crescita, è necessario che le tecniche organiche innovative, riconosciute come valide dalla Comunità Europea, siano adottate anche nei settori agricoli convenzionali ed in estensioni agricole facilitate ad una alta produzione. Il che significa che ampie aree attualmente utilizzate per l’agricoltura intensiva, che fa largo uso della chimica, dovrebbero pian piano essere riconvertite e recuperate per  la produzione organico biologica.
Ovviamente questa spinta verso il biologico è anche incentivata dal numero sempre più alto di vegetariani naturisti che chiedono maggiore disponibilità sul mercato di prodotti biologici. Vegetarismo e diete naturali vanno infatti di pari passo.
Il movimento vegetariano e bioregionale in qualche modo è comunque riuscito ad influenzare gli indirizzi comunitari,  promuovendo una maggiore sensibilità alimentare.

Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana


sabato 16 maggio 2026

L'arroganza e la stupidità del potere yankee e la distruzione del pianeta...

 


Dopo aver espropriato e distrutto le libere e dignitose popolazioni autoctone, che abitavano da secoli e millenni il "Nuovo Continente",  e fondato gli United States of America,  e dopo  una cruenta guerra civile tra "latrones", i nordamericani, assuefatti alla rapina,  hanno rivolto le loro mire di conquista verso le stesse nazioni europee di provenienza e verso i quattro continenti del mondo intero,   con una subdola proposta e progetto di conquista: esportare la democrazia delle loro "regole"!

Mancherebbero al loro dominio la Russia, la Cina e poche altre nazioni, che sono comunque circondate da basi statunitensi e NATO. Queste entità statuali e territoriali ancora "indipendenti" sono  viste da Washington come un enorme bottino, dato il vasto territorio sul quale si trovano, con  il 60% delle risorse minerarie della Terra, acqua potabile, terreni agricoli, forza lavoro, capacità produttiva, popolazione,   ecc.  

La rapina potrà avvenire con il solito metodo attuato dagli USA: la guerra di conquista. Molto probabilmente con l'uso di ordigni nucleari.  

Se ciò avvenisse sarebbe comunque la “fine del mondo” sia per la Russia  e la Cina che per gli USA stessi e per  gli stati vassalli che svolgono il ruolo di fiancheggiatori.  A salvarsi dalla distruzione forse resterebbe l’Africa  Nera che da continente più povero del mondo tornerebbe ad essere la “casa” degli ultimi umani, come lo fu dei primi (magari dopo l'irradiazione nucleare saranno diventati umanoidi o mutanti in seguito ai veleni che avranno impestato il pianeta).

Siamo a livelli di fantascienza geopolitica ma gli yankee, “ingenui” ed allo stesso tempo  "arroganti", come sono, potrebbero pensare di farcela a “vincere”, oppure morire tutti insieme appassionatamente, come “consigliato” dai loro pard sionisti: “Muoia Sansone con tutti i filistei!”…

Forse qualche umano resterà in vita e forse avrà imparato la lezione, almeno questo è il mio "sogno" altrimenti toccherà ai topi  ripopolare il Pianeta Blù!

Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana





Articolo collegato:

Il topo è destinato a succedere all'uomo?



Pare che l'uomo sia uscito fuori di testa, tanto che minaccia di autodistruggersi con un bell'olocausto termonucleare ed a  proposito di storie "fuori di testa"  affrontando il  discorso del possibile successore, come razza dominante sul Pianeta,  prendo l'esempio dalla vita selvatica che resiste alle radiazioni atomiche  (vedi: http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2014/07/natura-ed-animali-quando-la.html). Tempo fa  ho scoperto che nei luoghi in cui erano stati fatti esperimenti nucleari erano sopravvissuti particolarmente bene i topi.



Continua: https://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2022/03/il-topo-e-destinato-succedere-alluomo.html